La Cittadella o Fortezza di Ancona è una grande opera militare rinascimentale, opera di Antonio da Sangallo il Giovane, uno dei padri del fronte bastionato all'italiana, ossia delle fortificazioni a prova di artiglieria. Sorge sulla cima del colle Astagno, in posizione panoramica, affacciata sulla città e sul porto. È parte del rione di Capodimonte. A livello giovanile era conosciuta con il nome di Casematte e quest'espressione è ancora attualeAttualità del nome "Casematte" usato in luogo di "Cittadella":.

La Fortezza, che occupa un'area di 13.000 mq ed ha un perimetro di circa un chilometro, confina a sud-est con il Parco della Cittadella, che da essa prende il nome. Insieme all'adiacente campo trincerato, al bosco che la circonda e alle sottostanti rupi degli Archi e di Capodimonte, è tutelata come bene paesaggistico dalla regione MarcheScheda Identificativa Beni Paesaggistici – art. 136 e 157 del D.lgs 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137”. Si veda: ; l'edificio in sé è stato dichiarato "di notevole interesse pubblico"Decreto ministeriale del 23 aprile 1955 e "di particolare interesse storico e artistico"Legge 1089/39.

Descrizione

La Fortezza di Ancona, situata sulla sommità del colle Astagno a 100 metri sul mare, ha la forma di una stella pentagonale, irregolare per adattarsi all'orografia del terreno. Questa forma ha una valenza simbolica: il numero 5 è collegato all'idea della mano e all'uomo vitruviano, ed è ricorrente nelle piante delle fortificazioni rinascimentali.

I bastioni e le cortine La Cittadella ha bastioni di struttura tipicamente sangallesca; essi sono cinque e hanno le denominazioni elencate di seguito, a partire dall'ingresso e procedendo in senso antiorario. Bastione della Campana. È diretto verso il porto ed era collegato da un tratto della cinta muraria cittadina alla Porta di Capodimonte, sino al XVIII secolo l'ingresso principale della città per chi proveniva da nord. Appena dopo la liberazione della città dall'occupazione nazista, per agevolare l'ingresso dei veicoli degli Alleati, vennero malauguratamente demoliti sia la porta, sia il tratto di mura in questione, di cui rimane però traccia dell'ammorsatura sulla faccia occidentale del bastione. Molto particolare è il saliente doppio, al cui centro si apre una troniera doppia; questa caratteristica è tipica della tipologia "a campana", da cui il bastione prende il proprio nome e che è stata ideata proprio da Antonio da Sangallo il Giovane. Bastione Gregoriano. Prende il nome dal papa che lo fece ricostruire: papa Gregorio XVI (1765 – 1846); l'intervento si era reso necessario perché l'opera era stata quasi completamente demolita per ordine del comando austriaco che occupava la città in epoca napoleonica. L'intervento di ricostruzione, su progetto dell'ing. ProvincialiSi tratta dello stesso ingegnere che elaborò una carta topografica della Cittadella e del Campo Trincerato adiacente. Si veda:, terminò nel 1841, come si legge nella lapide ancor oggi visibile sulle mura, sovrastata dallo stemma del papa. Il bastione originario, di dimensioni più limitate, era denominato "Cavaliere a basso", e si contrapponeva nel nome al "Cavaliere ad alto", che si trovava all'interno della fortificazione, ad ovest della Torraccia. Bastione del Giardino. È il più grande e si spinge all'interno del campo trincerato, ora occupato dal Parco della Cittadella. L'aspetto delle mura di questo bastione è ancora quello originario della progettazione sangallesca. A sud del bastione si trova il maneggio "Cavalieri della Cittadella". Bastione della Punta. La cinta muraria cittadina cinquecentesca lo collegava al Bastione di San Paolo, a Monte Cappuccini; conserva una buona parte delle forme originarie di Antonio da Sangallo il Giovane. Nel XVII secolo assunse i nomi di "Barberino" (dal cognome di papa Urbano VIII, sotto il cui pontificato l'opera fu modificata allungandola) e "Sant'Andrea". Bastione della Guardia. È diretto verso Piazza Grande (ora del Papa), piazza principale della città tra il XV e il XIX secolo; originariamente era denominato "Bastione della Gran Guardia". Sul suo fianco destro è situato l'ingresso alla Fortezza, originariamente raggiungibile attraverso un ponte levatoio; sono ancora visibili i fori per il passaggio delle catene che permettevano di alzarlo ed abbassarlo e gli alloggiamenti dei cardini ai quali esso era fissato. Superato il portone, una larga scala sotterranea sale all'interno, uscendo all'aperto in corrispondenza dell'edificio del corpo di guardia, da cui il bastione prende il suo nome. Sopra al portone d'ingresso si trova una lapide che risale all'origine del monumento e che riporta il nome di papa Clemente VII e la data. Se ne riporta il testo e la traduzione.

