Le necropoli di Catania si estendevano a nord e a nord-est della città, fuori dalla Porta di Aci (prossima all'Anfiteatro romano) e della cui presenza si ha notizia solo per scavi sporadici.
Premessa L'eruzione del 1669 e il terremoto del 1693 hanno sconvolto la città. A partire dal Settecento le innovazioni urbanistica hanno cambiato il disegno geografico di Catania. I cambiamenti si sono accentuati con la speculazione edilizia tra Otto e Novecento, cancellando difatti la stratigrafia archeologica, rendendo vane e rare le opportunità di scavi e studi approfonditi di ricerca, se si escludono le campagne del Biscari e dell'Orsi.
La legislazione urbanistica che tenesse conto dell'archeologia, scienza regolamentata e studiata secondo determinati criteri, è piuttosto recente in Italia (primi del 1900) con l'emanazione delle prime leggi sulla salvaguardia dei beni culturali (1909). Una città come Catania, nonostante la «presenza di un grande tesoro culturale sottoterraneo», non ha mai predisposto un piano urbanistico che salvaguardasse questo patrimonio. La sviluppo edilizio ha avuto la meglio sulla cultura storico-archeologica, scorie di un passato che conserva come uno scrigno una storia preziosa.
Tombe ellenistiche Secondo Paolo Orsi la regione compresa tra l'ex piazza Vincenzo Bellini (oggi il crocevia Etnea-Umberto-Caronda) e il quartiere Cibali dovette essere l'area sepolcrale catanese mantenutasi nel tempo dall'epoca ellenistica al medioevo. In realtà, in molte altre zone della periferia civica furono trovate lapidi funeree, ma di sicuro, forse per la conformazione del territorio su cui essa sorgeva, era questa l'area a più alta densità sepolcrale.
Il ritrovamento avvenuto nel 1923 – durante la costruzione delle fondamenta del Palazzo delle Poste – sembra confermare quanto detto. Dal citato sito pervennero diverse sepolture (17 tombe e diversi edifici funebri) databili al IV secolo a.C.G. Libertini, «Scoperte nell'area del nuovo palazzo delle Poste», in Notizie degli scavi 1924, fascicolo I.. Intorno a quest'area furono riscontrati molti altri sepolcri – fra gli interessanti ritrovamenti di scavi archeologici compiuti, in quella che è oggi via Reclusorio del Lume (all'angolo con via Nino Martoglio) – come ad esempio fu ritrovato un ipogeo che conservava le urne dei defunti con i nomi latini scritti in caratteri greciP. Orsi, «Scoperte di sepolcreti a S. M. di Gesù e in via Androne», in Notizie degli Scavi, 1915..
Sepolcri romani La crescita della città sotto l'Impero romano ebbe di riflesso l'incremento delle sue necropoli. Oltre a quelle già in uso in epoca ellenistica infatti, estesa nell'area compresa tra piazza Stesicoro e il quartiere CibaliP. Orsi, Sepolcro dei bassi tempi a Santa Maria di Gesù, in «Notizie degli scavi di antichità» Reale Accademia dei Lincei, Accademia nazionale dei Lincei, Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte, Reale Accademia d'Italia, 1892, p. 390; Idem, Catania. Ipogeo cristiano dei bassi tempi rinvenuto presso la città, in «Notizie degli scavi...», 1893 pp. 385-390, si allargarono ad ovest verso il quartiere Monte Po (qui la successione è poco chiara, a causa dell'eruzione del 1669, che interessò questa zona), a sud ovest verso l'attuale Piazza Palestro, a est a ridosso della città.
Mausolei Catania, secondo la tradizione, ospitò le spoglie di personaggi illustri quali Stesicoro e Caronda, sepolti nei loro monumentali mausolei situati presso l'Anfiteatro romano. Se la tradizione ci tramanda la presenza del mausoleo di Stesicoro nel luogo del Chiesa di Maria Santissima Annunziata al Carmine e quello di Caronda dov'è sita l'ex Cattedrale di Sant'Agata la Vetere, il riscontro con ciò che rimane oggi fornisce una situazione totalmente diversa. Oggi i monumenti funebri effettivamente riconosciuti sono appena tre: il cosiddetto Mausoleo di Stesicoro, il Mausoleo circolare di Villa Modica, il cosiddetto Ipogeo quadrato.
