Lebraismo in Italia è la religione monoteista più antica ad essere praticata. A Roma è documentata una presenza ininterrotta dell'ebraismo fin dai tempi precedenti la comparsa del cristianesimo.
L'espressione ebrei italiani (יהודים איטלקים) o italkim può indicare, in senso lato, tutti quegli ebrei che vivono in Italia o che hanno ascendenze italiane o, in un senso più ristretto, le comunità in cui è in uso il "rito italiano", diversamente dalle comunità in cui sono in uso il rito sefardita o aschenazita.
La comunità ebraica italiana trae le sue origini nel II secolo a.C., quando i primi ebrei arrivarono a Roma grazie agli intensi scambi commerciali nel bacino del Mediterraneo. Già nel I secolo d.C. la comunità ebraica romana era fiorente e stabile tant'è che poté riscattare gli ebrei fatti schiavi durante l'assedio di Gerusalemme del 70. La maggioranza degli ebrei italiani di conseguenza non appartiene a nessuno dei due gruppi rituali maggiori presenti in seno all'ebraismo (quello sefardita-spagnolo e quello askenazita-tedesco), ma sono di rito italiano (Italkim o bene romi) che è, insieme al rito temani (yemenita) uno dei riti ebraici più antichi; già nel Talmud si trovano accenni a usi tipici dei bene romi (figli di Roma).Ebrei in Italia, su Mosaico CEM.it Il rito italiano attuale può essere suddiviso inoltre in due sottocategorie: il rito italiano degli ebrei del centro e del nord Italia, più vicino al rito romano originario e simile — nella maggior parte dei suoi aspetti — al rito askenazita-tedesco, e, invece, il rito romano degli attuali ebrei romani, più simile al rito sefardita a causa delle influenze conseguenti all'immigrazione a Roma degli ebrei sefarditi dopo la cacciata dalla Spagna.
Storia
Gli ebrei italiani hanno una storia molto antica, che risale fino al II secolo a.C.: reperti archeologici di lapidi tombarie ed iscrizioni dedicatorie vanno indietro fino ad allora. A quel tempo la maggioranza viveva nell'estremo sud dell'Italia, con una ramificazione comunitaria a Roma, e generalmente parlavano il greco. Si pensa che alcune famiglie (per esempio gli "Adolescenti") siano i discendenti degli ebrei deportati dalla Giudea nel 70 d.C. dall'imperatore Tito. Nel primo Medioevo esistevano principali comunità nel Meridione italiano, come per esempio Bari ed Otranto. Gli ebrei medievali italiani produssero inoltre importanti opere halakhiche come Shibbole ha-Leket.Verso la fine del XV secolo gli ebrei in Italia erano complessivamente 70.000 su una popolazione totale di circa 8-10 milioni di persone,Storia degli ebrei italiani - volume primo, Riccardo Calimani quindi appena lo 0,7% - 0,9% degli abitanti (in Spagna, su una popolazione globale eguale all'Italia, vi erano allora ben 200.000 ebrei), distribuiti in 52 comunità. Di questi, circa 25.000 abitavano in Sicilia dove si stima che nel 1492 gli ebrei componessero tra il 3 e il 5% della popolazione.Dopo l'espulsione degli ebrei dal Regno di Napoli nel 1533, il centro di gravità si spostò a Roma e al nord.Riccardo Calimani, Storia degli ebrei italiani, Mondadori, 2013, passim.
Uno degli ebrei italiani più famosi fu Rabbi Moshe Chaim Luzzatto (1707–1746) le cui opere religiose ed etiche sono studiate ancora nel ventunesimo secolo. La comunità ebraica nel suo complesso raggiungeva circa 50.000 persone nel momento in cui fu emancipata nel 1870. Un momento importante nella storia dell'ebraismo italiano è il congresso ebraico di Forlì del 1418, in cui vengono avanzate richieste al nuovo papa, Martino V, e vengono assunte decisioni relative alla vita interna delle comunità ebraiche.
Nel 1516 la Repubblica Serenissima istituì il Ghetto di Venezia, il primo ghetto della storia e che prende il nome dall'isola in cui fu confinata la comunità ebraica di Venezia, a quel tempo accresciuta di numero da un'immigrazione aschenazita, e che aveva l'obbligo di rientrare la sera e le cui porte venivano chiuse la notte. Con l'espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 con il decreto di Alhambra a Venezia si rifugiarono via via anche molti ebrei sefarditi. Traccia di queste progressive stratificazioni si ritrovano ancora nelle varie sinagoghe di Venezia (dette anche scuole) nel ghetto: italiana, tedesca, Canton, Ponentina, levantina. Venezia ha un ruolo importante per l'ebraismo mondiale anche per la diffusione della stampa di libri in ebraico, a cominciare dalla Bibbia di Bomberg del 1517.
Nel '500 a Venezia si stampò la maggior parte di tutti i testi in ebraico d'Europa, tra cui il Talmud completo (Bomberg 1520) ancora utilizzato in tutto il mondo come base talmudica. Nel 1553 questa fioritura ebraica si interruppe traumaticamente a causa della disputa tra due case editrici veneziane, la Bragadin e la Giustiniani, sui diritti di stampa della Mishneh Torah di Maimonide curata dal rabbino di Padova Katzenellenbogen. La disputa fu portata davanti ai tribunali dell'Inquisizione del papa Giulio III che giudicarono eretici i testi e ne decretarono il rogo, avvenuto prima a piazza Campo de' Fiori a Roma, quindi in piazza San Marco a Venezia.
Nel 1637 il rabbino di Venezia Leone da Modena vede pubblicata a Parigi la "Historia de riti Hebraici", la prima opera intesa a spiegare l'ebraismo ai non ebrei e a combattere i pregiudizi antisemiti del tempo. Destinata a un pubblico protestante anglosassone, l'opera precorre il dibattito sulla riammissione degli ebrei in Inghilterra al tempo di Cromwell (essendone stati espulsi nel 1290). Nel 1638 un altro rabbino di Venezia, Simeone Luzzatto, pubblica il "Discorso circa lo stato de gl'Hebrei", sulla tolleranza religiosa e i vantaggi reciproci dell'integrazione degli ebrei a Venezia.
Le porte del ghetto furono abbattute nel 1797 con la conquista di Venezia da parte di Napoleone Bonaparte che impose l'emancipazione. Durante la seconda Aliyah (emigrazione, tra il 1904 e il 1914) molti ebrei italiani si trasferirono in Israele, ed a Gerusalemme esistono una sinagoga ed un centro culturale italiani.
Nel 1938 Benito Mussolini emanò le leggi razziali fasciste e, dopo l'8 settembre 1943, anche l'Italia collaborò con i nazisti, inviando circa 7.000 italiani ai campi di sterminio durante l'Olocausto. Nel ventunesimo secolo gli ebrei italiani sono meno di 30.000; la metà circa vive a Roma, meno di 10.000 risiedono a Milano, mentre gli altri sono sparsi in comunità medie o piccole in tutta la penisola.
Una delle sinagoghe più grandi d'Italia si trova a Trieste. La comunità ebraica di Casale Monferrato ospita la sua sinagoga di rito tedesco edificata nel 1595, ricca di arredi e iscrizioni, che è un esempio di barocco piemontese ed è considerata una delle più belle d'Italia.Annie Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Marietti, 1986. Anche Merano e sinagoga di Trani ospitano una sinagoga, come diverse ne ospita Venezia, situate nei caratteristici ghetti ebraici; in particolare la sinagoga di Venezia è riconosciuta come una delle più belle d'Europa. Di particolare pregio le Tavole della Legge in legno dorato risalenti al XVIII secolo, numerosi Rimonim (terminali per rotoli della Legge) e Atarot (corone per i rotoli della Legge) sbalzati, cesellati o in filigrana d'argento.
Associazionismo
L'unica organizzazione ebraica italiana che rappresenti l'ebraismo italiano di fronte allo Stato secondo la legge è l'Unione delle comunità ebraiche italiane (UCEI), come previsto dall'intesa con lo Stato italiano stipulata il 27 febbraio 1987, approvata con la legge 101/1989, revisione conclusa il 6 novembre 1996 e approvata con la legge 638/1996. L'UCEI partecipa alla ripartizione della quota dell'otto per mille del gettito IRPEF.
