I Quilapayún (parola che in lingua mapuche significa tre barbe), noti anche come Los Chilenos, sono un gruppo musicale cileno formato a Santiago del Cile nel luglio del 1965 dai fratelli Eduardo e Julio Carrasco insieme a Julio Numhauser.
Il gruppo è considerato il più rappresentativo della Nueva Canción Chilena, oltre che il più strettamente legato al governo di Unidad Popular, venendo insignito del ruolo di "ambasciatori culturali" da parte di Salvador Allende nel 1973. Al momento del golpe dell'11 settembre 1973 il gruppo si trova in Francia per una tournée e lì rimane in esilio fino al 1988, dove diventa una delle più attive voci di protesta contro la dittatura.
Dopo aver attraversato una crisi negli anni novanta, nel 2003 il gruppo si è scisso in due gruppi distinti, uno residente in Cile e capeggiato dal fondatore Eduardo Carrasco, l'altro residente in Francia e capeggiato da Rodolfo Parada. Una serie di cause legali sulla proprietà intellettuale del nome, l'ultima delle quali terminata nel 2015, ha portato alla proibizione di utilizzare il nome Quilapayún alla formazione "francese" di Parada, che è così costretta a operare con il nome Guillatún.
Storia Primi anni (1965-1969) Eduardo Carrasco, il fratello Julio e Julio Numhauser fondano i Quilapayún in Cile nel 1965, durante la frequentazione della facoltà di filosofia dell'Università del Cile di Santiago. I tre fondatori costituiscono il gruppo con l'intento di ricercare nuove sonorità nell'ambito della musica popolare cilena e latinoamericana e di differenziarsi da ciò che era esistito fino a quel momento. Scelgono il nome di Quilapayún, che in lingua mapuche significa "tre barbe", perché in quel momento il trio fondante è costituito da tre ragazzi barbuti.
Il gruppo inizia a suonare grazie alla ricca collezione di strumenti musicali tradizionali di Numhauser, che mette a loro disposizione quando per i tre l'attività musicale è ancora solamente un passatempo. In quel periodo chiedono ad Ángel Parra di fare loro da direttore artistico, attività che, seppure protratta per breve tempo, contribuisce a formare il carattere del gruppo. Nel 1965 in questa formazione a trio salgono sul palco per la prima volta nella peña dell'Università del Cile.
A questa formazione iniziale, che tiene le prime sporadiche apparizioni nei circoli universitari, si aggiunge Patricio Castillo, la cui presenza intermittente durerà fino al 1971, per poi rientrare nel gruppo negli anni novanta. In questa formazione tengono i primi concerti a Valparaíso e Santiago ed è in questa fase che i Quilapayún iniziano a utilizzare i poncho neri che diverrà loro caratteristica e marchio di fabbrica.
Nel 1966 alla peña di Valparaíso, dopo che si era già unito al quartetto Carlos Quezada, proveniente dalla scuola d'arte, i Quilapayún chiedono a Víctor Jara di prendere la direzione artista dell'ensemble, e questi, nonostante avesse già numerosi impegni, accetta di assumere il ruolo. Jara, che in quegli anni è anche regista teatrale, sviluppa la messa in scena e lo stile in cui il gruppo appare dal vivo, l'impostazione solenne e corale della formazione, infondendo loro anche la disciplina nello studio e la gestione professionale del gruppo. Víctor Jara compone alcuni brani per il gruppo (Somos pájaros libres, Gira, gira, girasol, El soldado), presentando il gruppo all'etichetta Odeon, di proprietà della EMI, con cui pubblicheranno i loro lavori fino al 1973.
Nel 1967 esce il loro primo album omonimo Quilapayún, che contiene canzoni di Ángel Parra (El pueblo) e di Víctor Jara (La canción del minero e La cueca triste) più altre canzoni tradizionali e composizioni del gruppo. Al momento della registrazione del disco il gruppo è composto da quattro elementi: Julio Carrasco, Eduardo Carrasco, Carlos Quezada e Pedro Avalos. In questo periodo Julio Carrasco e Julio Nunhauser abbandonano il gruppo, lasciando Eduardo Carrasco come unico membro fondatore superstite del gruppo cui si uniscono tre studenti di ingegneria dell'Università Tecnica di Stato: Willy Oddó, Hernán Gómez e Rodolfo Parada. Jara e i Quilapayún incidono assieme il secondo album del gruppo Canciones folklóricas de América e la celebre canzone Plegaria a un labrador, con cui Jara parteciperà al primo Festival de la Nueva Canción Chilena.
