Umanesimo integrale è un libro di Jacques Maritain del 1936.

Storia Nel 1936 l'autore pubblicò il testo di sei lezioni tenute nel 1934 presso l'Università di Santander in cui delineava l'ideale storico di una nuova Cristianità e di un nuovo umanesimo, alternativo da una parte al marxismo, al liberalismo e al fascismo ma dall'altra anche alla vecchia cristianità medioevale. Al contrario delle opere precedenti il termine storico di confronto non è più la III Repubblica francese, prototipo della società borghese, bensì l'Unione sovietica e le dittature fasciste.

Contenuti Primo capitolo Eroismo e umanesimo Nel primo capitolo Maritain sostiene la tesi secondo la quale l'antinomia fra eroismo e umanesimo (per cui i periodi umanistici sarebbero caratterizzati da decadenza e rifiuto del sovrumano in nome dell'umano, mentre i periodi eroici sarebbero segnati da ascesa creatrice e rifiuto dell'umano per il sovrumano) potrebbe essere sanata da un umanesimo che sa aprirsi al sovrumano e che nello stesso tempo è consapevole della grandezza dell'uomo. Il breve capitolo si chiude con l'invito a non chiudere l'umanesimo agli apporti religiosi e si rammenta che i valori fondanti della modernità trovano la loro sorgente nella tradizione cristiana.

Secondo capitolo La tragedia dell'umanesimo Nel secondo capitolo si affronta il problema antropologico, prima dal punto vista medioevale e poi moderno.

Per il pensiero medioevale ogni uomo è persona ("universo di naturale spirituale dotato della libertà di scelta e costituente un tutto indipendente di fronte al mondo") ed è essere nello stesso tempo naturale e soprannaturale.

Nel medioevo (è questo il suo forte limite) tuttavia manca del tutto "lo sguardo della creatura su stessa", poiché lo sguardo dell'uomo è troppo sbilanciato sulle realtà divine per occuparsi in modo profondo delle realtà create e umane, laddove nell'etica la soggettività umana viene trascurata in nome dell'oggettività della legge morale.

Con il Rinascimento la situazione inizia a mutare: la creatura viene riabilitata in una prospettiva naturalistica e antropocentrica.

Parte fondamentale di questo processo è la Riforma protestante, secondo la quale l'uomo che riceve la Grazia, pur rimanendo integralmente corrotto e privo di libero arbitrio, diviene l'eletto di Dio sulla terra con la conseguenza che "le sue esigenze imperialistiche saranno senza limiti e la prosperità materiale gli apparirà come un dovere del proprio stato".

Il pessimismo protestante sposta il centro vitale dall'ordine spirituale a quello naturale a causa del forte rilievo che attribuisce al peccato originale. La nuova visione della libertà umana si fa largo anche in teologia con Luis de Molina che afferma l'iniziativa primaria dell'uomo nell'atto morale.

Stesso processo si ripete in etica dove si ha una svolta naturalistica che riduce la grazia "a semplice frontone il quale corona la natura".

Alla subordinazione organica medioevale fra natura e grazia si passa ad una dicotomia meccanica fra le due. Con Rousseau e Hegel si compie poi la definitiva eliminazione di ogni componente non immanente della persona umana e la sua riduzione ad essere puramente naturale.

Ma l'errore tragico della modernità non è stato nel rivalutare l'uomo, ma aver riabilitato l'uomo senza Dio e contro Dio: Maritain distingue fra due umanesimi: un umanesimo teocentrico che riconosce Dio come centro e un umanesimo antropocentrico che pone invece nell'uomo il centro della sua umanità e che viene definito "inumano", negando Dio o dimenticandolo. Quest'ultimo tuttavia si sta ormai decomponendo sotto i colpi del darwinismo e della psicoanalisi che hanno messo in crisi l'assoluta autonomia e centralità dell'uomo. Ormai questo umanesimo è sul punto di abdicare a profitto dell'uomo collettivo marxista o hegeliano.

Maritain passa poi a delineare storicamente le fasi storiche dell'umanesimo antropocentrico: il primo periodo (1300-1600) è caratterizzato da un naturalismo cristiano e dal dominio dell'uomo sulla natura "benedetto" da Dio; il secondo periodo (1700-1800) è caratterizzato dalla definitiva separazione della cultura dalla religione e da una fortissima affermazione della tecnica a cui si chiede di procurare la felicità all'uomo; il terzo periodo (1900) è caratterizzato dal definitivo spostamento del fine ultimo dell'uomo in sé stesso e la conseguente rivolta dell'uomo contro il mondo e contro Dio al fine di far sorgere una nuova umanità mentre le energie di d'ordine materiale che egli pone in opera con la tecnica invadono lo stesso mondo umano.

