Limmigrazione è il trasferimento permanente o temporaneo di singoli individui o di gruppi di persone in un paese o luogo diverso da quello di origine. Il fenomeno corrispondente opposto, la partenza dal paese di origine, è l'emigrazione.
Descrizione
La parola "immigrant" fu un americanismo inventato intorno al 1790 in riferimento ai coloni, diventato di uso comune nel primo decennio dell' '800, in sostituzione del termine "emigrant".James Belich, Esplosione del west americano e di altri west: improvvisa crescita economica e rapido dissesto delle società dei coloni dell'Ottocento, cap 2, in Jared Diamond con James A. Robinson, Esperimenti naturali di storia (Natural Experiments of History, 2010), Torino: Codice Edizioni, 2011, ISBN 9788875781897 Tipologia Si possono includere le migrazioni di popolazioni tra diversi paesi e i movimenti interni ad un paese; l'immigrazione è uno dei fenomeni sociali mondiali più problematici e controversi, dal punto di vista delle cause e delle conseguenze. Per quanto riguarda i paesi destinatari dei fenomeni migratori (principalmente le nazioni cosiddette sviluppate o in via di sviluppo), i problemi che nascono riguardano la regolamentazione ed il controllo dei flussi migratori in ingresso e della permanenza.
L'immigrazione può contribuire a risolvere problemi come sovrappopolazione, fame, epidemie e povertà nei Paesi di origine. A livello politico, i Paesi di origine e di destinazione possono stringere accordi bilaterali che prevedono flussi migratori programmati e controllati, per rispondere a esigenze di manodopera del Paese di destinazione, a problemi di sovrappopolazione del Paese d'origine, compensati da altri aspetti come uno scambio di materie prime ed energia. Un accordo di questo tipo può prevedere la fornitura di materie prime e manodopera in cambio di prodotti finiti ed investimenti nell'industria e in infrastrutture nel Paese fornitore.
Secondo il parere di alcuni studiosi, soprattutto in riferimento all'Europa e all'Italia, l'immigrazione può avere ripercussioni positive anche per i Paesi di destinazione. Il processo di invecchiamento della popolazione è un fenomeno demografico che sta interessando l'intera Europa, come conseguenza del generale miglioramento della qualità della vita e del declino della natalità in vari paesi. L'immigrazione può mitigare l'invecchiamento della popolazione. L'Italia rappresenta uno dei paesi più longevi al mondo e, al contempo, uno dei più colpiti dal calo delle nascite, aggravato dalla crescente precarietà occupazionale delle famiglie. I dati ISTAT del 2015 stimano l'età media italiana in aumento, giunta a 44,6 anni.L'anno 2016 mantiene inalterato questo trend, superando il record negativo delle nascite del 2015: nel 2016 sono nati 474.000 bambini, contro i 486.000 dell'anno precedente. Di conseguenza, con la diminuzione della popolazione attiva, emergono problematiche legate alla sostenibilità della spesa previdenziale. Grazie al miglioramento dei servizi sanitari e dello stile di vita l'età media si è alzata, uno scenario che si ripresenta anche a livello europeo. Ma questa grande conquista sociale e sanitaria pone pressanti problemi ai sistemi previdenziali dei paesi europei. L'altra faccia della medaglia è infatti che ci si attende una riduzione delle persone in età lavorativa.
Un incremento massiccio dell'immigrazione potrebbe costituire il fattore decisivo per il riequilibrio della spesa pensionistica, dato che la gran parte degli immigrati si trova in età lavorativa. Gli effetti positivi dell'immigrazione in Italia sono già tangibili secondo “Openmigration”, la quale stima che nel 2009, grazie agli immigrati, 520.000 italiani hanno potuto ricevere la pensione. Tale numero è aumentato a più di 600.000 nel 2013, ed è destinato a crescere nuovamente nel corso degli anni, parallelamente all'aumento dei contributi previdenziali degli stranieri.
