Prese parte a diverse marce ed eventi per i diritti civili durante i Troubles. Catturò l'attenzione della stampa internazionale durante la Bloody Sunday del gennaio del 1972, in quanto fu ritratto nell'atto di sventolare un fazzoletto bianco macchiato di sangue mentre scortava un gruppo che trasportava un ragazzo ferito a morte dopo che le truppe britanniche aprirono il fuoco sui manifestanti.

Origini Monsignor Edward Kevin Daly nacque a Ballyshannon, nella contea di Donegal, il 5 dicembre 1933. Crebbe a Belleek, nella contea di Fermanagh, in Irlanda del Nord. I suoi genitori erano Tom Daly e Susan Daly (nata Flood), due negozianti. Edward era il maggiore di sei fratelli. Uno di essi Tom Daly junior, fu un politico di spicco.O'Leary, Olivia (1 March 1984). "The John Hume Show". Magill. URL consultato il 9 agosto 2016.

Formazione e ministero sacerdotale Frequentò il St Columb's College di Derry grazie a una borsa di studio. Compì gli studi per il sacerdozio al Pontificio collegio irlandese a Roma.

Il 16 marzo 1957 fu ordinato presbitero per la diocesi di Derry a Belleek. Il suo primo incarico fu quello di curato di Castlederg, nella contea di Tyrone. Nel 1962 venne nominato curato nella cattedrale di Sant'Eugenio a DerryMcKeown, Donal (8 agosto 2016). "Most Rev Edward Daly RIP ". Diocese of Derry. URL consultato il 9 agosto 2016. con responsabilità per il quartiere Bogside della città, uno dei principali teatri di scontro del conflitto nordirlandese. Negli anni '70 lasciò brevemente la diocesi per servire come consigliere religioso di RTÉ a Dublino, ma trascorse la maggior parte della sua carriera a Derry. Apparve in numerosi programmi televisivi e contribuì a realizzare molti documentari televisivi sulle questioni religiose e dell'Irlanda del Nord.

Bloody Sunday (1972) Durante la sua permanenza a Derry, prese parte alle marce per i diritti civili. Ebbe esperienza diretta della battaglia di Bogside nel 1969, nei primi anni dei Troubles, dell'internamento dei rivoltosi e degli eventi della Bloody Sunday, in cui i soldati britannici spararono su manifestanti disarmati il 30 gennaio 1972, uccidendo 14 persone. Daly divenne una figura pubblica dopo essere stato fotografato nell'atto di sventolare un fazzoletto macchiato di sangue come una bandiera bianca nel tentativo di scortare il diciassettenne Jackie Duddy, un manifestante ferito, in salvo. Duddy morì per le ferite riportate subito dopo e Daly gli somministrò l'estrema unzione. In seguito descrisse gli eventi come "un giovane ragazzo che non rappresentava una minaccia per chiunque, ucciso a colpi di pistola ingiustificatamente". La famiglia di Duddy diede a Daly una fotografia di Jackie, che Daly teneva sempre sulla sua scrivania. Alla BBC rilasciò un'intervista nella quale insisteva, contrariamente ai rapporti ufficiali, a dire che i manifestanti erano disarmati. Testimoniò come tale al Widgery Tribunal. In quella sede affermò anche di aver visto un uomo con una pistola, generando la rabbia di alcune persone coinvolte. Il rapporto Widgery esonerò ampiamente l'Esercito britannico, perpetuando la controversia. Anni dopo, Daly sostenne che gli eventi della Bloody Sunday furono un significativo catalizzatore della violenza nell'Irlanda del Nord e che le sparatorie servirono ad aumentare notevolmente il reclutamento nell'IRA.

La controversia sulla Bloody Sunday durò per decenni. Le azioni di Daly furono acquisite a porte chiuse dai mezzi di comunicazione di massa e trasmesse in tutto il mondo, cosa che aumentò molto la sua notorietà. Prima della Bloody Sunday, Daly era solidale con la "vecchia" IRA, di cui suo padre era membro, ma gli eventi di quella domenica gli lasciarono l'opinione che "la violenza è completamente inaccettabile come mezzo per un fine politico". Questo portò a tensioni con la Provisional Irish Republican Army nel corso della sua carriera.

