Brema-Verden, o più formalmente Ducato di Brema e Principato di Verden (in tedesco: Herzogtum Bremen und Fürstentum Verden), furono due territori del Sacro Romano Impero. Dalla loro costituzione originaria, essi facevano parte rispettivamente del Principato arcivescovile di Brema e del Principato vescovile di Verden. Nel 1648 vennero secolarizzati e trasformati in monarchie ereditarie di diritto costituzionale.
I due stati erano governati congiuntamente in unione personale e, in uso colloquiale, venivano indicati anche come Ducati di Brema e Verden. In un primo momento furono infeudati alla dinastia reale svedese, per poi passare a quella britannica. Con la fine del Sacro Romano Impero nel 1806, Brema-Verden cessò di esistere come entità autonoma e venne infine incorporato nel vicino Stato di Hannover nel 1823.
Territorio ed insegne Il territorio appartenente al Ducato di Brema e al Principato di Verden si estendeva nell'area compresa tra le foci dei fiumi Elba e Weser, fino al Mare del Nord, includendo territori oggi appartenenti agli attuali Stati federali di Amburgo, Brema e Bassa Sassonia. Esso comprendeva in particolare i distretti di Cuxhaven, Osterholz, Rotenburg, Stade e Verden, oltre alla città di Brema con l'exclave di Bremerhaven. La città di Cuxhaven, allora exclave di Amburgo, non faceva parte di Brema-Verden, mentre Stade ne costituiva la capitale formale.
Lo stemma di Brema-Verden combinava gli emblemi della diocesi di Verden (una croce nera in campo argento) e dell'arcidiocesi di Brema (due chiavi dorate incrociate in campo rosso), con le chiavi quali simbolo di San Pietro, patrono della sede episcopale di Brema. L'insieme era attraversato diagonalmente da una chiave, richiamo araldico alla città di Brema.
Storia L'occupazione svedese di Brema e Verden nel 1631 e nel 1632
All'inizio della Guerra dei Trent'anni, la prevalenza luterana dell'Arcidiocesi di Brema le consentì di mantenere una posizione di neutralità nel conflitto, come accadde a molti territori dell'area omogeneamente protestanti, dal momento che essi ricadevano formalmente sotto un circolo fiscale e militare del Sacro Romano Impero. Anche il vicino Vescovato di Verden cercò inizialmente di restare neutrale, ma, essendo parte del Circolo del Basso Reno-Vestfalia, si trovò coinvolto in una compresenza di calvinisti, cattolici e luterani, situazione che sfociò ben presto in un conflitto armato.
Nel 1623 il capitolo di Verden, composto prevalentemente da luterani, elesse il principe Federico di Danimarca come amministratore del vescovato. Poiché egli professava la fede luterana, la Santa Sede gli negò il riconoscimento del titolo episcopale.Ad ogni modo, gli amministratori di una diocesi, venivano colloquialmente definiti anche vescovi.
Federico II era figlio di Cristiano IV di Danimarca, il quale, in qualità di duca di Holstein, era formalmente vassallo dell'Imperatore. Tuttavia, nel 1626 Cristiano IV aderì alla coalizione anti-imperiale promossa del governo delle Province Unite e dall'Inghilterra di Giacomo I, ponendosi a capo di un esercito protestante operante in Bassa Sassonia. Il 27 agosto 1626 le truppe danesi subirono però una pesante sconfitta nella battaglia di Lutter ad opera delle forze della Lega Cattolica guidate da Johann Tserclaes, conte di Tilly. Cristiano IV fu costretto a ripiegare nell'Arcivescovato di Brema, stabilendo il proprio quartier generale a Stade insieme ai resti del suo esercito. L'amministratore dell'arcivescovato, il duca Giovanni Federico di Schleswig-Holstein-Gottorp, abbandonò la reggenza del capitolo e fuggì nel Principato episcopale di Lubecca.
