Djwal Khul (altrimenti scritto Djwhal Khul, Djwal Kul, Djual Khool ecc.), spesso abbreviato in DK o D.K., anche chiamato «Il Tibetano», è descritto nell'ambito dell'esoterismo e della teosofia come un iniziato che si è assunto il compito di rivelare verità occulte in forma chiara e adatta ai nostri tempi, per favorire l'evoluzione spirituale del nostro pianeta.
Egli sarebbe l'ispiratore (secondo la stessa Bailey),James A. Santucci, The Theosophical Society, in Aa.Vv., Controversial New Religions, pag. 282, Oxford University Press, 2004. a mezzo telepatia, dell'opera di Alice Bailey (1880–1949), che approfondisce le tematiche ereditate dall'insegnamento teosofico di Madame Blavatsky, espresse nell'opera La Dottrina Segreta e altre.Encyclopedia of Hinduism, Infobase Publishing, 2007.
Djwal Khul secondo la teosofia Nell'ambito dei seguaci di tali insegnamenti spirituali, Djwal Khul è ritenuto essere, dalla Bailey e dalla Blavatsky, un «Maestro di Saggezza» (o «di Sapienza», dall'inglese Master of Wisdom) vivente nel Tibet, seguendo la tradizione dell'antica spiritualità esoterica.Alice A. Bailey, Djwhal Khul, 1991. La Bailey lo descrive come un membro della Gerarchia Spirituale o Fratellanza di quei mahatma definiti come le guide spirituali dell'umanità, col compito di insegnare gli antichi principi cosmologici, metafisici ed esoterici, che sono all'origine di tutte le maggiori filosofie, mitologie e tradizioni spirituali del mondo.
Il nome Djwal Khul comparve per la prima volta negli scritti di Madame Blavatsky, come ispiratore della Società Teosofica. Pubblicata nel 1888, La Dottrina Segreta sarebbe invece stata principalmente ispirata da Koot Hoomi e Morya.
In un suo scritto, C. W. Leadbeater raccontò che un giorno era a colloquio con Madame Blavatsky, e la porta dello studio era chiusa. Erano soli e la porta della stanza era in vista. Improvvisamente fra lui e la porta apparve un uomo, causandogli un grande spavento, cosa sulla quale la Blavatsky lo prese bonariamente in giro. La porta non era certamente stata aperta, scrive Leadbeater, e l'uomo si rivelò poi essere Djwal Khul.C.W. Leadbeater, The Masters and the Path, Adyar, Madras, India, Theosophical Publishing House, 1925, pp. 8-9; edizione italiana: Leadbeater, I Maestri e il Sentiero, Marco Valerio Editore, trad. it. di Silvia Cecchini, 2007.
La Bailey ispirata da Djwal Khul Mentre lavorava a Krotona nel 1919 (nel centro teosofico di Hollywood), Alice Bailey iniziò a trascrivere degli insegnamenti esoterici che lei diceva esserle dettati da un Maestro di Saggezza. Tali scritti vennero successivamente firmati col nome de «Il Tibetano», ma per una distrazione della Bailey nel riordinare gli scritti da affidare alle stampe, sfuggì alla sua attenzione un paragrafo in cui al posto de «Il Tibetano» compariva il nome Djwal Khul, il quale avrebbe invece preferito non rivelarlo pubblicamente.Alice A. Bailey, The Unfinished Autobiography, Lucis Trust, 1951, pp 162-163; edizione italiana: Alice Bailey, Autobiografia Incompiuta, Nuova Era Edizioni.
La Bailey scrisse per 30 anni fino al 1949 dichiarando di rivelare l'insegnamento di Djwal Khul.Alice A. Bailey, The Unfinished Autobiography, Lucis Trust, 1951, dalla prefazione du Foster Bailey, p. 1; edizione italiana: Alice Bailey, Autobiografia Incompiuta, Nuova Era Edizioni. Secondo Bailey l'intenzione di Djwal Khul era la rivelazione dei misteri occulti in modo adatto ai nostri tempi, definiti da Djwal Khul come un momento molto importante per l'umanità, perché passaggio dall'"Era dei Pesci" all'"Era dell'Acquario".
Come Djwal Khul descrive se stesso Ecco come Djwal Khul descrive se stesso, in un passo riportato in quasi tutte le introduzioni dei libri della Bailey:
Note
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