Le fonti storiche hanno tramandato di Caligola un'immagine di despota, sottolineandone stravaganze, eccentricità e depravazione. Lo si accusa di aver dilapidato il patrimonio accumulato dal predecessore,; . per quanto ciò avvenisse anche per ottemperare ai lasciti testamentari stabiliti da Tiberio e per offrire al popolo giochi, denaro e cibo.. Le sue stravaganze, ispirate all'autocrazia dei monarchi orientali ellenistici. e al disprezzo per la classe senatoria, non furono molto diverse dalla vendetta che Tiberio stesso mise in atto negli ultimi anni del suo principato.. D'altra parte ci sono aspetti che indicano che la sua amministrazione iniziale ebbe anche lati positivi, come la riduzione della tassa sulle vendite (centesima rerum venalium) e la realizzazione e ristrutturazione di alcune opere pubbliche. Negli ultimi tempi diede segni di squilibrio mentale, tanto da indurre a credere che soffrisse di una malattia degenerativa.. Fu assassinato a 28 anni da alcuni soldati della guardia pretoriana..
Le fonti storiografiche
Le fonti storiografiche contemporanee di Caligola pervenuteci sono scarse e controverse, e questo fa sì che sia uno degli imperatori giulio-claudi meno conosciuti. Suoi coevi furono Lucio Anneo Seneca, che narra alcuni aneddoti dell'imperatore romano (in particolare nella sua opera De ira), e Filone di Alessandria (nellAmbasceria a Gaio), che descrive le vicissitudini del popolo ebraico di quel periodo. Furono scritte altre opere a lui contemporanee, andate perdute, e perduta è anche la sezione degli Annales di Tacito a lui dedicata.. Una testimonianza importante per risalire agli ultimi momenti del suo principato e al suo rapporto con gli ebrei, invece, seppur corrotta col tempo dai copisti, è l'opera dello storico ebreo Flavio Giuseppe Antichità giudaiche, che tratta la storia del popolo ebraico dalle sue origini sino al tempo dell'autore.
Dunque, le superstiti fonti storiografiche di maggiore importanza sono le Vite dei Cesari di Svetonio e la Historia romana di Cassio Dione, che vissero molti anni dopo la morte di Caligola. Entrambi facevano parte della classe dirigente, avversa a questo princeps, tanto che le informazioni contenute nelle loro opere vengono oggi riconsiderate alla luce della loro faziosità.Nella biografia di Svetonio, solo quattordici capitoli sono dedicati a Caligola "principe", trentanove a Caligola "mostro"; . Ad esempio, Svetonio scrive nella sua opera che Caligola si macchiò d'incesto con sua sorella Drusilla e già da quando era in casa di Antonia Minore, sua nonna, e fu proprio da quest'ultima che venne scoperto; tuttavia al tempo dei Romani l'incesto era mal visto e non a caso proprio a personaggi malvoluti veniva associato. Anche Nerone, secondo Svetonio, allora, avrebbe commesso incesto con la madre. Proprio lui che, guarda caso, come Caligola era malvisto dalla classe senatoria.
Altre fonti storiografiche che parlano di Caligola sono rappresentate dallEpitome de Caesaribus, scritto intorno alla fine del IV secolo e attribuito allo storico romano Sesto Aurelio Vittore, che tratta in breve i regni degli imperatori romani da Augusto (27 a.C. - 14 d.C.) a Teodosio il Grande (379-395), e il Breviarium ab Urbe condita, dello storico e maestro di retorica romano Eutropio, che affronta la storia di Roma dalla fondazione (753 a.C.) alla morte dell'imperatore Gioviano (364). Va però considerato che queste due opere non sono così rilevanti come l'opera di Svetonio o quella di Cassio Dione.
Un'altra opera, completamente perduta, sono le Historiae, dello storico romano Marco Cluvio Rufo, che trattavano i principati di Caligola, appunto, di Claudio e di Nerone e probabilmente importante fonte per Tacito nella stesura degli Annali (se non per Caligola indubbiamente per Nerone, dato che nel libro XIII, capitolo XX della sua opera cita il suo nome, Cluvius, e le sue tesi a riguardo della fedeltà del prefetto del pretorio nei confronti di Nerone). Tuttavia, come già detto, l'opera è completamente andata perduta; si presume comunque sia stata una fonte molto importante e sicuramente ostile a Caligola, dato l'appartenenza di Cluvio Rufo alla classe senatoria e la sua presa di parte alla congiura del 41 di Caligola. Non sappiamo però che ruolo ebbe Cluvio Rufo nella congiura: sappiamo che egli avrebbe zittito un consolare il quale gli avrebbe chiesto se sapesse della congiura in programma.
