Palagiano (Palascène o Polascène in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Taranto in Puglia. Nel comune è rilevante la produzione di agrumi.

Geografia fisica

Il comune di Palagiano fa parte del Gruppo di azione locale (GAL) "I luoghi del Mito" e dal 2005 rientra tra i comuni che compongono il Parco delle Gravine Ioniche.

Nell'aprile del 1967, il poeta Salvatore Quasimodo, guardando Palagiano e i suoi paesaggi nella Riserva naturale Stornara (più nota come "la Pineta dell'Appia"), disse:

Territorio

Il comune ionico di Palagiano presenta dal punto di vista morfologico molte lame, ovvero ampi e profondi solchi carsici, cioè vie fluviali naturali.

Alcune lame si conservano ancora con un buono stato vegetativo, altre sono state invece bonificate con la riforma agraria; in queste zone sono sorte distese di agrumeti.

Le lame palagianesi sono:

Lama di Vite Lama d'Uva Lama di Chiàtone Lama di Calzo Lama di Lenne

Fiumi Il Comune di Palagiano è attraversato da due fiumi: Lato e Lenne.

Il fiume Lato nasce tra le Murge laertine e sfocia nel mar Jonio nella località chiamata "Ventidue", dal numero del casello ferroviario sulla linea Taranto-Metaponto. Alla foce vi è la Torre Lato, che serviva da avvistamento delle navi pirata.

Il fiume Lenne è ricco di storia e di fascino naturalistico. Infatti, già nei tempi antichi, fu citato in un racconto di Tito Livio. Questo fiume si presenta con una flora particolare, soprattutto quando attraversa la pineta dell'Appia. La foce, precedentemente incastonata fra due moli distrutti durante l'alluvione del 2003 e situata nei pressi di una spiaggia, è stata ripristinata e allargata. Nella sezione iniziale della spiaggia vi è un ponte costruito durante il periodo fascista, dove Salvatore Quasimodo si fermò ad ammirare il paesaggio nel 1967.

Aree di interesse naturalistico La Riserva naturale Stornara è una riserva biogenetica protetta dallo Stato e dalla regione Puglia. Essa si estende per 7 km sulla fascia costiera ionica. Il suo nome deriva dal ricco movimento di storni migratori. Ha una vegetazione ricca e la pianta principale del posto è il Pinus halepensis (pino d'Aleppo), che cresce rigoglioso sulle dune sabbiose. Nella stessa riserva si trova il pino d'Aleppo più vecchio d'Europa. Gravina di Lamaderchia: a nord-ovest della città, in località Lamaderchia, vi è la gravina di Palagiano, profonda 40 m, larga circa 300 m e lunga circa 1 km; all'interno si presenta con scarsa vegetazione e roccia calcarea. La gravina fa parte del Parco "Terra delle Gravine", costituito nel 2005 dalla Comunità Europea. Nel parco rientrano altri 12 comuni della provincia di Taranto e uno della provincia di Brindisi.

Storia

Palagiano è sempre stata considerata una cittadina con una collocazione geografica strategica, situata al crocevia di smistamento delle direttrici stradali verso la Basilicata, la Calabria e il Nord Italia.

Basti ricordare le scorrerie piratesche dei saraceni, che dovevano per forza attraversare il territorio palagianese, come è avvenuto durante la distruzione di Mottola. Nel 1002, in un'altra occasione, la città dovette subire l'assedio di De Comiticchia, che voleva conquistare Taranto in nome dell'imperatore Ottone III. Nel 1023, dopo l'assedio a Bari di un tale Royca, questi si diresse verso la fortezza di Palagiano, espugnandola e ritirandosi sul colle di Mottola.

Il territorio di Palagiano appartiene ad un polo di insediamento rupestre nella zona occidentale, confinante con i comuni di Massafra e Mottola.

Qui si trova la chiesa rupestre di Santa Maria di Lenne.

In questa zona intorno all'anno 1100 circa doveva essere molto intensa la produzione di sale, in quanto ben trenta saline del fiume Lato furono donate ad un'abbazia bizantina. Ancora oggi, passando dalla SS 106, si può notare a ridosso del fiume Lato, in prossimità del bosco Romanazzi e del bosco di Marziotta, l'area denominata Salina di Lato.