Mausoleo di Stesicoro
La tradizione vuole che il poeta Stesicoro fosse stato sepolto con tutti gli onori a Catania, città dove passò gli ultimi anni della sua esistenza, presso la Porta di Aci e precisamente presso gli orti del barone Nicolò Leontini. Tali orti dovrebbero corrispondere all'area sud di Piazza Carlo Alberto.
Libertini credette di riconoscere una cella appartenuta alla tomba di Stesicoro all'interno del convento annesso al Chiesa di Maria Santissima Annunziata al CarmineA. Holm, Catania Antica, traduzione di G. Libertini, Catania 1925, pp. 62-63, nota seconda; per gli altri mausolei ibidem, pp. 58 passim., che dal 1866 è adibita a caserma militare, dedicata prima a Lucchesi Palli ed in seguito a Antonio Santangelo Fulci. Tuttavia il rudere in questione, ormai quasi totalmente inglobato dagli edifici militari, risulta essere di tutt'altro periodo: I o addirittura II secolo d.C.C. Vitale, «La tomba di Stesicoro» in , maggio 2006, anno 3 n° 2, p. 3. La Vitale ritiene possa attribuirsi al periodo traianeo. La struttura in opus pseudo-isodoma (costituita da grossi blocchi di pietra lavica squadrati) si presentava più in alto rispetto alla strada ed era chiusa da un frontone a timpano spezzato. Delle quattro finestre che si aprivano a sud oggi ne rimane una soltanto visibileSarebbe auspicabile una maggior conoscenza dell'edificio, ma essendo in zona militare ne è fortemente limitato l'accesso.
Mausoleo circolare Modica Del secondo edificioAttualmente trovasi nel giardino della Villa Modica, in viale Regina Margherita, tra gli esemplari più interessanti dell'architettura neo-gotica dell'edilizia domestica catanese., fra i tre quello in migliori condizioni, rimane quasi per intero l'elevato. Esso presenta un diametro esterno di poco inferiore agli 8 metri e reca a ovest un'apertura arcuata che dà all'interno. Al di sopra una cornice in terracotta (di cui non rimangono che labili tracce) segnava il confine tra il pianterreno e il piano superiore. L'interno del piano inferiore è un ambiente circolare su cui si affacciano quattro nicchie ad arco ricavate nello spessore murario, mentre la copertura è un'originale volta a cono ribassato (quasi "mammelliforme") realizzato da fasce parallele concentriche in pietre di lava. Il secondo piano era invece costituito da un portico aperto verso est, costituito da due mezze colonne. Del secondo piano tuttavia rimane un alzato di circa 50 cm soltanto, quanto basta tuttavia a supporre l'esistenza di un nicchione atto probabilmente a contenere una qualche statua.
Ipogeo quadrato Il terzo edificioSituato in un cortile privato presso via Ipogeo è lungo circa 15 metri e largo 12. Anch'esso presenta un ingresso ad ovest cui corrisponde un angusto corridoio che conduce ad un loculo di fronte, a seguito di una scalinata che lo ingombrava per metà; ai due lati corrispondevano due piccole nicchie atte forse a contenere altrettante urne funerarie e aperte all'esterno da strette feritoie, di cui rimane la sola a nord, a seguito della demolizione della parete sud per ricavare la bocca di una fornace per la calce ad uso dell'allora vicino monastero dei Padri RiformatiDel piccolo cenotabio ciò che oggi rimane è un chiostro annesso all'antica Chiesa conventuale, oggi di Santa Maria di Gesù, mentre l'area dove si estendevano le altre fabbriche è ora occupata dall'Istituto Tecnico Industriale "Archimede". cui apparteneva. Si presenta costruito ad opus incertum e coperto da una volta in mattoni di terracotta. Il Principe di Biscari, sulla base della robustezza della fabbrica e notando i resti di una copertura a volta a botte ne supponeva un secondo piano, verosimilmente a piramide (spinto probabilmente anche dalla considerazione della forma in pianta quasi perfettamente quadrata)I. Paternò Castello, Viaggio per tutte le antichità di Sicilia, Napoli 1781, pp. 39-40., così come più tardi confermava il SerradifalcoD. Lo Faso Pietrasanta, duca di Serradifalco, Antichità della Sicilia, Palermo 1842, Tav. XIV.
