La saiga o antilope delle steppe (Saiga tatarica () è un ungulato caratteristico delle steppe eurasiatiche, facilmente riconoscibile per il suo peculiare naso a forma di proboscide. Tradizionalmente, vengono riconosciute due sottospecie: la saiga occidentale, o saiga della Russia (S. t. tatarica), e la saiga orientale, o saiga della Mongolia (S. t. mongolica). Sebbene alcuni tassonomisti considerino queste forme come specie separate, la maggior parte degli studiosi adotta ancora la classificazione in sottospecie.
Dopo aver quasi raggiunto l'estinzione a causa della caccia e del bracconaggio, alimentato anche dalle presunte proprietà terapeutiche delle corna nella medicina tradizionale cinese, le antilopi saiga hanno recentemente mostrato una notevole ripresa demografica. Secondo le stime più aggiornate, la popolazione globale si attesta intorno a 1,9 milioni di individui. Questo incremento ha portato l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) a rivedere lo status della specie nella Lista Rossa, passando da «in pericolo critico» (Critically Endangered) a «quasi minacciata» (Near Threatened).
In Mongolia, la sottospecie locale, S. t. mongolica, ha raggiunto una popolazione di esemplari, il numero più alto registrato da quando sono iniziati i rilevamenti regolari.
Nonostante questi progressi, le antilopi saiga continuano a fronteggiare minacce come il bracconaggio e le malattie. Pertanto, è fondamentale mantenere e rafforzare gli sforzi di conservazione per garantire la sopravvivenza a lungo termine di questa specie unica.
Descrizione
Aspetto La saiga ha l'aspetto di una piccola pecora dalla corporatura leggera e dalla testa relativamente grande. Il tratto più distintivo è il naso, insolitamente rigonfio, flessibile e pendente, con narici rivolte verso il basso. La struttura delle ossa nasali è complessa, e l'interno di ciascuna narice è ricoperto da un fitto strato di peli e ghiandole mucose. Questo particolare adattamento evolutivo sembra legato all'ambiente in cui vive: durante le estati secche, il naso funziona come un filtro per bloccare la polvere sollevata dagli zoccoli, impedendole di raggiungere le vie respiratorie inferiori; nei freddi inverni, invece, riscalda l'aria inspirata prima che raggiunga i polmoni. Inoltre, questa struttura potrebbe contribuire al suo eccellente olfatto.
Le orecchie della saiga possono raggiungere i 12 cm di lunghezza. Solo i maschi sono dotati di corna, di colore chiaro e leggermente traslucide, con le estremità nere. Le corna, lunghe dai 20 ai 55 cm, hanno una caratteristica forma a lira, leggermente piegata all'indietro, e sono ricoperte da 12-20 anelli più spessi.
L'andatura all'ambio permette alla saiga di spostarsi agilmente su terreni relativamente pianeggianti, consentendole di correre rapidamente e a lungo. Tuttavia, questo tipo di locomozione si rivela inefficace per saltare o arrampicarsi, limitando i suoi movimenti in ambienti accidentati.
La saiga della Mongolia si distingue per il corpo più piccolo, le corna più corte, un naso meno pronunciato e altre differenze minori nella forma del cranio e nel colore del manto.
Manto La saiga è ricoperta da un vello fitto e lanoso, composto da peli esterni più lunghi e un sottopelo più corto e morbido. Il manto varia significativamente tra le stagioni: in inverno è più spesso e misura 4-7 cm, circa il doppio rispetto al manto estivo, che si riduce a 1,8-3 cm. Durante la stagione fredda, la specie sviluppa anche una sorta di criniera sul collo.
Il colore del manto cambia con le stagioni: in estate va dal giallognolo al bruno-rossastro, con i fianchi più chiari e la parte inferiore biancastra. In inverno, il manto diventa grigio-biancastro sulla parte superiore e bianco sul ventre. Esemplari albini sono stati occasionalmente osservati, mentre gli individui completamente neri sono estremamente rari.
