Lanarchia (, , senza + , principio o origine; o , senza + , sovrano o potere; o , senza + , comandare) è la tipologia d'organizzazione sociale agognata dall'anarchismo, basata sull'ideale libertario di un ordine fondato sull'autonomia e la libertà degli individui, contrapposto a ogni forma di potere costituito, compreso quello stataleDefinizione estrapolata da . L'anarchia, come proposta da Pierre-Joseph Proudhon, è un'organizzazione sociale che rimpiazza la proprietà (un diritto esclusivo di individui, gruppi, organizzazioni e Stati) con il possesso (occupazione e uso); Proudhon rifiutò la violenza come mezzo rivoluzionario.

Nella sua accezione contemporanea, l'anarchia nasce terminologicamente con gli scritti del filosofo politico, economista e sociologo francese Pierre-Joseph Proudhon nella prima metà del XIX secolo, affondando idealmente in concetti propri del pensiero di autori quali l'umanista e politico Tommaso Moro (Utopia), gli illuministi (Condillacfondatore del sensismo, il Marchese de SadeScrittore erotico ma anche autore degli Opuscoli politici e del pamphlet Francesi, ancora uno sforzo se volete essere Repubblicani, nel quale propugna un utopismo anarchico estremistico, Maréchal, in parte Rousseaucfr. Il contratto sociale, che si apre con la celebre frase «L'uomo è nato libero ma ovunque è in catene». e Diderot) e lo scrittore e filosofo William Godwin. Contributori allo sviluppo del pensiero anarchico, quasi contemporanei a Proudhon, furono l'inventore, musicista, scrittore statunitense e filosofo individualista Josiah Warren, l'anarchico individualista Benjamin R. Tucker, il rivoluzionario e filosofo anarchico collettivista Michail Bakunin, lo scrittore Lev Tolstoj e, limitatamente ad alcuni sviluppi sopravvenuti nel secolo successivo, anche il filosofo egoista tedesco Max Stirner e il pedagogista spagnolo Francisco Ferrer y Guardia.

Le interpretazioni che gli storici, i politici e gli stessi anarchici danno dell'anarchia sono varie e ramificate. Nel corso della storia con anarchia non si individua un'univoca forma politica da raggiungere e soprattutto non si concordano necessariamente i mezzi politici da utilizzare, spaziando dalla nonviolenza al pacifismo e all'insurrezionalismo rivoluzionario. Tutto lo spettro anarchico ha tuttavia come nucleo ideologico centrale un elemento comune: la necessità dell'annullamento dello Stato o in ogni caso delle più incombenti forme di potere costituito. Tutti gli anarchici sono cioè concordi nel considerare l'abolizione del potere condizione necessaria e obiettivo finale dell'evoluzione sociale. L'annullamento del potere dello Stato non implica l'annullamento dell'organizzazione sociale, bensì l'evoluzione verso una società non gerarchica in cui spesso viene sostenuta anche l'abolizione della proprietà privata.

Le suddette interpretazioni implicano almeno dal punto di vista fattuale una gamma di movimenti e linee di pensiero che spaziano dall'anarco-pacifismo e l'anarchismo cristiano di Lev Tolstoj, all'anarco-comunismo di Pëtr Alekseevič Kropotkin, all'insurrezionalismo di Errico Malatesta, all'anarco-individualismo fino all'illegalismo, e ai movimenti anarchici contemporanei d'ogni genere, a volte slegati dalle teorie fondamentali e dal loro sviluppo storico.

