L'omicidio di James Bulger venne commesso il 12 febbraio 1993 a Liverpool quando un bambino di due anni originario del Merseyside, in Inghilterra, venne rapito e ucciso da altri due bambini, Jon Venables e Robert Thompson, entrambi di dieci anni. L'omicidio suscitò polemiche e sconcerto nell'opinione pubblica, sia per la giovanissima età della vittima e dei suoi uccisori, sia per le circostanze in cui avvenne, per il modo in cui fu condotto il processo contro i due omicidi e infine per alcuni eventi correlati al misfatto che si verificarono nei decenni a esso susseguenti; ha inoltre influito sulla giurisprudenza inglese successiva, relativamente ai reati commessi da minori.

La vittima James Bulger era nato a Kirkby il 16 marzo 1990; all'epoca dei fatti mancava dunque poco più di un mese al suo terzo compleanno. Era l'unico figlio di Ralph e Denise Bulger (nata Matthews), che all'epoca avevano rispettivamente 32 e 24 anni; la famiglia risiedeva a Bootle, all'epoca unità distrettuale indipendente (successivamente divenne un sobborgo di Liverpool).

Il rapimento Le testimonianze e l'interrogatorio dei due ragazzini permisero agli inquirenti di ricostruire nei dettagli la vicenda. Le immagini registrate dalla telecamera di sorveglianza del New Strand Shopping Center, a poca distanza dal confine tra Bootle e Liverpool, registrarono la presenza di Jon Venables e Robert Thompson a partire dalle ore 10 del mattino: i due avevano marinato la scuola per trascorrere l'intera mattinata ai magazzini, dove rubarono oggetti di scarso valore, tra cui delle pile elettriche e un barattolo di vernice blu per modellismo. Intorno alle ore 12 i due furono scacciati da una guardia giurata del centro commerciale, e iniziarono a bighellonare nelle vie adiacenti; secondo Venables, fu Thompson a suggerire di rapire un bambino e scaraventarlo in strada per provocare un incidente. Dapprima tentarono di attirare un bambino di 2 anni che giocava fuori da un negozio con la sua sorellina, ma la madre recuperò il piccolo e li scacciò: la donna dichiarò di averli sentiti dire "prendiamo uno dei due?".

Intorno alle 15:30 i due ragazzini ritornarono al New Strand Shopping Centre, dove Denise Bulger si era recata insieme a James: la donna entrò in una macelleria, e per alcuni minuti perse il figlioletto di vista. Venables prese per mano il bambino e lo condusse fuori dal centro commerciale, mentre Thompson faceva strada: questo momento fu ripreso dalle telecamere a circuito chiuso del negozio, e diffuso poco dopo dai telegiornali locali. Durante il processo, alla Bulger fu contestata una certa negligenza nel prendersi cura del bambino, nell'ipotesi che fosse stato lasciato incustodito all'esterno del negozio; venne successivamente acclarato che James era sempre rimasto all'interno del negozio, a pochi passi da sua madre; la donna si era distratta solo per tirar fuori il portafogli dalla borsa e pagare i suoi acquisti, tra le 15:40 e le 15:42; l'operazione, tra l'altro, aveva richiesto più tempo del previsto per via di un resto sbagliato: meno di due minuti erano stati sufficienti per compiere il rapimento. Denise Bulger dichiarò in seguito di essersi sentita "rincuorata" nel vedere le immagini delle telecamere di sicurezza: aveva inizialmente pensato che i due rapitori fossero adolescenti e che si trattasse di una bravata; sperò quindi che avessero portato il bambino poco distante e che di lì a poco lo avrebbero riconsegnato. Col passare delle ore, tuttavia, fu chiaro che si era trattato di un rapimento.