Doverosa una menzione anche ai ruderi che un tempo potevano vedersi nel Giardino dei Padri Cappuccini di Catania (dove oggi sorge il Palazzo della Borsa nell'omonima piazza, da dove parte Via Sant'Euplio) la cui unica testimonianza rimane una stampa anonima di XVIII secolo riprodotto da Adolf HolmA. Holm, Catania Antica, traduzione di G. Libertini, Catania 1925, p. 61, Fig. 17. e ipotizzato da Guido Libertini quale un altro edificio funebre a pianta circolare. Dalla stampa si deduce come esso fosse decorato da lesene a capitello tuscanico sorreggenti una cornice che identificava la linea di separazione (marcapiano) tra piano inferiore e piano superiore.
Sepolture cristiane Delle necropoli di epoca paleocristiana rimangono significative tracce al di sotto di molte chiese cittadine, tra cui Sant'Agata la Vetere, Sant'Euplio, San Gaetano alle Grotte, Spirito Santo e Santa Maria della Mecca (attuale Cappella dell'Ospedale Giuseppe Garibaldi-Centro). Inoltre sono venute alla luce diverse sepolture, quali ad esempio la necropoli di via Dottor Consoli all'angolo con via Androne (da dove proviene la celebre Epigrafe di Iulia Florentina esposta al Museo del Louvre), oltre ai recenti scavi nell'area antistante le Terme della Rotonda nel 2008.
Chiesa di Sant'Euplio
Quel che resta della vecchia chiesa dedicata a Sant'Euplio, diacono compatrono di Catania, costruita all'inizio dell'età moderna e distrutta l'8 luglio 1943 dal bombardamento degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, consiste in dei ruderi che conservano l'accesso ad un ambiente ipogeo, identificato in antico con la prima chiesa in cui il Santo officiò, dove fu trovato e ucciso.
All'ambiente ricavato in gran parte nella roccia si accede mediante una scala che conduce in una camera piuttosto umida su cui si aprono alcune nicchie laterali, probabilmente destinate a sepolcro. Sulle pareti resistono ancora antiche tracce di pittura. Gli affreschi dovettero adornare anche il piccolo altare in cui rimangono solo poche figure, ormai quasi completamente scomparseMaria Teresa di Blasi, Il Filo di Arianna - Chiesa di S. Euplio Monumento funerario romano (ipogeo) , Catania 1997..
Chiesa di San Gaetano alle Grotte
Fondata dal vescovo Sant'Everio nel 262 d.C. in ciò che dovette essere una cisterna di epoca romana, ricavata in una grotta lavica, la chiesa era dedicata in un primo momento alla Madonna col titolo di Santa Maria di Betlem e poi di Santa Maria della GrottaG. Libertini in A. Holm, cit., p. 22.. Inizialmente fu sede di un martyrion che, secondo la tradizione, ospitò le spoglie di Sant'Agata. Conserva del periodo originario un arcosolium (murato per ricavarne l'altare), una falsa finestra e due sedili in pietra lavica. Del periodo di adattamento a chiesa rimangono invece l'altare e parte dell'arco trionfaleA sud una colonna con capitello ionico su cui poggia l'inizio d'arco in cui è ricavato l'incavo che reggeva l'iconostasi, a nord la base di un'altra colonna. L'edificio subì poi diversi rimaneggiamenti nei secoli successivi, tra cui l'erezione di un nuovo tempio apogeo dedicato a San Gaetano da Thiene, il pozzo battesimale ricavato nell'ex cisterna, la scalinata di età normanna.
Chiesa della Mecca