Beinasco (Beinasch in piemontese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Torino in Piemonte, conurbato nell'area metropolitana del capoluogo piemontese, a soli sud-ovest da esso.
Geografia fisica Si trova in zona pianeggiante, ed è bagnato dal torrente Sangone, che lo attraversa tagliando in due il centro con le frazioni di Borgo Melano e Borgaretto dove, in quest'ultima, risiede almeno il 40% dei residenti ( su ). È il comune meno esteso della prima cintura di Torino, tuttavia il suo indice di densità abitativa è estremamente elevato.
Origini del nome Il nome potrebbe derivare dal latino Benàcun, derivato a sua volta dalla fusione di un prediale romano, Batinus (da Battius), con il suffisso celto-ligure -ascus.
Storia L'attuale Beinasco nacque nel I secolo a.C. come colonia romana, edificata allo scopo di proteggere l'antica Augusta Taurinorum, in virtù della linea difensiva naturale offerta dal Sangone, funzione che continuò anche in epoca medievale.
Il Medioevo I primi documenti storici risalgono a dopo la dominazione longobarda, allorquando, all'inizi del XIII secolo l'allora Vescovo di Torino Arduino di Valperga donò il castello (di epoca medioevale) ville, territori, uomini del territorio di Benàscun a tal Federico - capostipite del ramo De' Federici - e già Signore di Piossasco. La famiglia dei Piossaschi, una delle più influenti del Piemonte medioevale, non rinunciava comunque al controllo sul comune, dato che ne fu immediatamente reinfeudata. A partire dal giugno 1239, lo stesso territorio fu gestito direttamente da Torino che, appena costituitosi come libero comune, voleva imporre il dazio alle porte della città. Nello stesso periodo vennero infatti costituiti i confini territoriali, come risulta da un decreto del vescovo di Torino Ugo Cagnola, del 1236, e nuovamente confermato nel 1288.
Nel 1325 il feudo è attestato alla dominazione spagnola di tal Conte Lovencito mentre, a metà del XIV secolo Beinasco abbracciò fermamente le fazioni guelfe, e fu più volte alla mercé delle scorrerie delle truppe imperiali. Nel 1501, a riprova della capitale e del borgo sorto per difenderla, la città di Torino fu investita dal titolo di Signora di Beinasco. Il territorio passò nuovamente ai De' Federici di Piossasco sul finire del XVI secolo.
Il Seicento Il periodo più difficile del borgo fu il Seicento, quando Beinasco fu più volte distrutto, arrivando vicino alla totale estinzione. Una prima volta fu nel 1630. In Piemonte regnava il duca Carlo Emanuele I di Savoia, figlio di Emanuele Filiberto. Aveva tentato un'abile politica di espansione alleandosi prima con i francesi e poi con gli spagnoli. Nel 1627 aveva cercato di annettersi il Ducato del Monferrato, sul quale vantava notevoli diritti ereditari. Tali diritti non erano stati sostenuti dalla Francia, per cui il ducato era stato assegnato al Duca di Mantova, proposto da Luigi XIII. Allo scoppio della guerra, nel 1630 le truppe francesi misero a ferro e fuoco il Piemonte. Fra i vari paesi distrutti vi era anche Beinasco: venne distrutta la parrocchiale, e uccisa la maggior parte della popolazione. Contemporaneamente il paese venne colpito dalla peste, così come venne colpita anche Torino, raggiungendo quell'anno il suo apice.
Il Cibrario, celebre per la sua Storia di Torino, sostiene che di cento capi famiglia censiti a Beinasco prima del 1630, dopo il contagio della peste ne rimanevano solo otto.
Beinasco venne devastato quasi completamente e praticamente fu sterminata l'intera popolazione, per cui il paese non esistette più, perdendo persino il diritto di formare un corpo di comunità.
Carlo Emanuele II concesse nuovamente al paese il diritto di formarsi a comune. Verso il 1680 il paese sembrava finalmente essersi ripreso, quando altre due guerre lo devastarono nuovamente, anche se in maniera meno drammatica.
Nel 1690 il giovane Vittorio Amedeo II, da poco salito al trono dopo la lunga reggenza della madre Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, rovesciando la precedente alleanza, dichiarò guerra alla Francia.