Biografia
Origini familiari
Caligola ("piccola caliga", la calzatura dei legionari, affettuoso soprannome datogli in giovane età dai soldati del padre,. ma che lui non voleva che si usasse. - Svetonio ne parla nel cap. IX della sua opera, dicendo che dovette il suo soprannome da una burla dei soldati), nato come Gaio Giulio Cesare Germanico, era il terzo figlio di Agrippina maggiore e di Germanico Giulio Cesare, generale molto amato dal popolo romano.. La madre era figlia di Marco Vipsanio Agrippa (amico fraterno di Augusto) e di Giulia maggiore (figlia di primo letto di Augusto).. Il padre era figlio di Druso maggiore (fratello di Tiberio e figlio di Livia, moglie di Augusto) e di Antonia minore (figlia di Marco Antonio e Ottavia minore, sorella di Augusto)..
Suo padre Germanico, inoltre, era stato adottato da Tiberio su richiesta di Augusto, il 26 giugno del 4 (poco prima del suo matrimonio con Agrippina).; ; . Questa particolare situazione familiare (che attraverso Cesare e il bisnonno Augusto, ne faceva un discendente di Venere. ed Enea; .), rendevano Caligola il più probabile successore del prozio Tiberio.
I suoi fratelli erano Nerone Cesare (6 - 31) Druso Cesare (7 - 33), Agrippina minore (15 - 59), la madre del futuro imperatore Nerone, Drusilla (16 - 38) e Giulia Livilla (18 - 41). I primi due, più anziani di lui, vennero mandati a morte da Tiberio (Nerone venne fatto suicidare a Ponza nel 31; Druso invece morì per inedia in carcere); ; .; la sorella Drusilla, la più amata, morì durante il suo regno, provocando la disperazione di Caligola.; mentre le altre due furono da lui esiliate a seguito della loro presa di parte alla Congiura del 39, e tornarono a Roma solo dopo la sua morte.; ; . Caligola ebbe anche altri due fratelli maschi, Tiberio Cesare (nato nel 10), Gaio Cesare (nato nell'11), e una femmina (nata tra il 13 e il 14), che però morirono tutti prematuramente.; ; .Secondo alcuni storici Caligola non avrebbe avuto una sorella, ma un fratello maggiore nato nel 9, ma morto anche lui in tenera età (; ; ).
L'antica incertezza sul luogo di nascita
Svetonio narra che al suo tempo il luogo di nascita di Gaio Cesare fosse incerto per la discordanza delle fonti. Infatti secondo Getulico, i cui scritti sono però andati perduti, Caligola sarebbe nato a Tivoli, mentre secondo Plinio il Vecchio ad Augusta Treverorum (Treviri). Getulico sarebbe stato smentito da Plinio che lo accusò di aver mentito per mera adulazione (Tivoli è infatti una città consacrata a Ercole) e di aver perseverato nella menzogna, poiché a Tivoli era nato il fratello maggiore, morto prematuramente, anche lui di nome Gaio. Plinio riferisce, invece, di aver individuato una lapide che recitava: "In onore del parto di Agrippina". Svetonio respinge questa tesi, sostenendo che Gaio fosse già nato quando il padre partì per le Gallie e che molto probabilmente la lapide si riferisse invece a una delle figlie. Egli afferma per altro d'aver trovato una lettera di Augusto indirizzata ad Agrippina Maggiore, sua nipote, per cui avrebbe acconsentito alla sua richiesta di andare con Germanico in Germania, dicendo poi lei che avrebbe fatto loro accompagnare da due medici durante la traversata. Allora Svetonio, anche sulla base di ciò, smentisce ancora i due sostenendo sia improbabile che Caligola fosse nato in Germania se egli stesso vi andò con la madre di poi (Vite dei Cesari, libro IV, cap. VIII: «Abunde parere arbitror non potuisse ibi nasci Gaium, quo prope bimulus demum perductus ab urbe sit.»). Indica, infine, come luogo di nascita la città di Anzio, come risulterebbe nei documenti ufficiali. Svetonio però cerca di precisare la sua tesi, tant'è che scrive poi che Anzio fu il suo luogo preferito, e addirittura una volta, quando s'era stancato di Roma, avrebbe pensato di trasferirvi proprio ad Anzio la sede dell'Impero.
