La storia di Haiti è qui trattata a partire dalla preistoria, sebbene il Paese abbia assunto il nome Haiti solo nel 1801: i termini Haiti o haitiano vengono adottati anche per le epoche precedenti per riferirsi al territorio del presente Stato e ai suoi abitanti.

I primi abitanti di Haiti

I primi abitanti dell'isola, attualmente divisa in Haiti (parte occidentale) e Repubblica Dominicana (parte orientale), giunsero sulle spiagge locali probabilmente attorno al 7000 a.C. Questi erano probabilmente originari delle penisole della Florida o dello Yucatán. Si trattava di cacciatori-raccoglitori e pescatori, che indubbiamente erano anche abili navigatori. In seguito, nel III secolo a.C., arrivarono dal Sudamerica popolazioni più avanzate, che conoscevano la ceramica e l'agricoltura, di etnia arahuaco. Queste genti, che nel corso del XII secolo si affermeranno come popolo Taino,costruirono una società prospera molto ben organizzata: all'arrivo degli europei, l'isola era divisa nei cosiddetti Cacicazgos de Quisqueya, ovvero delle suddivisioni territoriali governate da dei cacicchi. La popolazione totale dell'isola, al primo contatto con gli europei, è oggetto di stime molto differenti. Alcune fonti stimano la popolazione in centinaia di migliaia, altri di milioni. Nella sua Brevísima relación de la destrucción de las Indias, Fray Bartolomé de las Casas stimò la popolazione in tre milioni, mentre Williams Bastidas menziona la cifra di due milioni. Queste stime, fatte poco dopo la colonizzazione, sono considerate esagerate per molti studiosi, mentre altri le considerano addirittura esigue.

La conquista spagnola e lo sterminio degli indigeni L'arrivo di Cristoforo Colombo avvenne durante il suo primo viaggio alla scoperta dell'America quando il celebre navigatore toccò terra il 5 dicembre 1492. Parte dell'equipaggio rimase sull'isola dove costruì un piccolo forte nella parte settentrionale (attuale Haiti) ed al quale fu dato il nome di "La Navidad". Tuttavia il 23 novembre 1493, nel corso del suo secondo viaggio, Cristoforo Colombo scoprì che i marinai che aveva lasciato al presidio erano stati uccisi dagli abitanti dell'isola, egli allora decise di far costruire un secondo insediamento, questa volta nella parte orientale dell’isola (Repubblica Dominicana), chiamato La Isabela, per poi continuare il suo viaggio e per molti degli anni a venire non tornò sull'isola.

A partire dalla fine del XV secolo, con l’arrivo degli spagnoli, la popolazione Taino fu schiavizzata per lavorare nelle piantagioni e nelle miniere d’oro, situazione alla quale succedettero vari tentativi di ribellione da parte dei nativi alle quali seguirono repressioni brutali da parte degli spagnoli. L'introduzione delle malattie europee, per le quali gli indigeni non avevano difese immunitarie, unita a carestie, uccisioni e alle terribili condizioni di vita degli indigeni schiavizzati, condusse ad un sensibile abbassamento della popolazione che nel 1506 non superava i 60.000 abitanti, includendo la popolazione europea; gli indigeni si poterono considerare virtualmente estinti in loco dal 1540. In conseguenza la cultura indigena fu totalmente abbandonata e i Taino sopravvissuti si mescolarono agli europei.

Durante i primi anni la colonia visse il suo apogeo, ma con la conquista spagnola del continente americano (fondamentali le espansioni in Messico e Perù), la colonia entrò in una fase di grande decadenza, e in particolare la parte occidentale dell'isola (attuale Haiti) fu progressivamente abbandonata.

Il dominio francese (Saint-Domingue) La cessione della parte occidentale alla Francia La piccola isola di Tortuga, situata vicino alle coste settentrionali di Hispaniola, fu la base delle operazioni di saccheggio delle isole vicine operate da parte dei pirati associati nella Hermandad Hermanos de la Costa, i quali si dividevano in filibustieri, che si curavano della cattura e bucanieri, normalmente francesi, che si dedicavano allo sterminio della popolazione locale e al saccheggio delle loro proprietà, i quali si erano posti sotto il protettorato di Luigi XIII di Francia.

