La controversia sulle dichiarazioni di papa Benedetto XVI in materia di lotta all'AIDS è scoppiata il 17 marzo 2009, quando Benedetto XVI, in occasione del suo viaggio in Camerun ed Angola (il suo primo viaggio apostolico in Africa), interrogato dal giornalista francese Philippe Visseyrias a proposito delle posizioni della Chiesa cattolica sul tema della lotta all'AIDS,Le attuali stime sulla malattia mostrano che il 67% dei malati mondiali di HIV ed il 72% dei decessi per AIDS (percentuale che sale al 90% per i minori di 15 anni) è localizzato nell'Africa Subsahariana, ove ci sono circa 25 milioni di infetti. ha dichiarato che la distribuzione dei preservativi non permetterebbe di superare il problema, ma anzi lo aggraverebbe:
Questa dichiarazione ha suscitato sconcerto nella comunità internazionale, e provocato numerosissime reazioni critiche da parte di uomini politici, opinionisti, scienziati, personale impiegato nella lotta all'AIDS di tutto il mondo.Il Lancet, in ha riassunto la questione in questo modo: "The Vatican felt the heat from an unprecedented amount of international condemnation last week after Pope Benedict XVI made an outrageous and wildly inaccurate statement about HIV/AIDS. On his first visit to Africa, the Pope told journalists that the continent's fight against the disease is a problem that “cannot be overcome by the distribution of condoms: on the contrary, they increase it”. [...] The international community was quick to condemn the comment. The governments of Germany, France, and Belgium released statements criticising the Pope's views. Julio Montaner, president of the International AIDS Society, called the comment “irresponsible and dangerous”. UNAIDS, the UN Population Fund, and WHO released an updated position statement on HIV prevention and condoms, which said that “the male latex condom is the single, most efficient, available technology to reduce the sexual transmission of HIV”. Amidst the fury, even the Vatican tried to alter the pontiff's wording". La questione ha avuto anche ripercussioni sul piano diplomatico, quando su sollecitazione del proprio organo legislativo il Regno del Belgio, in conseguenza di una risoluzione della sua Camera dei Rappresentanti, ha richiesto mediante il proprio ambasciatore presso la Santa Sede di inoltrare una protesta formale per «condannare le dichiarazioni inaccettabili del Papa»; la Chiesa ha preso atto «con rammarico» di questo passo «inconsueto», deplorando il fatto che «un'Assemblea Parlamentare abbia creduto opportuno di criticare il Santo Padre sulla base di un estratto d'intervista troncato e isolato dal contesto». Entro dicembre è atteso il voto del legislativo spagnolo su una mozione di condanna col medesimo testo di quella approvata dal legislativo belga. Nei dispacci ufficiali che davano conto dell'intervista del 17 marzo, il Vaticano ha poi ripetutamente modificato le parole del Papa, raccogliendo per questo ulteriori critiche a livello internazionale; in ragione di ciò nei media sono circolate e circolano tuttora differenti versioni di quella dichiarazione; la Santa Sede dà come versione ufficiale una frase che si discosta in più punti da quella realmente pronunciata dal Papa: «Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi, pur necessari, ma se non c’è l’anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema.».
Reazioni del mondo politico Le reazioni politiche sono state immediate e particolarmente vivaci in Europa, dove le dichiarazioni del Papa hanno suscitato la «viva inquietudine», la «costernazione» e l'«indignazione» di numerosi esponenti politici.
Reazioni in Francia In Francia, le dichiarazioni del Papa sono state accolte da pesanti critiche provenienti da quasi tutto l'arco parlamentare.