I due ragazzini condussero per mano James Bulger per circa 400 metri, fino a raggiungere il Leeds & Liverpool Canal, dove Robert iniziò a scherzare sulla possibilità di gettarvi il piccolo; uno dei due (ognuno accusò l'altro) prese per i piedi il piccolo e lo tenne sospeso nel vuoto al di sopra del condotto fognario, lasciandolo poi cadere a terra e provocandogli un vistoso livido sulla fronte. Quindi i due aggressori portarono il bambino sulla strada e si nascosero poco lontano, in attesa che un'auto di passaggio lo investisse; dopo alcuni minuti di attesa vana, lo recuperarono e tornarono verso il paese. Jon coprì la fronte di James con il cappuccio del suo giubbotto per nascondere il livido, finendo tuttavia per renderlo più evidente: molte persone notarono il trio, ma nessuno li fermò, ritenendoli tre fratellini. Arrivati a un incrocio, il piccolo sfuggì dalle mani dei rapitori e corse in strada, ma Robert lo raggiunse e lo riportò indietro: questo momento fu visto da alcuni motociclisti impegnati in un raduno, che sostavano nell'area; molti di essi notarono che il bambino piangeva disperato e che puntava i piedi rifiutandosi di camminare, al punto che i due ragazzini dovevano trascinarlo a viva forza; altri testimoni videro Robert tirargli un calcio nelle reni per convincerlo a procedere. I tre bambini entrarono poi in un negozio di animali, dove Venables e Thompson tentarono di rubare un criceto: quando il proprietario li scacciò, notò che James rifiutava di seguirli, così Jon lo afferrò per le gambe e Robert per il busto, trasportandolo di peso fino a uno spiazzo poco distante. Qui una donna notò il livido di James, perciò si avvicinò e chiese se ci fossero problemi: Jon e Robert dissero di non conoscere il bambino, che probabilmente si era perduto, e di averlo trovato alle pendici di una collina nei paraggi. La donna suggerì di portarlo alla vicina stazione di polizia, ma si stupì nel notare che essi si dirigevano in direzione opposta a quella da lei indicata; tentò di richiamarli, ma venne ignorata. La stessa bugia fu ripetuta ad almeno altri due testimoni, che risultarono gli ultimi a vedere James Bulger vivo; lungo il loro percorso i tre ragazzini furono visti da un totale di trentotto persone.

Il trio proseguì fino al distretto di Walton, percorrendo altre 2 miglia; si trovarono casualmente nei pressi della stazione di polizia locale, tra l'altro non distante dall'abitazione di Thompson: i due pensarono inizialmente di abbandonarvi il bambino, ma per timore di essere visti rinunciarono al proposito. Intorno alle 17:30 raggiunsero la Walton & Anfield, una piccola stazione ferroviaria in disuso, e vi penetrarono attraverso un varco. A quel punto, Jon strappò il cappuccio dal giubbotto di James e lo gettò fra gli alberi, dove fu ritrovato in seguito.

L'omicidio Nei pressi della stazione ferroviaria, uno dei ragazzi tirò la vernice blu acquistata allo Strand sulla faccia di JamesL'utilizzo della vernice blu fu interpretata dagli inquirenti come un tentativo di annichilire l'identità della vittima, "cancellandone" i lineamenti; questo elemento fu decisivo per stabilire che l'omicidio non fosse stato accidentale, ma conseguenza di una volontà precisa (ancorché improvvisata).; lo colpirono poi con dei mattoni, con dei sassi e con una sbarra d'acciaio pesante 10 kg, materiali abbandonati lungo la ferrovia. Il bambino fu preso a calci e calpestato: Thompson tirò una pedata così forte al viso del piccolo che l'impronta della sua scarpa vi rimase impressa. Quindi gli abbassarono i pantaloni e uno dei due ragazzi (o entrambi) maneggiò i suoi genitali, provocandogli lacerazioni minori. Sulla scena del crimine vennero rinvenute le pile stilo rubate da Strand: inizialmente si ritenne che fossero state infilate nel retto del piccolo, ma una più accurata analisi dimostrò che gli erano state spinte nella gola. Alan Williams, il medico forense che condusse l'autopsia, rilevò un totale di 42 fratture sul cranio del piccolo, ma gli fu impossibile stabilire quale di esse fosse risultata fatale.