Nel 1652 i pirati francesi saccheggiarono San Juan de los Remedios, a Cuba, e le autorità spagnole di Santo Domingo decisero di cacciarli definitivamente. A partire da questo momento i francesi cominciarono a colonizzare la parte occidentale dell'isola. Infine, nel 1697 il trattato di Ryswick, che pose fine alla Guerra della lega di Augusta, formalizzò la cessione di questa parte dell’isola dalla Spagna alla Francia, prendendo il nome di Saint-Domingue.

Il sistema delle piantagioni A partire dal XVIII secolo l'isola si trasformò rapidamente nella principale colonia francese dei Caraibi, e probabilmente la più ricca del mondo, grazie alla proliferazione delle piantagioni di zucchero, caffè e altri prodotti commerciali altamente redditizi. Il sistema delle piantagioni era basato sulla grande quantità di schiavi, che, vivendo e lavorando in penose condizioni, morivano rapidamente, il che obbligava a massicce importazioni di nuovi schiavi. La società coloniale si organizzava in differenti gruppi basati sulla purezza razziale e sul potere economico.

I grandi bianchi Il gruppo detto dei grand blanc era formato dai bianchi che ricoprivano le cariche di funzionari del governo francese e proprietari delle grandi piantagioni dell'isola. Questi si trovavano in cima alla piramide della società coloniale e furono anche noti come la borghesia coloniale schiavista.

I piccoli bianchi Il gruppo dei petit blanc era formato da bianchi che non possedevano latifondi ma lavoravano nel commercio e nell'artigianato. Era un gruppo in conflitto che non aveva molte differenze rispetto ai mulatti, che consideravano inferiori ma che talvolta erano più ricchi.

I mulatti e i neri liberi I mulatti ed i neri liberi erano un gruppo molto eterogeneo. Spesso questi tendevano ad emulare la vita e gli usi dei francesi. I suoi esponenti calcolavano la quantità precisa di sangue negro che possedevano, in maniera che coloro che ne possedevano di meno si trovassero ad un livello sociale più alto. Tale classificazione era così precisa che vantava 32 livelli di colori di pelle differenti con relativi nomi.

Gli schiavi Il numero degli schiavi neri superava quello dei bianchi in una proporzione di 20 a 1, di cui circa l'80% lavorava nelle piantagioni. Avevano origini molto differenti e appartenevano a differenti etnie con culture e lingue diverse. Questo contribuirà, unitamente al traffico continuo di schiavi, alla morte, alle malattie ed alla fuga, alla nascita di una lingua originatasi dalla fusione di diverse lingue africane. Essa è ad oggi la lingua del popolo haitiano, il creolo haitiano, risultato di questa miscela.

I cimarroni I cimarroni (maroons in inglese) erano gli schiavi scappati dai loro padroni, che molte volte si rifugiavano nelle montagne, formando piccole comunità. Anche se piccolo, il gruppo era fondamentale in quanto viveva intorno alle piantagioni per provvedere ai propri bisogni e istigava gli schiavi a ribellarsi. Tra il 1751 e il 1758, François Mackandal, un cimarrone nato in Africa che aveva perso un braccio durante il lavoro in una piantagione di zucchero, scappò sulle montagne, e da lì guidava frequenti attacchi alle piantagioni, uccidendo i bianchi, molte volte con l'aiuto di veleni, e incoraggiando i neri a sollevarsi. Alla fine fu catturato e giustiziato, ma la sua memoria, specialmente per le sue tattiche di ribellione, esercitò una grande influenza sui fatti che seguirono.

