Biografia

Periodo giovanile Originario di Ortelle, in provincia di Lecce, Giuseppe Casciaro fu ultimo di sei figli. In seguito alla prematura morte del padre avvenuta nel 1863, il giovane Peppino fu affidato ad uno zio prete ed alcune zie che vivevano poco lontano, ivi trascorrendo tutta la sua giovinezza. Fu avviato agli studi classici presso il liceo-ginnasio di Maglie, dove frequentò anche la locale scuola di disegno del prof. Paolo Emilio Stasi a Spongano. Avvedutosi del particolare talento del ragazzo, lo Stasi volle fortemente raccomandarlo per l'iscrizione al Real Istituto di Belle Arti di Napoli.

Giunto a Napoli, fu subito ammesso (nonostante la volontà avversa dello zio prete) e frequentò con profitto i corsi dei migliori docenti dell'epoca, da Gioacchino Toma a Stanislao Lista, sotto la guida di Domenico Morelli e Filippo Palizzi che gli espressero una particolare stima. La vita a Napoli non fu solo prodiga di stimoli artistici: Giuseppe Casciaro aveva una particolare vocazione per la socialità e ciò gli permise di intessere in pochi anni un grandissimo numero di relazioni di amicizia e collaborazione con altri pittori, scultori, giornalisti e scrittori, costituendo una rete della quale facevano parte anche Attilio Pratella, Filippo Cifariello, Gaetano Esposito, Pietro Scoppetta, Salvatore Di Giacomo, Vittorio Pica, Onorato Fava, Gaetano Miranda e moltissimi altri.

Casciaro frequentò inizialmente gli studi d'arte dei suoi maestri d'Accademia, per poi gradualmente distanziarsi verso una dimensione artistica propria. Distintosi negli anni Ottanta come illustratore ed ampliati i suoi contatti al di fuori di Napoli, si approcciò a tutte le principali correnti artistiche dell'epoca, subendo particolarmente il fascino dell'ambiente impressionista e della nuova corrente naturalista francese, grazie ai contatti che ebbe modo di coltivare con Edmond e Jules de Goncourt, Émile Zola e Guy de Maupassant.

In quegli anni, una delle maggiori novità che giunse a Napoli da Parigi fu l'impiego della tecnica del pastello morbido per attuare un nuovo modello di pittura paesaggistica en plein air, felicemente utilizzata dai maggiori impressionisti e da Edgar Degas per introdurre alle narrazioni realistiche dell'istantaneità e dell'emozione viva. A Napoli, dove pure già regnava una primaria tradizione vedutistica - lascito della Scuola di Posillipo e poi di Resina -, nessuno aveva ancora tentato una esplorazione strutturata di questo nuovo mezzo, che invece si prestava bene a raccontare l'attualità del territorio napoletano, in piena trasformazione urbanistica e sociale.

Secondo la tradizione biografica, Casciaro fu specificamente ispirato a questa tecnica dopo averne visto alcune prove magistrali di Francesco Paolo Michetti. In realtà la scelta di campo fu il risultato di una contaminazione ben più ampia, influenzata dal mito degli "Italiens de Paris" e di Giuseppe De Nittis che aleggiava da tempo sull'intero ambiente artistico napoletano. Ad ogni modo, a questo nuovo gusto il Casciaro aggiunse il proprio delicato lirismo nell'esplorazione dei rapporti tra uomo e natura e - dedicatosi ad una pratica instancabile ed oltremodo insistita - riuscì a rendere il tocco particolarmente vibrante e la restituzione d'assieme felice, onirica e coinvolgente. Il debutto avvenne nel 1887, quando presentò undici paesaggi napoletani alla mostra annuale della Promotrice napoletana "Salvator Rosa" che destarono la più ampia meraviglia. L'anno seguente ne presentò altri dodici e da allora cominciò un successo inarrestabile aprendo la strada ad un nuovo genere, quello del "Paesaggismo a pastello", di cui - di fatto - divenne fondatore e massimo esponente.

Affermazione all'estero Dopo aver debuttato con successo alle esposizioni di Palermo, Roma, Torino e Milano, si affermò rapidamente all'estero con una particolare presenza a Parigi, Anversa, Bruxelles, Berlino, Monaco, Montecarlo, Vienna, Madrid e Barcellona, facendo incetta di premi e riconoscimenti, come le medaglie d'oro all'Esposizione Universale di Digione nel 1898, all'Esposizione Internazionale di Atene nel 1903 o a quella di Monaco di Baviera nel 1909.

