Il tricheco (Odobenus rosmarus ()) è un grande mammifero marino pinnipede. Ha una distribuzione discontinua nel mar Glaciale Artico e nei mari subartici dell'emisfero boreale. È l'unica specie vivente della famiglia degli Odobenidi (Odobenidae ) e del genere Odobenus .
Viene suddiviso in tre sottospecie: il tricheco dell'Atlantico (Odobenus rosmarus rosmarus), diffuso nell'oceano Atlantico, il tricheco del Pacifico (O. r. divergens), diffuso nell'oceano Pacifico, e O. r. laptevi, proprio del mare di Laptev.
Il tricheco è facilmente riconoscibile per le zanne lunghe e prominenti, i baffi e la grande mole. Gli esemplari adulti possono pesare più di 1 700 kg e, tra i pinnipedi, sono superati in dimensione solamente dalle due specie di elefante marino.
Vive prevalentemente nelle acque poco profonde della piattaforma continentale oceanica, trascorrendo gran parte dell'esistenza sulla banchisa, sotto la quale trova il suo cibo prediletto, i molluschi bivalvi bentonici. È un animale gregario che vive piuttosto a lungo ed è considerato una specie chiave dell'ecosistema marino artico.
Il tricheco ha giocato un ruolo importante nella cultura di molti popoli nativi artici, che gli davano la caccia per la carne, il grasso, la pelle, le zanne e le ossa. Nel XIX secolo e agli inizi del XX, a causa del pesante sfruttamento commerciale per ricavarne il blubber e l'avorio, il numero di esemplari diminuì rapidamente. Da allora la popolazione globale è nuovamente aumentata, sebbene le popolazioni dell'Atlantico e del mare di Laptev siano ancora molto frammentate e poco numerose rispetto all'epoca storica.
Etimologia
Il nome tricheco deriva per i peli (vibrisse) che ha sul labbro superiore. Il termine latino scientifico Trichechus indica oggi un genere dei Sirenii (il manato) ma originariamente anche il tricheco ne faceva parte col nome di Trichechus rosmarus.
Il termine inglese, walrus, invece, si ritiene derivi da una lingua germanica, forse l'olandese o la lingua norrena. La prima parte della parola, dalla quale derivano anche l'inglese whale e l'olandese walvis, significa «balena», mentre la seconda deriva da un termine norreno che vuol dire «cavallo». Ad esempio, la parola norrena hrossvalr significa «cavallo-balena», e si ritiene che, invertita, si sia trasformata nell'olandese walros e nel tedesco Walross Dansk Etymologisk Ordbog, Niels Age Nielsen, Gyldendal 1966.. Alcuni, invece, ritengono che il nome derivi dai termini olandesi wal (costa) e reus (gigante)-.
Il nome arcaico per indicare il tricheco, morso (in inglese morse) si ritiene sia di origine slava, così come il russo e serbo морж (morž), il croato morž, il ceco e lo sloveno mrož, il francese morse, da cui spagnolo, catalano e portoghese morsa. Il termine potrebbe avere origine a sua volta dal finlandese mursu e dal sami moršâ. Olao Magno, che rappresentò il tricheco nella Carta Marina del 1539, lo chiamò per la prima volta ros marus, unendo il termine germanico per «cavallo» e latinizzando il termine morž, e fu questo il nome adottato da Linneo nella sua nomenclatura binomiale. La similitudine accidentale tra morsus e le parole latine mors («morte») e mordere, si ritiene abbiano contribuito, in passato, a conferire al tricheco la reputazione di «mostro terribile».
Il nome generico composto Odobenus deriva , e si riferisce al fatto che i trichechi utilizzano le zanne per tirarsi fuori dall'acqua. Il termine latino divergens, invece, significa «divergenti», sempre in riferimento alle zanne.
