Il Gremio dei sarti (in sassarese lu Gremiu di li trapperi) è una delle antiche corporazioni di arti e mestieri che operano a Sassari. Fondato nel XVI secolo e dotatosi di statuto nel 1532, è parte della Faradda di li Candareri (Discesa dei Candelieri) sin dalle sue origini.
Raccoglieva al suo interno tutti i sarti di arte gentile e grossa, i modisti e i mestieri affini.
Storia
Origini L'arte sartoriale nella città di Sassari ebbe uno sviluppo complesso, fondendo da un lato la tradizione tessile sarda e dall'altro gli influssi delle mode straniere, introdotti dai diversi dominatori succedutisi nei secoli. Testimonianza della cultura sartoriale sassarese e della sua maestria sono gli eleganti abiti indossati dai Gremianti nelle occasioni ufficiali, influenzati in primo luogo dalle mode spagnole e francesi.
In questo contesto culturale la maestranza dei sarti si specializzò in due rami ben distinti: la sartoria di arte grossa, legata alla tradizione tessile sarda, e quella di arte gentile, capace di confezionare preziosi abiti secondo le diverse mode.
Per la prima volta i sarti vengono citati ufficialmente negli Statuti Sassaresi del 1294 come Mastros de pannu. Nel capitolo a loro dedicato il Libero Comune stabiliva prezzi calmierati per gli abiti, elencando le diverse categorie di vestiti dell’epoca, tra cui quelli con finimentu de fusos over de argentu, ossia le buttunere, ancora indossate dal gremio dei Viandanti e da quello degli Ortolani.
La Confraria de Sarstres Come le altre maestranze di Candeliere, anche i Sarti sono citati nell’ordine d’ingresso stabilito dal Comune nel 1531. Tuttavia la costituzione della corporazione avvenne soltanto l’anno successivo, nel 1532.
Lo statuto della Confrarìa era suddiviso in due parti. La prima trattava degli obblighi religiosi della corporazione, con la festa in onore della Madonna di Montserrat, Patrona, celebrata solennemente la terza domenica di settembre, occasione in cui venivano nominati sia l’Obriere Maggiore sia il Secondo di Bandiera. La seconda parte disciplinava invece l’organizzazione della corporazione e l’arte sartoriale, con norme sulla confezione degli abiti e sugli esami di ammissione, supervisionati dai Vedors. Fra le maestranze erano compresi, oltre ai sarti e ai modisti, anche i calzettai.
La bandiera, citata nello statuto, era in seta gialla e riportava grandi croci dipinte, simbolo della corporazione.
Dal 1597 la Confrarìa ottenne la Cappella di Montserrat presso la chiesa di Santa Maria di Betlem, congiunta con lo jus seppelliendi, causa di ripetute dispute tra i frati e la corporazione dal 1701 al 1838.
Nel 1755 lo statuto fu rinnovato, mantenendo la denominazione originale.
Il Gremio dei Sarti dall’Ottocento agli anni moderni Il 14 luglio 1782 la corporazione si riorganizzò adottando il nome di Gremio dei Sarti. Con il nuovo statuto la storica maestranza ridefinì la propria amministrazione interna, stabilendo la presenza di un Obriere Maggiore, coadiuvato da un Secondo, un Terzo e un Quarto di Bandiera, e di un Obriere di Candeliere, affiancato da un Secondo. Nessuno che non risiedesse da almeno dieci anni a Sassari poteva ricoprire l’incarico di Obriere Maggiore. L’elezione dell’Obriere avveniva il 2 luglio, mentre l’intregu era celebrato nella Festa Grande del 6 agosto, giorno in cui veniva portato in processione l’antico simulacro della Vergine di Montserrat, accompagnato anche dagli altri Gremi.
Lo statuto conteneva inoltre una norma che regolamentava con precisione il rituale da svolgere alla Faradda, prevedendo l’accompagnamento della corona (oggi non più presente) del candeliere fino alla chiesa di Santa Caterina.
L’attenzione del Gremio per il cerimoniale della storica Festha Manna non si tradusse però in uguale devozione nello scioglimento del voto alla Vergine Assunta: nel 1810 il Gremio chiese infatti al Comune di essere esentato da tale promessa, ottenendone conferma solo nel 1841. A riprova di questo distacco, nel 1848, quando il Comune propose di sostituire i candelieri con veri e propri ceri processionali, il Gremio dei Sarti non fu interpellato.