Poiché l'unica organizzazione che rappresenti giuridicamente gli interessi dell'ebraismo in Italia è l'UCEI, l'unica definizione di "ebreo" rilevante per lo Stato italiano è quella data dall'Assemblea Rabbinica Italiana. Gli unici enti che possono rilasciare una certificazione di ebraicità in Italia (al fine, per esempio, di potere richiedere di sostenere un esame universitario in giorno diverso dal sabato, o al fine di richiedere il riposo settimanale durante il sabato, con obbligo per il datore di lavoro di concederlo) sono le Comunità Ebraiche locali membri dell'UCEI che rilasciano tali certificati soltanto in base alle regole dell'ortodossia ebraica. L'iscrizione alle Comunità locali è infatti consentita soltanto previo nulla osta dell'Autorità Rabbinica locale e al cui diniego si può ricorrere unicamente presso l'Assemblea Rabbinica Italiana (Statuto UCEI).
Le comunità Ebraismo ortodosso L'Ebraismo ortodosso (da non confondere con il successivo Ebraismo Ultraortodosso, cioè le varie correnti Charedì) è la denominazione più antica e maggioritaria dell'ebraismo rabbinico. La maggior parte delle comunità italiane aderenti all'Unione delle comunità ebraiche si riferisce a questa scuola.
Storicamente gli ebrei italiani si suddividono in quattro categorie:
Ebrei di rito italiano (in ebraico "Italkim"), che risiedono in Italia, ed in particolare a Roma, dal tempo dell'Impero romano (da circa 2.200 anni). Ebrei sefarditi, che possono essere suddivisi in sefarditi levantini e ebrei iberici, cioè ebrei giunti in Italia dopo le espulsioni dalla Spagna nel 1492, dal Regno di Sicilia nel 1493, dal Portogallo nel 1497 e dal Regno di Napoli nel 1533. Questi a loro volta includono sia gli espulsi di quel tempo sia la famiglie criptogiudaiche che lasciarono la Spagna ed il Portogallo nei secoli successivi e ritornarono all'ebraismo. Ebrei aschenaziti, che vivono principalmente nella parte nord dell'Italia. Ebrei di Asti, Fossano e Moncalvo ("Appam"). Questi rappresentano gli ebrei espulsi dalla Francia nel Medioevo. La loro liturgia è simile a quella degli aschenaziti, ma contiene alcuni usi distintivi provenienti dagli ebrei francesi del tempo di Rashi, particolarmente nelle funzioni delle festività ebraiche. Storicamente queste comunità rimasero separate: in una data città vi era spesso una "sinagoga italiana" e una "sinagoga spagnola" e di tanto in tanto anche una "sinagoga tedesca". In molti casi, queste si sono amalgamate, ma una data sinagoga può celebrare servizi liturgici di più riti.Feste e liturgie ebraiche.
Esistono anche altre categorie:
Ebrei di San Nicandro che sono discendenti gerim dei neofiti di San Nicandro Garganico;John A. Davis, Gli ebrei di San Nicandro, Giuntina, 2013. ISBN 978-88-8057-482-8 Ebrei iraniani che vivono a Roma e Milano; Ebrei libici, soprattutto a Roma. Ebrei libanesi, giunti soprattutto a Milano in seguito alla guerra civile in Libano dal 1974.
Rito italiano
Gli ebrei italiani, distinti dai sefarditi e dagli aschenaziti, sono a volte indicati nella letteratura scientifica come Italkim (ebraico di "italiani", plur. di "italki", ebraico antico derivante dall'aggettivo latino "italicu(m)", che significa "italico", "latino", "romano"; italkit (o italqit) viene usato anche in ebraico moderno per indicare la lingua italiana). Gli ebrei di rito italiano di solito parlavano tradizionalmente una varietà di lingue giudeo-italiane come il bagitto a Livorno; solo a Roma si continua a parlare il giudaico romanesco.
Le usanze e i riti religiosi degli ebrei di rito italiano possono essere visti come un ponte tra le tradizioni aschenazite e quelle sefardite, mostrando somiglianze con entrambe; e sono ancora più vicini alle tradizioni dei romanioti (ebrei greci in Italia). Si riconosce inoltre una suddivisione tra il minhag Benè Romì, praticato a Roma, e il minhag Italiani, praticato in città del nord come Torino, anche se i due riti sono generalmente affini, nonché alcune differenze tra il minhag di Firenze (prettamente sefardita) e quello di Livorno.