Dimensioni La saiga ha una lunghezza testa-corpo media di circa 120 cm, con una variazione tra 100 e 140 cm. L'altezza al garrese è di circa 70 cm, e il peso medio si aggira intorno ai 50 kg. I maschi sono leggermente più grandi, con un'altezza al garrese compresa tra 69 e 79 cm e un peso che varia da 32,5 a 52 kg. Le femmine, invece, sono più piccole, raggiungendo un'altezza al garrese di 57-73 cm e un peso corporeo di 21,4-40,9 kg.
La coda è corta, misurando appena 6-12 cm, e non presenta alcun ciuffo all'estremità. Gli zoccoli anteriori hanno una lunghezza compresa tra 55 e 68 mm e una larghezza di 42-54 mm, mentre quelli posteriori sono circa il 10% più piccoli.
Biologia Ecologia e alimentazione
Le saighe abitano steppe aperte e semidesertiche, evitando terreni scoscesi, rocciosi o ricoperti da fitta vegetazione. In estate, possono spingersi anche nelle steppe alberate. L'altitudine non sembra influire significativamente sulla scelta dell'habitat, dato che queste antilopi si trovano dal livello del mare fino a 1600 metri. Tuttavia, la profondità critica dello strato nevoso che riescono a tollerare è di 25-30 cm.
La dieta delle saighe è composta principalmente da graminacee, tra cui Agropyron, Bromus, Festuca, Stipa e Koeleria. Si nutrono anche di altre piante erbacee, licheni e arbusti. In primavera, la vegetazione fresca soddisfa interamente il loro fabbisogno idrico, eliminando la necessità di cercare fonti d'acqua, che in quel periodo sono comunque abbondanti nella steppa. Durante l'estate, quando il contenuto d'acqua nelle piante diminuisce, prediligono specie succulente e adattano i loro spostamenti alla crescita di queste piante.
In estati particolarmente secche, quando anche le piante succulente appassiscono, le saighe si raccolgono intorno agli abbeveratoi, spostandosi in lungo e in largo alla ricerca di acqua. Se le fonti non sono troppo lontane, bevono una o due volte al giorno nei periodi di siccità, ma possono sopravvivere per diversi giorni senza bere. Sono persino in grado di consumare acqua salata.
Le saighe sono ottime nuotatrici e sono in grado di attraversare corsi d'acqua di grandi dimensioni, come il Volga.
Comportamento sociale, migrazione e riproduzione Le saighe sono animali diurni per gran parte dell'anno, ma in estate preferiscono essere attive nelle ore mattutine e serali, riposando durante la metà della giornata. Non sono territoriali e possono spostarsi per decine di chilometri al giorno. Durante le migrazioni stagionali, che avvengono tra le aree di pascolo estive e i quartieri invernali, possono percorrere tra 80 e 120 chilometri al giorno. Durante questi spostamenti, si muovono in lunghe file, mentre quando pascolano si distribuiscono su un ampio fronte. Le migrazioni più lunghe si verificano durante gli inverni particolarmente rigidi, che talvolta causano morìe di massa. Tuttavia, in condizioni naturali, le popolazioni riescono a riprendersi rapidamente. Questi movimenti migratori non sono uniformi in tutte le aree di distribuzione. In Mongolia, ad esempio, non si osservano migrazioni stagionali, ma solo spostamenti legati alla disponibilità di risorse.
Le saighe sono animali altamente gregari. In estate vivono in branchi di 30-40 individui, ma in primavera e autunno possono formare mandrie migratorie di migliaia di esemplari. Durante la stagione degli amori, che si svolge tra dicembre e gennaio, i maschi cercano di radunare harem composti da 5 a 10 femmine ciascuno, ma in casi eccezionali possono arrivare fino a 50. La dimensione degli harem dipende dalla forza e dal vigore dimostrati dai maschi nei combattimenti e dal rapporto tra i sessi nella popolazione.
All'inizio del XXI secolo, la forte richiesta di corna di saiga ha causato un drammatico calo del numero di maschi, portando a uno squilibrio sociale. Nei primi anni 2000, i pochi maschi rimasti si trovarono circondati da innumerevoli femmine, il che portò a un comportamento anomalo: le femmine iniziarono a scacciare le congeneri più deboli dagli harem, riducendo significativamente le possibilità di accoppiamento e contribuendo al crollo delle popolazioni. Normalmente, invece, le femmine si comportano pacificamente tra loro.