Nel settembre del 1855, al termine dell’epidemia di colera che aveva colpito la città, i Sarti decisero di riprendere parte allo scioglimento del voto, salvo poi non partecipare all’edizione straordinaria celebrata il 1º dicembre dello stesso anno.
Durante il resto del secolo i Sarti, pur non rinunciando mai al Gremio, non presero più parte alla Faradda, suscitando il forte malcontento della popolazione sassarese, che sfociò in una protesta aperta nel 1893.
Probabilmente anche a causa di tali contestazioni, nel 1896 ricostruirono il candeliere, caratterizzato da particolari forme in stile Impero e dal braciere ardente al posto della corona. Il ritorno dei Sarti segnò l’inizio della rinascita della festa, che nei decenni successivi vide l’ingresso di numerosi altri Gremi, fino agli attuali tredici.
Nonostante il rientro nella Faradda, la disaffezione della popolazione verso la corporazione rimase tale che questa fu retta da un solo Gremiante, Salvatore Solinas, per diversi decenni. A partire però dagli anni ’70 del Novecento il Gremio, grazie a numerosi nuovi ingressi, ha conosciuto una fase di grande rifioritura. In quegli anni acquistò un nuovo simulacro processionale dal monastero di Montserrat ed entrò a far parte dell’Intergremio "Città di Sassari", di cui ha ricoperto anche la presidenza.
Nel 2013, a causa di problemi di stabilità del candeliere, il Gremio ne ha realizzato uno nuovo, quasi identico all’originale.
Devozione alla Madonna di Montserrat
Sin dalla sua fondazione, il Gremio dei Sarti è devoto alla Madonna di Montserrat, antico culto mariano della Catalogna, di cui è Patrona. La Madonna, nota come Moreneta, è oggi celebrata nella Festa Grande della seconda domenica di settembre, mentre in passato veniva festeggiata dapprima la terza domenica di settembre e successivamente il 6 agosto.
La festa della Madonna di Montserrat, preceduta dal canto dei Primi Vespri, viene celebrata ogni anno con la Santa Messa del mattino, durante la quale si rinnova lo storico scambio della Bandiera fra gli Obrieri (intregu), e con la processione serale, nella quale il simulacro novecentesco viene trasportato per le vie della città.
Il Gremio festeggia inoltre il suo compatrono, Sant'Omobono, nella Festa Piccola della domenica più vicino all'8 novembre.
Segni distintivi
Bandiera La bandiera del Gremio dei Sarti è di un caratteristico e unico colore giallo oro, con raffigurata la Patrona. Anticamente, come tutte le bandiere mariane di Sassari, presentava un gallone d’argento al bordo, oggi sostituito da uno d’oro. Il colore giallo, legato all’arte sartoriale e alla lavorazione dei tessuti e dei vestimenti, era un tempo presente anche nelle bandiere dei Gremi dei Pellicciai e dei Conciatori. L’antico puntale è andato disperso e attualmente è sostituito da uno d’argento di fattura recente, rappresentante la Patrona in trono, che viene ornato con una ricca corona floreale.
Abiti Come numerosi altri Gremi, anche i Sarti hanno rinnovato la propria divisa, abbandonando quella storica per adottare il più moderno frac con code. Questo è accompagnato da un papillon nero, da guanti neri e da un gilet in damasco giallo, in richiamo alla bandiera, introdotto negli anni ’70 del Novecento. Al fianco indossano un’elegante spada cesellata.
Cappella La cappella della Madonna di Montserrat, sede del Gremio dei Sarti, si trova nella chiesa di Santa Maria di Betlem ed è la seconda a sinistra della navata. Introdotta da un arco a sesto acuto, presenta un prezioso altare ligneo barocco completamente intagliato con motivi floreali in foglia d’oro su base cerulea, frutto di recenti restauri.
Ai lati dell’altare, quattro grandi colonne tortili ricoperte di grappoli d’uva e pampini sorreggono un timpano spezzato, che ospita una finta edicola con il monogramma mariano in oro su sfondo azzurro.