Dopo averlo seviziato, i ragazzi depositarono James agonizzante sui binari ferroviari, coprendo la sua testa con sassi, nella speranza che un treno lo investisse e la sua morte sembrasse accidentale. I due scapparono quindi dal luogo del delitto: il corpo del piccolo fu tranciato in due da un treno di passaggio. Due giorni dopo, il 14 febbraio, il corpo mutilato di James fu ritrovato casualmente da un gruppo di ragazzini; il medico forense stabilì che il bambino rimase vivo a lungo, morendo tuttavia prima del sopraggiungere del mezzo.

Venables e Thompson tornarono poi a casa e continuarono a comportarsi normalmente; la madre di Thompson dichiarò che suo figlio era molto interessato alle notizie sull'omicidio, e che in seguito al rinvenimento del cadavere le domandava insistentemente se avessero trovato i responsabili: la donna credette che fosse semplicemente rimasto impressionato. Il padre di Jon Venables disse invece di aver notato che, al rientro del figlio, i suoi vestiti erano sporchi di fango e vernice blu, ma pensò che avesse semplicemente combinato delle marachelle insieme al suo amico.

Le indagini Il crimine scatenò un'ondata di rabbia a Liverpool: i trentotto testimoni che, in seguito alla pubblicazione delle foto identificative di James Bulger, si fecero avanti per rendere le loro dichiarazioni, furono accusati di non essere intervenuti per aiutare la vittima, e vennero soprannominati malignamente "i 38 di Liverpool" in riferimento all'omicidio di Kitty Genovese; per un'inquietante coincidenza, nei due delitti si contò lo stesso numero di testimoni inerti. Sulla base delle loro testimonianze fu inizialmente fermato un dodicenne somigliante a Jon Venables, che fu interrogato e successivamente rilasciato: la sua famiglia, vittima di un tentato linciaggio, fu costretta a lasciare la città. Molte famiglie locali depositarono fiori sul luogo del delitto: lo stesso Robert Thompson vi si recò con la madre, ancora ignara, e lasciò una rosa.

Le ricerche terminarono il 18 febbraio, quando una vicina di casa di Venables riconobbe lui e Thompson nelle immagini della telecamera dei grandi magazzini, mostrate in una versione digitalmente migliorata nel corso di un telegiornale, e li segnalò alla polizia. Gli investigatori che andarono a prelevarli dichiararono di essere rimasti scioccati dalla loro giovane età: nei primi report si era infatti parlato di ragazzi o giovani adulti, mentre i due sospettati erano preadolescenti. A inchiodare i due ragazzini fu la presenza delle loro impronte digitali sulla scena del crimine, il loro riconoscimento da parte dei testimoni e la presenza sui loro vestiti del sangue della vittima e della stessa vernice azzurra rilevata sul volto di James Bulger. Dai test forensici emerse poi che solo il sangue sulla scarpa di Thompson fosse attribuibile alla vittima.

La condotta dei due ragazzini durante l'interrogatorio risultò diversa: Thompson rimase sostanzialmente freddo, piangendo solo occasionalmente e in maniera poco credibile, negando ogni addebito e affermando anzi (quando non poté più negare di esser stato presente sulla scena del crimine) di aver tentato di salvare James da Venables. Venables si mostrò invece molto più emotivo e pianse spesso; si disse molto preoccupato dal giudizio di sua madre, ma quando i genitori lo rassicurarono che avrebbero continuato a volergli bene, disse: "Sì, sono stato io a ucciderlo. Direte alla madre [di James] che mi dispiace?". Rese quindi una piena confessione, aggiungendo via via molti particolari: affermò che l'idea e la messa in atto del crimine era stata di Thompson e che lui si era limitato a partecipare in maniera passiva; ammise di aver tirato dei sassi contro James, ma disse di aver usato solo pietre leggere e lisce, e di aver mancato di proposito il bersaglio, mentre Thompson aveva materialmente ucciso il bimbo. Negò invece tutte le altre accuse.