Nel 1967, parallelamente all'attività con la major Odeon, i Quilapayún inaugurano con l'album X Viet-Nam la casa discografica Jota Jota della Juventudes Comunistas de Chile, cioè il gruppo giovanile del Partito Comunista del Cile, che successivamente diventerà la celebre DICAP (Discoteca del Cantar Popular), la principale etichetta responsabile della pubblicazione dei dischi degli artisti della Nueva Canción Chilena. Il disco rappresenta una svolta nella produzione discografica del gruppo che diventa più militante e che, per questo motivo, sceglie di non pubblicare con la EMI, ma con l'etichetta della gioventù comunista cilena.
Unidad Popular e il golpe (1969-1970) Nel 1969 il gruppo registra l'album Basta, uno dei dischi più importanti della formazione che contiene la celebre canzone La muralla, composta dagli stessi Quilapayún con Nicolás Guillén, dopodiché il gruppo si separa da Víctor Jara (che intraprenderà un lavoro simile con gli Inti-Illimani) e intraprende nuove collaborazioni. Nel 1970 incidono la celebre Cantata Santa María de Iquique, composizione di Luis Advis realizzata tra il 1969 e il 1970 proprio per le voci dei Quilapayún, considerata la massima espressione della Nueva Canción Chilena e uno degli album cileni più importanti.
A questo album fanno seguito altri concept, come Vivir como él del 1971, un tributo a un guerrigliero vietnamita composto da Frank Fernández, e La fragua del 1973, storia di lotta di classe scritta da Sergio Ortega. In questo periodo il gruppo è sempre nella formazione del sestetto, anche dopo la fuoriuscita di Patricio Castillo, rimpiazzato da Rubén Escudero. Il loro repertorio di forte contenuto politico comprende anche la canzone Venceremos, composta da Sergio Ortega su testo di Claudio Iturra, inno ufficiale della campagna elettorale di Unidad Popular, che porta alla presidenza Salvador Allende nel 1970. Questa loro militanza li pone al centro della politicizzazione che la musica stava attraversando in quegli anni, ottenendo però anche delle contestazioni, come avviene al Festival di Viña del Mar del 1973, quando la loro esibizione viene fischiata da parte del pubblico per tutto il tempo, portando a degli scontri sulle scalinate.
Dopo il successo elettorale di Salvador Allende nel 1970, l'attività dei Quilapayún si fa più intensa, mentre divengono ambasciatori culturali cileni e intensificano le proprie tournée in Europa, oltre a ottenere grande successo in Argentina e Uruguay. In quel periodo alternano canzoni e opere di appoggio deciso alla causa di Unidad Popular ad altre di attacco ai settori conservatori, con lavori come Quilapayún 5, dove delineano nuovi percorsi creativi. Continuando a incidere contemporaneamente per la EMI e per la DICAP, la popolarità crescente del gruppo fa sì che si venga a creare una sorta di "scuola di quilapayunes", con la nascita di molti gruppi a loro ispirati in tutto il Cile.
Nell'agosto del 1973, dopo essersi trasformati in setteto grazie all'ingresso nella formazione di Hugo Lagos l'anno precedente, intraprendono un tour che non li avrebbe visti più ritornare in patria per molti anni e a cui avrebbe dovuto prendere parte lo stesso presidente Allende in Algeria, all'incontro dei paesi non allineati, che però all'ultimo rinuncia a causa della delicata situazione politica venutasi a creare in Cile in quel momento. Il golpe militare dell'11 settembre 1973 coglie i Quilapayún del tutto impreparati mentre stanno rilasciando un'intervista all'emittente radiofonica L'Humanite, lasciandoli attoniti e increduli. Questo è l'inizio del loro lungo esilio in Francia, destinato a durare per tutti gli anni settanta e per il decennio successivo.