Il termine anarchia era ed è a volte impropriamente utilizzato per descrivere il caos nel primigenio significato mitologico e situazioni di disordine sociale quindi di illegalità, spesso mutuando significati propri del caos inteso nel senso fisico di disordine entropico: un termine corretto utilizzabile, per distinguere l'anarchia dalla semplice mancanza di legge, è anomia. Per evitare questa confusione tra termine politico e gergale e per sfuggire a censure venne utilizzato contemporaneamente dal 1857 il termine libertario, coniato da Joseph Déjacque e subito utilizzato largamente in Francia aggirando la censura statale. Acrazia infine è analogo termine di uso francofono meno diffuso in lingua italiana. Anarchia, libertarismo (da non confondere con libertarianismo) e acrazia diventano quindi sinonimi a partire dalla seconda metà del XIX secolo, con sfumature relative al contesto e alle epoche. Con anarchia si intende la prospettiva politica e il progetto sociale mentre con anarchismo, in modo più stringente, si intende la teoria in sé e il ramificato movimento concreto di lotta, che in gran parte si ritiene continuazione ideale dell'opera demolitrice dei vecchi ordini cominciata con la Rivoluzione francese, epurata dai relativi errori quali militarismo, nazionalismo e giacobinismo, descritti e criticati da Godwin nel saggio Giustizia politica.

Storia Nel mondo antico Anarchia, terminologicamente nasce nell'antichità greca, in accezione puramente negativa come degenerazione dello stato e come mancanza di ordine (α(ν)-αρχή). La prima menzione scritta della parola anarchia la si legge pronunciata da parte di Antigone, nella parte finale de I sette contro Tebe, (Ἑπτὰ ἐπὶ Θήβας, Heptà epì Thḗbas) di Eschilo, vicenda poi ripresa nella nota tragedia di Sofocle, e rappresentata per la prima volta ad Atene alle Grandi Dionisie del 467 a.C. dove lei testualmente recita: Non ho vergogna di mostrare alla città questo atto di disobbedienza (οὐδ᾽ αἰσχύνομαι ἔχουσ᾽ ἄπιστον τήνδ᾽ ἀναρχίαν πόλει, versi 1035-1036)

In questo caso, Antigone esprime un sentimento di disobbedienza e ribellione individuale nei confronti dei governanti che le impediscono di seppellire il fratello, minacciandoli che se nessuno se ne assumerà l'incarico sarà lei stessa a compiere il rito funebre, anche a costo di dover seppellire gli stessi governanti e affrontando i pericoli che ne deriveranno.

In ambito di politeia, affrontando questioni riguardanti la cosa pubblica, e non di ribellione individuale al potere, sempre in senso spregiativo la ritroviamo nei classici:

Lo storico greco Polibio la include in un disegno ricorsivo (anaciclosi) della storia dei popoli come derivazione dello stadio peggiore dell'evolvere umano causato dalla degenerazione della democrazia in oclocrazia o governo della massa. Dalla condizione di anarchia, descritta come "disordine e trionfo degli istinti brutali" la stessa natura umana avrebbe permesso che la storia continuasse il suo percorso ciclico con la rinascita di una monarchia. Nella storiografia sull'antica Roma, si utilizzerà in questo la locuzione anarchia militare come mancanza di stabilità causata da guerre civili tra il 235 e il 284.

Non mancano casi isolati di pensatori anti-sistema e che potrebbero essere definiti proto-anarchici, nel senso odierno del termine: è l'esempio di molti cinici, critici del potere e di ogni convenzione e struttura sociale autoritaria, dei quali il più celebre è Diogene di Sinope.

Tra gli altri precursori di concetti libertari e/o antipolitici vi sono Zenone di Cizio, cinico e fondatore dello stoicismo, Epicuro, Laozi (fondatore del taoismo) e il gladiatore ribelle Spartaco.

nel Periphyseon, di Giovanni Scoto Eriugena, dio è definito il solo anarchos ossia senza principio, in quanto natura che crea senza essere stata a sua volta creata, causa principale di tutte le cose da questa fatte e provenienti.

Niccolò Machiavelli nelle sue opere riprende nuovamente il concetto arbitrario di anarchia quando auspica uno stato forte che vinca l'anarchia dei feudatari, signorotti di visione limitata e familistica.

Dai concetti del giusnaturalismo e da alcune comunità cristiane radicali, sorgeranno le prime teorizzazioni anarchiche.