(Clemente VII, sommo pontefice, con gli auspici di Benedetto Accolti, cardinale di Ravenna e legato perpetuo della Marca Anconitana, curò la costruzione di questa fortezza - 1533)

Sopra a questa lapide se ne trova un'altra, più grande, che testimonia il restauro ottocentesco di papa Gregorio XVI. Anche di questa si riporta il testo e la traduzione.

(Il giorno 16 delle calende di ottobre dell'anno di Nostro Signore 1841, Gregorio XVI, sommo pontefice, promotore della sicurezza e della pace, ispezionò e approvò la fortezza restaurata grazie alla sua generosità) Cortine. Sono rettilinee e prive di un nome specifico la cortina compresa tra i bastioni della Punta e del Giardino e la cortina tra i bastioni della Campana e Gregoriano. Quella che collega il Bastione del Giardino a quello Gregoriano è parimenti rettilinea ed è detta "cortina a scalone", a causa del suo andamento digradante verso ovest; su essa si innestano le mura del campo trincerato, al cui interno si estende oggi il Parco della Cittadella. Assai particolari, e segni distintivi della progettazione del Sangallo, sono invece la "cortina a forbice", compresa tra il Bastione della Campana e quello della Guardia, e la "cortina a tenaglia", tra il Bastione della Guardia e quello della Punta; esse derivano i loro nomi dal fatto di avere un andamento a doppio risvolto concavo-convesso, per evitare che dalle cannoniere si potessero effettuare tiri di reciproco danno. Sulla cortina a scalone è installato un argano che era l'unico mezzo per trasportare materiali di vario tipo tra il campo trincerato e la Cittadella, dato che le due aree sono collegate solo dai cunicoli, di ampiezza limitata, e non da passaggi carrabili

Alla base della cortina a tenaglia si apre l'accesso ad un pozzo profondo circa 100 m che, attraverso una scala a chiocciola metallica ormai completamente inservibile, scende sino alla base delle rupi degli Archi.

L'area centrale Al centro della Fortezza si apre la piazza d'armi, a pianta quadrangolare, con tre lati edificati e il quarto aperto verso un vasto panorama sul porto, sul colle del duomo e su quello del faro.

Nel settore sud-occidentale si erge la Torraccia (o Belvedere), su cui sorge il pennone della bandiera; da essa si domina un vastissimo panorama a 360 gradi sul golfo di Ancona, sul porto e sui rioni più antichi della città, sino alla periferia e a Monte Conero; in lontananza si vedono, verso sud-ovest, gli Appennini e, verso nord-ovest, il monte San Bartolo, nei pressi di Pesaro. Nel 1944, dopo la liberazione della città dall'occupazione nazista, in seguito alla battaglia di Ancona, sul pennone venne issata la bandiera della Polonia, ossia quella del II Corpo polacco, autore della liberazione insieme alle truppe del Corpo Italiano di Liberazione e ai partigiani della Brigata Maiella.

