San Demetrio Corone (Shën Mitri Koronë o semplicemente Shën Mitri in arbëresh) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cosenza in Calabria. Con un'altitudine di 521 m s.l.m., sulle colline che dalla pianura di Sibari salgono verso la Sila Greca, è affacciata sul versante destro della bassa valle del Crati, da cui si ha la visione del Massiccio del Pollino.

La cittadina è considerata uno dei principali centri storici, culturali e religiosi della comunità albanese d'Italia. Fondata dagli esuli albanesi giunti nell’Italia meridionale tra il XV e il XVII secolo, in seguito alla conquista turco-ottomana dei territori albanesi, il comune conserva tuttora la lingua albanese, il rito bizantino, i costumi e l'identità etnica propria d'origine. È particolarmente nota per ospitare il Collegio di Sant'Adriano (1732-1794), uno dei più antichi e prestigiosi istituti culturali e religiosi dell’Arberia per la conservazione del rito orientale e delle tradizioni patrie, nel quale si formarono numerosi esponenti della classe intellettuale, politica e letteraria albanese d’Italia e dei Balcani tra il XVIII e il XX secoloDal collegio uscirono figure di rilievo del Rinascimento albanese (Rilindja Kombëtare) e numerosi esponenti della cultura arbëreshe.. Ecclesiasticamente appartiene all'Eparchia di Lungro (Chiesa cattolica italo-albanese).

Nella frazione Macchia Albanese, posta a 418 metri s.l.m., è nato Girolamo De Rada, sommo vate arbëresh, padre della letteratura albanese moderna.

Dal 1980 la musica, il canto e le nuove sonorità degli albanesi d'Italia sono raggruppate nella rassegna de "Il Festival della Canzone Arbëreshe".

Geografia fisica Le quote topografiche oscillano, per la zona a sud più elevata, tra i 500 e gli 800 metri di altitudine e tra i 400 ed i 40 metri per la porzione a nord, a ridosso dell'alveo del fiume Crati. L'intero territorio è caratterizzato da un reticolo idrografico alquanto sviluppato e complesso. È solcato in senso longitudinale dal torrente Galatrella che lo delimita, marginalmente dai torrenti Mizofato e Muzzolito, più intermedi quasi tutti affluenti del fiume Crati.

Nella parte sommitale, in località Buttorino, Castagna Rotonda e Poggio, la vegetazione dominante è rappresentata da numerosi castagneti che danno a questa zona un aspetto naturalistico del tutto singolare. La zona nord, invece, digradante verso la Piana di Sibari, presenta una morfologia caratterizzata dalla presenza di pianori e terrazzamenti, che si intervallano tra i numerosi torrenti e solchi erosivi. Il territorio, di complessivi 7.500 ettari, ha la visione della catena del Pollino.

Il Mizofato è un fiume della provincia di Cosenza, fra i cui affluenti più grandi sono il torrente Marino, che nasce in contrada Butturino a San Demetrio Corone.

Storia San Demetrio Corone fu costruito sul finire del XV secolo da esuli albanesi costretti all'esilio dal dominio incombente turco-musulmano nei Balcani. I suoi fondatori vi giunsero dall'Albania nel 1471, più tardi giunsero gli Arvaniti (greco-albanesi) della seconda diaspora e Greci dalla città di Korōnī in Morea (Grecia) tra il 1532 e il 1534.Frammenti di vita di un tempo, p. 5.Francesco Tajani, Capitolo III, 1, p. 477 ().

Gli esuli albanesi costruirono il centro abitato presso l'antico oratorio di Sant'Adriano, dove nel X secolo San Nilo di Rossano si era rifugiato a pregare, con dimora in una grotta, creando una vita monastica basiliana locale. Tuttavia la zona fu abitata in epoca precedente, sempre risalente a insediamenti di monaci orientali (VII secolo). Il primo nucleo abitativo era conosciuto in latino con il nome di Situ Sancti Dimitri, anche se i suoi abitanti lo chiamarono da sempre katundi i Shën Mitrit. Testimonianza del fatto che preesisteva un piccolo monastero all'arrivo dei albanesi è data dalle Capitolazioni del 3 novembre 1471, quando l'abate archimandrita Paolo Greco si recò presso il notaio De Angelis per rogare un atto che registrò l'impegno ad accogliere i profughi albanesi a seguito del Duca Teodoro Lopez nel casale di San Demetrio, con la facoltà di coltivarne le terre.

Nel 1524 si ebbe una nuova immigrazione albanese in seguito alla guerra che Carlo V condusse contro i turchi: gli albanesi di Korōnī, città della Morea, oggi Peloponneso, vennero accolti dall'Imperatore nel Regno di Napoli e si distribuirono nei vari paesi fondati dai loro predecessori, fra cui San Demetrio. Dopo la costituzione del Regno d'Italia il nome "Corone", in ricordo della diaspora albanese, in particolare della seconda, venne aggiunto al comune (1863).

San Demetrio Corone è sede del Collegio Italo-Albanese di Sant'Adriano: chiamato in origine Collegio Corsini, fu istituito da papa Clemente XII nel 1732 a San Benedetto Ullano, allo scopo di preparare il clero italo-albanese alla conservazione del rito bizantino-greco. Fu poi trasferito a San Demetrio Corone nel 1794, a seguito di richiesta del vescovo Francesco Bugliari. Dal 1794 la storia del territorio è profondamente legata a quella del Collegio, fondato da re Ferdinando IV al posto del soppresso monastero. Esso divenne un importante organismo culturale degli albanesi d'Italia, nonché il primo istituto di formazione culturale in Calabria, dalle cui mura uscirono luminose figure del Risorgimento italiano come Agesilao Milano (1830-1856) e Domenico Mauro (1812-1873), e letterati e giuristi come Cesare Marini (1792-1865) e Girolamo De Rada (1814-1903).