In ambiente governativo, Eric Chevallier, portavoce del ministro degli esteri francese, aveva dichiarato sin dal 18 marzo: «la Francia esprime la sua più viva inquietudine per le conseguenze delle dichiarazioni di Benedetto XVI. [...] Anche se non è nostro compito giudicare la dottrina della Chiesa, crediamo che tali dichiarazioni mettano a rischio le politiche della salute pubblica e gli imperativi di protezione della vita umana»; il ministro degli Esteri Bernard Kouchner parlava più tardi di «una posizione che rivela poca comprensione della reale situazione dell'Africa»; il sottosegretario ai diritti umani Rama Yade ha definito le parole del Pontefice come «dichiarazioni regressive». (articolo tradotto in italiano da Elisabetta Horvat) Nella maggioranza l'ex-premier Alain Juppé, presidente fondatore dell'UMP, ha dichiarato: «questo Papa comincia a rappresentare un vero problema: vive in una situazione di totale autismo»; mentre Roselyne Bachelot, ministro della Salute, ha giudicato le parole del Papa «assolutamente catastrofiche e totalmente irresponsabili». Nell'opposizione per il segretario del Partito Comunista Francese, Marie-George Buffet, si è trattato di parole «irresponsabili» e «criminali»; in un comunicato il Partito Socialista Francese ha parlato di «parole che dimostrano ignoranza degli imperativi di salute pubblica; il Papa rappresenta sempre peggio i cattolici legati ai valori di tolleranza e umanità»; Daniel Cohn-Bendit ha affermato «è quasi un omicidio premeditato, adesso ne abbiamo abbastanza di questo papa». L'unica eccezione è stata la posizione di Jean-Marie Le Pen, leader del Fronte Nazionale, che si è espresso in difesa dell'«autorità del pontefice».
Dopo aver ascoltato la risposta della Chiesa alle obiezioni mosse, il governo francese ha confermato le sue critiche e ribadito la sua posizione in materia di lotta all'AIDS, sempre per bocca di Chevallier, che, il 24 marzo, ha dichiarato: «non abbiamo mai detto che il preservativo sia l'unica soluzione del problema. Ce ne sono altre: l'assistenza medica, l'assistenza sociale, i test per individuare la presenza del virus, il sostegno psicologico. Ma il preservativo fa parte di queste risposte. Tutti i discorsi che vanno in una direzione diversa, per di più fatti da una persona di enorme influenza, vanno contro l'interesse della salute pubblica».
Reazioni in Belgio Il 18 marzo Laurette Onkelinx, ministro della Sanità belga, esprimeva «sorpresa e costernazione» per le parole del Papa, considerate il «riflesso una visione dottrinaria pericolosa», e potenzialmente in grado di «pregiudicare anni di prevenzione e sensibilizzazione mettendo a rischio molte vite umane».
In Belgio la questione ha avuto ulteriori sviluppi. Il 3 aprile la Camera dei Rappresentanti ha approvato con una maggioranza di oltre i tre quarti dei deputati (95 voti a favore, 18 contrari e 7 astensioni) una risoluzione di protesta ufficiale, che definiva le dichiarazioni del Papa «inaccettabili». A favore della mozione si esprimevano quasi tutti i gruppi parlamentari, dai cristiano-democratici fiamminghi ai centristi francofoni, dai socialisti ai liberali, mentre contro di essa votavano le formazioni di estrema destra ed i nazionalisti. Lo stesso premier Herman Van Rompuy, nel suo intervento al parlamento belga, dichiarava che «non spetta al Papa mettere in dubbio le politiche della sanità pubblica, che godono di unanime sostegno e ogni giorno salvano delle vite».
In ottemperanza con la risoluzione, il 15 aprile l'ambasciatore belga presso il Vaticano si è recato da mons. Dominique Mamberti, sottosegretario per le relazioni con gli Stati, al fine di «condannare le dichiarazioni inaccettabili del Papa in occasione del suo viaggio in Africa e di protestare ufficialmente presso la Santa Sede». La Segreteria di Stato ha dichiarato di «prende[re] atto con rammarico di tale passo, inconsueto nelle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Regno del Belgio» e ha deplorato ufficialmente che un'«assemblea parlamentare abbia creduto opportuno di criticare il Santo Padre, sulla base di un estratto d'intervista troncato e isolato dal contesto».
