Lo stadio Francesco Baracca è un impianto sportivo della città italiana di Venezia, ubicato in località Mestre.
Iscritto catastalmente nel 1893 e poi 1896 come ippodromo (al tempo la destinazione calcistica non esisteva), fu inaugurato all'uso calcistico nel 1919: storicamente ospita gli incontri interni del . È la più antica area destinata al calcio in Italia (1893).
Ha ospitato inoltre per quattro stagioni il , alcune partite del club femminile Venezia 1984 ed eventi non sportivi quali concerti e spettacoli.
Storia Dalla costruzione al secondo conflitto mondiale
La storia dello stadio ebbe inizio nel 1893, allorché la parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo (tramite la propria società 300 Campi) mise a disposizione un terreno di circa 15.000 m² (3 campi, pari alla centesima parte del nome), ubicato circa a metà strada tra viale Garibaldi e via Ca' Rossa, destinandolo alla pratica calcistica amatoriale degli ufficiali e marinai inglesi di stanza nella laguna veneziana (che perlopiù dimoravano a Mestre) e degli atleti della S.G. Marziale di Mestre.
Le prime misurazioni per delimitare il campo da gioco vennero condotte proprio con l'ausilio un ufficiale inglese, che per un malinteso le eseguì secondo le unità anglosassoni in luogo del sistema metrico decimale: la lunghezza del lato minore del rettangolo erboso, in luogo dei 100 metri pianificati, fu così stabilita in 100 iarde (91,5 metri), mentre quello maggiore passò dai 150 metri del progetto a 165.
La temperie italiana a soli vent'anni dalla breccia di Porta Pia rendeva però difficilmente proponibile che un'amministrazione ecclesiastica potesse cedere un bene a un'entità del giovane stato italiano: nel 1893 l'area fu pertanto ceduta alla locale famiglia Zajotti, che nel 1896 la girò alla Società Veneta di Sport .
Le normative del tempo tuttavia non prevedevano che un terreno potesse avere destinazione d'uso a campo di calcio: si decise pertanto di accatastare l'area come ippodromo. A tale formalità non corrispose però mai un uso dell'area come pista per corse equine: la scelta fu dettata da mera praticità, giacché sulle aree designate "a ippodromo" le leggi del tempo permettevano lo svolgimento di qualsiasi manifestazione sportiva o circense, nonché ne consentivano l'accesso anche alle signore e stabilivano una tassazione fissa al 25% sul prezzo del biglietto d'ingresso, qualora previsto.
La prima partita di calcio che si doveva giocare al Baracca era sin dal 1892 Marziale Mestre - Società Udinese di Ginnastica e Scherma, e nell'attesa della convocazione della partita (da parte della Reyer Venezia che si era autoproclamata gestore dei giochi per il Veneto) in tale stadio furono giocati 3 campionati interni mestrini segreti (per nascondere la commistione Stato-Chiesa che al tempo avrebbe fatto clamore) a 4 od 8 squadre, con partite di andata/ritorno negli anni 1892-93, 1893-94 e 1894-95 per selezionare appunto i giocatori per le due compagini che si sarebbero scontrate coi nomi di Marziale e Società Udinese di Ginnastica e scherma.
Nel 1894 la Reyer convocherà il Gabrielli a Venezia, e Gabrielli dovette sostare a Mestre il week-end e così facendo venne a scoprire il gioco del calcio proprio recandosi allo stadio di via Francesco Baracca. I mestrini gli fornirono tutto il materiale atto per l'edizione del libro sul "calcio scolastico" Giuochi ginnastici raccolti e descritti per le scuole e il popoloGiuochi ginnastici raccolti e descritti per le scuole e il popolo, Milano, Ulrico Hoepli, 1895., libro che divenne un "best-seller".
Nel 1896 la Reyer trasferì il torneo a Treviso, la Marziale fornì tutti i giocatori per la squadra denominata "Vittorio Veneto" e la Marziale giocò appunto la partita col Vittorio e la partita con l'Udinese, ma poi nel Registro al posto della Marziale Mestre apparve scritto il nome del Pio Istituto Turazza di TrevisoGazzetta di Venezia del 8 e 9 settembre 1896..