L'esilio (1973-1988) Trovata residenza a Colombes, un comune ai confini con Parigi, fin dall'inizio del loro esilio, i Quilapayún sono protagonisti di azioni di solidarietà verso la causa cilena, anche e soprattutto attraverso una serie di concerti e la produzione di nuovi dischi di denuncia della situazione del Paese (che in Italia saranno distribuiti da I Dischi Dello Zodiaco). Il 15 settembre 1973 suanano all'Olympia di Parigi, diventando i primi cileni ad esibirvisi, e tengono inoltre un concerto storico a Barcellona, presieduto dai militari, in una Spagna ancora sotto la dittatura di Francisco Franco.
In questo periodo la formazione diviene più stabile, con solamente due cambi, quando, nel 1974, Rubén Escudero abbandona il gruppo per andare a studiare e Londra e, nel 1978, quando Eduardo Carrasco, decide di abbandonare il palco per dedicarsi alla sola attività di direttore, venendo sostituiti da Guillermo García e Ricardo Venegas, pescati tra i "quilapayunes" cileni. Nel 1974 esce El pueblo unido jamás será vencido, primo album pubblicato in esilio e contenente il celebre inno omonimo, scritto da Sergio Ortega e pubblicato in Cile poco prima della loro partenza, cui fa seguito l'anno successivo Adelante.
Alla fine degli anni settanta il gruppo rivede la propria collocazione tra arte e politica, anche alla luce della collaborazione col pittore surrealista Roberto Matta, e ha dei contrasti con la sinistra cilena. L'album Umbral del 1979 segna infatti il distacco del gruppo dal Partito Comunista, con l'intenzione di allontanarsi dallo stalinismo in favore di un maggiore impegno culturale e artistico. In questa fase, che prende il nome di "La rivoluzione e le stelle" ("La revolución y las estrellas"), vengono raggiunti alti gradi di sviluppo musicale, anche grazie all'apporto di musicisti quali Gustavo Becerra e Juan Orrego Salas e all'ingresso nel gruppo del giovane compositore Patricio Wang (ex Barroco Andino), mentre la musica presenta temi più allegri, incorporando poesia e umorismo nei loro spettacoli dal vivo.
Nel 1981 partecipano all'importante trasmissione televisiva frequentata da nomi importanti della musica francese Le Grand Echiquier; nello stesso anno prendono parte a un concerto sinfonico con il regista Mikīs Theodōrakīs; nel 1983 sono uno dei primi gruppi a entrare in Argentina dopo la fine della dittatura militare; nel 1984 replicano per due settimane all'Olympia di Parigi; nel 1988, poco prima del loro rientro in Cile, registrano una nuova versione della Cantata Santa María de Iquique.
Crisi e divisione (1988-2003) Nel 1988 viene concesso ai Quilapayún, così come agli Inti-Illimani e agli Illapu, di rientrare in Cile in concomitanza con il plebiscito che metterà fine alla dittatura di Pinochet permettendo di indire nuove elezioni nel 1989. I Quilapayún, dopo aver preso parte attivamente alla campagna contro il dittatore cileno sostenendo il fronte del "No", tengono un grande concerto nel teatro California, cui partecipano più di duemila persone e che verrà pubblicato in un disco. In seguito, tuttavia, decidono di ritornare in Francia, a eccezione di Eduardo Carrasco e di Willy Oddó, che rimangono in Cile, il primo per dedicarsi all'attività accademica divenendo insegnante di filosofia, mentre il secondo verrà assassinato in circostanze mai chiarite, nel 1991.
Negli anni novanta la guida del gruppo viene così assunta da Rodolfo Parada e Patricio Wang, mentre per vari motivi l'attività si riduce considerevolmente e vengono prodotti solo due nuovi dischi e due antologie in circa 15 anni, profilandosi un lungo periodo di crisi. Poco dopo la pubblicazione dell'album Latitudes, nel 1992 si allontanano Carlos Quezada e Ricardo Venegas e negli anni successivi spesso il gruppo non si esibisce nemmeno dal vivo, portando i suoi componenti a cercare altri lavori per poter sopravvivere.