I detective selvaggi è un romanzo dello scrittore cileno Roberto Bolaño. I protagonisti sono due giovani poeti d'avanguardia a Città del Messico nella seconda metà degli anni settanta, ambientazione strettamente ispirata dall'esperienza dell'autore stesso che si trovò a vivere in Messico con la famiglia dal 1968 a fino a poco tempo prima del brutale golpe cileno del 1973, per poi tornarvi per un breve periodo prima del suo definitivo trasferimento in Europa.

Pubblicato per la prima volta in Spagna nel 1998, il romanzo si è aggiudicato il premio Herralde nel 1998 e il premio internazionale Rómulo Gallegos nel 1999.

Trama Il romanzo narra della nascita, nella Città del Messico degli anni settanta, di un'avanguardia poetica nota con il nome di “realismo viscerale”, o "realvisceralismo", e della ricerca da parte dei due fondatori, Ulises Lima e Arturo Belano, della misteriosa ed elusiva poetessa Cesárea Tinajero, considerata l'antesignana di tale movimento. Parte I. Messicani perduti in Messico (1975) La prima parte è una sorta di lungo prologo narrato sotto forma di diario dal giovane poeta Juan García Madero, dotto diciassettenne iscritto alla facoltà di Giurisprudenza di Città del Messico, che si ritrova coinvolto nella nascita del movimento poetico realvisceralista. Attraverso le parole e i pensieri di García Madero, il lettore ha modo di conoscere il pittoresco gruppo dei realvisceralisti, i posti che frequentano, le antipatie o simpatie nei confronti degli altri movimenti poetici messicani e le loro stesse vicende personali.La narrazione ha inizio il 2 novembre e termina il 31 dicembre 1975.

Il diciassettenne Juan García Madero frequenta il suo primo semestre alla facoltà di Giurisprudenza dell'università di Città del Messico. Appassionato di poesia, si iscrive anche al seminario di letteratura del borioso Julio César Álamo, il quale oltre a conoscere a malapena la metrica spagnola si dimostra sprezzante nei confronti del giovane.

Una sera alla riunione si presentano due poeti che si definiscono “realvisceralisti”, il messicano Ulises Lima e il cileno Arturo Belano, che si scontrano con il presuntuoso Álamo. Juan prende la parte dei due e se ne va insieme con loro; più tardi in un locale chiamato Encrucijada Veracruzana, i due gli chiedono di entrare a far parte del loro movimento poetico, ma nei giorni successivi, malgrado García Madero continui a tornare nel bar, attratto anche dalle cameriere, non riesce a mettersi in contatto con loro. Un giorno però rincontra Lima e Belano nei bagni del locale. Da questo momento viene accettato da tutti gli adepti come un realvisceralista anche se pochi hanno già ascoltato le sue poesie; in particolare viene introdotto a casa delle sorelle Font, dedite al culto della giovane poetessa Laura Damián morta prima dei vent'anni, molto amica di Ulises Lima.

Angélica Font frequenta un altro realvisceralista di nome Pancho Rodríguez; dopo una selvaggia notte nell'enorme casa dei signori Font, durante la quale fa l'amore per la prima volta con María, García Madero se ne va con Pancho e scopre che il fratello minore di questi, Moctezuma Rodríguez, e un altro poeta vicino di casa che si fa chiamare Piel Divina, si vantano di essere andati a letto con María.

Nel movimento realvisceralista incominciano i primi problemi: Belano espelle una serie di poeti, tra i quali però non c'è García Madero, che tornato a frequentare l'Encrucijada Veracruzana comincia una relazione con la cameriera Rosario. Con l'irresolutezza e l'esuberanza tipiche della sua età, non sa decidere quale donna ami di più, se María o Rosario, Angélica o la poetessa Catalina O'Hara. Una sera incontra per strada Quim Font, il padre pazzo delle sorelle, che lo prega di aiutarlo a nascondere la prostituta Lupe dalla vendetta di Alberto, il suo uomo e protettore, il quale la cerca perché la ragazza ha deciso di smettere con la vita sulla strada.

