La valutazione scolastica consiste nell'attribuzione di valore agli apprendimenti acquisiti nella scuola dell'obbligoIn Italia l'obbligo di istruzione di dieci anni prosegue con il diritto-dovere esteso sino al conseguimento del diploma. e negli ultimi anni delle scuole secondarie di secondo grado. Comunemente, la valutazione scolastica viene intesa come sinonimo di voto che, se negativo, in certi Paesi può condizionare i tempi e i tipi di percorso formativo dello studente. Il voto non è assimilabile alla valutazione, di cui è piuttosto l'esito: essa è definita in letteratura come processo di conoscenza attraverso il quale si perviene ad un giudizio. La valutazione scolastica, come dimensione fondamentale dell'educazione, nel XXI secolo è finalizzata a garantire sia la qualità dell'istruzione, sia il diritto allo studio e al successo formativo di tutti, l'equità e le pari opportunità di genere.

Obiettivi Sono centrali nella valutazione scolastica obiettivi quali:

restituire i risultati per migliorare l'apprendimento, favorendo il progressivo sviluppo della capacità degli studenti di autovalutarsi e inducendo gli stessi insegnanti a «scegliere strumenti, criteri e metodi di valutazione appropriati, allineati ai risultati di apprendimento attesi, al fine di offrire in tempo utile a ciascun discente un riscontro di qualità che possa orientarne e migliorarne l’ulteriore apprendimento»; certificare il raggiungimento individuale degli apprendimenti, sulla base di una sintesi delle valutazioni, attraverso documenti quali ad esempio, in Italia, le pagelle e i diplomi di Stato, o il General Certificate of Secondary Education (GCSE), nel Regno Unito, o il Baccalauréat in Francia. La valutazione effettuata a tale scopo, se negativa, può provocare ritardi dovuti alla ripetenza, o eventuali abbandoni; può incidere sull'accesso a percorsi successivi che richiedano una certa media dei voti, sulla percezione di autoefficacia dello studente, condizionando le scelte successive; sull'impegno finanziario, pubblico e delle famiglie; supportare le scelte dello studente, con interventi diversificati, sviluppando la capacità dello studente di auto-valutarsi e di auto-orientarsi, in coerenza con il principio di equità: l'utilizzo, al momento della scelta tra diversi percorsi o indirizzi, «di criteri di ammissione basati sui risultati scolastici» risulta infatti «fortemente correlato sia alla segregazione scolastica, sia all’influenza del background socio-economico sul rendimento»; monitorare la scuola: sulla base del dato statistico degli esiti degli scrutini, degli esami e delle prove nazionali e internazionali, le scuole possono mettere a fuoco i punti di forza e le criticità per programmare sperimentazioni e azioni di miglioramento mentre, sul piano nazionale, i decisori politici possono eventualmente intervenire sulle norme e sugli stanziamenti di fondi.

Caratteristiche

Misurazione e punteggio La valutazione, in quanto processo di conoscenza, presuppone «una logica di confronto», quindi la misurazione quale «forma di rilevazione quantitativa (osservata o registrata formalmente)», con la quale si raccolgono dati. Su questi dati e sul loro apprezzamento, si fonda la valutazione che, invece, «comporta un giudizio»Guido Benvenuto, I voti e la misura del successo scolastico. Come, cosa e perché, cit., p. 4. L'esito della misurazione di una prova è rappresentato dal punteggio, inizialmente grezzo e poi eventualmente sottoposto ad elaborazione. Questi calcoli di misurazione, se applicati alla valutazione periodica riassuntiva degli esiti di più prove nel tempo, sono «matematicamente sbagliati», spiega l'autore di School grading policies are failing children, Joe Feldman: «la media di F e A  dà C, indipendentemente dal progresso e dal risultato finale: è matematicamente scorretto misurare il progresso nel tempo punendo gli studenti per le prime difficoltà»Joe Feldman, School grading policies are failing children. p. 4. "Most teachers use grading practices that use mathematically unsound calculations that depress student achievement and progress"..

Rispetto ai riferimenti scelti da chi effettua la valutazione, questa operazione può essere di tipo:

criteriale, quando i risultati raggiunti dallo studente sono rapportati a criteri precedentemente stabiliti, connessi ai risultati attesi programmati: ad esempio, «Riesce a riconoscere parole che gli sono familiari ed espressioni molto semplici riferite a se stesso, alla famiglia e al suo ambiente, purché le persone parlino lentamente e chiaramente» (livello A1 del QCER riferito alla capacità di ascolto). normativo, o nomotetico, quando i risultati di ciascun allievo sono messi a confronto con quelli del gruppo o di diversi gruppi individuati come campione; idiografico, ipsativo o evolutivo, quando si confrontano i risultati raggiunti durante il percorso con il livello registrato nella situazione di partenza.

Voto, credito, giudizio

l voti: «operazione di sintesi e di mediazione», sono «più una valutazione, un giudizio, che una misurazione». Il giudizio «includerà quasi inevitabilmente un elemento di soggettività da parte del valutatore», rischio che viene controllato attraverso l'abbinamento - non l'identificazione - del voto ad un punteggio, la trasparenza dei criteri, la collegialità e la terzietà. L'interpretazione dei voti dipende dalla loro posizione nelle scale - nazionali, territoriali o delle singole scuole - caratterizzate da diversi livelli. Per favorire il reciproco riconoscimento dei voti tra diverse nazioni, ai fini di garantire la mobilità degli studenti, sono usate dalle scuole tabelle di corrispondenza. Il voto può essere espresso attraverso più forme: numeri: interi, come ad esempio nel sistema italiano, francese o ingleseNelle scuole secondarie inglesi il passaggio dai voti in lettere in voti numerici è avvenuto nel 2018.; decimali, come ad esempio nelle scuole svizzere; con l'aggiunta di (+) e (-); lettere (A, B, C, D, E, F), come ad esempio nelle scuole statunitensi; giudizi sintetici, come nella scuola elementare rumena - Foarte Bine (molto bene) Bine (Bene), Suficient (Sufficiente), Insuficient (Insufficiente).

