Fu uno tra i più influenti cattolici tradizionalisti che si opposero alle riforme apportate dal Concilio Vaticano II e nel postconcilio, e in particolar modo alla soppressione della messa tridentina, alla dottrina della collegialità episcopale, all'ecumenismo e alla dottrina della libertà religiosa. A seguito di queste motivazioni, in opposizione al Concilio Vaticano II, il 1º novembre 1970 monsignor Lefebvre fondò la Fraternità sacerdotale San Pio X. Sospeso a divinis nel 1976 da papa Paolo VI, fu scomunicato da papa Giovanni Paolo II il 30 giugno 1988.
Biografia La famiglia Lefebvre
A partire dal XVIII secolo, numerosi membri della famiglia Lefebvre sono entrati a far parte del clero della Chiesa cattolica, tra i quali un cardinale (Joseph-Charles Lefèbvre, arcivescovo di Bourges), diversi vescovi, numerosi sacerdoti, religiose e religiosi, fra i quali il famoso liturgista benedettino dom Gaspar Lefebvre.
Il padre di Marcel, René (23 febbraio 1879 - 4 marzo 1944), ricco proprietario di industrie tessili ed esponente di spicco della resistenza francese, venne arrestato dalla Gestapo il 21 aprile 1941, condannato a morte a Berlino il 28 maggio 1942 e internato nel campo di concentramento di Sonnenburg (Brandeburgo). Fame, freddo, umidità e il pestaggio a sangue di un guardiano gli procurarono un'emiplegia con sincope. Morì il 4 marzo 1944 e la sua salma non venne più ritrovata.
La madre, Gabrielle Watine (4 luglio 1880-12 luglio 1938), fu terziaria francescana e volontaria vincenziana.
Marcel fu il terzo di otto fratelli: il primogenito, René, nato nel 1903, fu sacerdote spiritano e missionario in Africa; seguono Jeanne, nata nel 1904, Bernadette nel 1907 (della quale la madre predisse che sarebbe stata "un segno di contraddizione": ella fondò infatti, con il nome di Suor Maria Gabriella, la Congregazione delle Suore della Fraternità San Pio X), Christiane nel 1908 (che fu, secondo la predizione della madre, religiosa carmelitana; seguì il fratello Marcel e fu fondatrice del monastero di Quiévrain), Joseph nel 1914, Michel nel 1920 e Marie-Thèrèse nel 1925.La Tradizione Cattolica, Anno XXIII n. 1 (82) 2012, pp. 5-10
Giovinezza e ministero presbiterale Il 25 ottobre 1923 Marcel Lefebvre entrò nel Seminario francese di Santa Chiara di Roma, sotto la direzione di padre Henri Le Floch C.S.Sp. (1862-1950), il quale lascerà un'impronta indelebile nella sua formazione, fondata sulla Tradizione della Chiesa e sulla teologia di san Tommaso d'Aquino (1225-1274). Dopo aver regolarmente svolto il servizio militare in patria, si laureò in filosofia e in teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Il 21 settembre 1929 a Lilla fu ordinato sacerdote.
Dopo un breve periodo come vicario in una parrocchia operaia di Lilla, entrò nella Congregazione dello Spirito Santo (fece la professione religiosa nel noviziato dei Padri dello Spirito Santo di Orly il 1º settembre 1931) e partì per il Gabon nell'ottobre 1932 come missionario. Iniziava così un rapporto tra monsignor Lefebvre e l'Africa che durò per trent'anni, fino al 1962. Appena giunto in Africa fu nominato professore di dogmatica e di Sacra Scrittura al seminario maggiore di Libreville, che raggruppava tutti i seminaristi dell'Africa equatoriale Francese. Nel 1934 assunse la direzione del seminario.
Seppe dare al clero locale una spiccata vocazione evangelizzatrice tanto da triplicare, tra il 1933 ed il 1947, la popolazione cattolica del Gabon; il paese divenne il più cristiano dell'Africa francofona, e il secondo di tutto il continente africano. Nel 1945 don Marcel fu richiamato in Francia per assumere la direzione del seminario dei Padri dello Spirito Santo a Mortain.
