La campagna del Dodecaneso fu la serie di eventi bellici sviluppatisi nella seconda guerra mondiale che portò le truppe italo-anglo-greche stanziate nel Dodecaneso, allora territorio italiano, e nella vicina isola di Samo ad arrendersi alle truppe tedesche; in alcuni casi ci furono aspri combattimenti, come a Lero, Rodi e Coo.
I paesi coinvolti Italia L'Italia al momento dell'entrata in guerra possedeva nel Dodecaneso le isole di Rodi, Lero, Calchi (o Carchi), Scarpanto, Caso, Coo, Calimno, Piscopi, Nisiro, Simi, Stampalia, Lisso, Gaidaro, Levita, Patmo, Castelrosso e altre isole minori.
Il governatore che era a capo di tutto ciò era, dall'agosto 1941, l'ammiraglio di squadra Inigo Campioni con sede a Rodi, che reggeva anche il Comando superiore delle forze armate (Egeomil). Le esigue forze della Regia Aeronautica erano dirette dal generale di brigata Alberto Briganti, mentre più articolata era l'organizzazione della Regia Marina per evidenti ragioni geografiche, essendo la zona composta totalmente da isole e mare (l'Egeo). Erano infatti stati istituiti quattro centri di comandoI dati che seguono sono tratti da: .: "Comando della zona militare marittima delle isole italiane dell'Egeo" a Rodi città, presieduto dal contrammiraglio Carlo Daviso di Charvensod, da cui dipendevano tutte le isole del Dodecaneso e altre occupate dopo la resa della Grecia; "Comando Marina Rodi" a Rodi città, retto dal capitano di fregata Adriano Arcangioli; "Comando Marina Lero", presso Portolago nell'isola di Lero, diretto dal capitano di vascello Luigi Mascherpa; "Comando Marina Sira" stanziato a Sira, con a capo il capitano di fregata Ernesto Navone.
Le navi disponibili consistevano in pochi cacciatorpediniere e unità minori, mentre l'artiglieria, sebbene presente in maniera più o meno significativa in tutte le isole, era composta spesso da cannoni antiquati. Le munizioni non erano sufficienti per scontri di durata prolungata e il morale delle truppe, provate da una lunga assenza dalla Patria e dalle famiglie, era generalmente basso. Solo l'animo dei comandanti riuscì a ristabilire in loro qualche barlume di speranza e senso del dovere, come dimostra la resistenza opposta ai tedeschi a Lero.
Regno Unito Le forze britanniche che operavano nell'Egeo erano sotto il "comando del Medio Oriente" (Middle East Command) al cui vertice stava il generale Henry Maitland Wilson che aveva sede al Cairo. I suoi collaboratori presenti nel Dodecaneso erano il colonnello Turnbull, capo della missione Alleata nelle isole italiane dell'Egeo, sostituito il 1º novembre 1943 dal generale Hall. F.G.R. Brittorous che venne nominato comandante militare dell'isola di Lero, a cui successe nei primi giorni di novembre il generale Robert Tilney.
Gli uomini a loro disposizione erano elementi della 234ª brigata di fanteria, 160 uomini dell'SBS, 130 dell'LRDG e un battaglione dell'11º reggimento paracadutisti.
Il viceammiraglio Algernon Willis comandava la Royal Navy nel teatro delle operazioni. Poteva avvalersi di alcuni cacciatorpediniere e unità minori che pattugliavano le rotte dei mercantili tedeschi. La loro attività era limitata dall'inesistente presenza di aerei da caccia alleati (dovuta alla lontananza dell'Egeo dalle basi di partenza a Cipro) che le imponevano di navigare esclusivamente protette dal buio. La RAF riuscì solamente ad allestire un piccolo aeroporto a Coo dove inviò alcuni piloti sudafricani, ma la loro attività venne resa nulla dai bombardieri tedeschi che distrussero la base in poco tempo. Aerei da trasporto eseguivano lanci notturni di rifornimenti, e i bombardieri della SAAF colpivano le isole in mano tedesca durante il giorno, limitati anch'essi dalla mancanza di una scorta di caccia.
Ai britannici erano sottoposte anche le unità greche che operavano nel settore.
