Omnibus. Settimanale di attualità politica e letteraria fu un settimanale d'informazione italiano fondato nel 1937 da Leo Longanesi, che ne fu l'unico direttore durante la sua breve vita. Fu pubblicato fino al 29 gennaio 1939.
Considerato il progenitore dei settimanali d'informazione italiani, «Omnibus» aprì la strada a quello che divenne il popolare genere del rotocalco. Il periodico fu un modello per i rotocalchi del dopoguerra. Sul settimanale di Longanesi si trovarono per la prima volta la tecnica di stampa (la rotocalcografia), i criteri d'impaginazione, l'importanza data alle fotografie (usate consapevolmente come mezzo per attirare il lettore) che saranno adottati dai settimanali d'attualità del dopoguerra.. Fu una palestra di giornalismo per uomini come Arrigo Benedetti, Mario Pannunzio ed Indro Montanelli.
Il nome Il pronome latino omnibus ("per tutti", dativo plurale di omnis) potrebbe oggi far pensare all'idea di uno sguardo al passato, o della rievocazione dei tempi andati, per esempio quelli di Roma antica. Al contrario, il vocabolo all'epoca era in uso.
In Francia, ad esempio, la voiture omnibus era un veicolo pubblico motorizzato (ma in origine trainato da cavalli) che trasportava esclusivamente le persone con i loro bagagli personali. La scelta del nome della rivista fu rivelatrice del programma del suo direttore: Omnibus è destinato a tutti e vi è di tutto, coniugando qualità e gusti popolari. Il rivolgersi a tutti significa inoltre uscire dal mondo chiuso in se stesso di "Strapaese", il movimento culturale cui Longanesi aveva fino ad allora aderitoGabriele Nicolussi, “L'undicesimo comandamento: credi ma disubbidisci!” «Omnibus» (1937-1939) di Leo Longanesi, tesi di laurea, Università di Trento, a.a. 2007/2008..
Storia Fondazione Fin dal 1935 Leo Longanesi iniziò a progettare un giornale illustrato d'informazione stampato in rotocalco. Chiese un'autorizzazione personale a Benito Mussolini, che ottenne nel gennaio 1936 ad una condizione: la nomina di Tomaso Monicelli come amministratore. Ottenuto il via libera, Longanesi trovò un editore nel milanese Angelo Rizzoli, che il giornalista prediligeva per i suoi avanzati macchinari per la stampa. L'editore milanese, infatti, aveva già introdotto le macchine a rotocalco nelle proprie tipografie. Rizzoli, che non credeva fino in fondo nel successo della rivista, non consentì però a Longanesi di organizzare una redazione. Longanesi dovette quindi affidarsi a collaboratori esterni. Scelse Mario Pannunzio (27 anni) e Primo Zeglio (31 anni, compagno di studi di Pannunzio al Centro sperimentale di cinematografia di Roma)Luciano Lanna, Il fascista libertario Sperling & Kupfer, 2011, pag. 44. per la critica cinematografica, mentre affidò ad Arrigo Benedetti (coetaneo di Pannunzio, di cui è amico; entrambi vengono da Lucca) la critica letteraria.
Il giornale, quando nacque, ebbe due editori: Rizzoli e Mondadori. Il fatto, abbastanza insolito, sembra fosse dovuto alle pressioni del regime. Dopo soli sei mesi di coabitazione, comunque, la sinergia si sciolse e Rizzoli rimase l'editore unico del settimanale.