Nel 1897 divenne membro della Società degli acquerellisti di Vienna, mentre già nel 1894 aveva aderito alla Secessione di Monaco, esponendo ai loro consessi internazionali fino al 1913: si noti che alla IX Internazionale del 1905 due sue opere furono acquistate dal governo bavarese per la pinacoteca di Monaco, caso unico nella storia per un artista italiano.

Particolarmente importante il successo che Casciaro registrò a Parigi a partire dal 1890, grazie alla collaborazione con i galleristi Galassi e Del Frate, quest'ultimo proprietario della galleria d'arte in Rue Scribe 7bis. Negli anni Novanta dell'Ottocento Casciaro partecipò regolarmente ai Salon de Paris, vinse una importante medaglia d'oro nell'edizione del 1893 e strinse una collaborazione con la famosa Maison Goupil, da cui scaturì la mostra personale alla Galerie des Champs Elysées del 1896. Matilde Serao, che si era occupata molte volte del pittore ortellese, scrisse sulle colonne de "Il Mattino" a ridosso di quella mostra: "Chi non ha visto e ammirato i pastelli di Giuseppe Casciaro che da qualche anno in qua, figurano nelle più importanti esposizioni italiane e dell'estero? Quasi sempre di brevi dimensioni, quei pastelli sono il frutto sapiente e laborioso di una vigorosa tempra di poeta e d'artista, che studia la natura con una penetrazione squisita d'arte e di sentimento, e la riproduce con una freschezza di tocco, con una armonia di colori eccezionale..."

Maturità artistica

Durante lo svolgimento della prima Biennale di Venezia del 1895 Giuseppe Casciaro conobbe Giuseppe Pellizza da Volpedo, di cui divenne amico e col quale tenne una lunga corrispondenza: da essa si evince la vicinanza di Casciaro al divisionismo e la volontà di assorbirne alcuni dettami concettuali, in una Napoli ancora estranea a tale corrente. Fonti minori attestano contatti di Casciaro anche con altri divisionisti: Morbelli, Grubicy e Macchiati.

Giuseppe Casciaro partecipò a ben 17 edizioni della Biennale di Venezia, dalla prima edizione del 1895 fino al 1932, con una eccezione nel 1926. L'esposizione del 1910 fu particolarmente significativa perché Casciaro, divenuto capofila della Scuola napoletana, espose in una mostra personale una corposa raccolta di opere realizzate in Irpinia, portando all'attenzione del grande pubblico la sua idea di ammodernamento del paesaggio meridionale. A tale occasione risale la nomina della Corona a Commendatore, dopo quella ottenuta anni addietro a Cavaliere nel 1904. Altre partecipazioni costanti furono alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, alla Esposizione annuale degli "Amatori e Cultori d'arte" di Roma, alla Permanente di Milano, alle Quadriennali di Torino, e successivamente alle Biennali di Napoli e Roma.

Particolare rilievo assunsero anche l'Esposizione italiana di Montenegro del 1910, in cui gli fu riservata una esposizione personale, e l'Esposizione internazionale di Barcellona del 1911, in cui il maestro di Ortelle fu Delegato Ufficiale del Governo Italiano e curó la decorazione delle sale italiane.

Volgendo uno sguardo alle gallerie private italiane, meritano una menzione le grandi mostre personali di Giuseppe Casciaro a Milano e Genova del 1917-1918 e quelle di Napoli, Torino e Milano del 1925-1926. Ulteriori significative personali sono da ascrivere all'attività espositiva promossa dal giornale "Fiamma" tra il 1923 ed il 1931.

Ruoli accademici e sociali Giuseppe Casciaro è stato professore onorario delle Accademie di Urbino e Bologna, e socio corrispondente per le Accademie di Vienna, Anversa e Brera, nonché membro onorario dell'Accademia Albertina di Torino e dell'Accademia di San Luca a Roma.

