Il dialetto valdostano (nome nativo: patoué valdotèn, valdŏtèn o valdouhtan; in francese: patois valdôtain), definito localmente patois (in francese, dialetto), è una varietà dialettale della lingua francoprovenzale parlata nella regione italiana della Valle d'Aosta.
Tabella di comparazione Latino Valdostano Occitano Piemontese Francese Catalano Italiano clavisclliàclauciavclef / cléclauchiave apesaveuilleabelhaavijaabeilleabellaape glaciesllasseglaçagiassaverglasglaç/gelghiaccio cantaretsantécantar (nord occ. chantar)cantéchantercantarcantare capratchëvracabra (nord occ. chabra, gasc. craba)cravachèvrecabracapra lingualenvalengalengalanguellengualingua nox, noctisnétnuèch (nuèit, gasc. nueit)neuitnuitnitnotte sapo, saponissavonsabon (gasc. sablon)savonsavonsabósapone sudarechouésusar (suar, gasc. sudar)strassuvésuersuarsudare vita, vitaeviavida (gasc. vita)vitavievidavita pacarepayépagar (nord occ. paiar)paghèpayerpagarpagare plateaplaceplaçapiassaplaceplaçapiazza ecclesiaélliëseglèisagesiaégliseesglésiachiesa caseus (formaticus)fromadzoformatge (gasc. hromatge)formaggfromageformatgeformaggio
Caratteristiche
Fatta eccezione per l'isola linguistica della Daunia arpitana in Puglia, la Valle d'Aosta si colloca al limite orientale dell'area francoprovenzale, che comprende l'intera Romandia (ad eccezione del Canton Giura), una parte del Giura francese, la Bresse, il Bugey, il Delfinato (Dauphiné), il Lyonnais, la Forez e la Savoia storica (divisa oggi nei due dipartimenti francesi della Savoia e dell'Alta Savoia).
All'inizio del XXI secolo, il francoprovenzale costituisce uno strumento di comunicazione attiva unicamente in Valle d'Aosta, dov'è conosciuto dal 67,4% dei soggetti e parlato dal 45,8% di chi lo capisce.Natalia Bichurina, Francoprovençal as social practice: comparative study in Italy, France and Switzerland.Manuel Meune, 2009, Une langue sans nom et sans renom ? Le défi de l’enseignement du francoprovençal, CREOLE 17. 2–4.Saverio Favre, 2011, La Vallée d’Aoste : Citadelle du Francoprovençal, Langue et cité 18. 10–11.
Non è possibile considerare il valdostano come un'entità unica, ma piuttosto come un'area linguistica più o meno omogenea, all'interno della quale i parlanti sono in grado di capirsi, pur mantenendo differenze rilevabili talvolta da un villaggio all'altro a distanza di pochi chilometri.
L'alta valle, cioè la parte occidentale della regione, risente maggiormente del francoprovenzale savoiardo; la "plaine" di Aosta ha subìto soprattutto l'influsso del francese standard, unica lingua ufficiale della regione prima del XX secolo; la bassa valle presenta invece i tratti più arcaici e la presenza del piemontese in ragione dei frequenti rapporti con il Canavese, fino a Pont-Saint-Martin, dove la differenza tra i due idiomi si riduce fino a essere difficilmente apprezzabile.
Lungo la sua storia, il valdostano si è distinto in alcuni casi dalle lingue limitrofe, tra cui italiano e il francese, come per esempio: Per definire i giorni della settimana, sia l'italiano che il francese hanno adottato il modello LUNAE DIES, MARTIS DIES, ecc., che ha dato "lunedì", "martedì", così come lundi, mardi, e così via, mentre in patois è rimasto fissato il modello DIES LUNAE, DIES MARTIS, che ha dato: deleun, demars, demécro, dedzou, devèndro, desandre, demèndze; La parola forié per indicare la primavera, dal latino FORAS, cioè "fuori", per indicare probabilmente la stagione in cui le vacche venivano portate fuori dalle stalle. La parola Tsalènde per indicare il Natale, dal latino KALENDAE, che indicava il primo giorno di ogni mese, e quindi anche quello dell'anno. Nell'VIII secolo l'inizio dell'anno fu fissato a Natale, per cui il nome del giorno cominciò a indicare anche la festa stessa. Alcuni sostantivi presentano il genere opposto a quello dell'italiano e del francese, come "la sa" ("il sale") e lo nét ("la notte").
L'eredità celtica
I valdostani reclamano un'eredità celtica in virtù delle origini celtiche dei Salassi, gli antichi abitanti della Valle che resistettero ai Romani fino alla capitolazione sotto Augusto (da cui il nome di Augusta Praetoria Salassorum, l'odierna Aosta). Alcune espressioni sono senza dubbio celtiche, quali blétsé (mungere), berrio (pietra), modze (giovenca), bren (crusca della farina), verna (ontano), breuill (piano lacustre alpino paludoso), baou (stalla)Le parlate valdostane . si sono conservate nel patois valdostano odierno.