Vescovo di Derry (1974-93) Il 31 gennaio 1974 papa Paolo VI lo nominò vescovo di Derry. Ricevette l'ordinazione episcopale il 31 marzo successivo dal cardinale William John Conway, arcivescovo metropolita di Armagh, coconsacranti l'arcivescovo Gaetano Alibrandi, nunzio apostolico in Irlanda, e il vescovo emerito di Derry Neil Farren. Con 40 anni di età era il più giovane vescovo dell'Irlanda. Scelse come motto la frase Pasce oves meas, cioè "pasci le mie pecore", e come stemma un albero di quercia con una colomba a simboleggiare il desiderio che fiorisse la pace e si rinforzasse la fede nella sua diocesi.

Il suo episcopato fu segnato dal conflitto con l'IRA sull'uso della violenza da parte dell'organizzazione per far avanzare la sua causa politica di un'Irlanda unita. I portavoce di Daly e l'IRA si scontrarono ripetutamente tramite la stampa locale. I vescovi cattolici irlandesi discussero circa la possibilità di scomunicare membri dell'IRA più volte durante il mandato di Daly, spesso in seguito agli attacchi particolarmente sanguinosi. Tuttavia non fu mai presa alcuna decisione. Daly fu sempre riluttante a scomunicare e usava il motto "meglio comunicare che scomunicare", per cui fu severamente criticato dalla stampa scandalistica britannica. Fu però schietto nella sua opposizione alla violenza da entrambe le parti. Introdusse il divieto di indossare bardature paramilitari ai funerali cattolici e nel 1976 organizzò una marcia di protesta nel centro di Derry, in risposta a un aumento degli omicidi settari, a cui parteciparono quasi tutti i chierici della città. La marcia venne guidata da Daly e dalla sua controparte protestante, un evento che non aveva precedenti nella storia della città.

Nel corso della sua carriera e in particolare del suo mandato come vescovo, Daly si appassionò al sistema della giustizia criminale, cercando di soddisfare i bisogni dei prigionieri, degli internati e delle vittime di errori giudiziari tra cui i sei di Birmingham (che furono condannati ingiustamente all'ergastolo per l'attentato ai pub di Birmingham del 1974 e le cui condanne furono annullate nel 1991). Insieme al primate cattolico di tutta l'Irlanda, Tomás Ó Fiaich, Daly nel 1977 esercitò pressioni sul governo britannico contro la sua decisione di revocare lo status di categoria speciale (di prigioniero politico) ai prigionieri dell'IRA e successivamente al loro trattamento come criminali comuni. Quando il problema nel 1981 culminò in uno sciopero della fame che provocò la morte di dieci prigionieri nel Carcere di Maze, nella località di Long Kesh, fece pressioni sulla Commissione Europea dei Diritti dell'Uomo affinché intervenisse.

Nel 1979, Daly fu coinvolto nella pianificazione della visita di papa Giovanni Paolo II ad Armagh prevista per settembre e che aveva ottenuto l'approvazione del governo britannico. La visita fu cancellata in seguito all'assassinio di Lord Mountbatten e all'agguato di Warrenpoint, un'imboscata nella quale rimasero uccisi 18 soldati britannici, entrambi svoltisi il 27 agosto 1979 e perpetrati dall'IRA. La visita fu trasferita a Drogheda, nella stessa arcidiocesi ma in Irlanda, dove il papa fece appello all'IRA perché rinunciasse alla resistenza armata.

La tensione tra Daly e l'IRA raggiunse il suo picco nel 1983, quando Daly proibì la messa di requiem con il corpo presente e le uniformi ai funerali dei paramilitari. Inizialmente Daly aveva negoziato un accordo con l'IRA che vietava la presenza di armi ai funerali. L'IRA tuttavia violò l'accordo quando alcuni dei suoi membri spararono alcuni colpi accanto a una bara durante una cerimonia.