Simboli Lo stemma comunale e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica dell'8 gennaio 1997.

La composizione è ripresa da un sigillo del 1743, presente nel Catasto onciario conservato presso l'Archivio di Stato di Napoli, e riporta il patrono eponimo san Demetrio di Tessalonica. Nonostante la concessione ufficiale, la blasonatura dello stemma non è inserita nello statuto comunale.

Il gonfalone è un drappo di bianco con la bordatura di verde.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Abbazia basiliana di Sant'Adriano, fondata da Nilo da Rossano nel 955, poi Collegio Italo-Albanese di Sant'Adriano (1794), tra gli esempi architettonici più interessanti della Calabria.

Società Evoluzione demografica

Etnie e minoranze straniere Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 124 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Albania 53 4,87%

Lingue e dialetti

La lingua parlata a San Demetrio Corone è l'albanese. Appartenente al gruppo dialettale tosco dell’Albania meridionale, essa discende dalla lingua parlata dalle comunità albanesi rifugiatesi qui secoli fa. La varietà linguistica locale rappresenta una delle espressioni più significative della continuità culturale e identitaria della comunità italo-albanese di San Demetrio Corone.

L’albanese a San Demetrio Corone è stato tramandato oralmente per secoli, lingua d’uso quotidiano, familiare e religioso, mantenendo numerosi arcaismi fonetici, lessicali e morfosintattici dell’albanese pre-ottomano. La lingua è stata inoltre utilizzata nella tradizione poetica, ecclesiastica e letteraria locale, soprattutto nell’ambiente culturale del Collegio di Sant'Adriano, che contribuì alla formazione e alla diffusione della cultura albanese moderna tra le comunità calabro-albanesi, in Albania e nei Balcani in generale.

Nel corso del XIX e del XX secolo San Demetrio Corone fu uno dei centri più attivi nella tutela e nella valorizzazione della lingua e identità albanese, anche grazie all’opera di intellettuali, religiosi e studiosi legati al Rinascimento albanese (Rilindja Kombëtare).

Pur se la lingua continua ad essere orgogliosamente parlata e tramandata dagli abitanti locali, la trasmissione intergenerazionale della lingua rischia oggi un progressivo declino. L’emigrazione, l’italianizzazione linguistica, la diminuzione dell’uso quotidiano dell’albanese e l’aumento recente dei matrimoni misti tra appartenenti alla comunità arbëreshe e litinj (italofoni) rischiano di portare a una graduale riduzione del numero dei parlanti attivi, soprattutto tra le nuove generazioni. Nonostante un numero grande di parlanti, la presenza di iniziative culturali, scolastiche e associative volte alla salvaguardia della lingua, l’arbërisht a San Demetrio Corone è sempre a rischio di regressione linguistica e di progressiva scomparsa come lingua comunitaria d’uso quotidiano.

Alcune frasi nell'albanese di San Demetrio Corone Shihemi prana! Ci vediamo a dopo!Si vemi? Come va / come stai?U nëng rri mirë, jam sëmurë Io non sto bene, sono malatoFiet arbërisht? Parli albanese?Si të thonë? Mua më thonë... Come ti chiami? Mi chiamo...Gëzohem se të njoh Sono felice di conoscertiËh SìJo No

Tradizioni popolari

Durante la commemorazione dei defunti, suggestiva è la visita dei sacerdoti (papàdes) presso le famiglie, per procedere alla benedizione delle "panagie" (mensa con vino, pane, grano bollito e una candela sovrapposta al centro), simboli della resurrezione dei corpi e dell'immortalità dell'anima.

È consuetudine, da tradizione, fra la notte di Sabato e Domenica della Settimana Santa (Java e Madhe), recarsi alla fontana dei monaci (pusi) presso il Collegio di San Adriano, per perpetuare il rito del rubare l'acqua. Di solito ci si reca a gruppi, in tutto silenzio, secondo una regola cui non si deve trasgredire, anche se le tentazioni non mancano. E proprio in difesa di questa regola che ci si reca di "dokaniqie", lungo bastone con l'estremità biforcuta. Qui si procede all'accensione di un grande falò (qeradonulla) davanti al sagrato della chiesa. Al momento dell'accensione si inneggia il canto greco "Kristos Anesti" (Cristo è risorto). La mattina alle 5:30 si svolge una messa in chiesa chiamata messa dell'alba o "FJALA E MIRE"

Il 26 ottobre cade la festa del santo patrono, e per tre giorni si tiene la fiera. La tradizione vuole che il giorno della vigilia, dal portone principale della chiesa, esca il "cavallo di S. Demetrio" (kali i Shèn Mitrit), sorretto alle spalle da due persone. È realizzato in cartapesta e gira casa per casa, portando messaggi augurali e ricevendo in cambio danaro, vino o altro. Il mercoledì delle Ceneri, durante il carnevale, viene svolto il funerale di "Nikolla", un vecchio vestito di stracci con a seguito vari personaggi. Subito dopo entrano in scena i diavoli (djelzit), coperti di pelle di capra.

Il 26 agosto invece si festeggino i santi Adriano e Natalia copatroni del paese e anche in occasione di questa festività ci sono tre giorni di fiera e nel piazzale antistante la chiesa vengono allestite le "Barracche" dove ci si ritrova per mangiare panini, ma maggiormente si mangio lo spezzatino di trippa.

Istituzioni, enti e associazioni

Tra le istituzioni culturali è da menzionare il Centro "De Rada", sorto per iniziativa dell'amministrazione comunale, che promuove la cultura arbëreshe attraverso ampi programmi e iniziative culturali.