Prima dell'elezione imperiale, Federico era per eredità duca di Svevia (1147-1152, con il nome di Federico III). Era figlio del duca Federico II (detto "il Guercio"), della dinastia degli Hohenstaufen, e di Giuditta, figlia del duca di Baviera Enrico IX, del casato rivale dei Welfen. Federico, quindi, discendeva da due delle più importanti famiglie in Germania, rendendolo una scelta accettabile per i principi elettori dell'Impero. In effetti, questa visione riflette soprattutto il punto di vista di Ottone di Frisinga, il più importante biografo medievale di Federico, il quale sosteneva appunto che lo scontro tra Staufen e Welfen aveva "spesso disturbato la pace dello Stato" e che l'elezione di Federico faceva ben sperare in una pacificazione, estremamente necessaria per un Paese, la Germania, prostrata dalla lotta per le investiture.
Tale ricostruzione, che serviva sostanzialmente a giustificare la notevole esclusione alla successione del figlio di Corrado III, Federico IV di Svevia, trovò eco in particolare nella Germania ottocentesca: nel 1866, Giorgio V, re di Hannover della casa di Welfen, prese le parti dell'Impero austriaco contro il Regno di Prussia. La contrapposizione tra Welfen e Staufen rappresentava più una proiezione dei moderni che non un dato storico. Ad esempio, Federico aveva rapporti personali più stretti con i parenti Welfen del lato materno..
Fu eletto re di Germania a Francoforte il 4 marzo 1152 e poi incoronato re dei Romani il 9 marzo ad Aquisgrana. Succedette allo zio paterno Corrado III. Federico ottenne la successione cedendo il ducato di Baviera al cugino Enrico il Leone, che si era visto sottratto il ducato da Corrado, così stabilizzando la propria posizione in Germania.. Il 19 aprile 1155 fu incoronato re d'Italia nella basilica di San Michele a Pavia, richiamando le incoronazioni al medesimo titolo dei re longobardi e di altri, come Berengario. Il 18 giugno dello stesso anno papa Adriano IV lo incoronò Imperatore nella basilica di San Pietro in Vaticano a Roma..
Il termine sacrum imperium apparve per la prima volta in un documento di cancelleria datato al marzo del 1157.. La cancelleria imperiale concorse a rielaborare e riaffermare il potere temporale assoluto dell'imperatore, sulla scorta di un rinnovamento del diritto romano operato dalle università di Bologna e Padova. Dell'imperatore era concepita la superiorità rispetto a tutti gli altri re (definiti reguli, 'piccoli re'): egli era individuato come diretto emissario della volontà divina. Queste affermazioni avevano comunque un sapore sostanzialmente teorico, dato che l'Imperatore non ebbe mai la forza di attentare al potere temporale degli altri re dell'Europa cristiana.. Barbarossa riaccese comunque il confronto tra Papato e Impero (e lo stesso accadrà con suo nipote Federico II), dopo che la lotta per le investiture aveva trovato un accomodamento con il Concordato di Worms del 1122.. Barbarossa fu perciò a lungo in contrapposizione con papa Alessandro III, cui oppose diversi antipapi di elezione imperiale, nel tentativo di controbilanciare il potere papale che dominava gli stati tedeschi dopo Worms.
La lotta per affermare il potere imperiale condusse Barbarossa all'organizzazione di diverse spedizioni nell'Italia settentrionale. La prima spedizione avvenne nell'ottobre del 1154. Ad una prima dieta di Roncaglia pretese di riappropriarsi dei diritti regi di cui si erano impossessati i Comuni italiani. Fu in questa occasione che ottenne la corona d'Italia. Fu poi a Roma, dove soppresse il Comune, consegnandone uno dei capi, Arnaldo da Brescia, al papa, che lo incoronò imperatore. Nel 1158 tornò in Italia: a novembre convocò una seconda dieta a Roncaglia, dove emanò la Constitutio de regalibus, documento che definiva la sua ambizione assolutistica. Nel 1162 distrusse Milano, che gli si era opposta. Nel 1166, in seguito alla morte di Guglielmo I il Malo, re di Sicilia, Barbarossa organizzò una quarta spedizione italiana, che determinò la formazione di una Lega Lombarda tra le città dell'Italia settentrionale e si concluse in disastro. In una quinta spedizione, Barbarossa fu sconfitto dalla Lega Lombarda nella battaglia di Legnano (1176).
L'epiteto "Barbarossa" () non sorse con Federico in vita e non ebbe alcuna diffusione nella Germania medievale. Fu piuttosto adottato dai Fiorentini, per la prima volta nel 1298, per distinguere Federico I da Federico II. È peraltro possibile che l'epiteto discendesse da un intento ingiurioso, dato che nel Medioevo i capelli rossi erano associati alla malizia e all'ira. Federico I, del resto, non era rosso, ma biondo.. La prevalenza di questo epiteto italiano nell'uso tedesco successivo (ma anche inglese), riflette la centralità delle campagne italiane nella sua carriera.
