Marcallo con Casone (AFI: ; Marcall cunt al Cason in dialetto milanese, AFI: ) è un comune italiano di abitanti, si estende nella parte occidentale della città metropolitana di Milano in Lombardia, nell'alta pianura irrigua del Canale Villoresi ed in pieno parco del Gelso confinante da una parte col Parco naturale lombardo della Valle del Ticino e dall'altra con il Parco del Roccolo.

Storia

Il comune di Marcallo con Casone venne costituito nel 1870 dalla fusione dei comuni di Marcallo e Casone.Regio Decreto 9 giugno 1870, n. 5722

Territorialmente l'abitato di Casone con le località di Barco, Cascina Nuova, Cascina Menedrago ed Asmonte formava il comune di Menedrago, esistito dal XVI secolo. Fu con la legge 23 ottobre 1859, in seguito all'unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna che il comune di Menedrago cambiò nome e divenne comune di Casone. (Siusa)

Marcallo invece nell'alto Medioevo e nella prima età moderna aveva un'estensione profondamente diversa rispetto a quella attuale. Il territorio si legava strettamente a Menedrago con cui era attraversato dalla storica “strata novarensis” o “strata Vercellina”, vie di comunicazione romane che si estendeva fino alle sponde del fiume Ticino

Gli abitati di Marcallo e di Casone, ad ogni modo, hanno origini molto più antiche, che risalgono al periodo celtico: il ritrovamento di spade ed else appartenuti agli Insubri, popolazione celtica che viveva in queste zone, fa risalire al V sec a.C. il fiorire dei primi insediamenti umani stabili nella zona. Dalle suppellettili, rinvenute nelle tombe intorno a questo territorio, possiamo dedurre che i Celti insubri nel I sec. d.C. erano passati dal tempo delle guerre alla coltivazione della vite e all'allevamento dei maiali nei boschi del Ticino.

Durante i lavori della variante A4 (Milano-Torino), nel territorio comunale di Bernate Ticino, a poche centinaia di metri dai confini comunali di Marcallo, in due momenti diversi, sono venute alla luce una cinquantina di tombe facenti parte di una vasta necropoli che deve avere svolto un ruolo di area funeraria-cultuale per un tempo piuttosto lungo: dall'epoca celtica a quella tardo romana (dal III sec. a.C. al IV sec. d.C).

Marcallo oppidum celtico connesso all'allevamento dei cavalli, al loro svezzamento ed al loro addestramento; secondo Franco Marzatico fu probabile sede di fiere e/o mercati stagionali di cavalli e di manifestazioni o gare a questi connesse.Guerrieri principi ed eroi: fra Danubio ed il Po dalla preistoria all'alto medioevo, Hoepli. Gli stessi Gambari e Tecchiati (2004:238) sottolineano l'importanza della cultura del cavallo tra i Celti che, per la parola generica lepos (latino equus) hanno anche Marcos per il cavallo, un termine che possiamo trovare in Pausania e nella toponomastica come Marcallo (Milano) inoltre, per Tristram (2007:5), Marcos ha il significato specifico di "cavallo da sella".

Nel vivere gli eventi del territorio, dopo i Celti si ha la dominazione romana (222 a.C.) documentata da ritrovamenti archeologici nel territorio di Santo Stefano sulla via per Marcallo “strata novarensis” (SP224 Vittuone-Marcallo-Boffalora) località Cascina Ranteghetta e Robarello dove, agli inizi del '900, furono riportati alla luce fittili, tegoloni e varie monete romane, parte dei quali conservati nel museo Pisani Dossi di Corbetta. Reperti significativi, solitamente legati a vie di traffico protostorici, sul cui tracciato troviamo a Marcallo la località denominata “Pilastrello”: parola non latina, che Palestra ritiene sinonimo di pietre miliari romane. (Palestra 7-42; Ferrari 181). Giunti al cimitero e deviando per Bernate, a poca distanza dai confini comunali troviamo l'ara dedicata a Mercurio o a Mercurio lucente, alias Lug gallico (Rino Sommaruga 2016) da Caius Cassius, rinvenuta nella Cascina Sant'Eusebio di Mesero; discendendo la valle del Ticino, incontriamo l'area romana del Castrum Brinati del IV sec. d.C., avamposto militare romano col compito di presidiare i confini naturali del Ticino che si attraversava con un ponte mobile che collegava la riva lombarda con l'antica curtis di Romentino (Trecate) ove una strada “moneta”, o strada Regia, conduceva a Pernate e a Novara.G. Andenna, 2002. Diversi sono anche i reperti d'epoca romana rinvenuti lungo tutta la strata mercatorum che costeggiando la riva sinistra del Ticino, da Pavia a Golasecca a da qui alla Gallia, che si incrocia con la Mediolanum-Novaria proprio in questi luoghi.