Ministero episcopale
Nel settembre 1947, a 42 anni, venne nominato da papa Pio XII vicario apostolico del Senegal. Un anno dopo venne nominato delegato apostolico per tutta l'Africa francese: fu così il rappresentante della Santa Sede in 18 paesi africani, nei quali vi erano 45 giurisdizioni ecclesiastiche e 2 milioni di cattolici, con 1.400 sacerdoti e 2.400 religiose. Nel 1955 diverrà il primo arcivescovo metropolita di Dakar, quando in Senegal verrà istituita la gerarchia locale. Resterà delegato apostolico fino al 1959 e arcivescovo metropolita di Dakar fino al 1962. In 11 anni di lavoro come delegato apostolico le diocesi passarono da 44 a 65. A Dakar raddoppiò il numero dei cattolici e le chiese da tre divennero 13.
Il ritorno in Francia Nel gennaio del 1962 fu trasferito da arcivescovo metropolita di Dakar ad arcivescovo-vescovo della piccola diocesi di Tulle in Francia (nonostante fosse vacante l'arcidiocesi di Albi). L'Assemblea dei cardinali e degli arcivescovi francesi, antesignana della Conferenza episcopale francese, escluse dal suo seno gli arcivescovi che guidassero una sede non arcivescovile: un provvedimento che penalizzava solo mons. Lefebvre.
Lefebvre si era formato al seminario francese di Roma ai tempi in cui superiore della Congregazione dello Spirito Santo era padre Henri Le Floch (1862-1950), che nel 1927 lasciò la guida della congregazione dopo la condanna dell'Action Française da parte di papa Pio XI. Nel sostenere la posizione di Pio XI, mons. Angelo Giuseppe Roncalli (poi eletto papa con il nome di Giovanni XXIII), all'epoca in cui era nunzio apostolico in Francia (1944-1953), si scontrò con Lefebvre. I motivi di contrasto con l'episcopato francese e con Roncalli sono tre: la ferma opposizione di mons. Lefebvre alle innovazioni in campo teologico, liturgico e sociale; il rapporto con l'Islam, che Lefebvre taccia di fanatismo; e il sostegno di Lefebvre alla Cité catholique di Jean Ousset, un'associazione cattolica controrivoluzionaria.
Il 25 luglio 1962, pochi mesi dopo il suo ritorno in Francia, il capitolo generale della sua congregazione lo elegge superiore generale. Anche all'interno del capitolo Lefebvre ha tuttavia degli oppositori, che fanno capo ai docenti del seminario di Chevilly, che condividono la linea progressista dell'episcopato francese.
La sua guida della Congregazione dello Spirito Santo è segnata da tre momenti di tensione: la nomina a suo perito conciliare di Victor-Alain Berto, un sacerdote secolare; il tentativo di imporre a tutti i confratelli la talare e la collaborazione di Marcel Lefebvre alla rivista di destra Rivarol, per cui pubblica una corrispondenza dal Concilio con toni sferzanti.
Tra gli spiritani c'è chi non segue il superiore generale e addirittura qualcuno, come don Philippe Béguerie, abbandona la congregazione. Al capitolo generale del 9 settembre 1968 mons. Lefebvre si presenta come dimissionario. In polemica per una controversia procedurale lascia il capitolo l'11 settembre e vi ritorna il 30 settembre, poco prima della vittoria del partito dei suoi oppositori. A novembre lo stesso mons. Lefebvre abbandonò la congregazione.Massimo Introvigne, Recensione de "Il Sessantotto di mons. Lefebvre. Vers Ecône" di Philippe Béguerie, dal sito del Cesnur
Il Concilio Vaticano II
Come vescovo e superiore generale dei Padri dello Spirito Santo, Lefebvre parteciperà al Concilio Vaticano II, dopo aver fatto parte nel 1962 della sua Commissione preparatoria e nominato da papa Giovanni XXIII assistente al Soglio Pontificio. Durante il Concilio si schierò con l'ala conservatrice del Coetus Internationalis Patrum; assunse un atteggiamento fortemente critico nei confronti del rinnovamento liturgico, della collegialità episcopale, dell'ecumenismo e della libertà religiosa, che avrebbe lasciato "a tutte le false religioni la libertà d'espressione" in uno spirito "liberale ecumenico". Nonostante in seguito rinnegò il fatto, affermando di non aver firmato il documento in questione, Lefebvre firmò lui stesso uno dei documenti del Concilio, la Dignitatis Humanae, che si poneva a favore della libertà religiosa.