Tuttavia, complici le vicissitudini societarie della Palestra Marziale (successivamente dal 1909 Mestre Foot-Ball Club) e lo scoppio della prima guerra mondiale, il campo iniziò a ospitare competizioni calcistiche ufficiali solo nel settembre 1919, allorché vi si stabilì l'A.C. Mestre (nuova denominazione del Mestre FBC, affiliatosi nel dicembre alla Federazione Italiana Giuoco Calcio). La partita inaugurale, giocata il 14 settembre, fu un'amichevole tra A.C. Mestre e Giudecca, terminata in pareggioGazzetta di Venezia del 15 ottobre 1919 e successivamente del 21 settembre (amichevole A.C. Mestre-Ardor Venezia 3-2, con notevole partecipazione di pubblico)Gazzetta di Venezia del 24 settembre 1919.. Vi fu poi il torneo a 12 squadre "Coppa Luigi Beccari" (in onore dell'atleta mestrino deceduto nella prima guerra mondialeGazzettino del 15 settembre 1919Gazzetta di Venezia del 26 settembre, 3, 15, 26 e 27 ottobre 1919.), la cui tripla finale, articolatasi negli incontri Spes Mestre-Ardor (risultato ignoto), AC Mestre-Ardor (1-0)Gazzetta di Venezia del 26 e 27 ottobre 1919. e AC Mestre-Spes (2-0), "sorrise" all'AC Mestre, che si aggiudicò il trofeo.
Il 1919 è dunque considerato formalmente il "vero" anno di apertura dello stadio di Mestre. Col progetto del 12 ottobre 1923 (inaugurazione 14 giugno 1925) fu adattato ad uso polisportivo (con prevalenza del calcio) e dotato di strutture stabili e dedicate allo scopo.
Nel biennio 1919-20 l'Associazione Calcio Mestre (nuova denominazione del Mestre FBC) si piazzò 7° (e ultimo) nel campionato di Promozione, all'epoca il secondo livello della piramide calcistica nazionale. Non essendo previste retrocessioni, il club mantenne la categoria, complice anche l'ottemperanza dello stadio ai requisiti strutturali imposti dal campionato: l'impianto disponeva infatti di un terreno di gioco di grandi dimensioni (metri 120 × 60, il più grande e lungo del Triveneto) ed era completamente recintato (dettaglio che permetteva di regolare e controllare l'accesso del pubblico).
Nella stagione successiva l'AC Mestre sfiorò l'accesso in Prima Categoria, vincendo dapprima il girone A (con 13 punti su 16 disponibili) e poi vincendo la fase finale a pari merito con la (che tuttavia ebbe accesso alla massima lega vincendo per 1-0 lo spareggio disputato il 12 giugno a Vicenza).
In data 13 ottobre 1923 la Società Anonima Pro Mestre presentò all'ufficio protocollo del comune mestrino un progetto per la costruzione di un "campo polisportivo in adiacenza al viale Garibaldi, ex ippodromo", a firma dell'ingegnere Antonio Gardin; nella stessa mattinata il progetto ricevette il nulla osta dagli uffici comunali dei lavori pubblici e d'igiene, per poi essere controfirmato dal sindaco il 17 ottobre successivo.
Il progetto copriva un'area rettangolare di 165x91,5 metri e prevedeva la costruzione di un campo di gioco erboso misurante 110x60 metri, circondato da una pista ciclistica ovale lunga 380,9 metri (con due rettilinei da 100 e 86 metri, curve da 33,25 metri di raggio e una rampa di collegamento con l'esterno sul lato di via Oberdan). Sui lati corti del campo era altresì prevista l'edificazione di un campo da tennis (semilunetta lato sud) e uno da pallacanestro in terra battuta (semilunetta lato nord, mt. 27 × 11 molto lungo, per il tempo: basti pensare che i campi di pallacanestro furono poi da 26 × 14 fino agli anni 2000 ed attualmente sono 28 × 15), dotando poi il tutto di opportuni stabili di servizio e ponendo in opera su tutti i lati un muro di recinzione alto circa 3 metri, intervallato da pilastrini. Gli ingressi vennero posizionati nell'odierna via Francesco Baracca e alle spalle della caserma "Regina Elena", in via Oberdan. Tali accessi dovevano servire una tribuna coperta lignea lunga 40 metri e capace di 400 posti in piedi, prospiciente il lato del campo confinante con la summenzionata caserma (ovest). Il terreno dello stadio venne poi rilevato direttamente dalla Pro Mestre il 3 novembre seguente.