Contenuti della rivista L'IMPAGINAZIONE DI «OMNIBUS»Pag. Contenuto 1 Prima pagina 2 «Guerra e pace» 3 Terza pagina 456 Racconti in traduzione,servizi dall'estero,note di costume,rubriche di moda. 7 «Il Sofà delle Muse» 8 réclame 9 «Giorno e notte» 10 Romanzo americano tradotto 11 «Giallo e rosso» 12-15 servizi vari e réclame 16 Satira (vignette, fotografie, ecc.) Fonte: Maria Chiara Selmo, Un inventore di giornali. Leo Longanesi scrittore grafico pittore (tesi di laurea), Università di Padova, a.a. 2010/11Versione digitalizzata.. Il primo numero uscì a Roma il 28 marzo 1937 - con la data del 3 aprile - al prezzo di 1 lira. La pagina era divisa in sei colonne, la foliazione era di 16 pagine. Longanesi stesso scelse il carattere tipografico Bodoni. Il formato della rivista, inusuale per l'Italia, il Nordic (40 × 56 cm), era simile a quello dei quotidiani, che all'epoca adottavano il formato lenzuolo (43 × 58/59 cm). Essendo nato d'intesa con le alte autorità del fascismo, il settimanale ottemperò alle direttive del Ministero della cultura popolare per quanto riguarda gli articoli di politica, interna ed estera. In tale ambito non fu diverso dagli altri giornali di regime.. Nel campo della cultura invece Omnibus ebbe un atteggiamento completamente differente: le critiche al cinema e al teatro italiani furono serrate, il linguaggio disinvolto e anticonvenzionale. Con «Omnibus» Longanesi fece un settimanale di dibattito culturale e artistico, di curiosità mondana e satira di costume, di musica e di teatro. Il debutto fu un successo: vennero vendute 42 000 copie. Longanesi (che curò la fattura della rivista ma non vi scrisse direttamente) diede un taglio completamente nuovo ed innovativo all'offerta informativa, con inchieste ed articoli storici e politici, inserendo anche saggi di cultura letteraria (racconti a puntate, poesie, dibattiti).
Fin dal suo esordio il rotocalco ebbe una struttura e un'impaginazione ben definite, che non sarebbero più mutate.. Le rubriche fisse di «Omnibus» furono: Politica estera: «Guerra e pace» (pagina 2) di Augusto Guerriero, che si firmò “Ricciardetto”Claudio Taccucci, Ricciardetto (Augusto Guerriero), 2011 ISBN 978-8891018953.. Lo stile era privo di retorica fascista, il contenuto non seguiva le linee imposte dal regime. Guerriero non nominò mai Mussolini e il partito, non parlò (pur essendo una rubrica di affari esteri) della politica estera del governo. Non ne parlò perché in dissenso; per questo motivo niente articoli sull’Impero e la guerra d'Etiopia, sul Patto anticomintern, sull'uscita dell'Italia dalla Società delle Nazioni. Sulla guerra di Spagna disse che non vorrebbe scriverne e ha “rimandato troppo l’ingrato dovere” Omnibus, 15 maggio 1937.. La rubrica ebbe riscontri di attacchi, rivolti a specifici articoli, da parte della stampa filofascista. Aldo Garosci testimonia che la rubrica veniva letta anche dagli antifascisti: “Lo leggevamo perché era l’unico scrittore di politica estera informato e serio”«Corriere della Sera», 2 gennaio 1982.; Letteratura: «Il sofà delle muse» (pagina 7, tenuta da Arrigo Benedetti). All'interno della rubrica trovarono spazio gli articoli di intellettuali che in seguito ebbero uno spazio importante nella cultura italiana, come Alberto Moravia, Eugenio Montale, Elio Vittorini e Vitaliano Brancati, a testimonianza della lungimiranza di Longanesi; Cinema: «Giorno e notte» (pagina 9, a cura di Mario Pannunzio); Prose e concerti a Roma: «Giallo e rosso» (pagina 11). La rubrica è suddivisa in: «Palchetti romani» (teatro) di Alberto Savinio e «Il sorcio nel violino»Il nome era tratto dal libro omonimo di Barilli. (musica) di Bruno Barilli; Architettura ed urbanistica: «Via dal vantaggio»; Corsi e valute: «Mercurio».
Vi era poi la rubrica a scadenza non fissa «Il Demone quotidiano», che raccoglieva scritti sopra le righe e ironici. In ogni numero comparivano inoltre i graffianti e divertenti disegni di Mino Maccari. Gli altri autori delle vignette satiriche furono: Amerigo Bartoli, Bernardo Leporini e Giuseppe Novello. Inoltre, la fantasia del direttore, unita alla sua verve polemica ed alla sua acuta intelligenza, originò quelle famose "fotografie innovative e provocatorie" (riunite in una pagina in fondo alla rivista intitolata «Album di famiglia») che ispirarono tutta la stampa d'informazione italiana del dopoguerra. Nel 1938, dopo un anno di vita, il settimanale sfiorò la tiratura di 100 000 copie.
