Israele, ufficialmente Stato d'Israele (in ebraico: , Medinat Yisra'el; ), è uno Stato del Medio Oriente affacciato sul mar Mediterraneo e che confina a nord con il Libano, con la Siria a nord-est, la Giordania a est, l'Egitto a sud-ovest, con i territori palestinesi, ossia la Cisgiordania a est e la striscia di Gaza a sud-ovest, e il Mar Rosso a sud..

La regione nella quale è situato Israele è stata soggetta nel tempo al dominio di numerose civiltà, tra cui cananei, egizi, israeliti, filistei, assiri, babilonesi, romani, bizantini, arabi, crociati e ottomani. In età contemporanea la regione divenne parte del mandato britannico della Palestina, periodo durante il quale fu soggetta a flussi immigratori di comunità ebraiche incoraggiate dal movimento sionista, che mirava alla costituzione di un moderno Stato ebraico. Dopo la seconda guerra mondiale, per porre rimedio agli scontri locali tra ebrei e arabi palestinesi, nel 1947 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò un piano di partizione della Palestina che prevedeva la costituzione di uno Stato ebraico e di uno arabo. Lo Stato d'Israele fu proclamato il 14 maggio 1948. Tale partizione fu però osteggiata dagli arabi palestinesi e dai vicini paesi arabi, che intervennero militarmente contro il neonato Stato israeliano il giorno seguente la sua proclamazione; nell'ambito dello scontro si verificò l'esodo palestinese del 1948. Israele e i paesi arabi si scontrarono nuovamente nei decenni seguenti in una serie di conflitti arabo-israeliani. In seguito alla guerra dei sei giorni del 1967 Israele occupò la Cisgiordania, che era stata occupata dal Regno di Giordania,Suddivisa in seguito agli accordi di Oslo. e la striscia di Gaza che era amministrata dall'Egitto,Abbandonata in seguito al piano di disimpegno unilaterale israeliano. le alture del Golan siriane e la penisola del Sinai egiziana,Restituita all'Egitto in seguito agli accordi di Camp David. stabilendo negli anni in questi territori occupati numerosi insediamenti israeliani. Lo Stato di Palestina rivendica la sovranità sulla Cisgiordania e sulla striscia di Gaza.

Il territorio è estremamente eterogeneo dal punto di vista morfologico: a ovest, lungo la fascia costiera si estende la pianura di Sharon, i monti della Giudea attraversano il centro del Paese, a sud si estende il deserto del Negev, mentre la valle del Giordano, il principale fiume del Paese, è parte della Great Rift Valley. Israele rappresenta l'unico Paese a maggioranza ebraica al mondo; gli ebrei rappresentano poco meno dei tre quarti della popolazione, mentre gli arabi israeliani costituiscono poco più di un quinto. La maggior parte della popolazione è concentrata nei centri urbani della pianura costiera. La cultura di Israele si è costituita attraverso l'influsso di vari elementi portati dagli immigrati ebrei da tutto il mondo. Israele rappresenta uno dei paesi più all'avanguardia in Medio Oriente dal punto di vista sociale, politico, scientifico ed economico. Un ruolo importante è rivestito dall'alta tecnologia. Lo Stato d'Israele è una democrazia parlamentare e una serie di leggi fondamentali definiscono l'ordinamento giuridico. Il potere legislativo è esercitato dalla Knesset, che elegge un presidente, mentre il potere esecutivo è esercitato dal primo ministro e dal governo. Il potere giudiziario è esercitato da tribunali laici e religiosi e la Corte suprema di Israele ne rappresenta il vertice.

Etimologia Il nome dello Stato deriva dal nome biblico "Israele", attribuito da Dio al patriarca Giacobbe come narrato nel libro della Genesi. Secondo Victor P. Hamilton il nome deriva dall'unione del verbo śarar ("governare") e del sostantivo el ("Dio"). Il significato sarebbe dunque "Dio governa" o "Possa Dio governare". Secondo Geller invece l'etimo è da rintracciarsi nel verbo śarah ("combattere"), dal momento che Giacobbe cambiò nome dopo la lotta con una possibile manifestazione divina. In questo caso il significato sarebbe "Colui che ha combattuto con Dio" o "Dio combatte".

Il documento più antico su cui apparirebbe la parola Israele è la Stele di Merenptah che parlerebbe di Israele come di uno dei tanti popoli di pastori nomadi della regione, piuttosto che di una nazione bene organizzata. Il nome Israele viene citato anche nel Libro della Genesi (), dove viene raccontato l'episodio in cui Dio cambia il nome a Giacobbe, chiamandolo, per l'appunto, Israele. Un'interpretazione comune fa derivare il nome dal soprannome di Giacobbe, ovvero Israele (che significa "l'uomo che vide (l'angelo di) JHWH"). Eretz Yisrael avrebbe dunque il significato di "Terra di Giacobbe". La grafia di questa interpretazione (ישראל) è quella più aderente alla parola Israele (ישראל).

