Il Partito Socialista Operaio Spagnolo (), ufficialmente abbreviato in PSOE (pronunciato ), è un partito politico della Spagna, fondato nel 1879 da Pablo Iglesias Posse. È membro del Partito del Socialismo Europeo e dell'Internazionale Socialista.
Il suo segretario, Pedro Sánchez, è il Presidente del Governo di Spagna dal 2018.
Storia Origini
Il PSOE fu fondato clandestinamente nella taverna di Madrid Casa Labra il 2 maggio del 1879 da un nucleo di venticinque intellettuali e operai, principalmente tipografi, capitanati da Pablo Iglesias Posse, e di medici, come Jaime Vera. Si tratta quindi del secondo più antico partito spagnolo, superato solo dal Partito Carlista, fondato nel 1833, sebbene questo partito non abbia nessuna rappresentatività oggigiorno.
Il primo programma del nuovo partito fu approvato in un'assemblea di quaranta persone il 20 luglio dello stesso anno. Come partito operaio e di classe, il PSOE aderì alla Seconda Internazionale che raggruppava i partiti socialisti marxisti prima di collassare con la prima guerra mondiale.
Il PSOE fu il secondo partito socialista e operaio del mondo (solo il Partito Socialdemocratico di Germania-SPD venne fondato prima) e celebrò il suo primo Congresso a Barcellona nel 1888, anche se non ottenne una rappresentanza parlamentare fino all'8 maggio 1910, quando lAlleanza Repubblicano-Socialista permise a Pablo Iglesias Posse di ottenere voti e il titolo di deputato. Fu rieletto nel 1914, alla vigilia dell'assassinio di Jean Jaurès, con suffragi, questa volta presentandosi ad Oviedo. Il 9 aprile 1916 riconquistò il seggio con voti. Il 24 febbraio 1918 Iglesias ottenne che permisero per la prima volta di eleggere anche altri socialisti: Julián Besteiro, Andrés Saborit, Francisco Largo Caballero, Daniel Anguiano e Indalecio Prieto, già perseguiti nel 1917 per aver partecipato a uno sciopero generale rivoluzionario.
È stato presente nella vita pubblica spagnola fin dai suoi inizi, partecipando direttamente alla lotta rivoluzionaria contro il regime della Restaurazione, anche durante lo sciopero dei ferrovieri del 1917 soffocato nel sangue a Vizcaya, Asturias e Madrid.
La crisi delle Internazionali Come tutti i partiti socialisti europei, il PSOE fu colpito dalla cosiddetta crisi delle Internazionali che separò comunisti e socialisti in partiti differenti e contrapposti. Nel 1919 il Congresso del PSOE elaborò la possibilità di abbandonare la Seconda Internazionale (socialista) ed entrare nella nuova Internazionale Comunista, anche detta Terza Internazionale, capeggiata dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica.
Data la divisione esistente tra i delegati, il Congresso stabilì di rimandare la decisione a dopo la riunione della Seconda Internazionale. Ma la Federazione della Gioventù Socialista - ramo giovanile che raggruppava gli elementi più radicali del Partito - si scisse dal PSOE, aderì alla Terza Internazionale e nel 1920 costituì il Partito Comunista di Spagna.
Nello stesso anno un nuovo Congresso Straordinario approvò l'ingresso condizionato del PSOE nella Terza Internazionale e, per tastare il terreno, inviò in Unione Sovietica una delegazione formata da Fernando de los Ríos e Daniel Anguiano. De los Ríos si opponeva all'assorbimento del PSOE nell'orbita comunista, mentre Anguiano era favorevole. Dal canto suo l'Internazionale Comunista rifiutò le condizioni poste dal PSOE per l'ingresso e gli impose invece di accettare le proprie 21 Condizioni. In questo contesto, il Partito decise durante un Congresso Straordinario di tenersi a margine della Terza Internazionale. Il PSOE si unì, infine, nel 1921, insieme ad altri partiti socialisti, all'Internazionale di Vienna.
