Scrittore prolifico, i suoi romanzi d'avventura, tra cui anzitutto L'Atlantide, conobbero un successo considerevole nella prima metà del Novecento, venendo tradotti in varie lingue e trasposti in numerosi film.
Fu un grande viaggiatore e i suoi romanzi hanno spesso come cornice Paesi esteri, talvolta «esotici» per i lettori della sua epoca, dall'Africa all'Asia e alle Americhe.
Nazionalista e conservatore, talvolta qualificato come «reazionario», Benoît riflette un aspetto del mondo intellettuale del periodo tra prima e seconda guerra mondiale, che ha segnato con la sua opera romanzesca; mescolando avventura e un certo erotismo, creò un nuovo tipo di eroina perturbante, che egli stesso definiva «baccante» o «amazzone», capace di ipnotizzare i personaggi maschili e spingerli al crimine o alla rovina.
Biografia Anni della gioventù
Nato nel 1886, era il figlio di un militare, Marie-Joseph-Ferdinand-Gabriel Benoit (1852-1915), e di Claire-Marie-Eugénie Fraisse, sposatisi a Dax l'11 agosto 1885; il padre, arruolatosi nel novembre 1870 e nominato sottotenente in un reggimento di fanteria, fu promosso tenente nel 1876 e capitano nel 1884; nel 1888 entrò nel corpo dell'intendenza come aggiunto, quindi sotto-intendente di 3ª classe (1891), di 2ª (1899) e infine di 1ª classe (1907).I gradi di aggiunto all'intendenza, di sotto-intendente di 3ª, 2ª e 1ª classe corrispondevano rispettivamente ai gradi di capitano, maggiore, tenente colonnello e colonnello. Era ufficiale della Legion d'onore.
Pierre Benoît nacque ad Albi, nella regione Midi-Pirenei (Francia meridionale), dove suo padre era di guarnigione; benché vi avesse vissuto solo il primo anno della sua esistenza, riteneva di aver conservato un legame privilegiato con questa città, e soprattutto con la sua cattedrale, nella quale vedeva una delle fonti della sua ispirazione romanzesca; così spiegava in un testo del 1956 che «una parabola non ha mai cessato di ossessionare [la sua] immaginazione: quella delle vergini stolte e delle vergini sagge»:
Seguì poi suo padre, destinato a partire dal 1887 in Africa settentrionale (prima in Tunisia, poi in Algeria, dove proseguì gli studi al gran liceo di Algeri). Nel 1907, dopo aver compiuto il servizio militare sempre in Algeria, si recò a Montpellier, dove preparò una doppia licenza in lettere e diritto, quindi a Sceaux (Hauts-de-Seine), dove divenne sorvegliante d'internato.
Primi romanzi e primi successi
In questi anni Benoît non è più soltanto il poeta neoromantico del periodo prebellico: con Kœnigsmark (1918) ottiene un notevole successo di pubblico e sfiora il Premio Goncourt, sostenuto da André Suarès e Léon Daudet (il premio andrà a Georges Duhamel per Civilisation).
L'anno seguente pubblica L'Atlantide (1919), opera concepita su suggerimento del lettore editoriale Robert de La Vaissière presso Albin Michel, che conosce un successo di libreria ancora più fulmineo; lo scrittore cattolico Louis Chaigne ne attribuirà l'impatto alla congiuntura del dopoguerra, come «libro atteso» per uscire dall'incubo del fronte. Sostenuto attivamente da Maurice Barrès, il romanzo ottiene il Grand prix du roman de l'Académie française per il 1919.
Dal 1920 fino alla morte, e con un ritmo vicino al volume l'anno, Benoît pubblica circa quaranta romanzi presso Albin Michel, una fedeltà editoriale legata anche all'amicizia personale con l'editore.
Scrittore giramondo Nonostante il successo, Benoît si annoia al posto di bibliotecario al ministero dell'Istruzione pubblica e moltiplica le bizzarrie: organizza una corsa di tartarughe al Palais-Royal e, nel 1922, inscena un finto rapimento da parte di membri dello Sinn Féin (in margine alla pubblicazione di La strada dei giganti (La Chaussée des géants), episodio che diverte la stampa ma scandalizza una parte degli amici conservatori, già infastiditi dalle sue numerose avventure galanti.