Tassonomia ed evoluzione Il tricheco è un mammifero dell'ordine dei Carnivori. È l'unico genere sopravvissuto della famiglia degli Odobenidi, una delle tre raggruppate nel sottordine dei Pinnipedi, insieme a foche (Focidi) e otarie (Otaridi). Sebbene in passato gli studiosi abbiano discusso a lungo per stabilire se queste famiglie fossero monofiletiche, cioè discendenti tutte da un unico antenato, o difiletiche, recenti prove genetiche hanno dimostrato che tutte e tre discendono da un antenato caniforme strettamente imparentato con gli orsi attuali. Sempre sulla base di analisi genetiche è stato visto che Odobenidi e Otaridi si separarono dai Focidi circa 20-26 milioni di anni fa, mentre Odobenidi e Otaridi si separarono tra loro 15-20 milioni di anni fa. In passato gli Odobenidi costituivano una famiglia molto numerosa e diffusa, che comprendeva almeno venti specie, suddivise nelle sottofamiglie degli Imagotarini, dei Dusignatini e degli Odobenini. Caratteristica propria a tutti questi animali era lo sviluppo di un meccanismo di nutrizione basato sulla suzione; le zanne, invece, sviluppatesi successivamente, erano attributo solo degli Odobenini, dei quali il tricheco attuale è l'unico genere rimasto (si parla, in tal caso, di popolazione relitta).
Generalmente gli studiosi riconoscono due sottospecie: il tricheco dell'Atlantico, O. r. rosmarus , e il tricheco del Pacifico, . Le differenze genetiche tra le due sottospecie indicano un flusso genico molto scarso, ma una separazione relativamente recente, avvenuta tra i e i anni fa. Questi dati coincidono con l'ipotesi, basata solamente sui ritrovamenti fossili, che il tricheco si sia evoluto da un antenato tropicale o subtropicale che rimase isolato nell'oceano Atlantico e che pian piano si adattò al rigido clima dell'Artico. Da questa zona, si ritiene che abbia ricolonizzato il Pacifico settentrionale durante i periodi glaciali del Pleistocene, attraverso il Canale Centroamericano. Alcuni studiosi, tra i quali i biologi russi e lo staff di Mammal Species of the World, ritengono che una popolazione isolata del mare di Laptev costituisca una terza sottospecie, O. r. laptevi , trattata dai conservazionisti russi proprio come tale. Gli studiosi che non considerano questa popolazione come una sottospecie, tuttavia, non sanno se classificarla tra i trichechi dell'Atlantico o tra quelli del Pacifico.
Bisogna altresì considerare che la definizione di sottospecie, e addirittura di specie, è sempre arbitraria, volte più volte meno. La maggiore oggettività la si ha nel considerare semplicemente la più ampia metapopolazione, il genere, suddivisa in una serie di subpopolazioni più o meno interfeconde tra di esse.
Descrizione
Sebbene alcuni maschi particolarmente grandi di tricheco del Pacifico possano pesare fino a , la maggior parte degli esemplari pesa tra gli 800 e i . I trichechi dell'Atlantico pesano circa il 10-20% in meno di quelli del Pacifico. I primi tendono inoltre ad avere zanne relativamente più corte e muso più schiacciato. Le femmine pesano circa due terzi dei maschi: quelle di O. r. rosmarus pesano circa 560 kg, sebbene talvolta non superino i 400 kg, mentre quelle di O. r. divergens pesano circa 794 kg. Animal Diversity Web. La lunghezza varia dai 2,2 ai 3,6 m . National Geographic. Il tricheco è il secondo pinnipede più grande del mondo, dopo le due specie di elefante marino.
Il tricheco presenta caratteristiche in comune sia con i leoni marini (Otaridi) che con le foche (Focidi). Come gli Otaridi, è in grado di rivolgere in avanti le pinne posteriori e di camminare su tutte e quattro le zampe; tuttavia, in acqua si sposta nuotando con una tecnica simile a quella dei Focidi, utilizzando poco le zampe e spostandosi con movimenti sinuosi di tutto il corpo. Sempre come questi ultimi, è privo di orecchie esterne.