Secondo una ricostruzione di parte di Paolo Pasqualucci, professore emerito di filosofia del diritto presso l'Università di Perugia, questa firma sarebbe stata semplicemente "per presa visione" e non un'approvazione sostanziale del contenuto della Dignitatis Humanae. Lefebvre avrebbe posto il non placet a Dignitatis Humanae e alla costituzione pastorale Gaudium et spes; in seguito, su richiesta del papa Paolo VI, insieme a tutti gli altri vescovi presenti alla discussione, appose la propria "firma per presa visione" anche ai due documenti a cui prima aveva dato il non placet, come fecero tutti gli altri vescovi partecipanti. Questa ricostruzione dei fatti è ripetuta nella biografia di Lefebvre scritta da monsignor Bernard Tissier de Mallerais, uno dei vescovi che Lefebvre ordinò nel 1988Cfr. Bernard Tissier de Mallerais, Mons. Marcel Lefebvre. Una Vita, Tabula Fati, Chieti 2005, pp. 357-360..
All'ex missionario l'ecumenismo, le modifiche alla liturgia e all'insegnamento religioso apparivano come altrettante concessioni «a uno spirito neo-modernista e neo-protestante» capace di condurre alla rovina del sacerdozio, all'annientamento del sacrificio e dei sacramenti, alla scomparsa della vita religiosa. Insieme ad altri teologi espresse le sue critiche sulla riforma liturgica nel Breve esame critico del Novus ordo Missae pubblicato nel settembre 1969, con la prefazione dei cardinali Ottaviani e Bacci.
La Fraternità sacerdotale San Pio X
Allo scopo di mantenere viva la tradizione liturgica di papa Pio V e più in generale la tradizione della Chiesa, aveva fondato nel 1970 la Fraternità sacerdotale San Pio X (FSSPX), con un proprio seminario (a Ecône, in Svizzera, fondato il 7 ottobre). Lefebvre si era ribellato all'attuazione delle riforme conciliari e ottenne l'"istituzione canonica", che gli permise di fondare regolarmente la sua organizzazione. Nel 1970 François Charrière, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo firmò il decreto di fondazione della Fraternità. Nel 1971 Lefebvre annunciò ai suoi seminaristi il rifiuto di accettare il Novus Ordo Missae per motivi di coscienza.
La prima condanna Fin dal 1972 i vescovi francesi bollarono Ecône come "seminario selvaggio" e cercarono di ottenerne la chiusura per la formazione e la mentalità ostile al Concilio Vaticano II. Il 19 marzo 1975 Lefebvre dichiarò che non si sarebbe mai separato dalla Chiesa, ma ciò non fu sufficiente a ridurre l'ostilità di parte delle gerarchie svizzere e francesi. Dopo le inchieste e lunghe procedure ecclesiastiche abituali mons. Pierre Mamie, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, in stretto accordo con la conferenza episcopale svizzera e il Vaticano, nel 1975 ritirò il riconoscimento canonico e ordinò la chiusura del seminario internazionale San Pio X di Ecône. Lefebvre rifiutò di accettare questa disposizione e disattese la proibizione di ordinare nuovi sacerdoti e di aprire nuove case. Il 22 luglio 1976 Lefebvre venne sospeso a divinis da papa Paolo VI, essendo così interdetto da qualsiasi esercizio pubblico del ministero sacerdotaleBernard Lecomte, Giovanni Paolo II. La biografia, Milano, 2004, p. 483..
La Messa a Lilla
Il 29 agosto 1976, nonostante una nuova lettera di Paolo VI in data 15 agosto, Lefebvre celebrò una messa solenne nel palazzetto dello sport della fiera commerciale di Lilla, trasformata in un'immensa cappella dove si accalcarono 7000 fedeli. Mentre Paolo VI denunciò durante l'Angelus "l'atteggiamento di sfida a queste Chiavi poste fra le nostre mani da Cristo", mons. Lefebvre protestò nella sua omelia "No, cari fedeli, non è una sfida, ma una manifestazione della vostra fede cattolica".Bernard Tissier de Mallerais, Mons. Marcel Lefebvre. Una Vita, Chieti, Tabula Fati, 2005, pp. 556-557 Pur avendo avuto un incontro con Paolo VI l'11 settembre 1976, rifiutò di sottomettervisi.Il Cristianesimo, Milano, Rizzoli Editore, 1978, pp. 98-99
La visita apostolica del cardinale Édouard Gagnon