Nel 1626 Tilly e le truppe della Lega Cattolica occuparono il Vescovato di Verden, a maggioranza luterana, provocando la fuga del clero protestante dalla città. Tilly chiese quindi al capitolo di Brema il permesso di entrare nella città, richiesta che venne accolta, poiché il capitolo si dichiarava fedele all'Imperatore e alla sua causa.
Nel frattempo Cristiano IV ordinò agli alleati olandesi, inglesi e francesi di inviare truppe in supporto della difesa dei territori dell'Arcivescovato di Brema, poiché le sue finanze erano state duramente provate dallo sforzo bellico.
Nel 1627 il re danese lasciò l'Arcivescovato di Brema per affrontare Albrecht von Wallenstein, che si apprestava a invadere il Ducato di Holstein. Tilly colse l'occasione per invadere i territori bremini, occupando la parte meridionale della città e, l'anno successivo, anche la città di Stade, difesa da una guarnigione residua di circa 3.500 soldati danesi e inglesi. Il 5 maggio 1628 Tilly ottenne un salvacondotto da Inghilterra e Danimarca, e l'intero Arcivescovato di Brema poté dirsi sotto il suo controllo. Tornato davanti alla città di Brema, egli ottenne il pagamento di 10.000 talleri imperiali per evitare l'assedio, consentendo così alla città di evitare l'occupazione militare.
La popolazione di entrambi i vescovati si trovò improvvisamente costretta a ritornare al cattolicesimo a causa della rigorosa opera di Controriforma promossa dalle autorità imperiali cattoliche, che comportò l'espulsione di numerosi pastori luterani e la chiusura di molte chiese non cattoliche. Nel luglio del 1630 Tilly e gran parte delle forze cattoliche dovettero però fronteggiare l'avanzata svedese: il 26 giugno Gustavo II Adolfo di Svezia era infatti sbarcato con 15.000 soldati a Peenemünde, aprendo un nuovo fronte nel conflitto. Sostenuto dalla diplomazia francese, egli aderì alla nuova coalizione anti-imperiale e si unì alla causa delle Province Unite.
Nel febbraio 1631 Giovanni Federico, amministratore luterano dell'Arcivescovato di Brema in esilio, si incontrò a Lipsia con Gustavo II Adolfo e con altri principi della Bassa Sassonia per discutere del crescente potere degli Asburgo nei territori di fede luterana. L'obiettivo di Giovanni Federico era anche quello di riconquistare il controllo del Principato arcivescovile di Brema e, tra giugno e luglio del 1631, egli si alleò ufficialmente con la Svezia, pur accettandone la supremazia.
Nell'ottobre dello stesso anno l'esercito reclutato da Giovanni Federico avviò la riconquista dell'Arcivescovato di Brema e, con l'appoggio delle truppe svedesi, occupò anche il vicino Vescovato di Verden, destituendo di fatto il vescovo cattolico Franz Wilhelm von Wartenberg (in carica dal 1630 al 1632) e causando la fuga del clero cattolico. Il principato episcopale passò così sotto amministrazione svedese.
La riconquista dell'Arcivescovato di Brema, sostenuta dalle forze svedesi e dalla città di Brema, si concluse il 10 maggio 1632. Giovanni Federico tornò a esercitare l'amministrazione del principato, sebbene la città continuasse a risentire della presenza delle truppe straniere, il cui mantenimento gravava pesantemente sulle finanze locali. I rapporti tra le autorità cittadine e l'amministratore rimasero tesi, e i cittadini preferirono spesso negoziare direttamente con gli occupanti svedesi.
Dopo la morte di Giovanni Federico nel 1634, il capitolo chiese al principe Federico di Danimarca di assumere nuovamente l'incarico in virtù dell'Editto di Restituzione. Gli occupanti svedesi opposero inizialmente resistenza, ma finirono per accettare la successione di Federico, il quale divenne amministratore congiunto di Brema e Verden. Egli dovette tuttavia rendere omaggio alla regina Cristina di Svezia, titolare secolare dei diritti su quei territori.
