Biografia Pietro Giovanni Aliotti, o Pier Giovanni Aliotti, già nel 1532 era guardarobiere pontificio e maestro di camera, prima di Clemente VII e poi di Giulio III, che lo nominò vescovo di Forlì nel 1551, carica che tenne fino alla morte. Dai pontefici fu spesso impiegato come uomo di fiducia per diversi incarichi. Tra gli altri, ebbe il compito di coordinare i lavori per l'esecuzione di Villa Giulia.
Vasari riportò come Michelangelo non lo potesse soffrire, tanto da avergli affibbiato il soprannome di Tantecose, perché «voleva fare ogni cosa [...] e voleva che ogni cosa dipendesse da lui».
Anche Benvenuto Cellini si lamentò di lui perché lo sollecitava, per conto di Clemente VII, a finire quanto gli era stata commissionato.
Partecipò ai lavori conclusivi del Concilio di Trento, prima di rinunciare alla sede in favore di Antonio Giannotti il 30 gennaio 1563.
Morì il 20 settembre 1563, all'età di 84 anniMario Scaduto, L'epoca di Giacomo Lainez, il governo, 1556-1565, Civiltà Cattolica, 1964, p.404, nota 9..
Aliotti, come vescovo, esplicò un'incisiva azione che portò Forlì ad essere «citata come esempio di ortodossia e di zelo religioso»Giordano Viroli (a cura di), Palazzi di Forlì, Nuova Alfa Editoriale, 1995, p. 11.. Proseguì sulla stessa linea il suo successore Antonio Giannotti (1563-1578). Come risultato, negli anni sessanta del secolo, il patetismo nell'arte forlivese si poneva sostanzialmente «in anticipo sui fatti romani degli anni settanta»Giordano Viroli, Ibidem; Anna Colombini Ferretti (a cura di), Dipinti d'altare in età di Controriforma in Romagna 1560-1650. Opere restaurate dalle diocesi di Faenza, Forlì, Cesena e Rimini, Bologna 1982, p. 38..
L'Aliotti è fra i dedicatari delle poesie della raccolta Rime di Bernardo Cappello.
Note
Bibliografia Apparati della Vita di Benvenuto Cellini, edizione a cura di Ettore Camesasca, Classici Bur, Milano 2007, prima edizione 1985. ISBN 978-88-17-16532-7
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