Zanne e dentatura
La caratteristica principale del tricheco sono le lunghe zanne d'avorio. Esse sono canini molto allungati, presenti in ambo i sessi, che possono raggiungere un metro di lunghezza e 5,4 kg di peso. Nei maschi sono un po' più lunghe e larghe, dal momento che vengono impiegate per combattere e nelle dimostrazioni di forza e aggressività: i gruppi sociali, infatti, sono dominati per lo più dai maschi più robusti, dotati di zanne più grandi. Le zanne vengono usate anche per creare e allargare cavità nel ghiaccio e sono di aiuto all'animale quando esso esce fuori dall'acqua arrampicandosi sul ghiaccio. In passato si riteneva che esse venissero usate per dissotterrare le prede dal fondo marino, ma le analisi delle abrasioni indicano che esse vengono semplicemente trascinate sul fondo, mentre è il margine anteriore del muso che viene utilizzato per scavare. Sebbene la dentatura dei trichechi vari parecchio, essi possiedono solamente pochi denti, a parte le zanne. Il numero massimo dei denti è 38, con formula dentaria I 3/3, C 1/1, P 4/3 e M 2/2, ma più della metà di essi è rudimentale ed è presente in meno della metà degli esemplari, tanto che la dentatura tipica dell'animale comprende solo 18 denti (I 1/0, C 1/1, P 3/3 e M 0/0).
Vibrisse Le zanne sono circondate da un fitto tappeto di setole rigide («vibrisse mistaciali»), le quali conferiscono al tricheco il caratteristico aspetto «baffuto». Esse, in numero di 400-700, sono disposte su 13-15 file e possono raggiungere i 30 cm di lunghezza, sebbene in natura siano spesso un po' più corte a causa del costante impiego nella nutrizione. Le vibrisse sono impiantate nel muscolo e sono dotate ciascuna di un piccolo vaso sanguigno e di un nervo, i quali ne fanno un organo estremamente sensibile, in grado di identificare anche oggetti spessi 3 mm e larghi 2.
Pelle A parte le vibrisse, il tricheco è ricoperto solamente da pochi peli sparsi e appare quasi completamente glabro. La pelle è estremamente rugosa e spessa, fino a 10 cm intorno al collo e alle spalle dei maschi. Lo strato di blubber sottostante può essere spesso anche 15 cm. Gli esemplari giovani sono di colore marrone scuro, ma con l'età assumono una colorazione più chiara, color cannella. I vecchi maschi, in particolare, sono quasi rosa. Poiché nell'acqua gelida i vasi sanguigni si costringono, il tricheco appare quasi bianco mentre nuota. Come carattere sessuale secondario, i maschi sviluppano anche grossi noduli, detti «borchie», in particolare attorno al collo e alle spalle.
Il tricheco possiede una sacca piena d'aria sotto la gola, la quale funziona come una bolla di galleggiamento e consente all'animale di stare a galla verticalmente in modo da poter così dormire anche in mare aperto. I maschi possiedono un baculum (osso penico) molto sviluppato, che può raggiungere i 63 cm di lunghezza: esso è il più grande tra quelli di ogni altro animale, sia per dimensioni che in rapporto al resto del corpo.
Distribuzione e habitat La maggior parte dei trichechi del Pacifico trascorre l'estate a nord dello stretto di Bering, nel mare dei Ciukci (lungo le coste settentrionali della Siberia orientale), attorno all'isola di Wrangel, nel mare di Beaufort (lungo le coste settentrionali dell'Alaska) e nelle acque comprese tra queste località. Un numero inferiore di maschi passa l'estate nel golfo dell'Anadyr', sulle coste meridionali della Penisola dei Ciukci, e nella baia di Bristol, lungo le coste meridionali dell'Alaska, a ovest della penisola di Alaska. In primavera e autunno essi si radunano nelle acque dello stretto di Bering, giungendo sia dalle coste occidentali dell'Alaska che dal golfo dell'Anadyr'. Svernano nel mare di Bering, lungo le coste orientali della Siberia a sud della parte settentrionale della Kamčatka e lungo le coste meridionali dell'Alaska. Un esemplare fossile risalente a 28.000 anni fa è stato rinvenuto sul fondale della baia di San Francisco, il che indica che durante l'ultimo periodo glaciale questa specie si spingesse anche molto più a sud di oggi.