Le elezioni politiche in Italia del 1996 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 21 aprile 1996. Furono le seconde elezioni anticipate a svolgersi negli anni novanta, quando per la prima volta in assoluto nella storia repubblicana, vi furono tre tornate elettorali in quattro anni.

Sistema di voto Le elezioni politiche del 1996 si tennero con il sistema di voto noto come legge Mattarella e introdotto con l'approvazione delle leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277, che davano seguito al referendum del 18 aprile 1993, e vide la sua prima applicazione alle elezioni politiche del 1994. La legge prevedeva per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica un sistema elettorale misto: maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari unito e, per il rimanente 25% dei seggi, al recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato (attraverso un meccanismo di calcolo denominato «scorporo») e al proporzionale con liste bloccate e sbarramento del 4% alla Camera. Per la parte maggioritaria quindi (75% dei seggi), il territorio nazionale venne suddiviso in 475 collegi uninominali per la Camera, e in 232 per il Senato. L'attribuzione di questo primo gruppo di seggi avveniva in base a un sistema maggioritario a turno unico (first-past-the-post): veniva eletto parlamentare il candidato che avesse riportato la maggioranza relativa dei suffragi nel collegio. Nessun candidato poteva presentarsi in più di un collegio.

I rimanenti seggi (25%) erano invece assegnati con un metodo proporzionale, funzionante però con meccanismi differenziati fra le due assemblee. Per quanto riguarda la Camera, l'elettore godeva di una scheda elettorale separata per l'attribuzione dei 155 seggi residui, cui accedevano solo i partiti che avessero superato la soglia di sbarramento nazionale del 4%. Il calcolo dei seggi spettanti a ciascuna lista veniva effettuata nel collegio unico nazionale mediante il metodo Hare dei quozienti naturali e dei più alti resti; tali seggi venivano poi ripartiti, in ragione delle percentuali delle singole liste a livello locale, fra le 26 circoscrizioni plurinominali in cui era suddiviso il territorio nazionale, e all'interno delle quali i singoli candidati – che potevano corrispondere a quelli presentatisi nei collegi uninominali – venivano proposti in un sistema di liste bloccate senza possibilità di preferenze. Il meccanismo era però integrato dal metodo dello scorporo, volto a dar compensazione ai partiti minori fortemente danneggiati dall'uninominale: successivamente alla determinazione della soglia di sbarramento, ma antecedentemente al riparto dei seggi, alle singole liste venivano decurtati tanti voti quanti ne erano serviti a far eleggere i vincitori nell'uninominale – cioè i voti del secondo classificato più uno – i quali erano obbligati a collegarsi ad una lista circoscrizionale.

Per quanto riguarda il Senato, gli 83 seggi proporzionali venivano assegnati, secondo il dettato costituzionale, su base regionale. In ogni Regione venivano assommati i voti di tutti i candidati uninominali perdenti che si fossero collegati in un gruppo regionale, ed i seggi venivano assegnati utilizzando il metodo D'Hondt delle migliori medie: gli scranni così ottenuti da ciascun gruppo venivano assegnati, all'interno di essa, ai candidati perdenti che avessero ottenuto le migliori percentuali elettorali. Ancor più che alla Camera, ove lo scorporo era «parziale», lo scorporo «totale» previsto per il Senato faceva funzionare la quota proporzionale di fatto come una stramba quota minoritaria, in aperto contrasto con l'impianto generale della legge elettorale.

Circoscrizioni Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 475 collegi uninominali e 26 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 232 collegi uninominali e 20 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Circoscrizioni della Camera dei deputati Le circoscrizioni della Camera dei deputati erano le seguenti:

Piemonte 1 (Torino); Piemonte 2 (Cuneo, Alessandria, Asti, Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola); Lombardia 1 (Milano); Lombardia 2 (Bergamo, Brescia, Como, Sondrio, Varese e Lecco); Lombardia 3 (Pavia, Lodi, Cremona e Mantova); Trentino-Alto Adige; Veneto 1 (Padova, Verona, Vicenza e Rovigo); Veneto 2 (Venezia, Treviso e Belluno); Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio 1 (Roma); Lazio 2 (Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti); Abruzzo; Molise; Campania 1 (Napoli); Campania 2 (Avellino, Benevento, Caserta e Salerno); Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia 1 (Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani); Sicilia 2 (Catania, Messina, Enna, Ragusa e Siracusa); Sardegna; Valle d'AostaCircoscrizione equivalente al solo collegio uninominale di Aosta della parte maggioritaria..

Circoscrizioni del Senato della Repubblica Le circoscrizioni del Senato della Repubblica invece erano le seguenti:

Piemonte Valle d'Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna

Quadro politico Rispetto alle precedenti elezioni politiche del 1994, quelle del 1996 segnarono più compiutamente il passaggio ad un sistema bipolare. I partiti centristi, nel 1994, si erano presentati nel Patto per l'Italia ma, essendo stati fortemente penalizzati dal sistema elettorale maggioritario, furono indotti a trovare una collocazione nell'ambito di due schieramenti tra loro contrapposti. Il Partito Popolare Italiano promosse un'alleanza di centrosinistra, mentre alcuni settori si dissociarono e fondarono i Cristiani Democratici Uniti, nello schieramento di centrodestra. Il Patto Segni si presentò invece all'interno del Rinnovamento Italiano, mentre la Lega Nord decise di correre da sola.