Al centro, attorniata da due angeli in bassorilievo, si trova la nicchia contenente l’antico simulacro settecentesco della Madonna di Montserrat con in braccio Gesù Bambino, interamente scolpito e ricoperto di foglia d’oro. Ai piedi della Vergine sono raffigurati due angioletti che, con una sega, tagliano il monte del monastero catalano.
Candeliere
Candeliere antico Il candeliere del Gremio dei Sarti è notoriamente quello che più si distingue fra tutti quelli che partecipano alla Faradda. Riportato ai colori originali negli anni ’90, è in stile Impero ed è caratterizzato dal braciere ardente. Fu realizzato nelle forme attuali nel 1896 dal falegname Carta, dallo scultore Diana e dal pittore Paglietti. Non si hanno notizie precise su come fosse il candeliere prima di quell’anno, quando ancora presentava la corona. È stato utilizzato dal Gremio fino al 2014.
Il suo peso è di 242 kg.
Base La base del candeliere è unica tra quelle presenti nella Faradda. Molto più larga e bassa rispetto alle basi degli altri candelieri, è di colore celeste con cornici dorate. Le stanghe per il trasporto non sono sorrette da staffe, ma lo attraversano internamente.
Fusto Il fusto è riccamente decorato con intagli in oro su sfondo celeste ed è diviso in due sezioni da una cornice a mensola sorretta da foglie di acanto, dove il giorno della Faradda viene esposta la bandiera dell’Obriere di candeliere in carica.
La sezione inferiore è collegata alla base da una grande cornice in foglie d’acanto scolpite e dorate che si poggiano, a campana, sulla parte superiore della base. Fra due cornici dorate si trovano quattro ritratti raffiguranti la Vergine Maria, Sant’Omobono e i santi Gavino e Antonio Abate.
La sezione superiore, introdotta da una cornice di foglie d’acanto, è caratterizzata da una voluta di pampini a spirale che avvolge il fusto celeste sino al capitello.
Il fusto è l’unica parte adornata il giorno della festa e viene arricchito, nelle cornici che lo dividono, da preziose composizioni floreali.
Capitello Il capitello del candeliere dei Sarti si differenzia profondamente da quello degli altri candelieri ed è composto da due parti: in basso una cornice scolpita e ricoperta di foglia d’oro, che rappresenta le teste di quattro montoni; in alto un piccolo piedistallo che regge un grande braciere tondo in ferro, mantenuto acceso durante la Faradda dal Fuochista.
Candeliere nuovo Nel 2015, a causa dei problemi di stabilità del candeliere antico, il Gremio si è dotato di un nuovo candeliere, realizzato dalla ditta dei fratelli Sini e dipinto dall’artista Salvatore Sechi. Nel 2026 sono stati realizzati i nuovi dipinti dal pittore Nanni Pasca.
Il nuovo candeliere è una copia pressoché identica di quello ottocentesco e differisce unicamente nei medaglioni della sezione bassa del fusto cambiati poi nel 2026 più simili a quelli ottocenteschi, e raffiguranti la Madonna di Montserrat, Sant’Omobono, San Gavino e il beato padre Zirano.
Il peso del candeliere è di 270 kg.
Ora il candeliere si trova nella chiesa di sant'Antonio fino a riapertura della chiesa di santa Maria
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Bibliografia Archivio Storico del Comune di Sassari, Fonti per la storia dei gremi e dei candelieri. Sassari. archiviostorico.comune.sassari.it Brigaglia, Manlio, e Ruju, Sandro (2009), Sassari. Gremi e Candelieri, Edizioni Delfino, Sassari. Lombardi, Bruno, Gremi e Candelieri della città di Sassari. Vol. 1. Sassari. Mattone, Antonello (2000), Corporazioni, gremi e artigianato tra Sardegna, Spagna e Italia nel Medioevo e nell'età moderna (XIV-XIX secolo), AM&D, Sassari Sanna, Carlo Antero (1992), Sassari, storia dei Gremi e Candelieri. Edizioni A.C.S., Sassari. Sanna, Carlo Antero (2003), Sassari, I candelieri e i Gremi nella storia. Edizioni A.C.S., Sassari
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