Il progetto venne cantierizzato e ne risultò una struttura in stile razionalista, in mattoni intonacati, con pilastri, travi e solai in cemento. L'ingresso est di via Baracca (settore distinti), previsto inizialmente sotto forma di un piccolo varco nella recinzione, venne poi realizzato diversamente: in tale punto il muro perimetrale venne infatti arretrato di circa 3 metri rispetto al progetto e lo spazio ricavato fu sfruttato per edificare un androne d'ingresso e un piccolo stabile con i gabinetti pubblici (quest'ultimo dismesso e murato nel 1982).
In quegli anni, proprio per raccogliere fondi per la costruzione degli edifici di servizio presso lo stadio, la Società Ciclistica Audace di Carpenedo presieduta da Giuseppe Caprioglio utilizzò la pista ciclistica con curve sopraelevate realizzata attorno al campo di gioco, organizzandovi poi corse podistiche e ciclistiche. L'infrastruttura fu successivamente rimossa per consentire l'edificazione di più ampie tribune.
I lavori di costruzione procedettero a rilento causa della carenza di materiali edili: tra il 1924 e il 1925 si formò pertanto una squadra di volontari che, lavorando alla fornace di Carpenedo, riuscì a produrre il doppio dei quantitativi necessari per l'edificazione dello stadio; il surplus venne lasciato alla fornace stessa onde rifarsi delle spese sostenute.
Le infrastrutture dello stadio furono inaugurate il 14 giugno 1925 alla presenza delle autorità cittadine di Mestre e di circa 5000 spettatori. Sotto la regia della società Audace di Carpenedo, nell'occasione vennero organizzate delle competizioni ciclistiche, alle quali presero parte tra gli altri i campioni Ottavio Bottecchia ed Alfonso Piccin, che vinsero il "gran match di inseguimento a coppie professionisti" (30 giri di pista per un totale ), davanti ad Adriano Zanaga e Livio Cattel; si tenne poi un "gran premio di apertura dilettanti" (sulla distanza di 100 m, vinto da Albino Bisi di Ferrara in 14" e 3 quinti), una "corsa inseguimento professionisti juniores" (15 giri pari a , vinta da Giuseppe Pancera), il "mezzofondo individuale dilettanti" (una corsa a punti da 50 giri con classifica stilata ogni 5, vinto da Luigi Zampieron con 33 lunghezze), e il "piccolo giro d'Italia professionisti routiers" (altra corsa a punti da 100 giri con classifica stilata ogni 10, vinto da Alfredo Dimale con 30 punti, davanti ad Ottavio Bottecchia con 24 punti, ad Adriano Zanaga con 20 punti e a Alfredo Sivocci con 17 punti). Intervennero anche i dirigenti della Reyer Venezia, che contestualmente stava allestendo la propria sezione di "pallacesto"; tra gli eventi di contorno allestiti per l'occasione, oltre ad una partita amichevole di pallacanestro (Novara Asej-Imea, terminata 28-12Dalla Gazzetta di Venezia del 15 giugno 1925), e vi fu anche una gara goliardica di tiri liberi tra i giocatori della Reyer e le signore mestrine, vinta da quest'ultime.
L'anno successivo il comune di Mestre decretò trenta nuove intitolazioni per altrettante vie e strade mestrine: tra di esse figuravano anche la "nuova strada allo Stadio" (che assunse il titolo di via Francesco Baracca) e la strada adiacente alla caserma Regina Elena (denominata semplicemente "via Caserma" e ribattezzata via Oberdan dopo che la locale prefettura ebbe bocciato il nome di Gabriele D'Annunzio, ancora vivente).