Il circondario di Bivona era uno dei tre circondari in cui era divisa la provincia italiana di Girgenti, in Sicilia.. Esistito dal 1860 al 1927, comprendeva tredici comuni, raggruppati in cinque mandamenti, e ricalcava il territorio dell'omonimo e precedente distretto borbonico costituito nel 1812. nel Regno di Sicilia, quando in Sicilia venne abolita la feudalità grazie alla nuova Costituzione. Visse una fase di decadenza negli anni sessanta dell'Ottocento, gli anni del periodo postunitario, seguita da una parziale ricrescita nel decennio successivo; fu abolito nel 1927, anno in cui il capoluogo di provincia fu ribattezzato Agrigento.
Capoluogo del circondario era il comune di Bivona, già a capo del distretto grazie alla Costituzione siciliana del 1812., che ne valorizzò le antiche origini, la favorevole posizione geografica nell'ambito della circoscrizione, i titoli ricevuti (Bivona fu la prima città ducale di Sicilia.) e la tradizione scolastica dovuta alla presenza di un antico collegio gesuitico.
Territorio Comuni e mandamenti Il circondario di Bivona comprendeva il territorio di tredici comuni., suddivisi in cinque mandamentiNel 1861, con decreto speciale, venne elevato a capoluogo di mandamento anche il comune di Casteltermini (cfr. ), oltre a Bivona, Burgio, Cammarata e Ribera che erano già stati capoluoghi di circondario durante il periodo borbonico.: Mandamento di Bivona: Bivona (il capoluogo), Alessandria di Sicilia (dal 1862 Alessandria della Rocca), Cianciana, Santo Stefano di Bivona Mandamento di Burgio: Burgio, Lucca, Villafranca Mandamento di Cammarata: Cammarata, San Giovanni di Cammarata Mandamento di Casteltermini: Castel Termine, San Biagio Mandamento di Ribera: Calamonaci, Ribera
Superficie e confini L'intero circondario di Bivona ricopriva un'area di circa 864 km², pari alla somma dei tredici territori comunali. La circoscrizione confinava a nord con i circondari di Corleone e Termini Imerese (in provincia di Palermo), a est con il circondario di Caltanissetta (nell'omonima provincia), a sud con il circondario di Girgenti e a ovest con quello di Sciacca (insieme con il circondario bivonese in provincia di Girgenti). Il circondario di Bivona era delimitato dal mar Mediterraneo (Canale di Sicilia) a sud, dal fiume Platani a est, dal fiume Verdura a ovest e dalla catena dei monti Sicani a nord..
Popolazione Nel XIX secolo la popolazione del circondario di Bivona si aggirava intorno ai abitanti; secondo il censimento del 1921 (sei anni prima della soppressione), contava abitanti.
Storia Garibaldi in Sicilia
Nella prima metà del 1860, il distretto di Bivona fu teatro di numerose turbolenze dell'ordine pubblico (i tumulti più gravi si verificarono a Santo Stefano di Bivona) e fu coinvolto in un acceso e duraturo dibattito causato da alcuni comuni che volevano modificare l'assetto amministrativo delle circoscrizioni territoriali e volevano sopprimere il distretto bivonese..
La crisi dell'ordine pubblico, pertanto, si venne a formare proprio nel periodo in cui Giuseppe Garibaldi sbarcò in Sicilia per liberare l'Isola dal dominio borbonico. Per circa un mese, dal 15 maggio al 10 giugno, il distretto di Bivona restò nelle mani delle numerose bande armate, nate a causa dello «stato di quasi completa dissoluzione di ogni ordine sociale». del circondario di Bivona, che compivano rapine e vendette, non senza spargimento di sangue.