Nel 1923 accetta con entusiasmo la proposta del quotidiano Le Journal di recarsi in Turchia come inviato speciale, occasione che gli permette di lasciare la funzione pubblica e di separarsi dalla compagna dell'epoca (Fernande Leferrer). Attraversa l'Anatolia in guerra e intervista Mustafa Kemal ad Ankara; si reca poi in Palestina e in Siria, da dove apprende con emozione la morte di Barrès.
Dal 1923 al 1938, e di nuovo dal 1947 al 1953, esercita parallelamente all'attività di romanziere il mestiere di grande reporter per vari giornali (France Soir, L'Intransigeant), che lo porta in Estremo Oriente e in Iran (1926-1927), in Australia, a Tahiti e nelle Antille (1928), in Tunisia (1931), in Libano (1932), nell'Oceano Indiano (1933), in Austria (1938), in Argentina e in Brasile (1950), ecc.; l'elenco riprende in parte quello stabilito da Charles Saint-Prot ed è dichiaratamente non esaustivo.
Nel corso dei viaggi incontra e intervista personalità politiche di primo piano: Hailé Selassié I, quindi Benito Mussolini nel 1935 (cui tenta invano di sconsigliare l'invasione dell'Etiopia), e nel 1938 Hermann Göring (colloquio mai pubblicato, incentrato sulle collezioni d'arte del gerarca); nel secondo dopoguerra incontra per due volte il dittatore portoghese António de Oliveira Salazar, del quale nutre grande ammirazione.
Questi spostamenti alimentano direttamente la narrativa di Benoît: tutti i romanzi, con la sola eccezione de Il lago salato (Le Lac salé, ambientato negli Stati Uniti), hanno come cornice paesi da lui effettivamente visitati. I reportage sono anche l'occasione per difendere, quando possibile, l'Impero coloniale francese, più come una forma di "amicizia franco-esotica" che come apologia dell'avventura coloniale, posizione spesso associata a una solida anglofobia.
L'Accademia, il cinema e la politica
Pierre Benoît divenne nel 1929 presidente della Société des gens de lettres, poi fu eletto membro dell'Académie française l'11 giugno 1931 con 18 voti al secondo scrutinio, lo stesso giorno del generale Maxime Weygand.
In occasione di un banchetto organizzato per la consegna della sua spada d'accademico, il 27 settembre successivo a Saint-Céré, città del Quercy scoperta grazie all'amico Anatole de Monzie dove, tra un viaggio e l'altro, risiedeva dal 1925 e che era divenuta il suo paese d'adozione, pronunciò queste parole davanti agli amici:
Fu ricevuto ufficialmente all'Académie il 24 novembre 1932 da Henri de Régnier per succedere al 6º seggio di Ernest Lavisse; il suo successore fu Jean Paulhan.
Gli anni trenta sono anche quelli in cui Pierre Benoît, i cui romanzi erano adattati per il cinema fin dall'inizio del decennio precedente (un adattamento de L'Atlantide dovuto a Jacques Feyder fu girato già nel 1921), si interessò con maggiore regolarità alla settima arte e collaborò alla messa in immagini delle proprie opere: scrisse i dialoghi de La Châtelaine du Liban (di Jean Epstein, 1933) e lo scenario di Boissière (di Fernand Rivers, 1937).
Firmò inoltre un adattamento del 1936 del Taras Bul'ba di Nikolaj Gogol' (regia di Alexis Granowsky) e, durante l'Occupazione, quelli di due opere di Balzac: Il colonnello Chabert (Le Colonel Chabert, di René Le Hénaff, 1943) e Il forzato di Rochefort (Vautrin, di Pierre Billon, 1943).
Numerosi adattamenti cinematografici dei romanzi di Pierre Benoît furono realizzati fino agli anni cinquanta, epoca a partire dalla quale l'interesse del pubblico per lo scrittore accademico cominciò ad affievolirsi.
