Eni S.p.A., in origine acronimo di Ente Nazionale Idrocarburi.., è un'azienda multinazionale fondata dallo Stato italiano nel 1953 a Roma come ente pubblico economico, sotto la direzione di Enrico Mattei, presidente fino alla sua morte nel 1962, convertita poi in società per azioni nel 1992.

Presente in 62 paesi, con dipendenti nel 2025 sotto il simbolo del cane a sei zampe, l'Eni è attiva nei settori del petrolio, del gas naturale, della chimica, della biochimica, della produzione e commercializzazione di energia elettrica da combustibili fossili, da cogenerazione e da fonti rinnovabili.

È stata il maggior gruppo industriale italiano per fatturato dal 2003 al 2013, nuovamente nel 2018 e dal 2023 al 2025. Nel 2025 Eni è al 205º posto nella classifica mondiale Forbes Global 2000 delle società ad azionariato diffuso in termini di fatturato, utile, attivo e capitalizzazione di mercato, mentre nella classifica Fortune 500 per fatturato è alla posizione 104. Eni è inserita anche nella classifica Thomson Reuters Top 100 Global Energy Leaders e nella Thomson Reuters Top 25 per il settore Oil&Gas.

Dal 1995 al 2001 lo Stato italiano ha venduto in cinque fasi parte consistente del capitale azionario, conservandone una quota superiore al 30% (sommando le quote detenute dal Dipartimento del tesoro e dalla Cassa depositi e prestiti) e detenendo comunque il controllo effettivo della società. In base alla legge 30 luglio 1994, n. 474, lo Stato, tramite il Ministero dell'economia e delle finanze, d'intesa con il Ministero delle imprese e del made in Italy, è titolare di una serie di poteri speciali (la cosiddetta golden share) da esercitare nel rispetto di criteri prestabiliti.

È guidata da Giuseppina Di Foggia (presidente dal 6 maggio 2026) e Claudio Descalzi (amministratore delegato dall'8 maggio 2014). La società è quotata sia al New York Stock Exchange (NYSE) che nell'indice FTSE MIB della Borsa Italiana.

Storia Gli storici dell'economia tendono a mettere in evidenza nella nascita dell'ENI una diversa concezione dell'intervento pubblico rispetto a quella che fu alla base della nascita dell'IRI: se nel caso dell'IRI lo Stato si limitò a intervenire in emergenza per “salvare” le aziende private, in quello dell'ENI lo Stato svolse un ruolo “strategico” e in parte di concorrenza agli interessi dell'industria privata.così ad esempio Toninelli in Energy supply and economic development in italy: the role of the state-owned companies, Dipartimento di Economia Politica, Università di Milano Bicocca, ottobre 2008