Il Piemonte, era facilmente esposto all'esercito di Luigi XIV. A comandare le truppe invasori che dal Delfinato si erano portate in Piemonte era il comandante Nicola Catinat. Questo combatté con le sue armate una guerra spietata contro le popolazioni inermi: villaggi distrutti, campi bruciati, stragi di uomini. Mai la terra piemontese venne altrettanto devastata da un nemico. Non potendo attaccare Torino, i francesi adottarono la strategia della "terra bruciata", per indebolire la capitale e terrorizzare la popolazione e spingere il re alla battaglia decisiva in campo aperto. Anche Beinasco fece le spese di questa crudeltà e le case appena costruite furono nuovamente bruciate.
Il Settecento Il 4 ottobre 1693, nei pressi di località Marsaglia, un piccolo villaggio sulla strada per Orbassano, si combatté una delle più aspre e sanguinose battaglie del conflitto, risoltasi in una memorabile sconfitta per Vittorio Amedeo II. Raggiunta la pace nel 1696, di li a poco Beinasco fu nuovamente coinvolta in un conflitto: la Guerra di successione spagnola dal 1701 al 1713 e ancora una volta contro i francesi. Beinasco fu nuovamente saccheggiata.
Dopo un secolo di tali devastazioni e rovine, la storia di Beinasco subì una svolta. Quasi completamente distrutta, cessò la funzione di difesa di Torino, per diventare un semplice borgo agricolo ai confini della capitale.
Nel 1768 parve giunto il momento di affrontare il problema della viabilità, per cui una petizione per la costruzione di un ponte fu inviata alla Gran Cancelleria. Vi era descritta la necessità, per esempio da parte del parroco, di raggiungere quelle famiglie situate sulla sponda opposta del torrente. Si dovette aspettare solo il 1839, quando, su decreto di Carlo Alberto, fu costruita la nuova strada comunale che univa Piossasco a Torino.
Tra Ottocento e Novecento Nel corso dell'Ottocento la popolazione della città fu per lungo tempo in costante diminuzione. Nel 1870 erano poco più di 900, mentre nei primi anni della Restaurazione, erano . All'inizio del Novecento iniziò la ripresa e la popolazione era salita a quasi abitanti, aumentando fino a raggiungere nel 1936. L'aumento costante della popolazione è dovuto ad un forte componente migratoria dovuta alla creazione di fornaci per laterizi. I "Fornasé", così vennero chiamati i lavoratori che si occupavano di laterizi, diventano l'immagine stessa di Beinasco, in particolare dopo la costituzione della società "Fornaci Riunite".
Durante il periodo fascista la costruzione dei grandi stabilimenti Fiat del Lingotto mutò nuovamente la situazione, per cui molti lavoratori della zona di Beinasco abbandonarono le fornaci per andare a lavorare in fabbrica.
La seconda guerra mondiale Durante la seconda guerra mondiale il paese fu colpito da diverse incursioni aeree, senza subire nel complesso danni notevoli. Anche se partecipò alla resistenza non subì ritorsioni nazifasciste, a differenza di quanto accadde ai borghi vicini, come Orbassano, Nichelino e soprattutto Piossasco.
Il dopoguerra Nel dopoguerra la ricostruzione venne accompagnata da un enorme incremento demografico, che ha portato gli abitanti dai degli anni anteguerra ai del 1992. Anche Beinasco fu coinvolto nel grande boom economico che accompagnò Torino ed il Centro storico assunse sempre minore importanza.
Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune di Beinasco sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 23 dicembre 1963.
Lo stemma del comune di Beinasco è formato dall'azzurro del cielo unito con il verde della campagna che rappresenta le grandi praterie ricche di fieno e di pioppi verdeggianti. Questa campagna è attraversata dal torrente Sangone. L'ancora d'oro che esce dal fiume è come una speranza che il fiume alimenti i pozzi e le fontane, irrighi ed innaffi le campagne e i campi sui quali splende il sole raggiante dall'angolo destro del capo che farà biondeggiare le messi.
Il gonfalone è un drappo partito di giallo e di azzurro.