Nel punto d'innesto tra il Bastione del Giardino e la cortina a scalone, si erge il mastio, un tempo punto di massima altezza della fortificazione, originariamente coronato da merlature e troniere. Il mastio è collegato alla Torraccia da un'alta cortina marciaronda, sostenuta da archi a sesto acuto, resto delle precedenti fortificazioni medievali. Questa cortina forma il lato meridionale della piazza d'armi, raggiungibile dal marciaronda attraverso una lunga rampa.

Il mastio è affiancato dall'edificio dell'armeria, che si affaccia sul lato orientale della piazza d'armi e il cui aspetto originario era molto diverso da quello attuale: comprendeva solo due piani, la copertura era piana con postazioni di cannoni e la facciata verso la piazza d'armi era caratterizzata da un doppio loggiato ad arcate, che aveva lo scopo di rendere il prospetto verso la città armonico e monumentale. Il primo piano è tuttora caratterizzato da una notevole altezza delle due vaste sale laterali e del corridoio centrale; il secondo piano, molto più basso, si articola in vari ambienti, che originariamente erano celle di rigore. Le prime modifiche a questo edificio furono compiute nel periodo napoleonico, quando è stata realizzata la facciata a bugnato, chiudendo il loggiato ad archi. Inoltre, in epoca post-unitaria, è stato aggiunto un terzo piano, coperto da un tetto a doppio spiovente, dove è stata allocata un'imponente armeria, con fucili, accolti da rastrelliere, ancora conservate. Dall'armeria è visibile un ampio panorama sul centro cittadino, che spazia dal porto al Duomo, al Faro, a Monte Cardeto. A volte è l'insieme della torre e dell'armeria adiacente ad essere denominato "mastio".

Sul lato occidentale della piazza d'armi si trova un edificio dove originariamente si trovava l'abitazione del comandante della fortificazione; nella prima metà dell'Ottocento, ancora in epoca pontificia, fu ampliato per accogliere anche vari magazzini e un carcere per i prigionieri politici.

All'interno della Fortezza, originariamente si trovava anche una chiesa ad uso delle truppe, localizzata a nord della Torraccia; fu demolita nella prima metà dell'Ottocento per ampliare il già citato edificio del comandante. Fu allora costruita, nelle adiacenze della cisterna delle acque piovane, una cappella a pianta rotonda per le funzioni religiose; anch'essa fu poi demolita; rimangono tracce dei muri perimetrali.

I cunicoli min|Mappa dei cunicoli min|Il cunicolo del Bastione Gregoriano che conduce all'aperto min|Casamatta a protezione dell'ingresso Nel sottosuolo della Fortezza e delle sue immediate vicinanze si dipana una rete di cunicoli, che si estende su più livelli collegati da rampe; la funzione originaria era quella di consentire ai soldati di raggiungere le casematte, le feritoie, le riserve d'acqua potabile e le varie postierle (qui denominate "sortite"). Sono tutti pavimentati in mattoni e voltati a botte, ad esclusione dei cunicoli dell'armeria. Antiche targhe recano i nomi dei vari cunicoli e permettevano ai soldati di orientarsi nel dedalo di percorsi sotterranei. Dall'esterno sono visibili le feritoie, di cui sono muniti lunghi tratti dei cunicoli, e le troniere delle casematte. All'interno dei cunicoli sono presenti insetti troglobi del genere Dolichopoda.

I cunicoli si articolano in vari sistemi, descritti brevemente di seguito e illustrati nella mappa a fianco. Cunicoli del Bastione Gregoriano. L'accesso si trova poco a sud della Torraccia. Si estendono su due piani: il superiore comprende due casematte ed è collegato al sottostante da una scalinata, a cui si accede attraverso un secolare portone di legno di quercia; il piano inferiore, visibile dal sovrastante attraverso un'apertura circolare simile ad un pozzo, è caratterizzato da lunghe file di feritoie doppie.