La minoranza, della quale faceva parte la nuova Federazione Nazionale delle Gioventù Socialiste, favorevole ad entrare senza timori nel Komintern, annunciò la sua scissione dal PSOE e la fondazione del Partito Comunista Operaio Spagnolo, che s'unì al Partito Comunista di Spagna formando il nuovo Partito Comunista di Spagna, unico partito spagnolo che aderì al Komintern nel 1921.
La dittatura di Primo de Rivera e la Seconda Repubblica Spagnola
Il PSOE fu l'unico partito a non essere sciolto durante la dittatura del Generale Miguel Primo de Rivera, finché il 13 settembre 1923 il presidente del Partito e della Unione Generale dei Lavoratori (UGT) Pablo Iglesias Posse firmò il manifesto contro la dittatura. Il sindacato si spaccò: da un lato Largo Caballero e Saborit erano favorevoli ad una certa collaborazione col regime che permettesse al sindacato di funzionare; dall'altro Indalecio Prieto e Fernando de los Ríos erano profondamente contrari. Prieto si dimise dalla Commissione Esecutiva. Largo Caballero invece fu nominato Consigliere di Stato di Primo de Rivera.
Dopo il crollo della dittatura primoriverista, il PSOE deliberò - non senza gravi tensioni interne - di collaborare con i gruppi repubblicani borghesi nella cospirazione contro la screditata monarchia di Alfonso XIII. Questa collaborazione si concretizzò con la partecipazione del socialista Indalecio Prieto al Patto di San Sebastiano, col quale i gruppi di opposizione borghese alla Corona (repubblicani radicali, Azione Repubblicana, radical-socialisti, repubblicani federali, catalani..) elaborarono un programma comune per abbattere il Re ed instaurare in Spagna un regime democratico e repubblicano.
Dopo le elezioni comunali del 12 aprile del 1931, nelle quali le candidature repubblicane ottennero trionfi schiaccianti nei principali nuclei urbani del paese (Madrid, Barcellona, Valencia, Saragozza, Guadalajara, Teruel, Cuenca, "'in una parola, in tutte le città della Spagna tranne quattro", per dirla come il conte di Romanones); la Corona fu molto indebolita e crebbe invece la pressione popolare a favore della Repubblica. Infatti il Re scappò in Francia e fu proclamata la Seconda Repubblica Spagnola in tutto il paese. Il Comitato Provvisorio repubblicano si fece carico del governo e convocò le elezioni per l'Assemblea Costituente.
In tale assemblea il PSOE ottenne 117 rappresentanti, divenendo anche la principale forza di minoranza alla Camera e partecipando regolarmente ai governi repubblicani di Manuel Azaña: prima quello di solidarietà nazionale, e poi come parte integrante della coalizione che comprendeva anche i repubblicani di sinistra dell'Azione Repubblicana e altri gruppi minoritari.
Tale situazione permase per tutta la durata del Primo Biennio (1931-1933). Dopo le elezioni del 1933, le forze della sinistra abbandonarono il governo e furono sostituite da un esecutivo minoritario e radicale, appoggiato dalla CEDA. Nel corso di questa fase, conosciuta come Biennio Radical-cedista o Biennio Nero, il PSOE si estraniò lentamente dalle istituzioni democratiche. Numerosi ed influenti dirigenti del Partito - come Francisco Largo Caballero e Indalecio Prieto (che più tardi considerò quell'episodio uno dei più gravi errori suoi propri e del socialismo) si imbarcarono in un movimento scioperatisco-insurrezionale che sfociò nella cosiddetta Rivoluzione del 1934, fallita praticamente in tutto il Paese tranne che in Catalogna (dove il presidente della Generalitat Companys sfidò l'ordine costituzionale proclamando uno Stato catalano all'interno di un'inesistente Repubblica Federale Spagnola, cosa che costò a lui l'immediato arresto da parte delle Forze Armate della Repubblica e ai catalani la sospensione dell'autonomia da parte del governo radicale) ed nelle Asturie, dove l'esperienza rivoluzionaria sopravvisse vari mesi prima d'essere stroncata dalle truppe governative comandate dal generale Franco.