Reazioni in Germania Il 18 marzo, in un comunicato stampa congiunto i ministri Ulla Schmidt (salute) e Heidemarie Wieczorek-Zeul (cooperazione economica e sviluppo) affermavano che nella lotta all'AIDS «i preservativi giocano un ruolo decisivo» e «salvano la vita, tanto in Europa quanto in altri continenti», e che «una moderna cooperazione allo sviluppo deve dare ai poveri l'accesso ai mezzi di pianificazione familiare e tra questi rientra in particolare anche l'impiego dei preservativi; tutto il resto sarebbe irresponsabile».
Reazioni in Spagna Il 18 marzo José Martinez Olmos, segretario generale alla Sanità spagnolo, dichiarava all'agenzia Europa Press che papa Benedetto XVI sarebbe stato «molto mal consigliato» nell'affermare che i preservativi non siano la soluzione per vincere la lotta contro l'AIDS e per questo avrebbe dovuto «intonare un mea culpa»; riferendosi sempre a Benedetto XVI ha aggiunto: «parlando in questo modo sta dando un messaggio contrario all'evidenza scientifica e quindi converrebbe una rettifica».
Il governo socialista di José Luis Zapatero, che da tempo aveva intrapreso una campagna interna volta a favorire dell'uso del preservativo, ha dunque annunciato l'intenzione di inviare in Africa un milione di preservativi al fine di contribuire a frenare l'espansione dell'Aids e di promuoverne la prevenzione. In particolare, in un comunicato del ministero della Sanità il preservativo era poi definito «uno strumento di dimostrata efficacia per impedire il propagarsi» dell'AIDS, e si affermava che, poiché nei paesi in via di sviluppo «le nuove infezioni crescono a un ritmo 2,5 volte superiore alla disponibilità di risorse sanitarie» e le terapie antiretrovirali «raggiungono solo il 40% della popolazione malata [...] la prevenzione è la grande alleata per frenare l'epidemia».
Reazioni della Commissione dell'Unione europea Il 18 marzo John Clancy, portavoce del commissario dell'Unione europea allo Sviluppo ed agli aiuti umanitari Louis Michel, affermava che «il preservativo è uno degli elementi essenziali nella lotta contro l'Aids e la Commissione ne sostiene la diffusione e l'uso corretto», aggiungendo che «la funzione dei preservativi come uno degli elementi nella lotta contro l'Hiv/Aids è ben nota. [...] La Commissione considera che ci siano chiare prove scientifiche che confermano il ruolo di prevenzione del preservativo nella diffusione dell'Aids, pertanto ne sostiene attivamente l'uso, soprattutto in Africa e nei paesi in via di sviluppo dove l'Aids rappresenta un'emergenza».
Reazioni delle organizzazioni impegnate nella lotta all'AIDS Sin dal primo giorno numerose organizzazioni umanitarie e istituzioni internazionali hanno espresso imbarazzo o indignazione per le dichiarazioni del Papa.
Il professor Michel Kazatchikine, direttore esecutivo del Fondo mondiale per la lotta contro l'HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria (noto anche con la denominazione inglese The Global Fund), in un'intervista a Radio France Inter si è detto «profondamente indignato», dichiarando in particolare: «queste parole sono inaccettabili. È una negazione dell'epidemia. E dire queste cose in un continente come l'Africa dove, sfortunatamente, il 70% delle persone sono affette dall'Aids, è assolutamente incredibile. [...] Chiedo che queste parole vengano ritirate, in modo chiaro e inequivocabile».
L'UNAids, l'Agenzia delle Nazioni Unite per la lotta all'AIDS, ha affermato che la distribuzione di preservativi rappresenta una risposta importante ai fini della prevenzione della malattia.