La chiesa di San Francesco e Sant'Antonio è situata nella città di Cava de' Tirreni, all'ingresso del quattrocentesco Borgo Scacciaventi, in un'ampia piazza prospiciente la statale 18 che da Napoli conduce a Salerno.

La chiesa, risalente al 1500, è stata ricostruita, su tre livelli, dopo che il terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980 l'aveva in gran parte rasa al suolo. Adiacente alla chiesa è il convento dei frati minori, che ospita una prestigiosa biblioteca, il presepe monumentale, il centro di accoglienza Casa del pellegrino e la Mensa dei poveri.

Storia Alla fine del XV secolo la vita commerciale e religiosa di Cava de' Tirreni era concentrata lungo i portici del Borgo Scacciaventi; nel 1450 il Municipio decise di costruirvi una nuova chiesa con annesso convento, da affidare ai frati francescani, donando «alla Provincia di principato dei Minori Osservanti quattro moggia di terra...nel luogo detto Scassa-ventri».

La costruzione ebbe inizio nel 1492, ma solo il 24 febbraio 1501 fu «pigliata la possessione de lo decto Santo loco per frate Damiano de Licia, vicario prov.le, con circa frati sessanta».

La municipalità continuò a sostenere tutte le necessità economiche della comunità francescana, in segno di gratitudine per l'assistenza e l'apostolato religioso svolto dai frati, considerando quindi la chiesa di San Francesco come la "Chiesa della Municipalità".

Per poter meglio servire ai bisogni anche materiali del popolo, il 25 agosto 1580 i frati fondarono la Confraternita dell'Immacolata Concezione di Maria, che si è prodigata in opere caritative fino ai giorni nostri: infatti, sospesa solo nel 1943, si è poi ricostituita nel novembre 2001 con il nome di "Arciconfraternita della SS. Concezione e di San Francesco e Sant'Antonio".

La chiesa, nel corso degli anni, fu ingrandita ed arricchita al suo interno da numerose opere d'arte; sulla destra della facciata fu eretta anche un'imponente torre campanaria con orologio. Il complesso raggiunse il suo massimo splendore nel 1600; la storia dei secoli seguenti fu però in gran parte segnata da eventi distruttivi.

Il 5 giugno 1688 avvenne il primo terremoto, che danneggiò il soffitto sull'altare maggiore: restarono intatte le statue dellImmacolata Concezione, di San Francesco e di Sant'Antonio, tuttora esistenti. Il sisma del 1694 causò invece il parziale crollo del campanile; riportata al suo splendore, la chiesa subì altri danni minori da altre scosse, negli anni 1732, 1805 e 1857; restaurata, sempre grazie al sostegno della città, fu riaperta solennemente il 21 agosto 1864.

L'11 settembre 1943 fu la guerra a provocare gravi danni: alcuni colpi di obice, partiti dalle navi anglo-americane impegnate nello sbarco delle truppe alleate a Salerno, raggiunsero l'edificio. In pochi attimi andò perduto il lungo lavoro di costruzioni e restauri dei secoli precedenti: crollarono parte del campanile e della facciata, e l'intero soffitto a cassettoni in legno e oro. Andarono distrutti anche l'organo e le pareti della navata centrale, con decine di pregevoli affreschi, tele e quadri di maestri del Seicento e del Settecento.

Ancora una volta si diede inizio all'opera di ricostruzione, terminata solo negli anni sessanta. Tuttavia, l'ultima scossa del 1980 provocò la distruzione quasi totale dell'intero edificio; si salvò dalla macerie solo ciò che era nell'abside e nel presbiterio: i dipinti e alcune statue, che furono recuperate in buono stato, oltre al nuovo grande organo Tamburini, con le sue 3064 canne, collocato nella chiesa nel 1960.

Fu solo nel 1996 che ebbe inizio l'ultimo lavoro di riedificazione, durato tredici anni; l'opera, realizzata in varie fasi, si è compiuta grazie al sostegno economico dei fedeli. Numerose sono state le iniziative per la raccolta dei fondi; ed esempio la sottoscrizione "Un mattone per San Francesco".A quanti "acquistavano" con la propria offerta un mattone è stata data la possibilità di apporre il proprio nome sul mattone stesso, e di verificare poi l'esatto luogo ove esso veniva collocato nell'edificazione della chiesa superiore; sono stati così firmati 16800 mattoni.

Il 14 febbraio 1998 viene aperta una prima sezione della "chiesa superiore", con l'abside ed il transetto, che provvisoriamente ospiterà le funzioni religiose. Nel febbraio 1999 si inaugura il campanile; nel frattempo, prosegue il lavoro di creazione delle fondazioni, con i più moderni criteri antisismici. Gli scavi riportano alla luce la cripta, l'antico cimitero dei frati. L'area così ricavata sotto la chiesa viene quindi consacrata, il 7 dicembre 2004, come "Chiesa inferiore della Santissima Concezione"; la cripta custodisce le reliquie di sant'Antonio, nel frattempo giunte da Padova. Nel 2009 termina il restauro della sagrestia e si completa la ricostruzione dell'intera chiesa superiore, con il collegamento interno alla cripta ed alla chiesa inferiore.Franco Bruno Vitolo, A colloquio col Padre Guardiano, Padre Luigi Petrone..., nel mensile Pace e Bene, numero speciale marzo 2009.

Il 14 marzo 2009 l'intero complesso è stato aperto ai fedeli, e la chiesa è stata consacrata il giorno seguente dall'arcivescovo di Amalfi-Cava, monsignor Orazio Soricelli.

La chiesa L'edificio si sviluppa oggi su tre livelli: chiesa superiore, cripta e chiesa inferiore.

Chiesa superiore Due ampie gradinate, tra le quali è collocata un'antica colonna corinzia di marmo cipollino sormontata da una croce risalente al seicento, conducono dalla piazza all'ingresso principale della chiesa.

Facciata Rimasta in piedi dopo il terremoto del 1980, la facciata, di ispirazione cinquecentesca, è tra gli elementi di pregio dell'intero complesso.

Il prospetto, in tufo e travertino, si presenta con una linea ondulata, resa leggera da tre ampi archi; quello centrale è sormontato da un alto balcone e sorretto da colonne binate e introduce, attraverso il nartece, al portone principale; sulla parete destra del nartece, è posta la lapide commemorativa dell'inaugurazione del 14 marzo 2009.

Torre campanaria Sulla destra si staglia il campanile, costruito nel 1584 in sei ordini; dopo il crollo, nel 1694, della parte più alta, misura attualmente 35,80 metri. La torre si caratterizza per il particolare contrasto tra il piperno grigio, che delinea i quattro ordini, e l'intonaco bianco. I primi tre piani sono a pianta quadrangolare, con finestre ad arco; al terzo è collocata la campana più grande, fusa nel 1687. L'ultimo ordine è a pianta ottagonale, con i lati delineati dalle lesene in piperno, e ospita le altre campane: una recente fusa dalla fonderia Allanconi nel 2016, una risalente al 1765, l'altra fusa nel 1957 da due più piccole, datate 1537 e 1869.

Portale L'antico portale centrale, ricco di fregi, presenta dei battenti in legno marrone, oggi accuratamente restaurati, intagliati nel 1528 dai maestri cavesi Giovanni Marino Vitale e Marcantonio Ferrari. I venti pannelli illustrano con bassorilievi alcune scene evangeliche, tra cui l'Annunciazione, con l'arcangelo Gabriele e la Vergine Maria, i santi Pietro e Paolo, e poi figure e animali in stile gotico. I pannelli centrali raffigurano lo stemma della città di Cava, presente anche al centro dell'architrave, affiancato dai simboli dei quattro evangelisti.

Interno L'interno si presenta luminoso e ampio, a croce latina: tre navate, lunghe 35 metri, il transetto, largo 37,70 metri e lungo 10,70, e il presbiterio. Tutta la chiesa, dipinta con delicate sfumature in bianco, azzurro e nei vari toni del giallo, è rischiarata dalla luce proveniente dalle grandi finestre policrome; anche i vetri azzurrati dei lucernari creano suggestivi effetti cromatici tra le bifore del matroneo, sulle navate laterali.

Navate e transetto Nel soffitto della navata centrale spicca il grande dipinto ovale della Gloria dell'Immacolata tra gli angeli.Per raffigurare i volti degli angeli il pittore, il bielorusso Andrej Dubinin, ha preso a modello alcuni bambini cavesi. Poco più avanti, pende la struttura di ingranaggi e carrucole predisposta per innalzare e far oscillare nella navata, durante le celebrazioni liturgiche più importanti, un incensiere del peso di 70 kg: fuso in rame, cesellato e bagnato in argento, è il più grande del mondo, e può contenere 10 kg di carbone e 3 kg di incenso.Il più grande Botafumeiro si trova a Cava de'Tirreni , «Famiglia Cristiana», 11, 132Il più famoso incensiere del mondo è il Botafumeiro della cattedrale di San Giacomo a Santiago di Compostela.

Sopra la porta principale, è stato ricostruito fedelmente il "Coro notturno" dell'antica chiesa; al di sotto della balaustra, oggi sono esposti solo undici degli originari tredici dipinti su tavola del Seicento, salvati dalla distruzione del bombardamento del 1943. Raffigurano alcuni santi dell'Ordine francescano: Francesco d'Assisi, Antonio di Padova, Pasquale Baylón, Bonaventura da Bagnoregio, Ludovico di Tolosa, Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano, Elisabetta d'Ungheria, Pietro d'Alcántara, Chiara d'Assisi e Giacomo della Marca.

A sinistra del portone, conservatosi in buono stato, si trova il monumento sepolcrale, con stemma ed epigrafe, al generale Pietro Carola, morto nel 1668. Sulla parete destra, è stata scoperta il 15 marzo 2009 una lapide commemorativa della consacrazione della chiesa.

Le navate laterali sono caratterizzate da numerose cappelle; nei secoli passati ad esse erano legate, per ius patronatus, diverse famiglie cavesi, le quali si curavano anche della loro ricostruzione dopo ogni evento distruttivo. Oggi quest'antica tradizione è stata seguita, non esistendo più il diritto patronale, affidando le cappelle alla cura di alcune famiglie ed associazioni che hanno dato sostegno all'opera di riedificazione della chiesa.

In ciascuna delle cappelle c'è una statua lignea, o un dipinto, raffigurante il santo a cui è intitolata; procedendo dal fondo verso il transetto, si susseguono:

navata sinistra: Cappella della Divina Misericordia Cappella di San Raffaele Arcangelo Cappella di San Ludovico di Francia

Cappella di Sant' Antonio abate Cappella del Crocifisso di San Damiano Cappella di Santa Lucia e Sant' Agnello abate Cappella della Vergine Addolorata Cappella di Santa Chiara Cappella di Santo Stefano e San Lorenzo martiri

navata destra:

Cappella dei Santi Protomartiri francescani Cappella di Sant'Anna Cappella di Santa Elisabetta d'Ungheria Cappella della Vergine del Carmelo Cappella di Santa Rita Cappella di San Diego Cappella di San Giuseppe Cappella dei Santi Cosma e Damiano

Anche ai lati del vasto transetto si aprono quattro grandi cappelle:

sul lato sinistro: Cappella di San Francesco e Cappella di Sant'Antonio: a pianta quadrata, con le volte a vela affrescate, rimaste pressoché intatte dopo il terremoto del 1980, e piccoli altari in marmo intarsiato del Seicento. Nelle due cappelle sono esposte le statue lignee dei due santi, realizzate nel 1596 da G. Antonio Martino Carrozza di Napoli, e da allora sempre scampate ad ogni calamità.

sul lato destro: Cappella del Sacro Cuore, con un altare caratterizzato da quattro alte colonne corinzie. Cappella della Porziuncola, con due dipinti su tavola: il più grande, opera del 1586 di Francesco Curia, rappresenta l'istituzione del Cordigerato francescano; in alto, la piccola Madonna con il Bambino, san Francesco e gli angeli, attribuita al pittore fiammingo Teodoro d'Errico, del XVI secolo.

Presbiterio e abside Nel presbiterio, l'antica balaustra in marmo, con bassorilievi raffiguranti lo stemma dell'Arciconfraternita, si apre, al centro, in una breve scalinata a ventaglio, come a voler accogliere e condurre i fedeli verso il cinquecentesco altare maggiore, di marmo intarsiato con disegni floreali. Sotto l'altare sono custodite alcune reliquie francescane.