Dal punto di vista teologico la modernità, distruggendo il concetto medioevale di "analogia entis" (ossia la natura creata dal nulla a immagine e somiglianza di Dio trinitario e trascendente), genera due opposte degenerazioni: da una parte il razionalismo cartesiano con il suo carico di volontarismo teologico e con la sua ragione geometrica che non coglie più il mistero e dall'altra parte il giansenismo con il suo fideismo.

Il processo di dissoluzione continuò con Hegel, autore di La vita di Gesù, mediante la riduzione di Dio a idea priva di qualsiasi trascendenza. Infine con Nietzsche il naturalismo sfocia definitivamente nell'ateismo con la morte di Dio e della personalità libera e spirituale dell'uomo.

Ormai secondo il filosofo sono due le posizioni che si presentano alla fine di questa evoluzione, l'atea pura e la cristiana pura.

Terzo capitolo Un nuovo umanesimo Il terzo capitolo è dedicato all'esame di una forma molto diffusa di ateismo contemporaneo, quella marxista.

Maritain evidenza subito che il marxismo è «un sistema completo di dottrina e di vita il quale pretende di svelare all'uomo il senso dell'esistenza, risponde a tutte le questioni fondamentali poste dalla vita e manifesta una potenza di inviluppamento totalitario».

Il marxismo è quindi una religione, di cui il materialismo dialettico costituisce la teologia dogmatica. Il comunismo è l'espressione etica e sociale e l'ateismo dogmatico il primo articolo di fede.

Ma nonostante la radicale diversità fra pensiero marxista e pensiero cristiano, Maritain fa notare che le idee marxiste, ad esempio comunione, sacrificio e fede nella causa, si rivelano ad un esame più accurato essere nient'altro che "schegge impazzite", energie religiose secolarizzate di cui il marxismo si nutre e grazie alle quali vive.

Successivamente si passa prima ad analizzare il risentimento marxista contro il mondo cristiano colpevole (a ragione secondo Maritain) nel secolo XIX di aver tradito totalmente nell'organizzazione sociale ed economica lo spirito del Vangelo poi ad esaminare la dottrina marxista. Karl Marx, rifiutando non solo l'idealismo ma anche il concetto stesso di spirito, ha sottomesso ogni ambito della vita umano alla sfera economica: "la causalità materiale è diventata la causalità puramente e semplicemente primaria" (Maritain tuttavia non vuole con questo negare che l'aspetto economico eserciti un pesante condizionamento sull'ideologia borghese, ma evidenzia che lo stesso principio non si può applicare alle società precedenti). Il marxismo, poi "respingendo" il processo dialettico nella materia, afferma che il processo economico (non autonomamente ma con tutte le energie che esso genera) trasformerà l'uomo alienato di oggi in padrone della storia e del mondo domani: la redenzione dell'umanità avverrà per mezzo del proletariato e condurrà alla libertà l'umanità e all'individuo della società liberale subentrerà l'individuo collettivo che, liberato con l'abolizione della proprietà privata, assumerà i tratti che la coscienza alienata attribuiva a Dio. Messianismo ebraico, russo e hegeliano si fondono insieme. La redenzione socialista, però, al contrario del Cristianesimo che vede la storia umana come un'ambivalenza di bene e di male che si dirige verso il Regno dei Cieli, non avverrà fuori dalla storia (giudizio finale cristiano) ma nella storia. Nel paragrafo successivo ci si chiede se l'ateismo possa essere vissuto nelle sue radici metafisiche più profonde: la risposta è negativa (sulla scorta di Dostoevskij) perché l'"ateismo se potesse essere vissuto sino alla radice del volere, ucciderebbe la volontà" in quanto quest'ultima desidera sempre un fine ultimo a cui rivolgersi, sia il vero Dio o un idolo. Consci della difficoltà, infatti i teorici marxisti dell'URSS hanno preferito aggirare il problema propagandando un ateismo pratico piuttosto che metafisico. Ma le credenze atee di una persona non le impediscono di credere e di amare sia pure oscuramente Dio senza esserne consapevole e chiamandolo con un altro nome ("crede negare Dio e in realtà nega qualcos'altro che Dio). Ma verrà il giorno che i problemi fondamentali, a lungo occultati dall'indottrinamento, si porranno di nuovo e per salvare le proprie conquiste il marxismo dovrà rimuovere l'errore spirituale originario. Maritain passa ad esaminare l'ateismo russo dal punto di vista culturale e spera che possa paradossalmente aiutare a purificare la religiosità russa dall'eccesso di soprannaturalismo e dall'irrazionalismo. Concluso l'esame dell'ateismo sovietico, si passano ad esaminare le posizioni cristiane, quella barthiana e quella tomista. Respinta la prima che cade negli stessi errori di Lutero credendo che la grazia non vivifichi, si passa alla seconda e Maritain afferma che il suo compito è "salvare le verità umanistiche, sfigurate da quattro secoli di umanesimo antropocentrico, nel momento in cui la cultura umanistica si corrompe e nel quale queste verità pericolano con gli errori che le viziavano e le opprimevano".