Precursori moderni L'idea moderna dell'anarchia nacque con gli scritti di Thomas More, e con alcune teorizzazioni del movimento illuminista, in particolare concetti di Jean-Jacques Rousseau (che pure non era anarchico), il prete ateo Jean Meslier e il Marchese de Sade; quest'ultimo nei suoi opuscoli politici e nel pamphlet Francesi, ancora uno sforzo se volete essere Repubblicani, contenuto nel romanzo erotico La filosofia nel boudoir, propone una società completamente anarchica fino a livelli estremi. Anche in Denis Diderot, sostenitore prima della monarchia e poi di un sistema democratico, si possono trovare, negli scritti più tardi, alcune idee avvicinabili a concetti libertari."Volete che vi racconti un bel paradosso? Io sono convinto che la specie umana può essere veramente felice solo in uno stato sociale nel quale non vi siano né re, né magistrati, né preti, né leggi, né tuo, né mio, né proprietà mobiliare, né proprietà fondiaria, né vizi, né virtù; e questo stato sociale è maledettamente ideale" (Diderot, L'uomo e la morale, pag. 42) Durante la Rivoluzione francese vi furono gruppi radicali che volevano l'abolizione dello Stato e della proprietà privata, ad esempio negli Arrabbiati, guidata dall'ex prete Jacques Roux, e, nel periodo del Direttorio, gli Eguali di François-Noël Babeuf.

Nell'accezione moderna

Come in introduzione, anarchia deriva da termine greco che si può tradurre con "senza governante" (α-(a-) significa "senza" [alfa privativa], la radice αρχή- (archè) può essere tradotta con "governo", anche se il significato specifico sarebbe "comando", "ordine", "potere").

Dall'ancestrale uso dispregiativo di caos, assenza di armonia, utilizzata in parte anche da William Godwin, oggi ritenuto il primo pensatore anarchico ISBN 0691072175, ISBN 9780691072173, si giunse, proprio da parte di Godwin ad una tale contrapposizione con il concetto di ordine governativo costituito che fu in grado di rivalutarne il significato politico.

Gli anarchici attribuiscono a questo termine il significato di un nuovo ordine antigerarchico (fondato sulla pari dignità, e perciò autentico) che si contrappone al caos burocratico dell'autorità, un tipo di società basato sull'orizzontalità, sulla reciprocità paritaria tra individui, che crea armonia. Il primo a utilizzare la parola anarchia in tal senso fu Pierre-Joseph Proudhon, pag. 151.

Realizzazioni anarchiche

Sebbene nella storia dell'uomo siano esistite numerose e precoci realizzazioni di società e organizzazioni basate su principi anarchici, la Comune di Parigi del 1871 è stato un rappresentativo e vasto tentativo di società anarchica di risonanza globale; si ricorda il commento di Michail Bakunin, uno dei grandi pensatori storici dell'anarchia di radice socialista:

Alla Comune di Parigi seguì la nascita di varie associazioni anarchiche, come ad esempio, in Italia la Società Internazionale Forlivese, fondata a Forlì nel 1872. Dieci anni dopo, nel 1882, nella stessa città fu convocato un Congresso anarchico italiano.

All'inizio del XX secolo, un modello di comunità che si richiamava all'anarchismo, fu quello dei Kibbutz, sorti in Palestina ad opera del movimento sionista. Tali organizzazioni si sono via via discostate dall'anarchismo a partire dagli anni 30 dello scorso secolo.

Forte come quella della Comune, fu l'esperienza della Machnovščina o Armata nera, l'esercito insurrezionalista d'Ucraina insorta sotto la guida del generale contadino Nestor Ivanovič Machno, in seguito entrato in rotta ideologica con molti esponenti dell'anarchismo contemporanei, per il carattere rigido, derivante dall'esperienza bellica, della corrente piattaformista. Altra esperienza collettiva fu la Rivolta di Kronštadt, l'indipendenza dallo zarismo e poi la resistenza ai soviet centrali bolscevichi della città russa di Kronštadt. Entrambe queste esperienze vennero cancellate con le armi dalla normalizzazione sovietica attraverso l'utilizzo dell'Armata Rossa comandata dal generale Lev TrotskyL'Ucraina e Nestor Machno, il «Cosacco dell'Anarchia», in .