Parecchie delle trasposizioni realizzate negli anni trenta furono, secondo gli usi dell'epoca, girate in doppia versione: una in francese e l'altra in inglese o tedesco, con attori diversi (di norma con l'eccezione del ruolo principale), ma conservando la stessa fotografia, lo stesso découpage e lo stesso montaggio: è il caso, tra gli altri, de L'Atlantide di G. W. Pabst (1932), di cui esiste una versione tedesca (Die Herrin von Atlantis) con Brigitte Helm nel ruolo di Antinea in entrambe le versioni, e di Kœnigsmark di Maurice Tourneur (1935), girato anche in versione inglese.
Infine, nello stesso periodo, Benoît non dimenticò le sue convinzioni maurrassiane e monarchiche: s'impegnò nel 1936 contro il Fronte popolare e fu tra coloro che lavorarono per far eleggere Charles Maurras all'Académie française (cosa che avvenne il 9 giugno 1938).
Contrario all'antisemitismo, negli anni trenta scrisse su La Revue Juive, rivista patrocinata da Einstein e Freud e diretta da Albert Cohen.
La guerra e la Liberazione Pierre Benoît intrattenne sempre rapporti ambivalenti con la Germania, paese che lo «ossessiona fin dalla [sua] infanzia». Nello studio a lui consacrato, lo scrittore fiammingo Johan Daisne afferma che Benoît incarnava «l'inimicizia ereditaria tra la Germania e la Francia» e ne aveva fatto «una lotta amorosa». Testimone dell'Anschluss nel 1938 (si trova allora a Vienna), l'autore di Kœnigsmark spera fino all'ultimo in un'intesa franco-tedesca.
La sconfitta del 1940 è per lui uno choc; diviso tra la sua tradizionale germanofilia e lo sgomento che gli provoca il regime parlamentare, ritenuto responsabile della disfatta, non si impegna tuttavia nel sostegno al regime di Vichy, guardando con sospetto alle sue compromissioni con l'occupante tedesco.
Malgrado la simpatia di antico combattente che prova per Philippe Pétain, suo confrère all'Académie française, nel 1941 rifiuta di prendere la direzione dell'Académie e preferisce ritirarsi nelle sue terre del Quercy. Si oppone inoltre all'adattamento dei suoi romanzi da parte della Continental-Films.
Tuttavia appartiene al Groupe Collaboration, sostenitore della collaborazione con l'occupante, frequentando regolarmente i pranzi dell'ambasciata di Germania durante la guerra. Sua sorella Marie-Thérèse (1890-1974) sposa nel 1943 lo scrittore Lucien Daudet.
Nel settembre 1944 è arrestato per collaborazionismo e trasferito al carcere di Fresnes, quindi rilasciato nell'aprile 1945. Difeso da Maurice Garçon, Benoît è prosciolto da ogni sospetto; gli viene tuttavia inflitto un divieto di pubblicazione per due anni. Jean Paulhan e Louis Aragon, tra gli altri, intercedono in suo favore e fanno cancellare il suo nome dalla lista nera degli scrittori. Secondo l'editore José Corti, fu lo stesso Aragon a depennarlo dalle liste di epurazione affinché L'Atlantide potesse uscire a puntate su Ce Soir, quotidiano comunista.
Benoît risulta nondimeno profondamente ferito da questa prova; ribadirà di aver rifiutato ogni compromesso con il regime di Vichy — tra cui, nel febbraio 1941, il posto di direttore del Théâtre-Français offertogli dal Ministero dell'Educazione nazionale — così come la traduzione e l'adattamento in tedesco delle sue opere.
Nel 1947 Benoît, «stanco delle avventure tempestose», sposò una giovane donna dell'alta borghesia provinciale, Marcelle Malet (1909-1960), figlia dell'uomo politico dacquese Eugène Milliès-Lacroix; in precedenza aveva avuto relazioni con l'attrice Andrée Spinelly e la cantante Marie Dubas.
Ultimi anni
Dopo il proscioglimento, Benoît riprese gradualmente l'attività di narratore e di grande reporter: tra la fine degli anni quaranta e i primi cinquanta tornò a viaggiare e a pubblicare corrispondenze per la stampa, in continuità con il periodo precedente la guerra. Stabilì il proprio baricentro di vita nel Quercy, a Saint-Céré, dove risiedeva dal 1925 e dove mantenne rapporti stretti con l'ambiente locale e con il mondo letterario parigino.