Nel 1635-1636, in accordo con la Svezia, Federico di Danimarca optò per una politica di neutralità dello Stato. Ciò non impedì tuttavia che i territori tornassero di fatto sotto il controllo svedese, poiché Cristiano IV di Danimarca entrò in guerra contro la Svezia e, dopo la sconfitta, con il Trattato di Brömsebro del 13 agosto 1645, numerosi territori danesi, inclusi i due principati episcopali occupati, furono ceduti alla Svezia. Federico dovette quindi rinunciare all'amministrazione di Brema e Verden e, nel 1648, salì al trono danese con il nome di Federico III.
Dopo i negoziati della Pace di Vestfalia, la città di Brema passò ufficialmente sotto il controllo svedese.
La trasformazione di Brema e Verden nello stato di Brema-Verden nel 1648
Le entità politiche di Brema e Verden furono trasformate dalla Pace di Vestfalia (1648) nel Ducato di Brema e nel Principato di Verden, senza che vi fosse alcuna modifica del loro status di immediatezza imperiale, poiché entrambi gli Stati disponevano di un seggio al Reichstag del Sacro Romano Impero.
I due territori, geograficamente contigui, avrebbero potuto essere uniti in unione reale; ciò tuttavia non avvenne mai, poiché tale unificazione non venne accettata dall'Imperatore. Essi appartenevano inoltre a due differenti circoli imperiali: Brema al Circolo della Bassa Sassonia e Verden al Circolo di Vestfalia, circostanza che li manteneva separati anche sotto il profilo fiscale e amministrativo.
L'imperatore Ferdinando III fu tuttavia costretto ad accettare la nuova situazione di fatto e infeudò entrambi gli Stati alla regina regnante Cristina di Svezia, estendendo il diritto di successione anche ai suoi eredi. Tale concessione garantì alla Svezia un notevole vantaggio strategico, poiché questi territori rivestivano un ruolo rilevante nel reclutamento di truppe e costituivano un importante punto di approdo per le forze svedesi, offrendo un solido appoggio logistico per le future operazioni militari nel continente europeo.
Brema-Verden in unione personale con la Svezia (1648-1712) e sotto l'occupazione danese (1712-15) Gli svedesi istituirono una nuova autorità amministrativa nei territori occupati, il Governo Generale di Brema-Verden, scegliendo Stade come sede effettiva del governo e Bremervörde quale capitale formale. Nel 1648 gli statuti dei due territori furono modificati, trasformando il Ducato di Brema e il Principato di Verden da entità monarchiche separate in una monarchia doppia sottoposta alla sovranità della Svezia, pur nel rispetto delle tradizioni ecclesiastiche distinte dei due Stati.
Per il nuovo feudo, la regina Cristina di Svezia, regnante dal 1644 al 1654 e dal 1648 contemporaneamente duchessa di Brema e principessa di Verden, perseguì con decisione l'annessione della Città libera imperiale di Brema, ritenuta un importante contribuente fiscale. In precedenza la città di Brema aveva già partecipato de facto alle diete del Principato arcivescovile di Brema; lo Stato successore svedese, il Ducato di Brema, tentò pertanto di rivendicare la città, sostenendo che la Pace di Vestfalia la includesse tra i territori destinati al nuovo ducato.
Cristina stabilì la propria residenza formale nel Ducato presso il monastero di Zeven e, durante il suo governo, abolì la caccia alle streghe nei territori di Brema-Verden. Nel 1650 il principe ereditario Carlo X Gustavo di Zweibrücken-Kleeburg venne riconosciuto erede al trono svedese e, contestualmente, anche ai ducati di Brema e Verden; egli si recò a Stade quale rappresentante diretto della Corona.
Brema-Verden tentò quindi di sottomettere la Città libera imperiale di Brema ricorrendo alle armi. Già nel 1381 la città aveva acquisito l'area di Bederkesa e il basso corso del Weser presso Lehe. All'inizio del 1653 le truppe di Brema-Verden occuparono con la forza Lehe, provocando la reazione armata della città. Nel febbraio del 1654 Brema venne salvata dall'intervento imperiale e l'imperatore Ferdinando III confermò il diritto della città a mantenere il proprio voto alla Dieta imperiale.