Ogni articolo era poi corredato da grandi fotografie, molto più nitide di quelle che apparivano sugli altri settimanali grazie alla stampa in rotocalco. Realizzate da Cesare Barzacchi su soggetti scelti da Longanesi (la cui abilità nell'uso delle fonti iconografiche era un punto di forza del giornale), le fotografie non avevano solo lo scopo di accompagnare l'articolo, ma rafforzavano e ampliavano i contenuti. L'immagine si adattava alle esigenze della comunicazione, diventando ora documento freddo e distaccato della realtà, ora occhio critico verso la societàMaria Chiara Selmo, Un inventore di giornali. Leo Longanesi scrittore grafico pittore (tesi di laurea), Università di Padova, a.a. 2010/11..
La chiusura
Longanesi aveva assunto nei confronti del regime una posizione che veniva percepita come troppo indipendente e autonoma. L'occasione per un intervento diretto del Ministero della cultura popolare venne da un articolo di Alberto Savinio, apparso a pag. 4 sul numero del 28 gennaio 1939M. Gatta, Amaro gelato di Leopardi, in Il Sole 24 ore .. L'articolo, dedicato alla celebrazione a Napoli di Giacomo Leopardi, nel 102º anniversario della morte, era intitolato «Il sorbetto di Leopardi»Pietro Albonetti, Corrado Fanti, Longanesi e italiani, Edit Faenza, 1997.. Giudicato irriverente, costò l'ordine di sospensione a tempo indeterminato delle pubblicazioniLuigi Cortesi, La Campania dal fascismo alla Repubblica: Società e cultura, Volume 2, Editore Regione Campania, Comitato per le celebrazioni del XXX anniversario della Resistenza, 1977..
La mano pesante del regime non si fece sentire solo nel gennaio 1939: nel complesso, tutta la breve esistenza di «Omnibus» fu difficile. Gino Visentini, allievo di Longanesi, ricorda:
Il 2 febbraio, il giorno stesso del ricevimento del telegramma, Longanesi scrisse una lettera al ministro Alfieri, cui chiese di rivedere il provvedimento. Seguirono due lettere a Mussolini, senza esito.
Lo stesso ministro Alfieri ricevette, il giorno dopo la sospensione di «Omnibus», un telegramma del podestà di Napoli (Giovanni Orgera) che esprimeva “il ringraziamento della città per il vostro energico rapido salutare provvedimento”.
Firme La collezione di Omnibus comprende 96 numeri, di cui: 39 usciti nel 1937, 53 nel 1938 e 4 nel 1939. Per decisione dell'editore, il settimanale non ebbe una redazione con giornalisti contrattualizzati a tempo pieno. Leo Longanesi si avvalse quindi di una schiera di collaboratori, molti dei quali erano estranei al mondo ufficiale della cultura di allora.: Arrigo Benedetti, collaboratore fisso e responsabile della critica letteraria; Mario Pannunzio, collaboratore fisso e responsabile della critica cinematografica; Bruno Barilli alla critica musicale; Alberto Savinio alla critica teatrale; Augusto Guerriero e Indro Montanelli, alla politica estera; Manlio Lupinacci, articoli a fondo storico e critica letteraria; Gino Visentini, critica letteraria e articoli sulla società; Irene Brin, brevi pezzi di costume; Maria Del Corso recensioni di libri e articoli a fondo storico; Massimo Alberini, “ritratti” di persone e situazioni delle città di provincia
Leo Longanesi non firmò alcun articolo con il proprio nome. Ma la sua mano fu presente ovunque nel settimanale: dalla scelta della veste tipografica, all'impaginazione e alle fotografie; Longanesi inoltre rivedeva e correggeva personalmente i testi degli articoli prima di pubblicarli. Sul settimanale apparvero anche le firme diElena Savino, La diaspora azionista. Dalla Resistenza alla nascita del Partito radicale, FrancoAngeli, 2010, pag. 160.: Corrado Alvaro (che pubblicò sul settimanale un inedito, I nemici), Vitaliano Brancati (pubblicò su «Omnibus» Gli anni perduti), Emilio Cecchi; Vittorio Gorresio; Mino Maccari; Mario Missiroli; Paolo Monelli; Alberto Moravia; Mario Praz; Primo Zeglio.
Indro Montanelli collaborò al giornale con diversi pseudonimi, come "L'addetto alle schede", "Il tarlo" e "L'Archivista". Nel 1937 il settimanale pubblicò alcuni reportage col suo nome dalla Spagna dove infuriava la guerra civile (Da un fronte all'altro, 7 agosto 1937)Biografia di Indro Montanelli dal sito .
Autori pubblicati Italiani
Riccardo Bacchelli Luigi Bartolini Alessandro Bonsanti