LEsercito del Regno di Napoli, attivo durante il decennio francese, ovvero allorquando il regno borbonico fu conquistato e governato dai napoleonidi, fu una forza armata di terra che prese parte, al fianco della Grande Armata, a molte delle principali campagne delle guerre napoleoniche. Con l'occupazione napoleonica e la creazione del nuovo regno nel 1806 il trono napoletano venne affidato in un primo momento a Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone. Nel 1808, fino al 1815, il trono napoletano fu occupato invece da Gioacchino Murat, uno dei più brillanti comandanti militari dell'impero napoleonico.

Storia Giuseppe Bonaparte

Nel 1806 il Regno di Napoli fu occupato dalle truppe napoleoniche, mentre le truppe Borboniche, sconfitte, si rifugiarono al seguito del re Ferdinando IV in Sicilia. Il 15 febbraio 1806 infatti Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di Napoleone, entrò a Napoli alla testa di un corpo di spedizione franco-italiano che, dopo aver sconfitto le truppe borboniche a Campo Tenese, si impadronì di tutta la parte continentale del regno (se si escludono le fortezze di Gaeta, Civitella del Tronto e l'estremo sud della Calabria, che continuarono a resistere all'assedio francese per molto tempo). Nell'aprile dello stesso anno Giuseppe Bonaparte si proclamò "re delle Due Sicilie", diventando fautore di una politica innovatrice in campo politico e legislativo, e cominciando a dotarsi di un esercito proprio, con reparti formati dai nuovi sudditi. Il nuovo esercito nazionale si affiancò in un primo momento all'Armata di Napoli francese, che rimase nel regno ancora per qualche anno.

La costituzione del nuovo esercito inizialmente si dimostrò ardua: le resistenze filo-borboniche nei primi anni del decennio francese erano ancora diffuse e il nuovo modello di leva obbligatoria introdotto da Giuseppe Bonaparte nel 1807 non diede i risultati sperati. Vennero così creati 2 reggimenti di Fanteria di Linea napoletani, sul modello francese, dotati di 4 battaglioni ciascuno. Questi due reggimenti furono subito inviati fuori dal regno, prima in Italia settentrionale e poi in Spagna (Guerra d'indipendenza spagnola). Durante queste campagne, a causa dei ritardi provocati dall'introduzione della coscrizione obbligatoria, i rinforzi vennero in buona parte reclutati nelle carceri. Questo metodo, usato per tutto il 1808, fu oggetto di aspre critiche da parte di Napoleone e venne definitivamente eliminato con la salita al trono di Napoli di Gioacchino Murat, avvenuta il 1º agosto 1808.Woolf, p. 247: "Il contingente napoletano inviato in Spagna nel 1807 era formato da galeotti e da briganti catturati".

Gioacchino Murat

Gioacchino Murat salì al trono di Napoli il 1º agosto 1808, dopo la nomina di Giuseppe Bonaparte a re di Spagna. Ferma intenzione del nuovo sovrano era quella di dotare il regno di un numeroso e moderno esercito nazionale. In questo proposito fu aiutato dallo stesso Napoleone, che con la convenzione di Bayonne impose al Regno di Napoli di fornire all'Impero almeno 16.000 fanti e 2.500 cavalieri. Nel fare questo Murat decise di usare la leva obbligatoria come forma di reclutamento principale, riuscendo infine ad accattivarsi le simpatie del popolo e a risolvere i problemi sorti durante il regno di Giuseppe Bonaparte. Anche la Marina fu ingrandita e, nonostante non fosse ancora in grado di contrastare la flotta inglese, conseguì un importante successo riuscendo quello stesso anno a conquistare l'isola di Capri, già nelle mani di sir Hudson Lowe.L'Esercito italiano dal 1° tricolore al 1º centenario, p. 44: "Le nuove unità ebbero il loro battesimo del fuoco, assai promettente per i risultati conseguiti, in occasione della spedizione Lamarque organizzata nell'autunno del 1808 allo scopo di liberare l'isola di Capri dall'occupazione inglese di Hudson Lowe che ne aveva fatto una seconda Gibilterra".

Nel 1809 il nuovo re costituì il 3º Reggimento di Fanteria di Linea, organizzandolo su un modello originale formato da 3 battaglioni (4 in guerra) di 7 compagnie ciascuno (di cui due scelte di granatieri e volteggiatori), con uno stato maggiore e uno minore. Con minime variazioni questa divenne la struttura-tipo dei reggimenti di linea napoletani. Puntando sul carattere rude e deciso degli abitanti degli Abruzzi e delle Calabrie, nel 1809 Murat costituì anche due reggimenti di fanteria di linea a reclutamento regionale: il 4° "Real Sannita" e il 5° "Real Calabria". Nel 1810, per sopperire alle perdite riportate in Spagna e nella spedizione in Sicilia, venne creato il 6º Reggimento Fanteria di Linea "Napoli", formato da elementi della Guardia Municipale di Napoli. Nello stesso anno venne incorporato nell'esercito napoletano anche un ex-reparto francese formato da soldati di colore, che divenne il 7º Reggimento di Fanteria di Linea "Real Africano". Nel 1811, a Saragozza, fu creato l'8º Reggimento di Fanteria di Linea, formato dai rinforzi inviati da Napoli al 1° "Re" e al 2° "Regina" di linea, reggimenti da lungo tempo impegnati nella guerra spagnola. Il 1812 vide l'esercito napoletano impegnato in Spagna, Russia e in Polonia, contro le potenze della sesta coalizione. In questo periodo si fece pienamente ricorso a tutte le classi di leva e alla riserva, riuscendo, nonostante il grande sforzo, appena a ricolmare le perdite subite.Crociani, Brandani, "L'esercito Napoletano 1805/15", Editrice Militare Italiana, Milano 1987.

