Lucera (AFI: , Luciörë in dialetto lucerino, Lucérë nel locale italiano regionale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Foggia in Puglia.
Posta nel Tavoliere delle Puglie alle falde dei monti della Daunia, Lucera è situata in una vasta zona agricola ed è inoltre un importante centro commerciale con industrie alimentari, meccaniche e dei materiali da costruzione.
In virtù della sua posizione geografica di rilevante interesse, la città fu storicamente contesa tra le varie popolazioni dominanti, a partire dall'epoca romana e per tutto il Medioevo. Nota per la sua fortezza svevo-angioina e il suo anfiteatro augusteo, è sede vescovile almeno dal V secolo, oltre ad essere stata capoluogo della provincia di Capitanata e del contado di Molise dal 1584 al 1806.
Geografia fisica
Territorio
Il territorio ha una superficie di 339,79 km² ed è distribuito su un'altitudine di 219 m s.l.m.
Secondo la classificazione sismica la città è in zona 2 (sismicità media), come stabilito dall'ordinanza PCM n. 3274 del 20 marzo 2003.
Idrografia Il territorio di Lucera è solcato da corsi d’acqua che appartengono al bacino idrografico del fiume Candelaro, un sistema fluviale che attraversa la provincia di Foggia, caratterizzando profondamente l’ambiente naturale e l’organizzazione territoriale della zona.
Torrente Salsola Il torrente Salsola nasce alle pendici dei Monti Dauni, nel comune di Alberona. Scorre in direzione sud-est, attraversando la pianura del Tavoliere delle Puglie e passando alle pendici di Lucera. Il torrente è lungo circa 55 km e si congiunge al torrente Vulgano, suo principale affluente, prima di sfociare nel fiume Candelaro. Durante la stagione estiva, la portata del Salsola diminuisce sensibilmente a causa di prelievi idrici, mentre in autunno, a seguito di forti piogge, può ingrossarsi rapidamente e causare esondazioni.
Torrente Vulgano Il torrente Vulgano è un affluente del Salsola e contribuisce al regime idrico di quest'ultimo. Sebbene non siano disponibili dettagli specifici sul suo percorso, il Vulgano è riconosciuto come un elemento importante nel sistema idrografico locale.
Invasi e Regolazione Idrica A sud di Lucera, alla confluenza tra i torrenti Lorenzo e Celone, è presente un invaso artificiale realizzato nel 1990. Questo invaso svolge una funzione di regolazione idrica, contribuendo alla gestione delle risorse idriche e alla prevenzione di fenomeni di esondazione.
Clima La città è caratterizzata da un clima mediterraneo, con lunghe estati calde caratterizzate da forti escursioni termiche diurne ed inverni miti, anche se per la sua vicinanza ai Subappennini la temperatura scende anche a valori inferiori a 0 °C, temperatura esterna minima di progetto della città. I venti sono abbastanza frequenti e, seppure talvolta piuttosto forti, sono mediamente moderati.
La temperatura media annua si aggira attorno ai 15 °C e le precipitazioni si attestano ad un valore medio di 497 mm/anno. Sono rare, ma non mancano, le precipitazioni nevose.
Dal punto di vista legislativo il comune di Lucera ricade nella fascia climatica D in quanto i gradi giorno della città sono 1473, dunque il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 12 ore giornaliere dal 1º novembre al 15 aprile.
Origini del nome Il toponimo "Lucera" ha origini incerte, visti i molteplici nomi con cui il borgo è chiamato nelle fonti storiche. L'appellativo della città potrebbe derivare dal nome della tribù serviana dei Luceres, anche se secondo alcuni sarebbe da ricondurre alla dea Lucina che fu venerata in città.
Un altro studio suffraga l'ipotesi che uno degli appellativi con cui la città era conosciuta nel Medioevo provenga dalle colline su cui poggia la città. Esse infatti erano coperte di un bosco, sacro agli dei; nel primitivo linguaggio etrusco “bosco sacro” era detto luk-eri (luk in latino è lucus, eri significa "sacer, sacro"). Dall'etrusco Lukeri si arriva così a Luceria. Tuttavia, non è da escludere che il nome Lucera derivi dal greco leuka eria che significa “lana bianca”, perché anche i poeti latini Orazio e Marziale lodarono Lucera per la rinomata lana delle sue greggi e per i suoi pascoli, così come non si può escludere che Lucera derivi dal praenomen Lucius di Dauno, re eponimo dei Dauni, o più genericamente dalla parola latina lucem (da lux che significa luce), alla quale anche le precedenti ipotesi sono comunque etimologicamente connesse.
