Avviò la propria attività imprenditoriale nel settore della distillazione, fondando nel 1902 la Società Fabbrica nazionale alcoli Leopoldo Parodi Delfino e, negli anni successivi, la Società anonima distilleria nazionale e la Società distillerie italiane. Nel 1912 fondò insieme a Giovanni Bombrini la Bombrini Parodi Delfino (BPD), destinata a diventare una delle maggiori imprese italiane nei settori chimico e degli esplosivi. Partecipò inoltre alla costituzione della Società Mediterranea di Elettricità e della Compagnia italiana dell'Equatore e rilevò in Albania la Société des Mines de Selenitza. Fu attivo anche nel settore finanziario e bancario.
Insignito il 6 marzo 1913 del titolo di cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, nel 1932 si iscrisse al Partito Nazionale Fascista e nel 1939 fu nominato senatore del Regno, per la categoria 21 prevista dall'Statuto Albertino. Dal 23 gennaio 1940 al 5 agosto 1943 fu membro della Commissione finanze del Senato. Nel 1944 l'Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo propose la sua decadenza nell'ambito dei procedimenti a carico dei senatori ritenuti responsabili di aver sostenuto il regime fascista; il procedimento rimase tuttavia pendente alla sua morte.
Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, secondo la documentazione conservata dall'Archivio storico del Senato, fornì armi ed esplosivi ai partigiani; le autorità tedesche tentarono inoltre di arrestarlo, senza riuscire a catturarlo.
La sua attività imprenditoriale fu strettamente legata allo sviluppo di Colleferro, dove intorno agli stabilimenti della BPD promosse la realizzazione di un articolato villaggio operaio e di numerose strutture civili e sociali.
Biografia
Origini Fu talvolta indicato come genovese, ma nacque a Milano il 5 ottobre 1875, figlio di Carlo Giuseppe Delfino e Marina Parodi, appartenenti a famiglie dell'alta borghesia di Ovada. La famiglia Delfino era da tempo radicata nell'Oltregiogo ovadese ed è documentata nella locale tradizione araldica. Il padre possedeva, oltre ad attività e proprietà agricole e industriali, ville, terre, fornaci e distillerie in Piemonte; tra le proprietà legate alla famiglia figurava il Palazzo Delfino di Ovada.
I rapporti tra le famiglie Parodi e Delfino, già unite da vincoli di parentela, furono ulteriormente consolidati quando Federico Leopoldo Parodi e la consorte adottarono, per ragioni ereditarie, la nipote Marina e il marito Carlo Giuseppe Delfino. Nel 1892 il cognome Parodi venne aggiunto a quello Delfino e fu assunto anche dai loro discendenti, tra cui Leopoldo.
Formazione e prime attività imprenditoriali Grazie alla conoscenza della lingua tedesca, studiò chimica industriale al Politecnico federale di Zurigo, perfezionando successivamente la propria formazione presso l'Università di Lipsia e l'Università di Breslavia.
Nel 1902 avviò la propria attività imprenditoriale nel settore della distillazione, fondando la Società Fabbrica Nazionale Alcoli Leopoldo Parodi Delfino, con sede a Milano e stabilimento a Savona. Nel 1904 costituì a Pontelagoscuro la Società anonima distilleria nazionale, specializzata nella produzione di alcol da melasso, mentre l'anno seguente diede vita alla Società distillerie italiane, con sede a Milano. Nel 1907 rilevò inoltre gli stabilimenti vinicoli Florio di Marsala, dei quali divenne amministratore delegato, e nel 1909 contribuì all'apertura delle Smalterie italiane, società della quale fu a lungo presidente.
Dopo la prima guerra mondiale ampliò ulteriormente i propri interessi industriali e finanziari. Fu presidente della Società italiana per la produzione della calce e dei cementi di Segni e vicepresidente della Soie de Châtillon, nella quale arrivò a detenere nel 1924 circa il 30% del capitale sociale. Partecipò alla costituzione della Società Mediterranea di Elettricità e, su invito dei ministeri della Marina e degli Affari Esteri, rilevò in Albania la Société des Mines de Selenitza, attiva nello sfruttamento dei giacimenti di bitume.
Nel 1919 assunse inoltre la conduzione della Società anonima italiana delle opere pubbliche e imprese industriali, coinvolta nei lavori dell'Acquedotto pugliese. Nel 1921 partecipò, in qualità di amministratore unico della BPD, alla costituzione a Genova della Compagnia italiana dell'Equatore (CIDE), finalizzata allo sviluppo di attività economiche italiane in Ecuador. Nell'ambito del progetto venne istituito anche il Banco Italiano di Guayaquil, del quale Parodi Delfino divenne presidente.
Bombrini Parodi Delfino Nel 1912, nell'ambito di un'iniziativa sostenuta dal governo di Giovanni Giolitti, fondò insieme a Giovanni Bombrini la Bombrini Parodi Delfino (BPD), destinata alla produzione di polveri da sparo ed esplosivi e successivamente attiva in diversi settori dell'industria chimica. Lo stabilimento venne realizzato a Colleferro, dove Parodi Delfino promosse anche la costruzione di un villaggio industriale dotato di abitazioni e servizi per i lavoratori e le loro famiglie, contribuendo allo sviluppo del futuro centro urbano.