Nel 1813, tornato a Napoli dalla Russia, Murat decise che per salvare il proprio trono era giunto il momento di staccarsi dalla causa napoleonica, ormai vacillante dopo la sconfitta di Lipsia. Con questo intento richiamò tutti i reggimenti in patria, li dotò di una compagnia di artiglieria ciascuno e formò il 9º Reggimento Fanteria di Linea. Nei primi mesi del 1814 tutti i reggimenti napoletani parteciparono alla breve campagna contro le truppe napoleoniche nell'Italia centro-settentrionale, occupando Roma, la Toscana, l'Emilia e le Marche. Alla fine della campagna le truppe napoletane rimasero stanziate nelle Marche, provocando le proteste del Papa, tuttavia ignorate da Murat.

Nonostante la pace raggiunta, Murat ben presto si pentì di aver abbandonato Napoleone (in quel periodo all'Elba) e i nuovi alleati, Austria e Inghilterra, non gli davano troppo affidamento. Così, alla metà del 1814, il governo napoletano riallacciò i rapporti con Napoleone, decidendo per un ulteriore potenziamento delle forze armate in vista di un imminente ritorno alla guerra. Vennero per l'occasione costituiti il 10º Reggimento Fanteria di Linea, l'11° (grazie ai volontari italici dislocati nelle Marche) e il 12°, ultimo Reggimento di linea, formato dai reduci di Danzica. Il 1815 vide tutti i reggimenti napoletani impiegati nella guerra contro l'Austria. Questa guerra nacque dalla volontà del re di Napoli di unificare la penisola italiana sotto la propria corona, in modo da permettere a Napoleone, ritornato nel frattempo sui campi di battaglia, di disfarsi della minaccia austriaca. Conquistata tutta l'Italia centrale in meno di un mese, l'esercito di Murat occupò le rive del Po dall'Adriatico fino a Reggio Emilia. Il 30 marzo 1815 il sovrano, per ovviare all'inferiorità numerica nei confronti degli austriaci, emise il "Proclama di Rimini", che chiamava tutti gli italiani a battersi sotto le bandiere napoletane per l'indipendenza nazionale. Questo appello tuttavia diede magri risultati: le popolazioni locali, stanche della guerra, fornirono solo poche centinaia di volontari (in gran parte ex-ufficiali italici). L'avanzata napoletana oltre il Po fu respinta dagli austriaci a Occhiobello, costringendo Murat a ripiegare fino alle Marche dopo una lunga e combattuta ritirata. In questa regione, e precisamente a Tolentino, l'esercito napoletano fu sconfitto in maniera decisiva dagli austriaci. Benché la battaglia non avesse avuto un esito negativo per le truppe di Murat, il sovrano decise di ritirarsi immediatamente a Napoli dopo aver ricevuto notizie, probabilmente esagerate, su possibili sollevazioni filo-borboniche e su un intervento inglese sui mari.

Nel frattempo le truppe austriache avevano provveduto a rioccupare buona parte del versante tirrenico della penisola, ricollocando il Papa Pio VII a Roma e giungendo fino a San Germano (l'Attuale Cassino). Qui l'esercito napoletano di Murat fu sconfitto per l'ultima volta dagli austriaci, in decisiva superiorità numerica. Il 19 maggio Gioacchino Murat si rifugiò nel Gargano con l'intenzione di ritornare a Parigi, mentre i suoi generali firmavano la resa decretata dal Trattato di Casalanza. Murat, in un primo momento deciso a raggiungere Napoleone, escogitò un piano per ritornare trionfalmente a Napoli con un manipolo di poche centinaia di fedelissimi. Tuttavia in seguito a una tempesta fu costretto a sbarcare in Calabria, a Pizzo, dove il 13 ottobre 1815 fu catturato e fucilato dai reparti borbonici.

Con la sconfitta di Murat il Regno di Napoli ritornò in possesso di Ferdinando IV di Borbone, che l'8 dicembre 1816 decise di prendere il titolo di Ferdinando I, re del nuovo Regno delle Due Sicilie. Quest'esito finale tuttavia permise ugualmente all'esercito che era stato di Murat di veder riconosciuti i suoi diritti. Quest'esercito non venne sciolto, ma amalgamato con l'altro esercito che i Borbone avevano provveduto a conservare durante il loro esilio in Sicilia. L'Esercito delle Due Sicilie infatti, così come gran parte delle istituzioni del nuovo regno, si basò in grandissima parte sugli ordinamenti e sulla legislazione del decennio francese. L'esercito murattiano tuttavia donò alla nuova forza armata borbonica anche un'altra eredità: quella del liberalismo e del costituzionalismo, che di lì a pochi anni germogliò con i moti del 1820, i primi del Risorgimento italiano, proprio a causa degli ufficiali che combatterono al servizio di Gioacchino Murat.

Le campagne Il primo compito affidato alle truppe napoletane al di fuori dei confini nazionali fu la difesa delle guarnigioni dell'Italia del nord, in particolare di Mantova, nel 1807. Con l'ascesa al trono di Gioacchino Murat, avvenuta nel 1808, il ruolo delle truppe napoletane mutò radicalmente: il loro impiego venne attuato su tutti i maggiori fronti napoleonici, fino alla caduta del sovrano (maggio 1815).

Campagna di Spagna