L'obiettivo politico del primo ministro Winston Churchill era assistere le truppe italiane e respingere quelle tedesche nella speranza di convincere la Turchia a entrare in guerra al fianco degli Alleati, appoggiando così navi e aerei nel suo territorio per meglio condurre le operazioni in corso ed eventualmente quelle future. Nei piani del Regno Unito vi era anche la speranza di poter allargare la sfera di influenza della sua nazione al Dodecaneso (e ai Balcani) una volta terminato il conflitto.
Grecia La Grecia nel settembre 1943 era sotto l'occupazione tedesca, ma, così come accadde per i polacchi e i francesi, alcuni reparti combattenti scampati alla cattura ebbero modo di continuare il conflitto al fianco degli anglo-americani. Il loro contributo alla campagna del Dodecaneso si materializzò nel cacciatorpediniere Vasilissa Olga e in ufficiali che aiutarono i colleghi inglesi in operazioni di comando; alcuni di loro vennero anche integrati al Secret Intelligence Service..
Germania
Quando il maresciallo Pietro Badoglio firmò l'armistizio con gli Alleati la Wehrmacht si era già preparata per invadere la penisola italiana e gli altri territori ancora in suo possesso. Nello scacchiere dell'Egeo il gruppo d'armate E della Wehrmacht aveva disponibili, tra le altre, sette divisioni e due brigate in Grecia oltre ad una divisione a Rodi. Il Comandante di queste unità era il generale della Luftwaffe Alexander Löhr. I suoi reparti dipendenti che operarono nell'Egeo furono la Sturmdivision Rhodos, che combatté a Rodi, e il Festungs-Kommandant "Kreta", che con la sua 22. Luftlande Infanterie-Division (22ª Divisione di fanteria aviotrasportata) e la Festungs-Brigade "Kreta" (brigata fortezza "Creta") agì nelle altre isole del Dodecaneso.
Le sole unità di terra, in svantaggio numerico su quelle anglo-italiane, non avrebbero potuto conseguire successi eclatanti senza il supporto dei bombardieri e cacciabombardieri della Luftwaffe, presente con il X Fliegerkorps (10º Corpo aereo) appartenente al Luftwaffenkommando Südost (comando Luftwaffe sud-est) agli ordini del generale Martin Fiebig.
Storia Di seguito sono riportati gli avvenimenti che si susseguirono nel Dodecaneso dopo l'8 settembre 1943 nelle isole di Rodi, Lero, Scarpanto, Caso, Coo, Calimno, Piscopi, Simi, Levita, Stampalia, Candeliusa, Lisso, Patmo, e Castelrosso. Le isole di cui non sono narrate le vicende sono Nisiro, Gaidaro, Calchi e Farmaco, per le quali non sono state rinvenute fonti o notizie di alcun tipo. Si presume comunque che i tedeschi abbiano conquistato questi fazzoletti di terra senza incontrare particolari resistenze, e il personale italiano preso prigioniero o fuggito in Turchia.
Rodi
La mancanza di informazioni e l'esiguità degli ordini ricevuti dopo l'8 settembre 1943 posero Inigo Campioni, governatore del Dodecaneso, delle Cicladi e delle Sporadi settentrionali, in una situazione difficile quando la Wehrmacht gli chiese di collaborare. Sperando in aiuti britannici che non arrivarono mai, Campioni decise di resistere ai tedeschi, ma, nonostante la superiorità numerica degli italiani, l'11 settembre dovette alzare bandiera bianca e consegnare l'isola all'ex alleato.
Le truppe rimaste furono disarmate e inviate a scaglioni in campi di prigionia in Germania, mentre Campioni, che si era rifiutato di ordinare la resa alle altre isole da lui dipendenti, fu trasferito in Germania e quindi a Parma, dove venne processato da un tribunale della Repubblica Sociale Italiana e fucilato il 24 maggio 1944.
Lero
La battaglia di Lero fu l'evento centrale della campagna del Dodecaneso. Il conflitto iniziò con gli attacchi aerei tedeschi del 26 settembre e culminò con gli sbarchi del 12 novembre, fino alla capitolazione delle forze anglo-italiane quattro giorni più tardi.