Il 6 marzo 1913 fu insignito del titolo di cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia. Alla morte di Bombrini, nel 1924, acquistò le quote della BPD appartenute alla famiglia del socio, assumendo il controllo dell'impresa.
Negli anni successivi la BPD diversificò progressivamente la propria produzione, affiancando agli esplosivi attività nei settori chimico, cementiero e meccanico. Lo sviluppo dello stabilimento fu accompagnato dall'espansione del villaggio operaio di Colleferro e dalla costruzione di abitazioni e strutture di servizio.
Fascismo e attività senatoriale Negli anni del regime fascista Parodi Delfino mantenne stretti rapporti con le istituzioni politiche ed economiche dello Stato. Nel 1932 si iscrisse al Partito Nazionale Fascista e divenne membro della Federazione nazionale fascista degli industriali chimici. Il 21 aprile 1937 fu nominato cavaliere del lavoro.
Il 9 agosto 1939 fu nominato senatore del Regno per la categoria 21 dello Statuto Albertino, relativa a coloro che da almeno tre anni pagavano tremila lire d'imposizione diretta in ragione dei propri beni o della propria industria. Dal 23 gennaio 1940 al 5 agosto 1943 fece parte della Commissione di finanze del Senato.
Uno studio di Paola Nardone, Natascia Ridolfi e Ada Di Nucci riferisce che l'intransigenza manifestata da Parodi Delfino in alcune questioni imprenditoriali e politiche gli valse il soprannome di «Senatore di Ferro» e gli attribuisce, pur nel quadro della sua collaborazione con le istituzioni del regime, una certa autonomia di giudizio. La storiografia biografica ha tuttavia sottolineato il forte legame che negli stessi anni intercorse tra l'imprenditore e il potere politico fascista.
Il 7 agosto 1944 Parodi Delfino fu deferito all'Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo nel sesto gruppo di imputazione, comprendente i senatori accusati di aver contribuito al mantenimento del fascismo e all'entrata in guerra attraverso l'attività parlamentare o individuale. Non venne tuttavia pronunciata nei suoi confronti una condanna definitiva: il procedimento era ancora pendente al momento della sua morte.
Ultimi anni e morte Dopo la caduta del fascismo, secondo lo studio di Nardone, Ridolfi e Di Nucci, Parodi Delfino collaborò con la Resistenza, fornendo ai partigiani armi e munizioni prodotte clandestinamente nello stabilimento di Colleferro. La documentazione conservata nel suo fascicolo presso l'Archivio storico del Senato riferisce inoltre che le autorità tedesche, venute a conoscenza della sua attività, perquisirono la sua abitazione nel tentativo di arrestarlo; non riuscendo a catturarlo, minacciarono la moglie e arrestarono uno dei suoi fratelli, mentre Parodi Delfino riuscì a sottrarsi alla cattura vivendo nascosto.
Morì il 3 novembre 1945 nella propria villa di Arcinazzo Romano. Non fu commemorato nell'Assemblea del Senato; tale circostanza non dipese dal procedimento di epurazione, ma dalla disposizione applicata a tutti i senatori deceduti dopo il 17 maggio 1940, data dell'ultima seduta pubblica del Senato del Regno.
Il 14 novembre 1945, a seguito del decesso, l'Alta Corte pronunciò un'ordinanza di non luogo a procedere. Il 13 febbraio 1947 venne inoltre rigettata, postumamente, la richiesta di decadenza dalla carica senatoriale.
Matrimonio e discendenza Nel 1907 sposò Lucie Henny, indicata anche come Lucie Hennij, figlia di Taco Henny, avvocato di Amsterdam e all'epoca governatore delle Indie orientali olandesi a Giava, e di Pauline von Barnau-Sytjoff. Taco Henny divenne successivamente presidente della corte d'appello di Amsterdam. Dal matrimonio nacquero cinque figli, due maschi e tre femmine:
Paolo (1909-1936), ingegnere, sposò la baronessa Bonaccorsa Aliotti, dalla quale ebbe i figli Riccardo e Scilla. Morì insieme al fratello Gerardo in un incidente aereo nell'ottobre 1936. Carla (1909-2000), sposò nel 1937 il principe Alvaro d'Orléans, duca di Galliera. Gerardo (1912-1936), ingegnere, morì insieme al fratello Paolo nell'incidente aereo dell'ottobre 1936. Elena (1917-1982), sposò Francesco Serra, duca di Cassano. Marina (1927-2009), nota nelle cronache mondane come «Donna Mimosa», sposò in prime nozze l'imprenditore brasiliano Francisco "Baby" Matarazzo Pignatari; il matrimonio fu successivamente annullato. In seconde nozze sposò il principe Ferdinando Del Drago.
Onorificenze Onorificenze italiane
Onorificenze vaticane
Note
Voci correlate Bombrini Parodi-Delfino Giovanni Bombrini
Altri progetti
Collegamenti esterni
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