Dal versante opposto, altri sostengono che l'immigrazione possa essere una delle cause dell'alto tasso di disoccupazione tra gli italiani e gli europei, poiché gli immigrati troverebbero più facilmente lavoro. Prima della crisi, il lavoro degli immigrati poteva essere considerato complementare a quello dei nativi e non sostitutivo. Gli stranieri hanno occupato per la maggior parte posti di lavoro dequalificati, per i quali l'offerta di lavoro degli italiani non era sufficiente. Ma dal 2010-2011 si registra un aumento dell'occupazione degli italiani nelle professioni a bassa qualifica: ciò significa che sta venendo meno la complementarità della forza lavoro italiana e straniera; quindi sempre più italiani e stranieri si contendono gli stessi posti di lavoro. Non sorprende dunque il risultato del sondaggio Demos per “La Repubblica” del settembre 2016, secondo il quale l'83% degli italiani sarebbero favorevoli al ripristino delle frontiere nell'area Schengen.
Il fenomeno dell'immigrazione, nella discussione pubblica e nella cronaca giornalistica, risulta inoltre spesso accostato alla problematica dell'aumento della delinquenza e della criminalità. Per quanto riguarda l'Italia, tuttavia, ricerche econometriche hanno dimostrato che non c'è alcun nesso fra immigrazione e criminalità. I due fenomeni sono entrambi attratti dalla ricchezza, e quindi possono intensificarsi contemporaneamente nelle zone ricche, senza però che l'una causi o favorisca l'altraStudio su immigrati legali e illegali e reati nelle province italiane dal 1996 al 2003, di Paolo Buonanno (università di Bergamo), Milo Bianchi (Paris School of Economics) e Paolo Pinotti (Banca d'Italia), convegno dell'European economic association (Eea) e della Econometric society (Esem) presso la sede dell'università Bocconi di Milano; citato ne il manifesto, 28 agosto 2008, p. 4..
Ma al di là di tali aspetti, l'opinione pubblica di molti paesi, già debilitati dalla crisi economica e preoccupati per i fenomeni terroristici, si esprime contro l'immigrazione di massa, per il timore che si possano così aggravare problemi di sicurezza e di coesione sociale. Il filosofo Massimo Cacciari qualifica come legittime e comprensibili le paure degli italiani di fronte alle ondate migratorie, poiché dietro la “paura dell'immigrazione c'è il non governo dell'immigrazione”.
Esistono molti tratte degli immigrati, sotto molte forme.
Cause La causa del fenomeno dell'immigrazione può trovare origine in motivazioni:
economiche (per sfuggire alla povertà, per cercare migliori condizioni di vita cioè lasciare il proprio paese per vivere meglio); alimentari (per una mancanza di cibo tale da non soddisfare il minimo necessario per la sopravvivenza); climatiche (a causa di sconvolgimenti ambientali come la siccità); politiche (dittature, persecuzioni, soprusi, guerre, genocidi, pulizia etnica); religiose (impossibilità di praticare il proprio culto religioso); sanitarie (lo scoppio di un'epidemia o di una pandemia); artificiali (come la costruzione di una diga); derivate da disastri naturali (tsunami, alluvioni, terremoti, carestie); personali (scelta ideologica, fidanzamento con un partner residente in un altro paese); di tipo sentimentale (riunificazione familiare); di tipo criminale: (a) fuga (per sfuggire alla giustizia del proprio paese, per evitare un arresto); (b) attrazione (per ottenere risultati migliori dalla propria attività malavitosa); per istruzione (per frequentare una scuola e conseguire un titolo di studio, garantire ai propri figli un'istruzione); in maniera forzata, dove chi emigra è vittima della tratta di esseri umani.
Legislazione in materia Le legislazioni dei Paesi UE pongono l'autonomia economica dell'immigrato come una condizione necessaria per avere un permesso di soggiorno e poi la cittadinanzaSandro Mezzadra, Il nuovo regime migratorio europeo e le metamorfosi contemporanee del razzismo, Roma: Carocci, Studi sulla questione criminale: nuova serie di Dei delitti e delle pene. Fascicolo 1, 2007.. L'immigrato viene espulso se non dimostra di avere un lavoro regolare o qualcuno che possa dargli un sostentamento economico, condizioni per ottenere un regolare permesso di soggiorno.