García Madero va a vivere con Rosario, ma un giorno incontra Pancho Rodríguez e sente nostalgia di María. Si recano entrambi a casa Font e la trovano praticamente assediata: Lupe si è infatti rifugiata qui perché il suo protettore Alberto ha scoperto dove si nascondeva. Adesso lui fa la posta in strada insieme con un altro energumeno, i Font chiamano la polizia ma sembra che gli agenti siano collusi con l'uomo: è risaputo che in tutto il Distrito Federal sono i poliziotti a gestire il traffico della prostituzione.

García Madero trascorre il Capodanno del 1976 nella casa assediata , insieme con vari ospiti tra cui i genitori di Laura Damián, la poetessa morta, finché Arturo Belano e Ulises Lima si presentano alla porta. Si organizza una specie di evasione per portare fuori Lupe: Quim Font mette a disposizione la sua Chevrolet Impala, ma quando il cancello del cortile si apre si verifica una colluttazione con Alberto e i suoi gorilla. García Madero, che ha messo al tappeto Alberto, si infila nell'Impala e lascia anche lui la città.

Parte II. I detective selvaggi (1976-1996) In questa seconda parte del romanzo, la più lunga dell'opera, si alternano in maniera non lineare i punti di vista di ben 54 personaggi diversi, alcuni già incontrati nella prima parte, mediante i quali si racconta della storia di Ulises Lima e, soprattutto, di Arturo Belano, gli unici due (se si esclude Cesárea Tinajero) che non parlano mai in prima persona. Attraverso 84 frammenti di narrazione, simili a interviste o flussi di coscienza, il lettore è in grado di ricostruire mano a mano il loro passato, recente e remoto alla narrazione, così come il loro futuro, dal momento che molte delle disparate voci di questa particolare e polifonica narrazione sono in qualche modo legate al gruppo dei realvisceralisti. Le varie testimonianze tracciano così una serie più o meno scollegata di eventi che hanno visti i due protagonisti dopo la loro fuga dal Messico. I brani sono datati a partire dal gennaio 1976, dunque poco dopo il termine della prima parte, e fino al dicembre 1996, ambientati perlopiù in 17 città diverse di 12 nazioni dell'Europa, Medio Oriente ed Africa.

I personaggi, che parlano in prima persona, ricostruiscono l'ambiente dei giovani poeti di Città del Messico, a partire dall'esperienza esistenziale e sentimentale di Ulises Lima e soprattutto di Arturo Belano, che insieme hanno fondato nei primi anni settanta una rivista di poesia chiamata provocatoriamente “Lee Harvey Oswald”. La testimonianza che attraversa l'intera seconda parte, quella che la incomincia e che la chiude, appartiene all'anziano poeta stridentista Amadeo Salvatierra, l'unico ad avere una conoscenza personale di Cesárea Tinajero: anzi, è proprio da lui che Lima e Belano vengono a sapere di questa poetessa attiva negli anni venti, segretaria stenografa del generale Diego Carvajal, ex combattente nelle file della Rivoluzione. Cesárea è la fondatrice di una corrente poetica definita “realismo viscerale”, etichetta che i due poeti prendono in prestito per la propria cerchia di giovani scrittori.

È Armando Salvatierra a mostrare ai due giovani l'unica copia in suo possesso di Caborca, la rivista letteraria di Cesárea Tinajero; sull'ultima pagina i due possono prendere visione della sola poesia reperibile della donna, la quale a fine anni venti lasciò la capitale per ritirarsi a nord, nello stato di Sonora.

Al ritorno dal viaggio in auto nel nord del Messico, che sarà l'argomento della successiva terza parte, Lima e Belano partono per l'Europa. Le testimonianze successive ricostruiscono la vita di Ulises Lima nella bohème dei sudamericani emigrati a Parigi, intorno alla metà degli anni settanta. Nello stesso periodo Arturo Belano vive a Barcellona insieme con la madre e lavora come guardiano in un campeggio sulla costa, poi si sposta facendo lo stesso mestiere fino in Galizia.