I maschi, al contrario, diventano estremamente aggressivi durante la stagione degli amori. Spesso si ricoprono di secrezioni ghiandolari, saliva schiumosa e talvolta del sangue delle loro ferite. In questo periodo, possono persino attaccare gli esseri umani. Una volta formato l'harem, i maschi dedicano tutte le loro energie agli accoppiamenti e alla difesa del gruppo, arrivando a trascurare l'alimentazione. Questa intensa attività lì indebolisce, rendendoli vulnerabili ai predatori, come i lupi, e ai rigori dell'inverno.
All'inizio della primavera, i maschi si riuniscono a ovest del Mar Caspio in branchi che variano da 10 a 2000 esemplari e si dirigono verso nord. Qui le femmine formano grandi gruppi per partorire. I piccoli, che pesano circa 3,5 kg, nascono tra aprile e maggio. Circa due terzi delle femmine danno alla luce gemelli, mentre il resto partorisce un unico piccolo. Dopo pochi giorni, i neonati iniziano già a mangiare erba, ma continuano ad essere allattati per almeno quattro mesi.
Una volta che i piccoli sono abbastanza forti per camminare, le femmine si uniscono ai maschi e si spostano verso nord in grandi mandrie, che possono contare centinaia o migliaia di individui. La mandria più grande mai osservata, nel 1957, comprendeva circa 200.000 esemplari. Durante l'estate, queste grandi mandrie si dividono in gruppi più piccoli.
Le femmine di saiga raggiungono la maturità sessuale entro un anno di vita, mentre i maschi maturano leggermente più tardi. In natura, le femmine possono vivere fino a 12 anni, ma i maschi raramente raggiungono tale età, morendo spesso prematuramente a causa delle lotte o dello sfinimento.
Nemici naturali Oltre all'uomo, il principale predatore naturale delle saighe è il lupo. Poiché l'habitat delle saighe offre pochi nascondigli, la loro principale difesa consiste nella fuga. Grazie alla capacità di raggiungere velocità fino a 80 km/h, è molto difficile per i lupi catturare esemplari sani. Tuttavia, i lupi riescono spesso a predare maschi indeboliti, femmine gravide e giovani esemplari. Inoltre, uno spesso manto nevoso può ostacolare i movimenti delle saighe, aumentando le possibilità di successo dei predatori.
Le saighe appena nate sono vulnerabili anche ad altri predatori, come aquile, corvi e volpi rosse.
Tra le malattie che colpiscono la saiga, la più comune è l'afta epizootica, che in alcuni casi può causare stragi significative. Inoltre, questa specie è soggetta a numerosi altri parassiti e patogeni, che possono compromettere la salute delle popolazioni.
Distribuzione e popolazione Distribuzione originaria
La saiga è una specie relitta dell'ultima era glaciale. Durante il Pleistocene era diffusa nelle fredde steppe di Europa e Asia, e si spinse persino in Nord America attraversando il ponte terrestre dello stretto di Bering, colonizzando l'Alaska e il Canada nord-occidentale. Nel 1976, ossa appartenenti a questa specie furono rinvenute nelle grotte di Bluefish, nello Yukon settentrionale, in un deposito risalente a circa 13.000 anni fa. In Europa occidentale, durante i periodi più freddi, la saiga si spinse fino alle isole britanniche.
Con la fine dell'era glaciale, il suo areale si ridusse significativamente a causa dell'espansione delle foreste, scomparendo dall'Europa centrale già in epoca preistorica. In epoca storica, però, la saiga era ancora presente dalle pianure ai confini dei Carpazi fino ai monti Altaj, alla Zungaria e alla Mongolia occidentale. Popolava gran parte delle steppe europee e asiatiche, oltre alla cintura di steppa alberata che le cingeva a nord, penetrandovi però solo in estate e non regolarmente. Le regioni collinari e montuose rimanevano escluse dal suo habitat.
Areale fino al XVIII secolo