Una prima eccezione a questo principio riguarda quanti sono vittime di persecuzioni politiche o religiose, provengono da dittature e Paesi in guerra. Il diritto internazionale prevede che in questi casi sia riconosciuto il diritto di asilo, l'assistenza sanitaria e le cure di primo soccorso. A qualsiasi persona, pure clandestina, si applica quanto sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. La norma si presta anche a degli abusi, essendo difficile provare la nazionalità di un clandestino che chiede asilo politico, e se questi ne ha effettivamente diritto: ma l'onere di scoprire gli abusi spetta agli Stati perché le espulsioni vanno motivate caso per caso e non per appartenenza ad una categoria di persone.
I flussi di immigrazione clandestina vengono combattuti con accordi bilaterali con i Governi e le polizie dei Paesi di origine, in termini di esercitazioni e operazioni congiunte, condivisione di uomini, risorse, informazioni; di recente è stato invocato anche un approccio multilaterale (detto dall'Italia Migration Compact), quanto meno per gli Stati rivieraschi del Mar Mediterraneo. Sul piano non repressivo, si combatte con accordi commerciali e di interscambio che favoriscano gli investimenti esteri, la crescita economica e del livello medio di istruzione, un mercato di sbocco alla produzione dei Paesi più poveri.
Il Parlamento europeo ha approvato, il 20 novembre 2008,Una carta blu per migranti altamente qualificati articolo pubblicato sul sito web del Parlamento europeo il 20 novembre 2008 l'introduzione di una carta blu sul modello della green card americana, che avrà lo scopo di attirare in Europa immigrati qualificati provenienti dai paesi terzi e ciò secondo una tabella standard di qualifiche applicabile discrezionalmente dai singoli Stati membri. Oltre alla carta blu, il Parlamento europeo ha adottato la cosiddetta "direttiva sanzioni" che prevede l'applicazione di multe e di sanzioni penali ai datori di lavoro che impiegano immigrati irregolari.
In occasione della Conferenza inter-governamentale svoltasi il 10 e 11 dicembre 2018 a Marrakesh (in Marocco), la maggioranza degli Stati membri dell'ONU ha sottoscritto il Patto mondiale sulla migrazione, un accordo politico globale per la regolamentazione dei flussi migratori e dello status dei rifugiati, quali i richiedenti asilo. La Conferenza è stata preceduta da tre differenti risoluzioni dell'Assemblea Generale adottate fra il 2016 ed il 2017. La stipula del patto è stata seguita il 19 dicembre dall'approvazione da parte della assemblea plenaria, con: 152 voti favorevoli, 12 astenuti (fra i quali l'Italia) 5 contrari: Israele e Stati Uniti, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia. Contestualmente al voto, l'Assemblea ha ribadito la piena effettività della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. La bozza di discussione di 31 pagine approvata il 30 luglio in vista della Conferenza di Marrakesh, istituisce lInternational Migration Review Forum (ex High-level Dialogue on International Migration), un tavolo di confronto internazionale e permanente che deve riunirsi a cadenza almeno quadriennale, a decorrere dal 2022. Il documento è complementare al Patto mondiale sui rifugiati, e fissa 23 obbiettivi con altrettante azioni assegnate, e gli strumenti gestionali propri del Ciclo di Deming, istituendo presso l'ONU una cabina di regia centrale alla quale Governi e società private possono contribuire con proprie risorse umane, tecniche o finanziarie.
A Novembre 2018 il Comitato di esperti per la politica della ricerca ha pubblicato uno studio secondo il quale, a parità di altri fattori ed escludendo l'effetto della Primavera Araba, "l'apertura del canale libico ha raddoppiato, in media, le intenzioni migratorie individuali".
Immigrazione minorile
Minori accompagnati e non accompagnati