Nel 1749 viene fondata l'attuale capitale Port-au-Prince, con il nome de L´Hôpital. Nel 1778, quando la Francia appoggiò le colonie americane contro il Regno Unito, un forte contingente di Saint-Domingue combatté insieme alle truppe francesi nel territorio statunitense. Questo fatto sarebbe stato estremamente importante per gli eventi rivoluzionari futuri.

La Rivoluzione haitiana

La Rivoluzione francese dell'11 settembre 1789 ebbe un forte impatto verso la società razzista e schiavista della colonia. Inizialmente l'uguaglianza degli uomini proclamata durante la rivoluzione non si applicava agli schiavi, né ai mulatti né ai neri liberi. Le lotte interne tra monarchici, girondini, giacobini e altri, e le lotte verso le altre nazioni, si sommarono alla già forte contraddizione della società coloniale. I fatti avvenuti in Francia ebbero dei riflessi sulla colonia. Tutto con un certo ritardo a causa della lentezza delle comunicazioni.

La prima tappa della rivoluzione La crisi politica della colonia francese cominciò dalla vetta della piramide sociale: i grandi bianchi. La borghesia coloniale schiavista era divisa in due gruppi: una formata dai grandi proprietari terrieri e commercianti, l'altra dalla burocrazia (cioè i grandi funzionari civili e militari). I grandi proprietari terrieri e commercianti volevano la secessione dalla madrepatria francese, ma i secondi si opponevano. Le ragioni per separarsi o no, erano esclusivamente economiche: i grandi bianchi volevano l'indipendenza della colonia perché la Francia proibiva il commercio con gli altri paesi, specialmente con gli Stati Uniti d'America; per le perdite conseguite con le guerre europee e perché volevano controllare il commercio degli schiavi neri. Al contrario, i funzionari rimanevano fedeli alla Francia che pagava loro gli stipendi.

La Società degli Amici dei Neri Fondata prima della Rivoluzione, nel 1788 scrisse un'importante carta sull'abolizione della schiavitù. Essa era formata da un gruppo abbastanza eterogeneo motivato da ideologie e interessi diversi che volevano porre fine alla schiavitù. Il suo raggio d'azione fu la Francia, anche se in generale, ebbe una forte influenza sugli eventi della colonia. Le loro attività causarono timore e diffidenza tra i proprietari degli schiavi visto che incoraggiò l'uguaglianza dei mulatti e dei neri.

La protesta dei mulatti e la tensione tra i bianchi Nella notte del 28 ottobre 1790 un gruppo di 350 mulatti guidati da Vincent Ogé e da Chavannes, manifestarono di fronte all'Assemblea di Port-au-Prince esigendo uguali diritti per mulatti e neri. La manifestazione fu rapidamente e duramente repressa. I leader riuscirono a scappare a Santo Domingo, però dopo essere stati ripresi dagli spagnoli, furono condannati alla tortura e ad un'esecuzione pubblica. In Francia, a seguito delle notizie provenienti dalla colonia, si decise di concedere la cittadinanza a un numero molto ridotto di mulatti ricchi, e questo aumentò la tensione in quanto la situazione non soddisfaceva né i mulatti né i bianchi. La tensione salì anche tra i piccoli bianchi auto-denominatosi patrioti e i grandi bianchi (favorevoli a un'indipendenza che garantisse la continuità della schiavitù).

La ribellione degli schiavi Tutte queste tensioni non rimasero estranee alla comunità degli schiavi che videro in essa l'occasione per tentare di liberarsi. Il 14 agosto 1791 si svolse a Bois-Cayman una cerimonia del sacerdote vudù Dutty Boukman e per molti questo fu l'inizio della Rivoluzione Haitiana. Il 22 agosto 1791 esplode la ribellione nel nord. Guidati da Boukman decine di migliaia di schiavi si sollevarono. Non solo uccisero molti bianchi ma distrussero le tenute agricole, che rappresentavano lo strumento dell'oppressione. Boukman morì a novembre e la sua testa fu esibita a Le Cap, ma la lotta e lo stato di assedio non si fermarono.

L'abolizione della schiavitù