Dopo il periodo della Milano imperiale 286-402, l'Italia divenne una provincia dell'Impero bizantino con capitale a Ravenna; gli ultimi imperatori romani ed i rè ostrogoti tentarono ripetutamente di ricostruire l'unità dell'impero romano ma furono sopraffatti dai Longobardi che nel 568 iniziarono la conquista del nord Italia.

Eraclio I imperatore bizantino, nel 637 nominò Arcomio, ovvero Childeberto dei Pusterla, signore feudatario di Castell'Arconate.) e da allora quel ramo della famiglia Pusterla fu denominato “Arconate”.Archivio di Stato Novara: Archivio Tornielli Rho di Lozzolo La Lombardia divenne il centro del Regno Longobardo e la capitale fu posta a Pavia; nel 757 Desiderio, re dei Longobardi, riconferma ad Annibaldo Arconate, marito di Costanza e sorella dello stesso Desiderio, il feudo di Castell'Arconate..

Marcallo e Castell'Arconate riuniti dai Pusterla-Arconate, consolidarono postazioni strategio-militari per il controllo dei luoghi di attraversamento del Ticino in Burgaria ovvero nei tre centri che alla fine del IX secolo, nelle carte e nei documenti, venivano denominati porti/ponti e che dallo spostamento dell’alveo del fiume Ticino furono: Bastano a Trecate, Bornago nella vallata di Cameri ed in seguito a Turbigo, Venticolonne ad Abbiategrasso prima e poi a Vigevano.M.G. Porzio, 1987.

Con la fine della dominazione longobarda e l'avvento dei Franchi, questi ultimi dando un nuovo ordinamento alle terre lungo il Ticino iniziano la storia documentata di Marcallo che con lo scavo del Naviglio Grande (XII-XIII secolo) modificò radicalmente l'assetto geografico e amministrativo della zona sottraendo progressivamente porzioni di territorio agricolo e boschivo a favore delle nascenti comunità di Boffalora sopra Ticino, Mesero e Bernate Ticino. Ancora nel XVI secolo, però, i confini territoriali counali arrivavano al Naviglio Grande e inserita nella Pieve di Corbetta fu parrocchiale autonoma dal XVI secolo, vide succedersi varie casate feudatarie i Crivelli, gli Arconati, i Visconti passando poi dal 1756 alla famiglia Vitali. Tra il seicento e il settecento vennero costruite a Marcallo e a Casone alcune ville di delizia per nobili, con tanto di parco, ed oggi utilizzate come uffici comunali, dimore residenziali o sociali e ristoranti.

Menedrago prima, Casone poi, videro vicende simili, anche se con diverse sfumature. Nel 1870 venne istituito il Comune di Marcallo con Casone, dall'unione delle due comunità le cui attività economica principale fu per secoli l'agricoltura e l'allevamento di maiali, dei bovini, affiancata a quella dei bachi da seta fino a giungere alle trasformazioni del XX secolo, che incideranno profondamente nella realtà economica e territoriale.

Marcallo Etimologicamente al nome Marcallo si danno due interpretazioni: 1) il nome deriverebbe dal germanico Markt Halle, supponendo in epoca longobarda l'esistenza di un mercato (Olivieri); 2) si ricollega al termine Mark, ossia "limite", "luogo di confine"Ottavio Mazzzoni Toselli, Dizionario Gallo-Italico

La più antica testimonianza scritta su Marcallo risale a Ludovico II, figlio primogenito di Lotario I ed Ermengarda di Tours, rex Langobardorum dal 844 ed imperatore del Sacro Romano Impero carolingio (Francia Media) dall'855 all'875, il quale conferma a Rogerio di Arconate i feudi di Marcallo e Castell'Arconate..