A Napoli fu professore onorario e membro del consiglio di presidenza della Real Accademia di belle arti di Napoli. In questa veste raggiunse una notevole fama tra gli studenti, che lo consideravano un modello: molto numerosi furono i giovani pittori che si avvicinarono a lui, lo frequentavano e lo seguivano nelle sue uscite. Ugualmente, molto numerosi furono anche i tentativi di emulazione. Vi fu un tempo in cui, per i giovani artisti meridionali, passare per la scuola di Casciaro era quasi un must, una necessità curriculare, oltre che un vanto.

Mecenate e cultore d'arte egli stesso, non di meno si spese per promuovere gli artisti più giovani attraverso iniziative di aggregazione collettiva.

Nel 1912 e 1913 appoggiò le esposizioni nazionali del Comitato Nazionale Artistico Giovanile di Napoli, movimento che condensava molte istanze di rinnovamento anti-accademiche ed in cui orbitavano alcuni suoi allievi. Nel 1914 fu tentata l'organizzazione di una terza edizione, di cui Casciaro era vice-presidente. A questo periodo va fatto risalire anche l'avvicinamento di Casciaro al movimento della Secessione di Roma.Subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, Giuseppe Casciaro fu Presidente della Commissione artistica di Villa Lucia alla Floridiana, iniziativa che riportò Napoli al centro del panorama espositivo nazionale. Storico membro della Promotrice "Salvator Rosa" e del Circolo Artistico Politecnico di Napoli, ancora negli anni Venti era protagonista delle iniziative ivi promosse, alimentando i rapporti di amicizia con la maggior parte degli artisti napoletani coevi (Vincenzo Volpe, Attilio Pratella, Nicolas De Corsi, Giuseppe De Sanctis, Vincenzo Caprile, Gaetano Esposito, Vincenzo Irolli etc.). Molto nota fu inoltre la frequentazione con Antonio Mancini e Vincenzo Gemito, a formare uno storico trio spesso ritratto nelle fotografie e sui giornali dell'epoca.

Nel 1927-1929 fu leader del movimento artistico noto come Gruppo Flegreo, un aggregato di artisti che trovò sede ed unità proprio a Villa Casciaro, e che tentò di impostare un riordino delle tendenze possibili nel Meridione d'Italia. Di questo movimento fu iconica l'esposizione unitaria allestita al Maschio Angioino nel 1928, un anno prima dell'avvento delle Sindacali Fasciste.

Gli allievi più vicini

Al periodo di lavoro salentino sono da ascrivere i legami con Enrico Castellaneta, Giuseppe Fiore, Ennio Marzano e soprattutto Michele Palumbo. Più avanti si aggiunse anche Vincenzo Ciardo. Al periodo nuscano e cavese corrispondono le presenze di Guido Di Renzo, Giulio Pagliano, Rita Franco, Manfredi Franco, Fausto Pratella; al secondo periodo nuscano vanno accostati anche Romolo Leone e Nicola Fabricatore, oltre che gli stessi figli Guido e Carolina Casciaro. Agli anni napoletani ed isolani sono correlabili numerose altre frequentazioni, tra le quali ricordiamo quelle di: Vincenzo ed Edoardo Colucci, Franco Girosi, Carlo Verdecchia e Carlo Siviero.

Maestro della Regina Nel 1906 presentò all'Esposizione internazionale di Milano un vasto ciclo di opere denominato "Castro e dintorni", che riscosse notevole apprezzamento. In tale occasione ebbe modo di conoscere personalmente le altezze reali Vittorio Emanuele III ed Elena del Montenegro. I Reali, che ben conoscevano la fama del Casciaro già dai tempi di Umberto I e possedevano alcune sue opere, lo invitarono a diventare maestro di pittura della Regina Elena, essendo quest'ultima una particolare estimatrice del genere, e motivata a cimentarsi nella successiva Biennale veneziana del 1907.

Cominciò così un legame pluridecennale tra i Savoia ed il maestro di Ortelle, che gli valse ulteriore popolarità e reputazione e di cui restano preziose testimonianze nei rari pastelli di Racconigi e San Rossore. A tale relazione familiare, cominciata intensamente con le lezioni di disegno tra il 1906-1907, vanno ascritti anche gli interessamenti di Elena di Montenegro per l'elezione del Maestro all'Accademia d'Italia (anche con il supporto di Guglielmo Marconi), ed il coinvolgimento di Casciaro nel concorso per la costituzione della "Galleria della guerra e della vittoria" a Roma nel 1934.