Cronologia essenziale Queste sono le date principali nella storia dell'Eni: 1926: viene costituita l'AGIP 1936: costituzione dell'Anic 1941: costituzione della Snam 1945: Enrico Mattei è commissario dell'AGIP 1953: con legge 136 del 10 febbraio è istituito l'ENI, Ente Nazionale Idrocarburi 1954: acquisizione della Pignone 1957: costituzione della Saipem 1958: inaugurazione stabilimento di Ravenna 1962: inaugurazione stabilimento di Gela; acquisizione della Lanerossi; morte di Enrico Mattei 1963: inaugurazione raffineria di Sannazzaro de' Burgondi 1967: l'Italgas entra a far parte del gruppo ENI 1968: l'ENI diventa maggior azionista della Montedison 1974: Agip acquisisce la rete di distributori Shell Italia, trasformata nell'Italiana Petroli (IP); inaugurazione dei gasdotti provenienti dall'URSS e dai Paesi Bassi 1976: Scoppio della colonna di lavaggio dell'impianto di sintesi dell'ammoniaca dell'Anic di Monte Sant'Angelo 1977: l'ENI acquisisce le partecipazioni dell'EGAM 1980: l'ENI esce dal capitale Montedison e rileva le attività della SIR e della Liquichimica 1982: costituzione della nuova caposettore per la chimica EniChimica, poi EniChem 1986: cessione della Lanerossi e di tutto il settore tessile 1989: costituzione di Enimont 1991: scioglimento di Enimont e acquisizione di tutti gli stabilimenti chimici Montedison 1992: ENI diventa società per azioni; cessione della Nuovo Pignone 1993: Tangentopoli: arresto e successivo suicidio del presidente Gabriele Cagliari 1995: il Ministero del Tesoro cede una prima quota Eni pari al 15% del capitale, collocandolo in Borsa 1998: A febbraio Eni incorpora l'Agip, di cui sopravvive il marchio fino al 2013 2001: liberalizzazione del mercato del gas: fine del monopolio Eni nell'importazione e nella distribuzione; attraverso EniPower Eni entra nel settore dell'energia elettrica 2002: conferimento delle attività nella petrolchimica a Polimeri Europa 2003: Eni celebra i 50 anni di attività 2005: In Angola Eni avvia i giacimenti petroliferi di Kissanji e Dikanza; l'Italiana Petroli (IP) viene ceduta all'Anonima Petroli Italiana (API) 2011: Eni scopre in Mozambico un giacimento di gas 2012: Polimeri Europa viene rinominata Versalis; cessione di Snam 2013: Nasce Enjoy, brand di Eni Smart Consumer S.p.A, che offre il servizio di car sharing nelle città italiane. Nello stesso anno viene soppresso, per la fusione definitiva con Eni, il marchio Agip 2015: Eni scopre in Egitto il giacimento di gas naturale di Zohr, considerato il più grande giacimento di gas del Mediterraneo; deconsolidamento di Saipem; avvio della direzione Energy Solutions per lo sviluppo delle energie rinnovabili 2017: Prende il via la società retail di Eni gas e luce, le cui attività sono scorporate da Eni. 2019: La società ambientale di Eni, Syndial, cambia nome e diventa Eni Rewind 2022: Eni gas e luce cambia nome in Plenitude 2023: nasce Eni Sustainable Mobility, la nuova società dedicata alla mobilità sostenibile 2024: Eni Sustainable Mobility cambia ragione sociale e diventa Enilive

Le origini L'ENI fu istituito con legge numero 136 del 10 febbraio 1953, ma l'intervento dello Stato italiano nel settore degli idrocarburi risaliva a prima della Seconda guerra mondiale: l'Agip era nata nel 1926, l'Anic nel 1936 e la Snam nel 1941. L'orientamento dei governi dell'immediato dopoguerra era però quello di chiudere e liquidare l'AGIP, a causa degli scarsi ritrovamenti seguiti alle ricerche. Invece proprio a partire dal 1945 vi furono i primi promettenti ritrovamenti di metano in alcuni pozzi scavati dall'AGIP in Pianura Padana. L'appoggio politico di Alcide De Gasperi e di Ezio Vanoni fu determinante nel favorire l'approvazione della legge istitutiva dell'ENIcosì sostiene Italo Pietra in Mattei, la pecora nera, SugarCo Edizioni, 1987 che fu comunque preceduta da un lungo dibattito parlamentare.

La legge concedeva all'ente il monopolio nella ricerca e produzione di idrocarburi nell'area della Pianura Padana; al nuovo ente fu attribuito il controllo di Agip, Anic e Snam e di altre società minori, configurandosi così come un gruppo petrolifero-energetico integrato che potesse garantire lo sfruttamento delle risorse energetiche italiane. L'ENI aveva il compito di “promuovere e intraprendere iniziative di interesse nazionale nei settori degli idrocarburi e del gas naturale”. La “rendita metanifera” garantita dal monopolio del gas permise all'ENI di finanziare i propri investimenti, anche molto ingenti.

Enrico Mattei fu contemporaneamente presidente dell'ENI e delle principali società controllate. I primi anni di vita dell'ENI furono contraddistinti da grande attivismo a tutti i livelli del ciclo degli idrocarburi.

Le attività in Italia Nonostante l'ENI fosse nato per sfruttare le risorse petrolifere della Pianura Padana, i ritrovamenti petroliferi sul suolo italiano (Cortemaggiore, Gela) non si rivelarono particolarmente abbondanti. Nonostante ciò, gli anni cinquanta furono anni di grande sviluppo per:

la rete di gasdotti, che permise lo sfruttamento del metano sia per uso residenziale sia per uso industriale; la rete di distributori di benzina, che seguì lo sviluppo della rete autostradale e fu coadiuvata dalle aree di servizio e dai “motel Agip”; l'immagine dell'Agip, grazie alle campagne pubblicitarie incentrate sul logo del “cane a sei zampe”, introdotto già nel 1952; la chimica, con la costruzione del polo petrolchimico di Ravenna, che andò a intaccare il monopolio della Montecatini nei fertilizzanti.