Ecco una testimonianza di Onofrio Guggino, Comandante dei Militi del distretto di Bivona, esposta al Consigliere della Sicurezza Pubblica il 1º marzo 1861:
Il 7 giugno 1860, per ridare equilibrio all'ordine pubblico, il barone Giuseppe Guggino (presidente del Comitato Provvisorio di Bivona e coordinatore degli altri comuni del distretto) inviò una lettera a Garibaldi. in cui sollecitava l'insediamento in Bivona del neogovernatore del distretto, Francesco Falsone di Palma di Montechiaro, che risolse parzialmente alcuni problemi che colpivano la circoscrizione.. Il 26 agosto 1860 venne varato il decreto per il riordinamento amministrativo della Sicilia, per rendere la legislazione dell'isola analoga a quella del regno dei Savoia.: con esclusione delle province, le antiche circoscrizioni territoriali cambiarono denominazione, mantenendo tuttavia inalterati i propri confini geografici. I distretti divennero circondari, i circondari borbonici (le ulteriori suddivisioni dei distretti) divennero mandamenti.
I problemi del circondario bivonese Il plebiscito per l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia sotto la sovranità di Vittorio Emanuele II di Savoia, svoltosi il 21 e il 22 ottobre 1860, anche nel circondario di Bivona risultò ampiamente a favore dell'unità nazionale.; ciononostante, proprio nel circondario bivonese si contò la più alta percentuale di voti contrari: su 667 voti contrari espressi in tutta l'Isola, infatti, il 34,5% (pari a 230 voti) si ebbe solamente nella circoscrizione territoriale di Bivona.
Il processo di omologazione politica e amministrativa della Sicilia alla legislazione del Regno d'Italia si avviò tra la fine del 1860 e l'inizio del 1861.: i primi di gennaio si svolsero le elezioni comunali e provinciali, a febbraio quelle politiche; nel collegio elettorale di Bivona fu votato il generale Giacinto Carini.. Nello stesso periodo si insediarono in Bivona i nuovi funzionari e gli impiegati degli uffici circondariali (agenzia delle imposte dirette, ricevitoria del registro, ispettorato scolastico, commissione sanitaria circondariale, commissione di verifica dei pesi e misure) e dei mandamenti (preture).
L'avvio del nuovo sistema amministrativo mostrò notevoli difficoltà soprattutto nel circondario di Bivona, l'unico nella provincia di Girgenti a essere separato «per difetto di strade e di telegrafo da ogni centro di governo». Alessandro Della Rovere, luogotenente del re, constatando la marginalizzazione della circoscrizione, ritenne il circondario di Bivona come posto indicato per destinarvi «a castigo qualche intendente che meriti una severa misura del Governo»; un articolo del giornale Il Precursore di Palermo, pubblicato nel 1872, definiva il circondario di Bivona «la Caienna degli impiegati in disgrazia». Altri problemi erano quelli relativi ai collegamenti e alle comunicazioni tra i comuni del circondario: i lavori di completamento della rotabile Corleonese-Agrigentina erano sospesi; la costruzione di strade di collegamento fra i vari comuni circondariali non era nemmeno avviata.
Fin dal 12 ottobre 1860 il consiglio civico di Casteltermini aveva proposto la propria cittadina come capoluogo dell'intero circondario: il governo prodittatoriale, favorevole alla proposta, interpellò il consiglio provinciale. Quest'ultimo, nella primavera del 1861, propose la soppressione del circondario di Bivona, una ridefinizione delle circoscrizioni amministrative dell'intera provincia di Girgenti e l'istituzione di un nuovo circondario, quello di Canicattì.. Tale proposta creò un acceso dibattito tra Bivona, Casteltermini, il governo prodittatoriale e il consiglio provinciale: quest'ultimo, nella seduta del 27 ottobre 1863, deliberò la riconferma dei circondari esistenti e di Bivona come capoluogo. Non poco influente sulla decisione finale risultò l'accurata Difesa di Bivona come Capoluogo di Circondario scritta dal notaio Gaetano Picone, nato a Bivona ma domiciliato a Santo Stefano.
La scarsa considerazione del circondario bivonese, tuttavia, era stata manifestata anche nel 1861, quando si avviò la procedura di definizione delle circoscrizioni giudiziarie. Il consiglio provinciale auspicava l'istituzione di un tribunale circondariale, da affiancare a quello di Girgenti. Il nuovo tribunale avrebbe potuto comprendere alcuni mandamenti del circondario di Bivona che, tuttavia, desiderava la propria aggregazione al tribunale di Girgenti (con eccezione dei mandamenti di Burgio e Ribera, più vicini a Sciacca). Il decreto luogotenenziale del 9 febbraio 1862 assegnò l'intero circondario di Bivona alla circoscrizione giudiziaria di Sciacca: ancora una volta i reclami del circondario (in particolar modo dei mandamenti di Bivona, Cammarata e Casteltermini) restarono disattesi.
La sottoprefettura di Bivona Nel 1862 venne istituita la sottoprefettura di Bivona, che andò a sostituirsi all'ex sottintendenza della legislazione borbonica. A capo di essa vi era il sottoprefetto, la massima autorità del circondario. I primi anni post-unitari, in Sicilia, furono caratterizzati dall'incertezza e dalla delusione di tutti, in particolar modo delle classi più povere: furono gli anni del banditismo, dello sviluppo della mafia, della questione meridionale. Tale clima si respirava anche nel circondario di Bivona, l'unica circoscrizione territoriale della provincia di Girgenti incerta della propria sopravvivenza..
All'interno del circondario una serie di concause (le immani difficoltà nel ripristino dell'ordine pubblico; l'elevato numero di renitenti e disertori che fuggirono nelle campagne - in particolar modo a Burgio - per evitare la leva militare; la ferma opposizione del clero alle leggi di confisca dei beni e di soppressione delle congregazioni religiose; l'ostilità nei confronti dei "piemontesi" giunti in Sicilia per ricoprire importanti ruoli amministrativi e politici) degenerò in una fortissima opposizione al governo e alla costituzione di un comitato filoborbonico (a Bivona), a cui aderirono anche impiegati della locale sottoprefettura.
Dalla primavera del 1870, cominciò un periodo critico per la sottoprefettura bivonese, dovuto al continuo avvicendamento del suo titolare. e alla mancata copertura del suo organico (nel medesimo anno gli impiegati passarono da sette a cinque; nel 1874 divennero solamente tre).. L'organico della sottoprefettura tornò a essere completo solamente qualche anno dopo: tuttavia, durante gli anni settanta, non mancarono funzionari esperti che, pur tra ingenti difficoltà, riuscirono a ottenere ottimi risultati in linea con il «processo di promozione sociale, politica, culturale e morale». adottato e promosso dal nuovo governo.
Lo sviluppo del circondario Gli anni settanta del XIX secolo risultarono cruciali per il circondario di Bivona, fino ad allora soggetto all'incompetenza e all'incuria dei suoi amministratori. I sottoprefetti di questo periodo sottolinearono l'importanza dell'istruzione pubblica, del miglioramento delle condizioni di viabilità e dell'agricoltura in vista di un pronto riscatto del circondario; inoltre essi esortarono la cittadinanza a una più attiva vita politica. In questi anni, nonostante le difficoltà e i problemi legati al diffondersi del brigantaggio, il governo operò efficacemente nel circondario di Bivona, risolvendo problematiche legate all'inadeguatezza delle strutture sociali e amministrative dei comuni della circoscrizione.. Nell'arco di dieci anni, tutti i comuni del circondario di Bivona si dotarono dei regolamenti di polizia urbana, di polizia rurale, di polizia mortuaria, di igiene e di edilità; inserirono in organico la figura della levatrice; istituirono le condotte mediche; avviarono e conclusero parzialmente i lavori per l'illuminazione pubblica, per la costruzione dei cimiteri e per la costruzione delle strade intercomunali.