Storia
Dal neolitico all'età dei Dauni Le prime testimonianze di vita nell'area della città sono state individuate sul Colle Albano, dove sono state rinvenute tracce di alcuni villaggi neolitici del III millennio a.C.
Considerata un'antica città dei Dauni, così definita dal geografo greco StraboneStrabone, Geographikà, VI,3,9. (58 a.C.-24 d.C.) nella narrazione della leggenda secondo la quale Diomede, re d'Etolia, dopo la distruzione di Troia, fuggì verso l'Apulia e si stabilì presso Lucera, dove depose le armi e il Palladio nel tempio di Athena Iliàs. Tra i rinvenimenti di età daunia, si ricorda il carrello di Lucera, un gruppo di bronzetti con figure umane ed animali, oggi esposti quasi tutti presso l'Ashmolean Museum di OxfordIl "carrello di Lucera" sul sito del Circolo filatelico e numismatico dauno; Luisa Pietropaolo (a cura di), Sformate immagini di bronzo. Il Carrello di Lucera tra VIII e VII secolo a.C. (catalogo della mostra, Lucera 2002), Foggia 2002..
Dal periodo romano all'alto medioevo
In età repubblicana venne contesa tra i Sanniti e i Romani. Questi ultimi, durante la seconda guerra sannitica (326-304 a.C.), nel tentativo di prestare soccorso a Luceria, subirono una grave sconfitta nella Battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.) e furono costretti a passare sotto il giogo dei SannitiTito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 1-7., ma il console Lucio Papirio Cursore nel 320 a.C. mise sotto assedio la città e sconfisse i Sanniti, che dovettero arrendersi e passare sotto il giogo dei romaniTito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 15., ottenendo per questa vittoria il trionfo a RomaTito Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 16.. Dopo che i consoli Petilio e Sulpicio sedarono una ribellione, nel 314 a.C. Luceria fu trasformata in colonia di diritto latino, ricevendone ampia autonomia, propri magistrati e diritto di conio; fu dedita al culto di Minerva come testimoniano i ritrovamenti della "stipe votiva" del Salvatore conservata presso il museo civico di archeologia urbana.
Nel 294 a.C. fu combattuta la Battaglia di Luceria tra Sanniti e romani guidati dal console Marco Atilio Regolo che dovette costringere i suoi soldati a combattere. I romani, riuscirono a sconfiggere a fatica i sanniti dopo due giorni di scontri subendo perdite tanto gravi (7.800 morti secondo Tito Livio) che al console fu negato il trionfo a Roma.
Luceria restò al fianco di Roma nella guerra contro Pirro (280-275 a.C.) e nella seconda guerra punica contro Annibale (218-201 a.C.), e, durante guerra civile del 49 a.C., fu quartier generale delle truppe di Gneo Pompeo Magno, che vi risiedette per due settimane.Cicerone, lettera ad Atticum
A partire dall'età imperiale, la città assunse un ruolo di primaria importanza nella Regio II Apulia et Calabria, con la sua monumentalizzazione e istituzioni di edifici pubblici, tra cui l'anfiteatro augusteo, edificato dal magistrato Marco Vecilio Campo in onore di Augusto. Si registra inoltre la fondazione di una delle prime comunità cristiane, organizzatasi in diocesi in età costantinianaCosimo D'Angela, Luceria tra la tarda antichità e l'altomedioevo, in Lucera, Topografia storica Archeologia Arte, a cura di E. A. Sanpaolo, Adda Ed. 1999, pp. 85-94., quando Costantino I concede a Luceria l'appellativo di Civitas ConstantinianaMarcella Chelotti, Rilettura di CIL, IX 801 (Luceria), in Caldelli–Gregori Epigrafia e Ordine Senatorio, 30 anni dopo, Edizioni Quasar, Roma 2014, p. 661. Al V secolo, è datato il nucleo paleocristiano di San Giusto, i cui mosaici pavimentali della chiesa A sono esposti presso ex convento del Santissimo Salvatore.