Nel 918, l'imperatore Berengario I viene chiamato a derimere una controversia tra l'avvocato del monastero di Sant'Ambrogio in Milano e Adelardo da Verona figlio di Andrado (arcicancelliere di Berengario) su alcuni fondi siti in Marcallo e Rovereto (SP 415).. Con diploma del 23 marzo 1026, Corrado II dona beni in Marcallo al monastero di S. Dionigi di Milano; alla morte di Ariberto d'Intimiano (1045), i monaci di San Dionisio ricorsero all'abate Giovanni per farsi confermare da Enrico III (il Nero) il possesso dei beni che il loro fondatore aveva lasciato, tra cui, possedimenti in Marcallo. Il sovrano li compiacque ed il 22 febbraio 1045 con un decreto firmato ad Augusta e gli concedette il desiderato privilegio..

Federico Barbarossa, con diploma del 1158 conferma al monastero di San Dionigi ed Aurelio i beni già di loro proprietà in Marcallo.. Un altro diploma del 9 luglio 1192 di Enrico VI, figlio del Barbarossa, concede i feudi di Arconate e Marcallo e Caleppio (SP 415) al suo camerario (amministratore dei beni), Ambrogio conte di Arconate.: in questi feudi esisteva un centro fortificato presso cui risiedeva una consorteria militare.Bolla di papa Urbano III del 1186.

I Crivelli, signori del luogo, furono favorevoli alla causa dei Torriani sino al 1253 circa, divenendo poi sostenitori dei Visconti.; il possesso di terreni concentrato in una zona ben determinata del ducato, la vocazione a incarichi castellani e di servizio alla persona, permisero ai Crivelli di imporre la propria massiccia presenza nell'esecutivo visconteo prima e sforzesco poi. Nel 1262 Danese Crivelli (1210-1264), marito di Agnese Poma e padre di Floriana, badessa di Santa Maria di Cantalupo, predispose le sue ultime volontà a favore di moglie e figli. Sappiamo che parte delle sue proprietà fondiarie poste intorno a Marcallo parte occidentale, furono confiscate dai Della Torre e che nel 1279, dopo la battaglia di Desio e grazie a Ottone Visconti, i beni furono restituiti alla figlia Floriana.

Infatti il 2 giugno 1279 a seguito delle petizioni degli abati dei monasteri di S. Ambrogio e S. Sempliciano per rientrare nel possesso delle terre e dei beni di Danese, del fù Landolfo Crivelli, viene ordinato alle persone che lavorano le terre di Marcallo, Cantalupo e cascine de Pede in Parabiago, di lasciarle libere o di chiederne l'investitura ai monasteri. Dopo vari tentativi infruttuosi, nel 1281, alcuni abitanti di Marcallo e Parabiago vengono multati per non aver permesso a Pietro Vismara, servitore del comune di Milano di sequestrare i beni dei debitori dei monasteri. (collezioni unimi.it Ref: 100- 109.- 112- 168- 170)

L'esistenza di un ordinamento comunale è testimoniato da un documento datato 1º febbraio 1280 trascritto negli atti del "comune di Milano" in cui Marcallo è citato come comune ed è segnalata la presenza del console. Questo modello, però è già in crisi e verrà presto soppiantato dalle nascenti “signorie” dei Visconti e degli Sforza.

Nel "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" di Goffredo da Bussero del 1289 è citata la chiesa parrocchiale di Marcallo "In loco Marchalo ecclesia Sancti Nazzarii", quella di San Gregorio ora di San Marco e quella di San Lorenzo (al cimitero); tutte chiese visualizzabili, nel Catasto Teresiano, dove è pure indicato l'oratorio di Maria Vergine detta Madonna del Pilastrello e poi “Madunina”.

Nel trecento i Visconti avevano varie proprietà a Marcallo nella zona nord a circa da Milano, confinanti con Mesero (Cascina Malastalla), possedimenti comprendenti orti e case per pertiche 71; altri presso Cascina Menedrago con 32 corpi, una casa ad uso osteria, l'opificio di abitazione dei fittabili, 4 corpi e 113 pertiche di terreno (CdG Pgg 245e 246) che Luchino Visconti Novello donò alla Certosa di Garegnano nel 1388. Altre proprietà fondiari nella zona sud e a occidente, confinanti con Boffalora e Magenta, furono donati alla Certosa di Pavia da Gian GaleazzoVisconti nel 1396 e successivamente confermate da "grida" secentesche dell'imperatore Filippo IV nel 1646 e da suo figlio Carlo II nel 1699.