La "langue d'O" e la "langue d'A" Tra le varianti del valdostano si possono definire due gruppi principali, che si incontrano sul territorio senza soluzione di continuità: la langue d'O e la langue d'A, come già sottolineato dall'abate Jean-Baptiste Cerlogne, autore dei primissimi rudimentali studi di linguistica e grammatica del patois. La caratteristica delle due varietà è la ricorrenza maggiore della A o della O, come per esempio in tabla o tobla (= tavola).
Un altro esempio è dato dalla traduzione di "sì" : tipo ┌ u̯é, vu̯é ┐ in Alta Valle, e tipo ┌ ói, ó̯ ┐ in Bassa Valle, con numerose altre forme ['vwaj, u'εj, o'εj, 'aj].
La "h" aspirata Nella bassa valle, cioè circa da Châtillon verso il Piemonte, la transizione dai dialetti transalpini verso quelli cisalpini, di cui la lingua piemontese fa parte, è facilmente apprezzabile con la comparsa di un H aspirato assente nella lingua francese (fenomeno segnalato dalla presenza di un accento circonflesso) e nei dialetti valdostani dell'alta valle (da Aosta a Courmayeur), come per tsahté (= castello), che dal "château" francese diventa tsaté nel dialetto dell'alta valle si pone come intermezzo prima del castel in piemontese.
Troncamento della "z" Il troncamento della "z" a fine parola, una particolarità che si discosta dalle regole di pronuncia della lingua francese standard, risale a uno svolazzo che i redattori dei registri del regno di Piemonte-Sardegna erano soliti aggiungere alla fine dei toponimi, dei nomi da pronunciare e delle parole parossitone (cioè con l'accento sulla penultima sillaba, molto diffuso in francoprovenzale). In seguito, questo piccolo segno è stato assimilato ad una zeta e spesso viene erroneamente pronunciato, sia dagli italofoni che dai francofoni.
Un esempio di pronuncia del patois valdostano è il nome del fiume Artanavaz, che va pronunciato omettendo la "z" finale, suonando quindi "Artanàva". Questo vale per molti altri toponimi e cognomi valdostani e delle regioni limitrofe (la Savoia, l'Alta Savoia e il Vallese).
La "volpe" in Valle d'Aosta La posizione geografica della Valle d'Aosta, all'incrocio di due culture, si riflette nel lessico dei suoi dialetti. In questo senso, è apprezzabile una varietà che dipende dalla geografia, dall'uso, dalle influenze esterne e dalle tradizioni.
Un esempio ci è fornito dalla traduzione della parola volpe: Nell'Alta Valle, lo rèinar, simile al "Renard" francese; Nella Bassa Valle, lo gorpeuill, simile all'antico francese goupil; Nelle regioni limitrofe al Piemonte, voulp, simile al piemontese (volp ['vulp]) e all'italiano.
Le varianti miste (« Patoué mëscllia ») I dialetti di Ayas, Brusson e Gaby si differenziano dagli altri per il fatto di aver subìto l'influenza del tütsch vallesano.
Il dialetto di Cogne presenta delle affinità con il francoprovenzale piemontese, perché gli abitanti dell'alta val di Cogne colonizzarono questo luogo a partire appunto dalle valli arpitane piemontesi.
Agnus Dei in patois Dalla messa in patois celebrata per la 7ª Fête internationale des patois, svoltasi a Aosta il 4 e 5 settembre 2010.
Latino Francese Italiano Patois valdostanoAgnus Dei, qui tollis peccata mundi, Miserere nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
Dona nobis pacem.Agneau de Dieu, qui enlèves les péchés du monde, Prends pitié de nous.
Agneau de Dieu, qui enlèves les péchés du monde,
Donne-nous la paix.Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, Abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
Dona a noi la pace.Agnë de Dzeu, que te toute le pètsà di mondo, Prèn pédia de no.
Agnë de Dzeu, que te toute le pètsà di mondo,
Bailla-no la péce.
Tabella di comparazione ItalianoFranceseOvestCentro-nordCentro-SudestEst La Thuile La Salle Rhêmes-Saint-Georges Valsavarenche Cogne Sarre Saint-Oyen Oyace Quart Fénis Champorcher Valtournenche Ayas Emarèse Arnad Gaby rastrellorâteaurassirâhérahirahiratératirâtirâtiratérâtiratirâtérahtélrahtérahtérahtél fiorefleurflôrfleufleurfleurefieurfleurflôrfleufleurfleurfiorflourfiourfiourfiourfiour volperenardrèinârrèinârèinarrèinârrèinèarrèinârrèinârèinârrèinârrèinalverpeuillgorpeulgorpéigorpeuigorpeuivoulp sìouivouévouèvouèouèvouàiouèouèvouèvouèouèouèiòòiòiòiòi
Ortografia e fonetica
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