Nel 1081 Palagiano fu infeudata da parte di Roberto il Guiscardo; successivamente, nel 1250, le terre palagianesi furono acquisite dai Casamassima. Nel 1300 Palagiano si trovava sotto i Giordano, che lo cedettero a Ugo Bilotta e, successivamente, nel 1332, a Maria Caterina Valois, con cui iniziò un periodo travagliato a causa di alcune diatribe baronali.

Con Raimondello Orsini Del Balzo Palagiano si trovò inserito nel Principato di Taranto insieme a Massafra, Mottola, Nardò e Otranto. In successione passò al figlio Antonio del Balzo Orsini e venne poi infeudata al barone Gabriele Capitignano, per poi passare ai napoletani Protonobilissimo. Il 15 settembre 1464 Giacomo Faccipecora, signore di Palagiano, e Stefano Domini Roberti, signore di Palagianello, sottoscrissero un concordato sulla fida degli animali nei territori dei due casali. Giacomo Protonobilissimo, alias Faccipecora, fu consigliere poi traditore di Antonio del Balzo Orsini e per questo fu forse premiato da Ferrante I con l'investitura del feudo di Palagiano. Il feudo passò ai Lubelli, poi ai Minutola e sino al 1600 ai Caracciolo.

Le proprietà passarono dai Carmignano ai Pappacoda, quindi ai De Marco nel 1720, fino ai principi Cicinelli di Cursi (una diramazione della famiglia Caracciolo), che vi restarono fino agli anni dell'Ottocento e dovettero affrontare le controversie derivanti dalle leggi contro la soppressione feudale.

Nel frattempo Palagiano divenne comune nel 1806 con il primo sindaco Francesco Paolo Calò. All'epoca la cittadina apparteneva alla Terra d'Otranto, una delle dodici circoscrizioni sotto il Regno di Napoli, e solo nel 1923, quando divenne capoluogo Taranto, passò dalla provincia di Lecce a quella di Taranto.

Ad esso, per motivi demografici (art. 2 della Legge 8.12.1806, n. 272), venne aggregato Palagianello che prima aveva autonomia amministrativa quale "Universitas". Dopo lunga battaglia separatista, con legge 6.6.1907, n. 318, Palagianello ritornò ad essere un comune autonomo.

Intanto buona parte delle proprietà passarono alla famiglia Palomba e poi all'ultimo principe di Palagiano, Guglielmo Romanazzi-Carducci, fino a quando nel 1952 venne attuata la riforma fondiaria.

Nel 1952 vennero scorporati grossi appezzamenti dell'ultimo feudatario, il principe Romanazzi, che vennero ripartiti fra le famiglie numerose e povere del paese. Inizio così un periodo di crescita economica e culturale.

Palagiano è sempre stata una città con una grande vocazione agricola, come testimoniano le culture di agrumeti e vigneti, tipici del paese. È talvolta soprannominata "città delle clementine", per i suoi agrumi. Negli ultimi decenni ha visto anche un modesto sviluppo industriale nella parte nord-est della città e l'attuale associazione di imprenditori uniti nel "Consorzio Città Imprese".

Alluvione dell'8 settembre 2003 La mattina dell'8 settembre 2003 il paese fu soggetto di un'abbondante precipitazione che, per le caratteristiche morfologiche del luogo, causò allagamenti ed ingenti danni, sommergendo gli scantinati. Alle ore 17 la pioggia terminò, lasciando Palagiano sommersa da fango e acqua. Dovettero intervenire la protezione civile e i soccorsi militari, con ausilio di elicotteri, per poter mettere in salvo le persone. Si calcola che il bilancio delle vittime sia stato di due morti e un disperso.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa Matrice Maria Santissima Annunziata La Chiesa Matrice di Palagiano compare in una pianta topografica del territorio nel 1787. Presenta una semplice facciata, opera di transizione dal barocco al neoclassico. La facciata si presenta scandita verticalmente da coppie di lesene con semplici capitelli e segnata orizzontalmente da due cornici marcapiano. Chiude la facciata un fastigio arcuato con pinnacoli laterali. All'interno, a una navata, una tela dell'Annunciazione, di autore ignoto del XVIII secolo, la tela ad olio "Madonna dei Miracoli", attribuita a Domenico Carella, sempre del XVIII secolo, la tela "Crocifissione tra le anime purganti", della prima metà del XIX secolo, attribuita a Gioacchino Toma, il coro ligneo, uno splendido organo, pure settecentesco, e una pregevole statua lignea raffigurante san Francesco vestito da conventuale, della prima metà del XVI secolo, appartenente al soppresso convento di Santa Maria della Nova. Recentemente sono state restaurate la statua di san Rocco, risalente al 1601, un crocifisso del XVI secolo e il Cristo Risorto, posto nell'altare barocco sulla sinistra della navata.