I crediti scolastici: in generale, sono «unità che confermano che una parte della qualifica, costituita da un insieme coerente di risultati di apprendimento, è stata valutata e convalidata da un’autorità competente, secondo una norma concordata»Vedi la definizione di "credito" nella , cit, p. C 189/20. In Italia, come media dei voti degli ultimi tre anni di scuola secondaria di secondo grado, i crediti concorrono, con il massimo di 40 punti, alla formazione del punteggio dell'esame di maturità, in centesimi.

Diversa, rispetto al voto, è l'espressione di un giudizio che, nell'evidenziare punti di forza e debolezze, è «più che semplicemente dare voti o punteggi»Chris Rish, Purposes and principles of assessment, cit..

I giudizi descrittivi: definiti nei documenti delle istituzioni scolastiche e/o nelle norme nazionali, forniscono informazioni sull'apprendimento, non sulla persona, svolgendno una funzione anche formativa. Ad esempio, nella scuola primaria italiana, il livello «in via di prima acquisizione», indicando che l’alunno «porta a termine compiti solo in situazioni note e unicamente con il supporto del docente e di risorse fornite appositamente» suggerisce ambiti sui quali dirigere gli interventi di recupero.

Oggetti della valutazione L'opacità dei voti, dei giudizi sintetici e dei crediti non formendo informazioni sugli apprendimenti, suggerisce il prevalere di uno scopo burocratico/disciplinare della valutazione, piuttosto che l'attenzione ad una restituzione, allo studente, finalizzata al miglioramentoIl Ministero del New South Wales in Australia sul fornisce queste indicazioni: "Il feedback descrittivo fornisce agli studenti informazioni dettagliate e specifiche su come migliorare il loro apprendimento... è collegato all’apprendimento atteso, affronta interpretazioni errate e mancanza di comprensione. Indica inoltre agli studenti “passi successivi” visibili e gestibili ” [che] "si basano su una valutazione del lavoro da svolgere e su un’immagine di come si presenta un “buon lavoro”, in modo che possano iniziare ad assumersi la responsabilità di autovalutarsi e autocorreggersi. Ad esempio: "È una buona introduzione perché hai trattato i punti principali di cui abbiamo discusso all'inizio". Ora... su quali punti pensi che dovresti approfondire?'. I programmi scolastici di molti Paesi nei primi decenni del XXI secolo, nel delineare il profilo dello studente, riportano descrittori dei risultati specifici per disciplina, aree disciplinari, e trasversali, riferimenti per la valutazione e la stessa programmazione. Strumenti utili in tal senso sono i quadri internazionali ed europei recepiti dalle normative nazionali, riguardanti le competenze chiave e i livelli di apprendimento.

Risultati di apprendimento

Con l'espressione risultati di apprendimento la Raccomandazione sul quadro europeo delle qualificazioni (EQF) indica la «descrizione di ciò che un discente conosce, capisce ed è in grado di realizzare al termine di un processo di apprendimento». Gli oggetti della valutazione possono variare se l'apprendimento viene interpretato, ad esempio, come stoccaggio di informazioni e concetti trasmessi dal docente e la loro «riproduzione» da parte degli studenti, oppure se esso è considerato come continuo sviluppo della capacità di acquisire conoscenze e abilità, attraverso l'interazione dello studente con il docente, con i pari, con la famiglia, e/o con l'ambiente. Competenze, conoscenze, abilità, responsabilità e autonomia Grant Wiggins definisce come autentica la valutazione che si prefigge di accertare «non solo ciò che uno studente conosce, ma ciò che sa fare con ciò che sa». Con questo orientamento il quadro EQF definisce come dimensioni complementari, non contrapposte, dell'apprendimento, conoscenze e competenze, con responsabilità e autonomia, che si possono sviluppare in un ambito di lavoro o di studio:

la competenza: «comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale»Nella prospettiva dell'apprendimento permanente, anche il lavoro viene considerato ambiente di apprendimento.. Le conoscenze risultano componenti imprescindibili della competenza. In EQF 2017, diversamente dalla precedente versione del 2008, il termine «competenza» non compare nel quadro descrittivo dei livelli ed è stato sostituito con l'indicatore «responsabilità e autonomia»Raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2017, sul quadro europeo delle qualifiche..., cit., p. 1, punto 3., ma il termine, ripreso dalle norme di molti Paesi europei, è ancora molto usato; le conoscenze: «risultato dell’assimilazione di informazioni attraverso l’apprendimento [...] sono l’insieme di fatti, principi, teorie e pratiche». Comunemente la conoscenza viene associata alla capacità di memorizzareV. Barbara Urdanch, Competenze o conoscenze?, cit., p. 2, collocata tuttavia nel grado inferiore della tassonomiaLivello 1, knowledge: label, identify, locate, recite, state, recognize, select, list, name, define, describe, memorize, v. grafo in Tassonomia di Bloom elaborata dalla scuola di Bloom degli obiettivi di apprendimento, al cui vertice è posizionata invece la capacità di valutareLivello 6 - evaluation: judge, relate,weight, criticize, support, evaluate, consider, critique, recommend, summarize, appraise, compare.. L’importanza della memorizzazione delle informazioni viene peraltro riconosciuta nel 2018 dalla Raccomandazione europea sulle competenze chiave, ma ritenuta «non sufficiente per conseguire progressi e successi»;