Nel 1942 il contrammiraglio Luigi Mascherpa venne incaricato del comando della base militare italiana presente nell'isola, che ospitava un cacciatorpediniere, alcuni MAS e 24 batterie di artiglieria costiera e antiaerea. Sull'isola era presente inoltre un aeroporto. Il tutto era presidiato da circa uomini, in prevalenza marinai e soldati del 10º Reggimento della 50ª Divisione fanteria "Regina", il cui grosso delle truppe era capitolato a Rodi.
Dopo il proclama Badoglio dell'8 settembre 1943 annunciante l'armistizio italiano, il contrammiraglio Mascherpa rifiutò la resa alle truppe tedesche e, con l'aiuto di un distaccamento di o militari britannici comandati in un secondo momento dal generale Robert Tilney, organizzò la resistenza. Tra le unità impegnate dai tedeschi, figurarono varie truppe speciali facenti parte della divisione Brandenburg e alcuni Fallschirmjäger (paracadutisti).
La battaglia ebbe inizio il 13 settembre 1943 e proseguì fino al 16 novembre. L'isola venne sottoposta ad un pesante bombardamento aereo e ad un successivo attacco via terra, nei quali i tedeschi registrarono gravi perdite da parte delle batterie antiaeree e delle squadre antisbarco. Durante i bombardamenti tedeschi il porto di Portolago venne duramente colpito con elevate perdite civili, e furono affondate varie navi tra cui il cacciatorpediniere Euro, il cacciatorpediniere greco Vasilissa Olga e varie unità minori. Esaurita la capacità di resistere da parte degli italiani e dei britannici, i tedeschi occuparono l'isola.
Nella battaglia persero la vita 520 tedeschi, 600 britannici ed un centinaio di italiani. I militari catturati vennero in maggior parte internati in Germania, ma un cospicuo numero morì durante l'affondamento delle navi che li trasportavano a causa di siluri o mine; una parte della guarnigione, presente sulle isole minori, riuscì a fuggire in Turchia dove venne internata fino alla fine della guerra.
Scarpanto Nell'isola il Regio Esercito era presente con circa uomini agli ordini del colonnello Francesco Imbriani divisi in due battaglioni, uno del 9º Reggimento e uno del 31º, a loro volta inquadrati nella 50ª Divisione fanteria "Regina" stanziata a Rodi; per quanto concerne la difesa costiera la marina aveva approntato due stazioni di vedetta e fornito la guarnigione di quattro cannoni da 76/17 e di tre mitragliatrici di piccolo calibro.. Il 6 settembre era sbarcato anche un battaglione di circa uomini tedeschi.
Alla data dell'armistizio il comando italiano a Rodi ordinò di non iniziare atti ostili nei confronti dei tedeschi, ordine che tramutò il 12 settembre in cedere le armi all'ex alleatoInigo Campioni fu costretto a dare l'ordine sotto la minaccia tedesca di un attacco aereo ai danni della città di Rodi. Tutti gli italiani vennero fatti prigionieri e trasferiti, nel tempo, in Grecia da dove proseguirono per i campi di prigionia in Germania.
Dopo la resa, un ostacolo al naviglio tedesco che transitava nell'isola fu dato da una stazione radio clandestina britannica che con l'aiuto del colonnello Imbriani comunicava alle unità Alleate in mare quali navi erano cariche di prigionieri, e dunque non colpire, e quali invece portavano soldati tedeschi o rifornimenti, quindi da attaccare.
Caso Le vicende militari dell'isola di Caso sono brevi: il piccolo presidio dell'esercito italiano (una compagnia e una batteria con pezzi da 75/27) e le stazioni di vedetta e di segnalazione della marina si arresero ai tedeschi il 12 settembre, seguendo gli ordini impartiti direttamente dal comando italiano di Rodi.. A partire dal 18 dello stesso mese i prigionieri vennero evacuati in Germania.
Coo
L'importanza di quest'isola lunga circa 50 km era dovuta alla presenza del campo d'aviazione di Antimachia da cui gli aerei potevano alzarsi in volo e coprire tutto lo scacchiere del Dodecaneso: era distante infatti solo 40 km da Lero e 96,5 km da Rodi.
Gli uomini del generale Friedrich-Wilhelm Müller prepararono un piano di sbarco denominato "operazione Eisbär" (orso polare), e attaccarono l'isola, difesa da italiani e britannici, il 3 ottobre 1943, per diventarne padroni il giorno dopo, grazie anche al supporto dell'aviazione.