Nella chiesa, sulla destra, vi è l'altare dedicato al santo patrono, san Rocco, su cui è posta la nicchia che custodisce la venerata immagine del santo. Sulla nicchia un'epigrafe recita: “Et eris in peste patronus” (“E sarai nella peste il protettore”). Per antica tradizione i solenni festeggiamenti in onore di san Rocco si svolgono il sabato, la domenica e il lunedì successivi al 16 agosto, solennità liturgica del santo. La sera del sabato ha luogo la processione della cavalcata, che dà inizio ai festeggiamenti, con la sfilata di cavalli riccamente bardati e montati da bambini vestiti come il Santo Pellegrino.

Chiesa dell'Immacolata

La chiesa dell'Immacolata è la più antica del paese e sorge a pochi passi dalla Chiesa Matrice. Consacrata nel 1582, fu sconsacrata agli inizi del XIX secolo e fu gestita dall'ordine francescano fino al 1809, anno della soppressione dei convento da parte dei borbonici. La chiesa si sviluppò secondo i canoni francescani, di cui però è rimasta traccia solo del chiostro e della pianta d'aula unica della chiesa. I conventuali le diedero il titolo di Santa Maria della Nova; fu di nuovo consacrata nel 1938 e con l'occasione ci furono ristrutturazioni, ma anche alcuni danni alle decorazioni del rosone. Fu danneggiato anche il campanile soprastante il presbiterio. Si presenta con una semplice facciata ingentilita da un rosone (oggi non in buone condizioni); all'interno conserva una tela dell'Immacolata, della prima metà del XVIII secolo, e una statua lignea (in pessime condizioni) della seconda metà del XVII secolo raffigurante , attribuita all'ischitano Gaetano Patalano. Per un breve periodo, l'attuale chiesa dell'Immacolata, che fu anche convento, ospitò il francescano san Giuseppe da Copertino. +Sacerdoti della parrocchia M. SS. Immacolata dal 1951Data nominaTermine incaricoNomeDal 9 Novembre 2024Attualmente in caricaDon Roger Zama AkianDal 1996 (data non specificata)al 16 Ottobre 2024Don Salvatore CasamassimaDal 1989 (data non specificata)al 1996 (data non specificata)Don Salvatore Di TraniDal 1951 (data non specificata)al 24 Dicembre 1988 (morte)Don Donato RotaNon specificatoNon specificatoNon specificato

Chiesa di San Nicola

La chiesa di San Nicola è la parrocchia più recente. Nacque inizialmente come luogo di culto in un piccolo salone in viale Chiatona (nell'attuale negozio di materiale elettrico), poi nel 1964 nel salone adiacente all'attuale chiesa. Nel 1971 venne costruita la chiesa di San Nicola, la più capiente del paese, in quanto ha più di 400 posti a sedere. Si presenta in stile romanico semplice; all'esterno ci sono tre mosaici raffiguranti a sinistra l'incontro di Maria con Elisabetta, al centro la Sacra Famiglia e a destra il battesimo di Gesù. In alto un grande rosone raffigura San Nicola di Bari. Al suo interno vi è un grande mosaico di Gesù e del Padre con la scritta del Vangelo di Giovanni: Io sono la vita, la verità e la via.

Chiesa benedettina di Santa Maria di Lenne Essa è menzionata per la prima volta nel 1110. Presenta all'interno tracce di affreschi che una volta dovevano ricoprirla interamente. Si nota nella nicchia absidale una Madonna con Bambino, in stile bizantino, alquanto rovinata, che il Dalena accosta come tipo iconografico alla Platytera. Il sito è stato preso in considerazione dal FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano), nel progetto I luoghi del cuore.

Santuario della Madonna della Stella