Daly fu profondamente colpito dagli attentati perpetrati dell'IRA nell'ottobre del 1990. Essi si distinguevano dai precedenti per il fatto che i terroristi costrinsero i civili a guidare autobombe verso i loro obiettivi, con il risultato che l'autista rimaneva ucciso nell'esplosione insieme a chiunque si trovasse nelle immediate vicinanze del furgone. Daly descrisse gli attentati come "una nuova soglia di malvagità" e credette che se gli attentatori affermavano di essere cattolici, "le opere proclamano chiaramente che seguono Satana".

Se è vero che fu sempre disposto a prestare attenzione ai bisogni religiosi dei membri dell'IRA, è vero anche che rifiutò di impegnarsi in una riunione formale fino al 1992, quando John Hume, il leader del Partito Social Democratico e Laburista, che stava tentando di negoziare una tregua con la l'IRA, e di cui Daly era amico intimo, lo convinse a incontrare Gerry Adams e Martin McGuinness. In seguito, Daly osservò che condivideva molti punti in comune con i due, in particolare con McGuinness, con il quale però era sostanzialmente in disaccordo sulla moralità dell'uso della violenza per raggiungere obiettivi politici.

Nonostante la tensione tra cattolici e protestanti nell'Irlanda del Nord, Daly mantenne un'amicizia personale con James Mehaffey, il vescovo anglicano di Derry e Raphoe dalla nomina di quest'ultimo, nel 1980. Dopo la morte di Daly il loro rapporto fu descritto come "un potente messaggio di armonia e costruzione di ponti". Tra i molti progetti congiunti, Daly e Mehaffey co-fondarono due associazioni di beneficenza con l'intento di promuovere la guarigione a Derry dopo anni di violenza settaria.

Il 26 ottobre 1993 papa Giovanni Paolo II accettò la sua rinuncia al governo pastorale della diocesi per motivi di salute. Poco prima era stato colpito da un ictus. Assunse l'incarico di cappellano dell'hospice di Foyle.

Anni successivi Nel 2000 pubblicò un'autobiografia, Mister, Are you a Priest?. Seguì con un secondo libro di memorie, A Troubled See: Memoirs of a Derry Bishop, pubblicato nel 2011. Scrisse anche Do not Let Your Hearts Be Troubled e collaborò alla scrittura di The Clergy of the Diocese of Derry: an Index e A History of the Diocese of Derry. In A Troubled See, Daly discusse anche della fine del celibato obbligatorio per i preti cattolici romani. La sua opinione era che permettere ai preti di sposarsi potrebbe alleviare i problemi della Chiesa reclutando nuovi preti. Era angosciato dal fatto che, nonostante la carenza di preti, essi fossero costretti a dimettersi o che altrimenti buoni candidati venissero respinti a causa della regola del celibato. Sentiva che c'era "certamente un posto importante e duraturo per il sacerdozio celibe, ma io credo che dovrebbe esserci anche un posto nella moderna Chiesa cattolica per il sacerdozio sposato e per gli uomini che non desiderano impegnarsi per il celibato". L'Associazione dei preti cattolici sostenne pubblicamente la sua posizione. Daly in seguito chiarì che valutava il proprio voto di celibato e che accresceva la propria vita di sacerdote. Disse: "Non sto dicendo che il celibato dovrebbe essere abolito, sto dicendo di guardare ad altre persone che sentono che non sarebbero in grado di vivere un voto di celibato o di intraprenderlo e di guardare alle possibilità di introdurle al sacerdozio [ ...] ma sento che la Chiesa deve guardarlo di nuovo". Fu criticato da alcuni ambienti per aver aspettato il suo ritiro per esprimere le proprie opinioni, piuttosto che averle trasmesse mentre era in carica.