Giovinezza (12-37)
Nato ad Anzio. il 31 agosto del 12, fu allevato nei primi anni di vita a Roma, tra gli affetti dello stesso Augusto, della bisnonna Livia, della nonna Antonia e della madre Agrippina.. Nell'estate del 14, all'età di quasi due anni, Gaio partì insieme ai genitori per il fronte germanico-gallico, dove rimase fino a quando il padre non ebbe portato a termine le spedizioni militari in Germania (14 - 16). Durante questi tre anni, rimase insieme alla madre nei pressi del Reno (ad Ara Ubiorum, l'attuale Colonia), lontani dal teatro di guerra. Qui nacquero le prime due sorelle: Drusilla e Agrippina.; .
Tornati a Roma nel 17, dopo aver assistito al trionfo paterno, partì nuovamente con la famiglia per l'Oriente.. La difficile situazione orientale aveva reso necessario un nuovo intervento romano, e Tiberio nel 18 aveva deciso di inviare il proprio figlio adottivo, Germanico, a cui fu concesso limperium proconsulare maius su tutte le province orientali.. Il princeps, tuttavia, non aveva fiducia in Germanico e decise di affiancargli un uomo di sua provata fiducia:. la scelta cadde su Gneo Calpurnio Pisone, che fu nominato governatore della provincia di Siria.. Il 10 ottobre del 19 il padre morì dopo lunghe sofferenze. Prima di spirare, lo stesso Germanico confessò la propria convinzione di essere stato avvelenato da Pisone, e rivolse un'ultima preghiera ad Agrippina affinché vendicasse la sua morte..
Subito si manifestò il sospetto che fosse stato Pisone a causarne la morte avvelenandolo; si diffuse anche la diceria di un coinvolgimento dello stesso Tiberio, quasi fosse il mandante del delitto di Germanico, avendo lo stesso scelto personalmente di inviare Pisone in Siria.; . Quest'ultimo fu, pertanto, richiamato a Roma per essere processato e fu accusato anche di aver commesso numerosi altri reati in precedenza. L'imperatore tenne un discorso particolarmente moderato, evitando di schierarsi a favore o contro la condanna del governatore.. A Pisone non poté comunque essere imputata l'accusa di veneficio, che appariva, anche agli accusatori, impossibile da dimostrare; il governatore, tuttavia, certo di dover essere condannato per gli altri reati, preferì suicidarsi prima che venisse emesso il verdetto.; racconta che, a causa della sospetta implicazione nella morte di Germanico, Pisone fu quasi linciato dalla folla e condannato a morte dal senato; . Le macchie sul corpo del padre, la bava nera che colava dalla bocca, il cuore rimasto indenne alla cremazione, perché, come si credeva, sembra fosse impregnato di veleno, costituirono per il piccolo Caligola i primi segni, orribili e traumatici, della fine di un'infanzia serena, ora che era stato messo di fronte alla morte paterna, agli intrighi e alle congiure di palazzo..
Quando Gaio e la madre tornarono a Roma, Tiberio non sembrò felice del loro rientro: il princeps e la nuora si sospettavano vicendevolmente di aver avvelenato Germanico. Frattanto Seiano, il prefetto del pretorio, amico e confidente dell'imperatore, iniziò ad architettare la fine di Agrippina, facendole giungere voci che la si volesse avvelenare.. Fu così che, quando durante un banchetto Tiberio le offrì del cibo, la stessa, respingendolo in modo plateale, provocò l'ira dell'imperatore che di lì a poco la accusò di lesa maestà in Senato, assieme al figlio Nerone Cesare, imputato a sua volta di immoralità. Nel 29 Agrippina fu esiliata a Ventotene, dove nel 33 si lasciò morire di fame, mentre il figlio Nerone, relegato a Ponza, era già morto due anni prima, nel 31.; .