I sette messaggeri è la prima raccolta di racconti di Dino Buzzati, pubblicata nel 1942. Parte di questi racconti sono stati poi raccolti in Sessanta racconti e ne La boutique del mistero.

Racconti La pubblicazione dei primi due romanzi giovanili di Buzzati, Bàrnabo delle montagne e Il segreto del Bosco Vecchio, non avevano riscosso grande successo ma, grazie alla fama ottenuta con Il deserto dei Tartari nel 1940, I sette messaggeri riscosse subito un gran successo di pubblico e di critica.Fausto Gianfranceschi, Introduzione a

In questa raccolta, che prende il nome dal racconto omonimo, compaiono alcuni racconti fondamentali di Buzzati tra cui L'uccisione del drago, opera centrale nella poetica dell'autore, una delle poche a essere collocata temporalmente nel 1902, anno inteso da Buzzati come spartiacque tra l'era moderna e il passato mitologico. La raccolta contiene inoltre Sette piani, forse il racconto più famoso di Buzzati.

I sette messaggeri Il racconto che dà il titolo alla raccolta è stato pubblicato per la prima volta il 1º giugno del 1939 sul numero 6 anno XXXIX della rivista La Lettura, supplemento letterario del Corriere della Sera, successivamente incluso nelle raccolte I sette messaggeri del 1942, Sessanta racconti del 1958 e La boutique del mistero del 1968.Cronologia a cura di Giulio Carnazzi su Trama In un regno immaginario, il figlio del re decide di raggiungere il confine del regno, portando con sé sette messaggeri per mantenersi in contatto con la sua città natale. A causa della distanza crescente, i messaggeri impiegano sempre più tempo per raggiungere la città e tornare con lettere e notizie, tanto che, quando queste raggiungono il principe, otto anni dalla sua partenza, sono ormai sgualcite e passate. Il confine del regno sembra irraggiungibile e il principe, quando la distanza è ormai tale da non consentirgli di ricevere più una risposta da vivo, decide di mandare l'ultimo messaggero verso casa e gli altri davanti a sé, preso dal desiderio di conoscere in anticipo ciò che gli si prospetterà davanti piuttosto che ricevere notizie da casa, luogo che oramai gli è estraneo.

L'assalto al grande convoglio Il racconto è stato pubblicato per la prima volta il 29 febbraio del 1936, firmato dall'autore come "Dino Buzzati Traverso", sul numero 1-2 anno XVII del periodico Il Convegno. Successivamente l'opera è stata inclusa nelle raccolte I sette messaggeri, Sessanta racconti e La boutique del mistero. Trama Gaspare Planetta, il temuto capo di una banda di briganti viene arrestato. Quando tre anni dopo esce di prigione, a quarantotto anni, è stanco e ammalato: è invecchiato tanto da non essere riconosciuto dai suoi ex compagni quando ritorna al covo sulle montagne. Il suo posto è stato preso da Andrea che lo tratta con disprezzo anche quando capisce chi ha davanti. Gaspare capisce che non è più il benvenuto e si allontana dal gruppo ritirandosi a vivere in solitudine sul Monte Fumo. Un giorno al suo rifugio sulle montagne arriva un giovane, Pietro, che chiede notizie dei briganti con i quali vuole unirsi, in cerca d'avventura. Gaspare si presenta come se fosse ancora il capo della banda e lo prende a vivere con sé, con la promessa di accoglierlo nella banda e farlo partecipare a un grosso colpo non appena possibile. Passa il tempo e la promessa non viene mantenuta: ogni giorno, con varie scuse, Gaspare rinvia il progetto del giovane fino a quando Pietro non capisce che l'anziano uomo non ha più nulla a che vedere con il temuto capo brigante noto alle cronache. Gaspare, in un moto di orgoglio, afferma che la mattina dopo avrebbe attaccato il "grande convoglio" che tutti gli anni nello stesso giorno, trasportando i proventi delle tasse, transitava per la valle scortato da ingenti truppe. Pietro non crede alle intenzioni del vecchio fino a quando, la mattina dopo, non lo trova appostato nella macchia in attesa del convoglio. Gaspare tenta di allontanare il giovane, certo dell'insuccesso del suo piano ma il ragazzo gli rimane vicino. Entrambi vengono immediatamente colpiti da due guardie di scorta al convoglio. Prima di morire i due vengono raggiunti dai fantasmi di famosi briganti morti che silenziosi li accolgono nel loro gruppo. Pietro si unisce a loro cavalcando l'unico cavallo disponibile, anch'esso un fantasma. I gendarmi, stupiti, assistono alla scena e tributano un saluto di rispetto a Gaspare che, fischiettando, si allontana a piedi.

Sette piani

Il racconto è stato pubblicato per la prima volta il 1º marzo del 1937 sul numero 3 anno XXXVII della rivista La Lettura con il titolo I sette piani, quindi parzialmente revisionato e raccolto nell'antologia I sette messaggeri. Successivamente viene incluso nella raccolta Sessanta racconti, con una riscrittura maggiormente fedele alla prima edizione de La Lettura e ne La boutique del mistero. Trama

L'avvocato Giuseppe Corte si reca in ospedale per risolvere un piccolo fastidio di cui è affetto. Viene sistemato al settimo ed ultimo piano della struttura, quello in cui vengono curati i casi meno gravi, mentre ai piani più bassi vengono in progressione trattati gli ammalati più gravi. Le cure non sembrano avere effetto mentre una serie di inconvenienti fanno sì che debba essere man mano trasferito ai piani inferiori. I medici tentano di tranquillizzarlo sul fatto che gli spostamenti non dipendano da un peggioramento della sua salute ma solo da cause contingenti; l'uomo dal canto suo, impotente, tenta di convincere i medici a riportarlo ai piani superiori, senza risultato. Alfine, l'ultimo spostamento lo porta al primo piano e qui Giuseppe vedrà chiudersi le persiane delle finestre della sua stanza e con esse tramontare le speranze di guarigione.