Principali coalizioni e forze politiche Coalizione LeaderA partire dal 1994, con la nascita delle coalizioni politiche, viene espresso un leader della forza politica che si presenta alle elezioni. Tale figura è tuttavia ufficiosa, in quanto la vigente legge elettorale (legge Mattarella) non prevede l'indicazione di un candidato vero e proprio. Foto L'UlivoLa coalizione ha siglato un patto di desistenza con il PRC nei collegi uninominali.Coalizione composta da: Partito Democratico della Sinistra, Popolari per Prodi(Partito Popolare Italiano, Partito Repubblicano Italiano, Unione Democratica e Südtiroler Volkspartei),Rinnovamento Italiano, Federazione dei Verdi, Partito Sardo d'Azione, Federazione Laburista, Comunisti Unitari,Cristiano Sociali, Socialisti Italiani e Patto Segni Romano Prodi Polo per le LibertàIl Polo per le Libertà strinse accordi elettorali con la Lista Pannella-Sgarbi, senza che essa entrasse nella coalizione.Coalizione composta da: Forza Italia, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democraticoe Cristiani Democratici Uniti Silvio Berlusconi Lega Nord Umberto Bossi Partito della Rifondazione ComunistaIl PRC ha siglato un patto di desistenza con L'Ulivo nei collegi uninominali. Fausto Bertinotti Lista Pannella-SgarbiLa Lista Pannella-Sgarbi strinse accordi elettorali con il Polo per le Libertà, senza entrare nella coalizione. Marco Pannella

Campagna elettorale Nel dicembre 1994, in seguito alla comunicazione di una nuova inchiesta dei magistrati di Milano che trapelò dalla stampa, Umberto Bossi, leader della Lega Nord, abbandonò la coalizione di centro-destra, sostenendo che il patto elettorale non era stato rispettato e costringendo Berlusconi a dimettersi dalla carica, lasciando così la maggioranza di governo al centrosinistra.

Il governo Berlusconi venne sostituito il mese successivo con un governo tecnico guidato da Lamberto Dini. Dini era stato un ministro chiave nel precedente esecutivo: Berlusconi disse che l'unico modo in cui lui avrebbe sostenuto un governo tecnico sarebbe stato con Dini a capo. Alla fine, però, Dini venne sostenuto dalla maggior parte dei partiti di opposizione e dalla Lega Nord, ma non da Forza Italia, che si astenne.

Il 30 dicembre 1995 Dini si dimise da Presidente del Consiglio e il Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro decise di avviare le consultazioni per formare un nuovo governo sostenuto da tutti i partiti in Parlamento per compiere alcune riforme costituzionali. Favorevolmente a questa proposta si schierarono, in un dibattito televisivo del 19 gennaio 1996, sia Berlusconi sia il segretario del PDS Massimo D'Alema. Fu designato Antonio Maccanico, ma non si riuscì a trovare un accordo, poiché sia Gianfranco Fini sia Romano Prodi chiesero le elezioni anticipate. Il 16 febbraio 1996 Oscar Luigi Scalfaro sciolse le camere e indisse le elezioni anticipate.

Il 19 febbraio 1996 il Presidente del Consiglio uscente Lamberto Dini annunciò che si sarebbe schierato con L'Ulivo e non con il Polo per le Libertà. Umberto Bossi, il cui apporto nel 1994 era stato fondamentale per consentire la vittoria elettorale di Berlusconi, dichiarò che la Lega Nord non avrebbe più sostenuto il Polo e si sarebbe presentata da sola alle elezioni. Allo stesso tempo, la coalizione di Romano Prodi concluse un importante accordo preelettorale con il Partito della Rifondazione Comunista, in cui Fausto Bertinotti si impegnava, dopo l'elezione, a sostenere l'eventuale governo Prodi nel caso di un Parlamento privo di maggioranza.

Come nel 1994, anche nel 1996 la campagna elettorale fu segnata dalle inchieste giudiziarie che coinvolgevano la politica: il 12 marzo, su richiesta del pool Mani pulite, fu arrestato il capo dei GIP romani, Renato Squillante, legato a una fitta rete di conoscenze – alcune delle quali si traducevano, secondo gli inquirenti, in favore – a gente della cosiddetta «Roma bene», e successivamente finì in carcere anche Attilio Pacifico, avvocato avellinese vicino a Cesare Previti. Secondo il GIP Alessandro Rossato, Squillante riceveva denaro in contante da società milanesi tramite gli avvocati Previti e Pacifico in cambio di atti contrari ai suoi doveri d'ufficio. Mentre nel centro-sinistra le reazioni politiche furono un misto di prudenza e imbarazzo, quelle del centro-destra furono un unanime attacco al pool, con Berlusconi che accostò i magistrati milanesi alla Banda della Uno bianca, sostenendo l'esistenza di corpi deviati anche nella magistratura.

In generale la campagna elettorale fu piuttosto monotona. Il centro-destra accusava Prodi e i suoi di avere nostalgia per i consociativismi, gli immobilismi, l'assistenzialismo e le dilapidazioni della Prima Repubblica, oltre a quella per il marxismo e il collettivismo a causa degli accordi elettorali con il PRC, mentre a sua volta il centro-sinistra accusava il Polo per le Libertà di voler riproporre gli errori fatti durante il governo Berlusconi e di voler ulteriormente arricchire i ricchi e impoverire i poveri.

Sondaggi pre-voto IstitutoDataL'Ulivo(Romano Prodi)Lega Nord(Umberto Bossi)Polo per le Libertà(Silvio Berlusconi) AbacusNell'ipotesi di due soli schieramenti.1º marzo 1996 49,9 - 50,1 Datamedia12 marzo 1996 45,3 - 49,3 Piepoli22 aprile 1996 (exit poll) 43-46 8,1 43-46(Romano Prodi)(Umberto Bossi)(Silvio Berlusconi)

I sondaggi elettorali vedevano un sostanziale pareggio tra le due coalizioni, anche se la Lega Nord sembrava erodere voti a entrambi gli schieramenti nell'ultimo mese di campagna elettorale, e secondo molti avrebbe vinto la coalizione che meno avrebbe perso consensi.