I rapporti con i “privati”

L'ENI nacque nonostante l'iniziale opposizione degli industriali privaticosì sostiene, fra gli altri Valerio Castronovo in L'industria italiana dall'Ottocento a oggi, Arnoldo Mondadori Editore, 2007, in particolare dei gruppi Montecatini ed Edison e delle compagnie petrolifere estere operanti in Italia. Quella dell'ENI era considerata concorrenza sleale, perché le sue attività di ricerca erano finanziate dallo Stato; in realtà, l'Agip già collaborava con le compagnie private in alcune società di raffinazione. La stampa legata alla Confindustria (in particolare 24 Ore) tendeva a ridimensionare la portata dei ritrovamenti petroliferi dell'Agip e a sottolinearne l'impreparazione dei tecnici. Per controbilanciare gli attacchi che l'ENI riceveva sulla stampa, l'ENI contribuì alla nascita del quotidiano Il Giorno. Politicamente importante fu anche l'Ufficio Studi e Relazioni pubbliche, affidato a Giorgio Fuà e Giorgio Ruffolo, che effettuava ricerche e previsioni sull'evoluzione del mercato dell'energia.

I salvataggi: Pignone, Lanerossi e Sir Nato per operare in un settore ben specifico (ricerca, estrazione e lavorazione degli idrocarburi), già dal 1953 l'ENI allargò il suo campo di attività al settore metalmeccanico, acquisendo il Nuovo Pignone di Firenze: si racconta che la richiesta di intervenire per salvare l'azienda sia arrivata a Mattei direttamente dall'allora sindaco di Firenze Giorgio La Pira, per scongiurare gli oltre mille licenziamenti annunciati dalla proprietà. L'azienda produceva compressori e altri macchinari industriali, e si sarebbe rivelata poi strategicamente importante per l'ENI per la costruzione di pompe di benzina. Nel 1962 l'ENI acquisì l'azienda tessile Lanerossi, anch'essa in condizioni economiche precarie. Nel 1982 assorbì le aziende SIR, Rumianca ed Euteco del gruppo Rovelli.

L'attività all'estero I crescenti consumi petroliferi dell'Italia costrinsero l'ENI a rivolgersi all'estero per garantire al paese gli approvvigionamenti. Il fatto di arrivare per ultimo nei paesi esportatori del Medio Oriente portò l'ENI a concludere contratti molto favorevoli per i produttori, fatto che da una parte fruttò all'ente l'immagine di “amico” dei Paesi in via di sviluppo e dall'altra invece suscitò la contrarietà da parte del cartello internazionale delle Sette sorelle (vedi la voce Enrico Mattei, "Il governo ombra" di Mattei). In effetti fin dai suoi primi anni l'ENI puntò con decisione sull'Africa, dove, oltre a concludere accordi per le ricerche, realizzò raffinerie e reti distributive. Furono strategicamente importanti per l'ENI le competenze ingegneristiche delle sue controllate Snamprogetti e Saipem: la progettazione e realizzazione di oleodotti e raffinerie furono spesso inserite come contropartita negli accordi per la ricerca e lo sfruttamento di giacimenti petroliferi.

Gli anni sessanta Nel 1962, Enrico Mattei morì in un misterioso attentato che fu inizialmente ritenuto essere solo un semplice incidente aereo nei pressi di Bascapè. La sua morte è collegata alla protezione di importanti interessi politici, economici e mafiosi, italiani ma anche stranieri, come appurato solo nel 2012 durante le indagini su un altro omicidio, quello di Mauro De Mauro, un giornalista intenzionato a rivelare i segreti dietro l'attentato.

In seguito alla misteriosa uccisione di Mattei, la presidenza dell'ente fu affidata al suo stretto collaboratore Marcello Boldrini, che però esercitava prevalentemente funzioni di rappresentanza; di fatto, Eugenio Cefis era il dirigente con la maggior autorità. Dopo gli anni del frenetico sviluppo impresso da Mattei, l'ENI cercò di: