Il proclama di Rimini è un appello, datato 30 marzo 1815, con il quale Gioacchino Murat, insediato sul trono di Napoli da Napoleone Bonaparte, dopo aver dichiarato guerra all'Austria si rivolse agli italiani, chiamandoli alla rivolta contro i nuovi padroni. In realtà il proclama venne emesso da Gioacchino Murat il 12 maggio con la falsa data del 30 marzo, dopo la disfatta di Tolentino,Giuseppe Campolieti, Il re lazzarone, p. 410 che segnò la fine del Regno di Murat su Napoli.
Il contesto Nel 1806, Napoleone Bonaparte affidò la parte continentale del Regno di Napoli, che aveva appena conquistato, a suo fratello Giuseppe. Essendo quest'ultimo successivamente salito al trono di Spagna, dopo il rovesciamento di Carlo IV e Ferdinando VII, Napoleone pose sul trono di Napoli, con il nome di re delle Due Sicilie, suo cognato Gioacchino Murat.Jean Tulard, Murat, Parigi, Fayard, 1999, p. 232.
Alla fine della campagna di Russia, Murat abbandonò la Grande Armata, di cui aveva la responsabilità di riportarla indietro, nel tentativo di salvare il Regno di Napoli. Nel 1813, tuttavia, si unì alla Grande Armata e combatté nei suoi ranghi fino alla sconfitta di Lipsia. Dopo di che tornò nel suo regno, firmò un trattato di alleanza con l'Austria e fornì un esercito per combattere l'imperatore. Nel trattato l'Austria, appoggiata in questo anche dall'Inghilterra e dalla Russia, garantiva al Murat i suoi Stati (inclusa la Sicilia),Guglielmo Ferrero, Il Congresso di Vienna - 1814-1815, vol. II, p. 236 ponendo così un'ipoteca sulle decisioni del congresso di Vienna.Guglielmo Ferrero, cit., pp. 238-239
Ma il congresso di Vienna decise di restaurare l'Europa pre-rivoluzionaria, e quindi di ripristinare i Borbone a NapoliAlbert Malet e Jules Isaac, Rivoluzione, Impero e la prima metà del XIX secolo, Hachette, 1929, p. 404.. Il 15 marzo 1815, Murat approfittò della fuga di Napoleone dall'isola d'Elba per dichiarare guerra all'Austria. Il 2 maggio fu sconfitto nella battaglia di Tolentino. Il 12 maggio, con il proclama di Rimini - falsamente datato 30 marzo - si rivolse agli italiani chiamandoli alla rivolta contro gli austriaci e presentandosi come il portabandiera dell'indipendenza italiana, nel tentativo di trovare alleati nella sua disperata battaglia per mantenere il trono. Tuttavia, in conseguenza del fallimento della sua campagna militare, Murat fu catturato e poi fucilato il 13 ottobre 1815 a Pizzo Calabro.
Testo del proclama
Di seguito viene riportato il testo del proclama:
Gioacchino Napoleone
Riflessi successivi Il proclama di Rimini toccò particolarmente Alessandro Manzoni, che compose il canto omonimo con il quale volle esprimere sostegno all'appello di Murat per la lotta di tutti gli italiani per l'indipendenza. Il canto, tuttavia, rimase incompiuto e poté essere pubblicato soltanto nel 1848Giuseppe Langella, Amor di Patria: Manzoni e altra letteratura del Risorgimento, Novara, Interlinea, 2005, p. 71 contribuendo al dibattito sull'Unità d'Italia.
Invece negativa fu l'opinione del Colletta, che lo definì «...tardo e ridevole sostegno di cadente trono».Giuseppe Campolieti, Il re lazzarone, p. 411
Note
Bibliografia Giuseppe Campolieti, Il re lazzarone, Milano, Mondadori, 1999, ISBN 88-04-40528-7.
Voci correlate Risorgimento Guerra austro-napoletana
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