Monumenti e luoghi di interesse Chiesa di San Giacomo Apostolo
Il vescovo di Lodi nel 1538, dopo una visita nel paese, ordinò la costruzione di una chiesa, ma la storia della sede parrocchiale è molto travagliata. Nel corso degli anni, infatti, subì una serie di distruzioni, ricostruzioni e ristrutturazioni, a causa dei tanti assalti subiti e dal logoramento delle sue fondamenta. L'ultima e definitiva ricostruzione è avvenuta nel 1740 su progetto di Giovanni Tommaso Pronotti, allievo di Juvarra. Fu inaugurata nel 1743. La pianta è a croce greca, dotata di ampio presbiterio con abside semicircolare. All'interno si possono ammirare tre altari: al centro l'altare maggiore, sormontato da un grande crocifisso e due altari laterali, uno dedicato al Sacro Cuore e l'altro all'Immacolata Concezione. Alla destra dell'altare maggiore si trova un pulpito in legno con sculture. Il campanile della chiesa è alto 24 metri.
Nel 1945 venne rinvenuta un'antica lapide funeraria romana. Ora si trova nell'atrio dell'ingresso della casa Parrocchiale. Sulla lapide è inciso in latino Tertullae Matri seguito da F.T.I., che può voler dire: Testamento fieri iussit, che tradotto significa: "lascio per testamento". Sulla lapide, inoltre, compaiono due animali, che potrebbero essere leoni, e due alberi, probabilmente cipressi.
Succursali e altri patrimoni parrocchiali Oltre alla chiesa di San Giacomo Apostolo la parrocchia possiede due succursali: la chiesa di san Luigi (a Borgo Melano) e la chiesa della Madonna del Rosario (a Beinasco).
La parrocchia possiede, inoltre, il cinema teatro Bertolino, chiamato così in onore di Don Paolo Bertolino, parroco dal 1903 al 1960, situato sopra l'oratorio, vicino alla chiesa di San Giacomo Apostolo, e due baite a Pialpetta nel comune di Groscavallo ed in valle di Lanzo, usate per i campi estivi per i giovani e ragazzi della comunità beinaschese.
Altre chiese e parrocchie Parrocchia Sant'Anna (Borgaretto), alla quale è associato un teatro parrocchiale, il Sant'Anna Parrocchia Gesù Maestro (Fornaci), associata con la parrocchia San Giacomo Apostolo Chiesa Madonna del Rosario (Beinasco), succursale della parrocchia San Giacomo Apostolo Chiesa san Luigi (Borgo Melano), succursale della parrocchia San Giacomo Apostolo
A Beinasco è presente anche una chiesa cristiana evangelica pentecostale, appartenente alle Assemblee di Dio in Italia (ADI).
Castello
A Beinasco, nei pressi della centrale piazza Alfieri, è presente un castello di origine medioevale. L'edificio, che fu soggetto alla signoria del comune di Torino, è oggi di proprietà privata. Più volte rimaneggiato e trasformato nel corso dei secoli, conserva ancora tracce dell'architettura originaria, tra le quali alcune bifore.
Auditorium Giancalone Accanto alla scuola media di primo grado Antonio Vivaldi, è presente l'auditorium A. Giancalone, nominato così in onore di un maestro delle elementari del luogo che perse la vita in seguito a un disastro aereo di cui era passeggero.
Società Evoluzione demografica Negli ultimi cinquant'anni, a partire dal 1961, la popolazione residente si è quasi quadruplicata.
Etnie e minoranze straniere Al 31 dicembre 2023 gli stranieri residenti sono 1052, pari al 5,91% della popolazione.
Cultura Biblioteche La biblioteca di Beinasco viene fondata nel 1965, ospitata nella Sala del Consiglio Municipale. Una nuova sede apposta per essa, ideata da Bruno Zevi, viene costruita nel 1968, a cui sussegue il trasferimento di sede e l'assegnazione di un nome, ovvero Nino Colombo, ex-assessore alla cultura del paese che spinse molto per la sua realizzazione. Dal 2005, la biblioteca diventa polo centrale dell'Area ovest dello SBAM,Sistema Bibliotecario Area Metropolitana. e dal 2006 viene trasferita in un locale accanto al municipio.