Ombra del sud Il racconto è stato pubblicato per la prima volta il 2 luglio del 1939 sul quotidiano il Corriere della Sera con il titolo Messaggero del Sud, successivamente ripubblicato nelle antologie I sette messaggeri e Sessanta racconti. Nella prima edizione del racconto una breve introduzione colloca le vicende in Etiopia, ad Harar, quindi fa parte delle opere di Buzzati ideate durante il suo soggiorno in Africa, durante il quale era corrispondente per "il Corriere". Il tema trattato ricorda molto da vicino il racconto di Edgar Allan Poe L'uomo della folla (The Man of the Crowd, 1840).

Trama Il narratore, durante una crociera in Africa, a Porto Said vede un uomo coperto da una palandrana bianca camminare con andatura caracollante. Allontanatosi a bordo di un'auto, lo incontra nuovamente e inaspettatamente a chilometri di distanza: l'uomo si dilegua presto tra i vicoli. Un nuovo incontro avviene a Massaua: nonostante lo additi ai suoi accompagnatori, nessuno lo vede. Inizialmente gli incontri inquietano il narratore ma ben presto, nel prosieguo del viaggio, si scopre impaziente e speranzoso di rincontrare quella figura sfuggevole attribuendogli la funzione di accompagnatore verso misteriose e grandi avventure.

Eppure battono alla porta Il racconto è stato pubblicato per la prima volta nel settembre del 1937 sul numero 9 anno XL della rivista La Lettura e successivamente pubblicato nelle raccolte I sette messaggeri, Sessanta racconti e La boutique del mistero.

Al racconto si liberamente ispirato il regista Antonio Margheriti per il suo film horror-erotico del 1969 Contronatura (Schreie in der Nacht). Trama In una notte di pioggia, Maria Gron torna a casa, dove l'aspettano la famiglia e il dottor Martora, medico e vecchio amico di famiglia. La figlia Giorgina le racconta di aver visto due contadini portar via due cani di pietra che erano sempre stati nel parco della famiglia. Mentre i presenti discutono di ciò, arriva il giovane Massigher, che la signora Gron non ha in simpatia, il quale cerca di avvisare la famiglia di un pericolo legato all'ingrossamento del fiume, dovuto alla pioggia torrenziale, ma la signora Gron non vuol sentir parlare del fiume e continua a cambiare discorso. Mentre la famiglia e gli ospiti giocano a carte, si sentono dei rumori che sembrano provenire dalle fondamenta della casa, ma Maria Gron li attribuisce al temporale. Il fattore Antonio si presenta alla porta, preoccupato dall'avvicinarsi dell'acqua, che intanto ha invaso la zona fino ad allagarla, ma la famiglia ignora il suo avvertimento.

Infine l'acqua giunge fino alla casa ed entra da una finestra aperta, ma Maria rifiuta di lasciare la casa con tutti i suoi averi e tutti restano in attesa di quello che accadrà molto ansiosi. All'improvviso qualcuno bussa alla porta.

Eleganza militare Il racconto evidenzia i valori eroici che si esprimono non solo nei gesti eclatanti ma anche e soprattutto nel percorso di mutazione interiore. Trama Il reggimento coloniale è in marcia da diciassette giorni. Alla partenza i soldati e i loro comandanti sono equipaggiati con armi e divise nuove di zecca ma il loro comportamento poco marziale stona con l'eleganza delle attrezzature. Man mano che le truppe avanzano tra il fango e i terreni impervi le loro divise si consumano e il loro aspetto si abbrutisce mentre il loro portamento si fa sempre più marziale e fiero. Il narratore, al momento della partenza ha visto un bianco cavallo scosso imbizzarrito e ha interpretato l'incontro come un presagio infausto. La marcia prosegue nel deserto verso oriente e, anche sotto gli attacchi nemici, i soldati mantengono il fiero aspetto che li rende, agli occhi del narratore, magnifici.

Temporale sul fiume Per anni su di un fiume si sono recati a pescare tutte le settimane una coppia di pescatori: un padre accompagnato dal figlio. Man mano che il tempo passa al padre si è sostituito il figlio e al figlio il nipote e così via per lunghissimo tempo. Un giorno sul fiume arriva solo l'anziano padre. La selva ai bordi del fiume, dotata di raziocinio, si interroga sui motivi per cui il pescatore oggi è solo. Giunge un temporale ma il pescatore, seppure bagnato dalla pioggia rimane preoccupantemente immobile.

L'uomo che si dava arie Antonio Deroz, di carattere dimesso e umile, lavora come medico in prova in un ospedale coloniale. Improvvisamente, senza motivo, inizia a mostrarsi scostante, poco collaborativo e apatico, anche nei confronti dei suoi superiori, tra cui il parassitologo professor Dominici; quest'ultimo, alla notizia che Deroz è stato incaricato da superiori autorità di lasciare l'impiego nell'ospedale per una non bene precisata missione, si dimostra scettico e irritato per quella che giudica una fandonia inventata dal sottoposto. Deroz continua a sostenere di dover partire in missione ma si presenta sempre più debole e spossato, non curandosi più degli obblighi del lavoro. Dominici irritato ma incuriosito, la vigilia della presunta partenza di Deroz, si reca di notte a casa di questi e lo scopre non in procinto di partire ma accasciato sulla poltrona, come ubriaco. Tuttavia nel contempo vede lo stesso Deroz diafano e spettrale, uscire di casa e incamminarsi per il preannunciato viaggio.

Il memoriale