Ulises Lima finisce in Israele insieme con un amico austriaco, poi torna in Messico. Solitario e sfasato, dedito all'alcol, viene invitato nella delegazione dei poeti in visita al Nicaragua dove è appena arrivata al potere la rivoluzione sandinista, ma giunto a Managua scompare nel nulla e ritorna in Messico solo due anni più tardi.

Le vite dei due ex realisti viscerali scorrono in un certo senso parallele, sempre nell'ombra e nella marginalità. Arturo Belano ha una serie di relazioni sentimentali, anche di una certa lunghezza, con donne conosciute in Spagna, e vive a lungo in un paesino della Costa Brava, arrivando a pubblicare anche qualche romanzo. Le testimonianze che si susseguono, e che spesso parlano di Lima e Belano solo marginalmente, costituiscono talvolta veri e propri racconti autonomi. La vita dei due poeti viene comunque ricostruita come un mosaico nel quale i vari pezzi si incastrano poco per volta nella trama.

Seguiamo le tracce di Arturo Belano in Africa, dove si è trasferito per dimenticare la fine di un amore. Si è sposato e ha avuto un figlio, ma dopo la separazione, e dopo aver sfidato a un anacronistico duello alla spada (senza vincitori) un famoso critico letterario, si trasferisce nell'Africa nera e poi in Liberia. Afflitto da problemi di salute e dalla cronica mancanza di medicine, sembra che voglia cercare a tutti costi la morte. L'ultima testimonianza lo dà scomparso insieme con un famoso fotografo mentre segue un'offensiva di combattenti nella guerra civile liberiana, nel 1996.

Parte III. I deserti del Sonora (1976) L'ultima parte, narrata sotto forma di diario di viaggio da García Madero, ha inizio il 1º gennaio 1976, appena dopo la fine della prima parte.

Lasciata casa Font a bordo dell'Impala, Arturo Belano, Ulises Lima, García Madero e Lupe partono per il deserto di Sonora sulle tracce della poetessa Cesárea Tinajero. Gli indizi che possono seguire sono molto labili: decine di anni fa Cesárea disse a Armando Salvatierra che sarebbe andata nel nordovest, e questa è la strada che prendono i quattro fuggiaschi inseguiti da Alberto, l'amante/lenone di Lupe. Arturo si ferma in tutte le biblioteche cittadine, senza trovare nulla. Si recano anche nella città di Caborca, perché è il nome della rivista dalla breve vita pubblicata da Cesárea negli anni venti, poi vengono a sapere che la poetessa potrebbe aver lavorato per un certo tempo come maestra in una scuola pubblica della città di Santa TeresaLa città di Santa Teresa è il luogo di ambientazione della parte IV del successivo romanzo 2666, intitolata La parte degli assassini; in questa immaginaria città è possibile riconoscere Ciudad Juárez, teatro di una serie impressionante di femminicidi.

A poco a poco e con pazienza, riescono a mettersi in contatto con persone che hanno conosciuto la poeta, in particolare con una sua amica e collega dei tempi in cui viveva in città. Da scarse fonti risulta che Cesárea abbia avuto una relazione con un torero morto in un incidente di corrida. Abbandonato l'insegnamento, sarebbe scomparsa anche da Santa Teresa.

Incitati anche dalla presenza di Alberto, che li tallona da vicino, Lima e Belano si muovono tra i villaggi dove è stata segnalata da donna. Il suo ritrovamento infine coincide con l'arrivo dell'inseguitore, e la vicenda dell'odissea nel Sonora termina con un cruento fatto di sangue che spiega, a posteriori, l'atteggiamento dei due “detective selvaggi” nel successivo periodo della loro vita, quello raccontato nella seconda parte.

Personaggi Arturo Belano - Fondatore del realismo viscerale, estroverso, cileno, può essere considerato l'alter ego di Bolaño; ritornerà come narratore del romanzo breve Stella distante. Ulises Lima - Messicano, fondatore del realismo viscerale, più introverso del suo amico Belano. Secondo María Font, il suo vero nome è Alfredo Martínez “o qualcosa del genere”. Il personaggio è ispirato al poeta messicano Mario Santiago Papasquiaro, grande amico di Bolaño.