Alla repressione governativa dello sciopero seguì un incremento della tensione sociale e una polarizzazione delle destre e delle sinistre che non si arrestò fino allo scoppio della guerra civile spagnola. In mezzo a tale spirale di agitazione e violenza crescente, il PSOE si integrò nella coalizione del Fronte Popolare, che raggruppò tutte le sinistre (socialisti, radical-socialisti, repubblicani di sinistra, comunisti, anarchici, repubblicani catanali..) e che ottenne nelle elezioni del 1936 una risicata vittoria contro le forze della destra. Largo Caballero (il Lenin spagnolo) fu nominato capo del governo in sostituzione di Santiago Casares Quiroga, ma dopo il golpe del 18 luglio del 1936 di socialismo al governo non si parlò più per decenni.
Il PSOE durante la guerra civile e il franchismo Il PSOE fu messo fuori legge da un editto franchista durante la guerra civile, come tutti i maggiori partiti e le organizzazioni politiche ad eccezione di quelli componenti il cosiddetto Movimiento Nacional (il partito unico) e il suo sindacato verticale, la Centrale Nazionale Sindacalista.
Nel 1942 si riorganizzò, dentro le prigioni e nei campi di concentramento, con 300 comitati. Nel 1944 si formò la prima Commissione Esecutiva. I primi sei esecutivi interni furono smantellati dalla polizia e i suoi dirigenti furono tutti incarcerati. Nel 1952 venne assassinato il Presidente Tomás Centeno nella sede della Direzione Generale di Sicurezza, oggi sede del governo del Comune di Madrid.
Molti socialisti rimasero in esilio durante la dittatura franchista, come Rodolfo Llopis, che dopo la guerra civile andò in esilio in Francia, fu leader del partito in esilio dal 1944 al 1974 e nel 1947 fu eletto presidente della Seconda Repubblica Spagnola in esilio. Nel PSOE difese la classe dirigente all'estero nei confronti dei militanti rimasti in Spagna, guidati da Felipe González. In Spagna, il PSOE compì un'attività clandestina molto inferiore a quella del Partito Comunista di Spagna.
Dopo la transizione democratica
Il rinnovamento ideologico e politico iniziato nei primi anni sessanta e culminato nel congresso di Suresnes del 1974, capeggiato da Felipe González e da una nuova generazione di socialisti con l'appoggio e la solidarietà dell'Internazionale Socialista, mise il PSOE nelle condizioni di essere protagonista attivo della transizione e di risultare una forza determinante nelle prime elezioni democratiche del 1977. Il consenso ottenuto dai socialisti e da chi proponeva un processo materialmente costituente fece soccombere le ipotesi di una semplice, blanda riforma delle istituzioni del regime. Grazie ad alcune dolorose rinunce ideologiche - come la tradizione repubblicana - il PSOE ha contribuito in maniera decisiva alla creazione della Costituzione spagnola del 1978. Benché politicamente all'opposizione, ha poi cooperato convintamente all'attuazione della Carta Costituzionale. Tale linea non ha impedito l'esercizio di una politica di opposizione estremamente aspra contro il governo dell'Unione del Centro Democratico di Adolfo Suárez, che governava grazie a una maggioranza semplice. È di questo periodo la campagna - parlamentare ed extraparlamente - del PSOE contro l'ingresso della Spagna nella NATO.
Parallelamente al processo costituente e ai primi passi delle istituzioni democratiche, cresceva in seno alla sinistra una complessa battaglia per l'egemonia ideologica e politica. I contendenti erano il PSOE e Partito Comunista di Spagna, principale forza dell'opposizione antifranchista. Al tempo stesso il PSOE tentava d'egemonizzare l'area socialista, frammentata in piccole organizzazioni come il Partito Socialista Popolare di Enrique Tierno Galvan, il Partito Socialista Andaluso e i gruppi socialisti di Catalogna. Dopo le prime elezioni democratiche il PSOE si confermò la prima forza della sinistra; una sconfitta storica per il Partito Comunista di Spagna. Dall'altra parte i processi di unità socialista si conclusero con la confluenza del PSP nel PSOE e con l'unificazione del socialismo catalano nel nuovo PSC federato col PSOE. Alla fine degli anni settanta del 1900, la leadership del PSOE nel socialismo e nella sinistra spagnola era ormai indiscutibile.