Biografia Ignoti sono luogo e data di nascita di Guitmondo (Guimundus/Wimundus), teologo, vescovo di Aversa a partire dal 1088. Prima di giungere in Italia negli ultimi anni settanta del secolo XI, egli era stato monaco nell'abbazia francese di La Croix-Saint-Leufroy (diocesi di Évreux).
Dopo essersi formato in filosofia e teologia a Bec, dove fu allievo di Lanfranco, Guitmondo, secondo quanto narra Orderico VitaleHistoria ecclesiastica, IV, ed. M. Chibnall, Oxford 1969, p. 278., fu proposto come vescovo di una diocesi inglese dal re Guglielmo il Conquistatore, al quale tuttavia egli oppose un rifiuto, forse in polemica con il modo in cui il re degli Angli esercitava il suo potere.
Guglielmo non a caso reclamando in seguito la sua autorità anche nei confronti di papa Gregorio VII, negò all'antico maestro di Guitmondo, l'arcivescovo di Canterbury Lanfranco, come pure ad altri vescovi inglesi, la visita ad limina apostolorum (lettera del papa inviata al legato Uberto il 23 settembre 1079)Gregorii VII Registrum, VII, 1, Das Register Gregors VII., ed. E. Caspar, in Mon. Germ. Hist., Epistolae selectae, II, Berlin 1955, pp. 458-460.. Lo stesso Orderico Vitale ricorda la proposta a Guitmondo di un secondo episcopato, a Rouen in Francia, dopo la morte dell'arcivescovo Giovanni II nel 1079: in questo caso l'accettazione gli sarebbe stata impossibile per il fatto che circolava notizia che suo padre era stato presbitero; in realtà tale causa di impedimento canonico, come si apprende dall'epistolario gregorianoRegistrum, VII, 1, p. 459., sembra che gravasse sull'effettivo successore di Giovanni, l'arcivescovo Guglielmo (1079-1110), figlio di Roberto vescovo di Séez.
Dopo questi fatti Guitmondo è ancora attestato nel suo monastero, dal quale ripartirà definitivamente con il consenso dell'abate Odilone. Sembra che Guitmondo abbia sperimentato una nuova conversione, come lascerebbe pensare il suo nuovo nome di Christianus, appellativo di sapore nettamente gregorianoG.B. Ladner, The Concepts of "Ecclesia" and "Christianitas" and their Relation to the Idea of Papal "Plenitudo potestatis" from Gregory VII to Boniface VIII, in Id., Images and Ideas in the Middle Ages. Selected Studies in History and Art, II, Roma 1983, pp. 489-493., quasi a testimoniare la sua piena adesione al programma ideologico e politico-religioso della Riforma sostenuta dalla Chiesa di Roma.
Appartenente ormai all'ambiente riformistico, Guitmondo è presente nel 1077 alla dieta di Forchheim, in veste di consigliere dell'abate di San Vittore di Marsiglia, Bernardo, fratello del cardinale Riccardo, che insieme al cardinale diacono Bernardo, entrambi legati papali, approvò l'elezione del duca di Svevia Rodolfo di Rheinfelden da parte dei principi della fazione antisalica, contraria al destituito re Enrico IV. A tal proposito il Continuatore di Bertoldo nei suoi AnnalesMon. Germ. Hist., Scriptores, V, ed. G.H. Pertz, Hannoverae 1844, pp. 297-298. narra come al ritorno dalla missione in Germania l'abate Bernardo di San Vittore e il suo accompagnatore Christianus sapientissimus monachus, che non è altri che Guitmondo, per ritorsione furono oggetto di sequestro da parte del conte Ulderico di Lenzburg, fautore di Enrico IV, per poi essere liberati solo grazie alla mediazione dell'abate Ugo di Cluny presso lo stesso Enrico.
Mancano notizie su Guitmondo nell'arco di tempo che va dalla fine della legazione in Germania (1078-1079) al 1083, allorché egli prende parte ai negoziati di pace tra i rappresentanti di Gregorio VII e quelli di Enrico IV, dopo il "manifesto" di accuse lanciate dal re tedesco al pontefice, ritenuto ostacolo alla pace, e il conseguente invito rivolto al popolo romano di giudicare pubblicamente Gregorio. È probabileM. Matronola, Un testo inedito di Berengario di Tours e il Concilio Romano del 1079, Milano 1936, p. 28 nota 3. che tra gli alii per plures che, secondo il Continuatore di Bertoldo (p. 313), dopo la battaglia di Melrichstadt (7 agosto 1078) accompagnarono l'abate Bernardo di Marsiglia a Roma per riferire circa i risultati della missione in terra tedesca, ci fosse anche Guitmondo, e che pertanto egli sia stato presente al sinodo romano del 1079, dove fu discussa la questione della dottrina di fede eucaristica relativa a Berengario di Tours, e si giunse alla formulazione definitiva del giuramento berengariano.
Non a caso proprio Guitmondo tra il 1073 e il 1078 aveva elaborato la sua principale opera teologica, dedicata al mistero eucaristico, il De corporis et sanguinis Christi veritate in eucharistia, un testo che senza dubbio esercitò un peso dottrinale decisivo nella condanna di Berengario allo stesso sinodo, dal momento che Guitmondo vi sosteneva chiaramente, mediante l'uso dell'avverbio substantialiter, il principio della conversione "sostanziale" del pane e del vino nel corpo e sangue di CristoSomerville, The Case Against Berengar..., p. 71 (vd. infra, Bibliografia)., al quale si sarebbe poi ispirato Alberico di Montecassino nel suo perduto trattato De corpore Domini contro lo stesso Berengario.