Quando l'Impero romano decadde, la contesa si spostò tra i longobardi e i bizantini. L'imperatore bizantino Costante II nel 663 prese la città e pare che venne quasi completamente distrutta.
L'età sveva e la colonia musulmana di Lūǧārah
Dopo la conquista normanna ebbe diversi feudatari ma giocò un ruolo marginale rispetto al passato. Questa situazione si capovolse all'avvento degli svevi, in particolare con l'imperatore Federico II, che decise di insediarvi i musulmani ribelli della Sicilia a partire dal 1223. La città assunse fattezze arabe, con una moschea, una scuola coranica, libertà di culto e commercio, e nel 1233 l'imperatore fece erigere il suo Palatium su colle Albano. La colonia islamica di Lūǧārah"La prima ā di Luģārāh va pronunciata ä, per il noto fenomeno dell'imāla diffuso in tanta parte del territorio linguistico arabo e segnatamente in Occidente." G. Levi Della Vida, La sottoscrizione araba di Riccardo di Lucera, in <<Rivista degli Studi orientali>>, X, 1923-1925, p. 292 (o nella variante in arabo LūshīraSi veda ) restò fedele alla casata sveva, a cui forniva arcieri, ospitando anche Manfredi, Sultano di LuceraRaffaele Licinio, «», Enciclopedia fridericiana (durante il tradimento di Giovanni Moro, ucciso per aver cercato di mettere Luceria Sarracenorum nelle mani di papa Innocenzo IV), e aiutandolo a vincere contro le truppe papali presso Foggia, conquistando la città il 2 dicembre 1254. Nel 1255, papa Alessandro IV emise la bolla Pia Matris contro Manfredi e i Musulmani di Luceria, inneggiando ad una crociata contro di essi. I saraceni di Lūǧārah combatterono al fianco di Manfredi fino alla sua morte nella battaglia di Benevento del 1266, che segnò l'entrata in scena degli Angiò.
Età angioina
Nel febbraio 1268 papa Clemente IV indisse una Crociata per debellare i musulmaniNunzio Tomaiuoli, Lucera, il Palazzo dell'Imperatore e la Fortezza del Re, Lucera 1990, pag. 46, ma Lūǧārah rifiutò l'obbedienza a Carlo I d'Angiò e resistette al lungo Assedio di Lucera (con l'aiuto di Guglielmo de Parisio), anche dopo l'assassinio di Corradino, arrendendosi per fame il 27 agosto 1269; i saraceni furono privati della libertà di governarsi seguendo le leggi islamiche e furono gravati di un pesante tributo di guerra. Nei pressi del Palatium federiciano, l'angioino fece realizzare una maestosa fortezza, abitata da coloni cristiani provenienti dalla ProvenzaNunzio Tomaiuoli, Lucera, il Palazzo dell'Imperatore e la Fortezza del Re, Lucera 1990, pp. 51-52..
Carlo II d'Angiò, nell'anno del primo Giubileo (1300) indetto da papa Bonifacio VIII, decise di depopolare la città affidando l'incarico al miles Giovanni Pipino da Barletta, che dal 15 al 24 agosto perpetrò un eccidio dei saraceni, in parte massacrati e in parte venduti come schiavi o costretti a convertirsi al CristianesimoTonino Del Duca, Vita e distruzione della Colonia Saracena di LuceraVito Bianchi, Sud ed Islam, una storia reciproca, Capone Editore, Lecce, 2003.. A seguito dell'abbattimento delle mura e della moschea, la città venne ripopolata con cristiani e rinominata Civitas Sanctae Mariae: vennero edificate le chiese, tra le quali la Cattedrale dell'Assunta e al suo interno fu collocata una statua mariana, invocata da allora col titolo di Santa Maria Patrona di Lucera. Il dominio angioino portò con sé anche la riformulazione del terraggio.
Dal Quattrocento al Settecento Sotto gli Aragonesi, nel Quattrocento per pochi decenni la città divenne sede della Regia dogana della mena delle pecore di Puglia ma, a partire dalla fine del secolo successivo, fu stabilmente sede della Regia Udienza, con a capo il preside (governatore) provinciale.
Dall'inizio del Cinquecento, la città fu sotto il dominio spagnolo e il titolo di Civitas Sanctae Mariae fu sempre meno usato, sostituito dall'attuale nome di Lucera.