Storia

Antichità e medioevo La regione vide emergere nell'Età del bronzo la civiltà cananea sotto forma di città-Stato; durante la tarda età del bronzo la regione fu soggetta per secoli al dominio Nuovo Regno egizio. La transizione verso la prima età del ferro vide la formazione di due civiltà differenti: i filistei, sulla costa e di origine egea, e gli israeliti, di derivazione cananea e concentrati negli altopiani delle regioni interne. Tra i regni israeliti emersero il Regno di Israele, distrutto nel 722 a.C. dall'invasione assira, e il Regno di Giuda, invaso nel 587 a.C. dall'Impero neo-babilonese. Le deportazioni degli israeliti da parte di assiri e babilonesi furono il principio sul quale si costituì la Diaspora ebraica. La regione fu poi annessa dall'Impero achemenide e Ciro il Grande permise la ricostruzione della nazione ebraica nel territorio. Sotto l'Impero seleucide la regione sperimentò una profonda ellenizzazione, fino a quando la rivolta maccabea dette vita al Regno di Giudea, al quale seguì la dinastia erodiana. Il territorio fu posto sotto protettorato dalla Repubblica romana nel 63 a.C., in seguito alla vittoria del Proconsole Gneo Pompeo Magno nell'assedio di Gerusalemme. Le fallite grandi ribellioni contro il successivo Impero romano, il cui primo imperatore Cesare Augusto nel 6 trasformò il suddetto regno cliente di Giudea dapprima in una prefettura della provincia di Siria omonimamente chiamata e poi in una provincia a sé stante (in seguito rinominata Siria Palestina) provocarono una massiccia emigrazione della locale popolazione ebraica, che andò ad alimentare le comunità della diaspora.

La regione si convertì progressivamente al cristianesimo. Nel VII secolo l'Impero bizantino perse la regione per mano del Califfato dei Rashidun, al quale seguirono varie dinastie musulmane, tra le quali gli Omayyadi, gli Abbasidi, i Tulunidi e i Fatimidi. Nel corso del medioevo la regione visse un processo di progressiva arabizzazione. Con le Crociate il territorio fu posto sotto la sovranità del Regno di Gerusalemme e in seguito delle dinastie musulmane degli Zengidi, degli Ayyubidi, dei Mamelucchi e infine degli Ottomani. Malgrado un tentativo del Chedivato d'Egitto, gli Ottomani rimasero al potere fino alla prima guerra mondiale, quando vennero sconfitti dagli Alleati.

Mandato britannico della Palestina

Il sionismo e il mandato britannico della Palestina A partire dalla fine del XIX secolo il movimento sionista spinse molti ebrei, principalmente dall'Europa orientale, a stabilirsi in Palestina, attraverso le cosiddette aliyah. Il nuovo yishuv creò nei decenni una nuova realtà culturale e sociale, parallela a quella araba palestinese. Esso fondò nuove città, tra le quali Petah Tikva e Tel Aviv, e avviò progetti agricoli attraverso i kibbutz e i moshav. Venne in particolare rivitalizzata la lingua ebraica. Alla fine della prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni trasferì la Palestina sotto il controllo dell'Impero britannico, creando il mandato britannico della Palestina. I britannici, con la Dichiarazione Balfour, si fecero promotori della costituzione di un "focolare nazionale" ebraico in Palestina. Sotto i britannici l'immigrazione ebraica dall'Europa orientale portò la popolazione ebraica a crescere enormemente, passando dalle circa unità registrate nel 1914 alle nel 1923, fino alle nel 1928 e alle alla vigilia della Seconda guerra mondiale, causando attriti con la popolazione araba palestinese, a sua volta in aumento attratta dallà produttività e dai salari più alti. Nel 1939 l'amministrazione britannica, in seguito delle conseguenze dei moti del 1929 e soprattutto della Grande rivolta araba, pose forti limitazioni all'immigrazione e alla vendita di terreni a ebrei. L'avvento del nazismo, la seconda guerra mondiale e la Shoah portarono a un ulteriore flusso migratorio di ebrei provenienti da diverse nazioni europee.

Piano di partizione della Palestina

Nel 1947 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite propose e votò a maggioranza (33 voti a favore, 13 contro e 10 astenuti) un piano di partizione della Palestina, basato sull'operato dell'UNSCOP, che previde l'istituzione di uno Stato ebraico e di uno arabo con Gerusalemme sotto controllo internazionale. Nel decidere su come suddividere il territorio considerò, per evitare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba, la necessità di radunare nel futuro Stato tutte le zone dove gli ebrei erano presenti in numero significativo, e questo andò quindi ad occupare il 56,4% del territorio. Lo Stato ebraico proposto avrebbe avuto quindi una popolazione residente in maggioranza composta da ebrei ( a fronte di arabi). Circa ebrei sarebbero rimasti nello Stato arabo, che sarebbe di conseguenza stato abitato dal 99% di arabi, con una comunità totale di abitanti. La zona internazionale, imperniata sulla città di Gerusalemme, avrebbe avuto una presenza di ebrei a fronte di arabi. A questi gruppi si aggiungeva una popolazione di circa Beduini nomadi, presente nella zona di Beersheba. Il piano venne accolto con favore dalla maggior parte della comunità ebraica, rappresentata ufficialmente dall'Agenzia ebraica (anche se gruppi più estremisti, come l'Irgun e la Banda Stern, lo rifiutarono), e rifiutato con varie motivazioni dalla comunità araba palestinese e dai paesi arabi.

Tra il dicembre del 1947 e la prima metà di maggio del 1948 vi furono cruente azioni di guerra civile da ambo le parti. Il piano Dalet, messo a punto dalle autorità ebraiche, aveva come scopo la difesa e il controllo del territorio del quasi neonato Stato ebraico e degli insediamenti ebraici a rischio posti di là dal confine di questo. Il piano, seppur ufficialmente solo difensivo, prevedeva comunque, tra le altre cose, la possibilità di occupare basi nemiche poste oltre il confine, e prevedeva in alcuni casi la distruzione di villaggi palestinesi e l'espulsione degli abitanti.. Diversi storici hanno considerato il piano stesso indirettamente responsabile di massacri e azioni violente contro la popolazione palestinese, in un tentativo di pulizia etnica. L'impatto emotivo sull'opinione pubblica del massacro di Deir Yassin, effettuato da membri dell'Irgun e della Banda Stern, ebbe una forte risonanza..

Lo Stato di Israele

Guerra arabo-israeliana del 1948