Circa gli avvenimenti del dicembre 1083 una fonte di parte imperiale, il Iudicium de regno et sacerdotioUgo di Flavigny, Chronicon, II, in Mon. Germ. Hist., Scriptores, VIII, ed. H.G. Pertz, Hannoverae 1848, pp. 460-461; nuova ed. in H.E.J. Cowdrey, L'abate Desiderio e lo splendore di Montecassino. Riforma della Chiesa e politica nell'XI secolo, tr. it., Milano 1986, pp. 289-290., riferisce che a Santa Maria in Pallara, dipendenza di Montecassino in Roma, Guitmondo insieme all'abate cassinese Desiderio, cardinale presbitero di Santa Cecilia, Pietro, cardinale presbitero di San Crisogono, Giovanni, cardinale vescovo di Porto, Bernardo diacono e Graziano, assiste ad un giudizio di Dio – la prova dell'acqua – per accertare la validità o meno dei diritti vantati da papa Gregorio contro il re Enrico. Dalla narrazione emerge soprattutto la tenacia se non la testardaggine con la quale Guitmondo difese la posizione gregoriana, al punto di dubitare della correttezza con la quale la prova stessa, di esito sfavorevole a papa Gregorio, era stata condotta. In ogni caso pur se Guitmondo attacca in particolare Graziano per la slealtà con cui avrebbe agito, nessun contrasto sembra trasparire tra il nostro e l'influente abate Desiderio, che tuttavia, divenuto in seguito papa Vittore III, a dire dello stesso Ugo di Flavigny, che riporta una lettera dell'arcivescovo Ugo di Lione alla contessa Matilde di Canossa, sarebbe stato oggetto di un violento attacco da parte di Guitmondo al concilio di Capua nel marzo del 1087.
In quell'occasione Guitmondo, su consiglio di Odo, cardinale vescovo di Ostia, il futuro Urbano II, avrebbe accusato papa Vittore di "infamia", essendo stato oggetto di scomunica per un anno da parte di Gregorio VII senza aver sostenuto la penitenza canonica, divenendo perciò privo dei requisiti necessari all'elezione pontificiaChronicon, p. 467.. Pur esclusa l'attendibilità della scomunica a Desiderio, di cui nessun cenno appare né nella Chronica monasterii Casinensis di Leone Ostiense né nell'epistolario gregoriano, non è da sottovalutare tuttavia l'immagine di un Guitmondo antidesideriano, che sembra riflettere e quasi incarnare le idee dei circoli antimperiali francesi, in particolare dello stesso Ugo di Lione, fortemente critico verso la politica di equilibrio e di pacificazione sostenuta da Desiderio, prima come abate e poi come papa, nei confronti di Enrico IV e della scismatica fazione vibertina. Del resto tale atteggiamento da parte di Guitmondo sarebbe del tutto in sintonia sia con la sua sperimentata avversità ad ogni condizionamento da parte del potere politico nei riguardi di quello ecclesiastico, sia con la veridicità di quanto narra il cronista Ugo di Flavigny almeno nel II libro del Chronicon basato su testimoni diretti, sia infine con lo stesso assoluto silenzio delle fonti cassinesi circa la persona di Guitmondo, che, data la prospettiva filodesideriana della Chronica di Leone come dei suoi continuatori Guido e Pietro Diacono oltre che di tutta la letteratura storica del medioevo cassinese, ben si spiegherebbe.
Sorge a questo punto una questione centrale della biografia di Guitmondo, quella relativa allo status ecclesiastico nel quale egli sostenne, durante il pontificato di Gregorio VII, le sue idee teologiche e soprattutto politico-religiose. Se infatti Paolo di Bernried nella Vita di Gregorio VIIPatrologia Latina CXLVIII, col. 82. o anche il menzionato anonimo Iudicium de regno et sacerdotio, o ancora lo stesso Ugo di Lione nella già citata lettera a Matilde concordano nel designare Guitmondo con il solo titolo di monachus, ad eccezione del primo che ne precisa, senza però alcuna indicazione cronologica, il successivo episcopato aversano, altre fonti fanno invece di Guitondo un cardinaleOrderico Vitale, Historia ecclesiastica, IV, p. 280. o già, negli stessi anni gregoriani, il vescovo di Aversa, come riferisce l'Anonimo di MelkDer sog. Anonymus Mellicensis, De scriptoribus ecclesiasticis, Text-und Quellenkritische Ausgabe mit einer Einleitung v. E. Ettlinger, Karlsruhe 1896, p. 90. o con l'inscriptio seguente: Gregorius VII Wimundo Aversano episcopo, come si legge in un frammento di lettera conservato in collezioni canoniche di Ivo di Chartres (la terza parte della Tripartita, Decretum e Panormia)J. Gilchrist, The Reception of Pope Gregory VII into the Canon Law [1073-1141], in Zeitschrift der Savigny-Stiftung für Rechtsgeschichte Kanon. Abteil., XC (1973), pp. 61-62. e poi passato in GrazianoDecretum, pars Ia, d. 8, c. V, in Corpus Iuris Canonici, I, ed. Ae. Friedberg, Lipsiae 1879, p. 14..