Barbarossa morì nell'odierna Turchia meridionale, impegnato nella Terza crociata, cui aveva giurato di partecipare ad una dieta a Magonza del 1188: annegò nel fiume Saleph (l'antico Calicadno), nei pressi di Seleucia in Cilicia. È generalmente considerato uno dei più grandi imperatori medievali. Il suo senso della legge e del potere imperiale determinarono la sua ostinata opposizione ai principi tedeschi, ai comuni italiani e al Papa. Tutto ciò concorse, nell'Ottocento, a che i romantici tedeschi ne esaltassero la figura, quale rappresentante dell'unità tedesca.
Mentre in Italia assurse a simbolo dell'oppressione tedesca, in Germania la sua figura fu avvolta dalla leggenda. Si immaginò che il Barbarossa dormisse nelle montagne della Turingia, nella catena del Kyffhäuser, in attesa del ritorno della Germania alla passata grandezza. Furono celebrate qualità che già avrebbero impressionato i contemporanei: la sua longevità, la sua ambizione, le sue straordinarie capacità organizzative, il suo acume sul campo di battaglia e la sua perspicacia politica.
Il suo mito attraversò la storia tedesca: la sua figura fu associata a quella di Guglielmo I e alla ritrovata potenza dell'Impero tedesco. Questa appropriazione della figura del Barbarossa da parte dei nazionalisti tedeschi culminò con la attribuzione del nome "Operazione Barbarossa" all'invasione nazista dell'URSS, una denominazione decisa personalmente da Adolf Hitler..
Fonti
Ottone di Frisinga e Radevico Il più importante biografo di Federico Barbarossa fu Ottone di Frisinga (1112-1158), il quale scrisse le Gesta Friderici Imperatoris. Ottone era zio di Federico, in quanto fratellastro più giovane di Federico II di Svevia, padre del Barbarossa. Essendo il quinto figlio del margravio d'Austria Leopoldo III di Babenberg e di Agnese di Waiblingen (in precedenza moglie di Federico I di Svevia), Ottone era fin dalla nascita destinato alla carriera ecclesiastica.. Studiò a Parigi per poi entrare nei Cistercensi. Quando Corrado III di Svevia, altro fratellastro di Ottone, fu eletto re di Germania, Ottone fu nominato vescovo di Frisinga, proprio nel periodo in cui più era acceso il confronto tra gli Staufer e i Babenberg, da un lato, e i Welfen, dall'altro. A questo periodo risale il capolavoro di Ottone, la Chronica de duabus civitatibus, un storia del mondo dalla creazione al 1146, dai toni assai pessimisti. Nell'opera si evoca lo scontro tra papa Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV, che avrebbe aperto una fase di crisi nei rapporti tra Impero e Papato, una settima epoca della storia umana che, secondo l'autore, precedeva l'avvento dell'Anticristo. Barbarossa fece richiesta del testo allo zio e ne ottenne una copia verso la fine di marzo del 1157..
Ad assisterlo nella redazione della Chronica era stato il suo cappellano e segretario Radevico (Rahewin; 1120-1170/1177), cui Ottone aveva dettato il testo. Ottone accompagnò l'invio della Chronica (consegnata da Radevico) con una lettera per Rainaldo di Dassel, cancelliere dell'Imperatore, pregandolo di tradurre dal latino al tedesco l'opera perché Federico potesse intenderla, raccomandando di non leggergli le parti in cui lo storico potesse apparire critico nei confronti dei suoi "predecessori e antenati" e invitando a distinguere ciò che era destinato alle orecchie dell'imperatore e ciò che invece andava riservato agli occhi dei suoi dotti chierici..
Già in quei giorni Ottone meditava di scrivere una biografia del Barbarossa, tanto da invitarlo, con l'aiuto dei segretari dell'Imperatore, a mandargli un elenco succinto delle sue maggiori imprese, in modo da poterle usare come base per una biografia. Ottone, probabilmente ispirandosi all'etimologia del nome Federico, si propose di ritrarre il Barbarossa come "guardiano della pace", tema che poi in effetti userà nel prologo al libro I delle Gesta.
È probabile che i primi materiali usati per le Gesta dovessero inizialmente andare ad integrare la Chronica, su cui Ottone era tornato a lavorare intorno al 1147. Nel libro I delle Gesta Ottone aggiunse una storia degli Staufer prima dell'elezione del Barbarossa del 1152, in cui essi erano inquadrati come legittimi successori dei Franchi Sali e anzi, di fatto, tutti membri di un'unica dinastia. In questa porzione del testo, al centro dell'attenzione è Federico, duca di Svevia e padre del Barbarossa. Entra poi prepotentemente in scena Corrado III e ben poco si dice del protagonista..
Gran parte del materiale del libro II è composto dalle informazioni offerte dalla cancelleria imperiale a Ottone. Solo in tre capitoli Ottone si concentra su temi non legati ai materiali forniti dallo stesso Imperatore ed è per trattare un tema a lui caro, quello della riconciliazione tra il fratello Enrico Jasomirgott e i Welfen. Notevoli invece le omissioni (probabilmente propiziate dallo stesso Imperatore) dell'annullamento del primo matrimonio di Federico con Adelaide di Vohburg (1153) o del trattato di Costanza con papa Eugenio III..
Ottone non poté andare oltre il libro II, poiché morì all'abbazia di Morimond nel settembre del 1158. Radevico, ai primi di novembre, diede notizia della morte di Ottone alla corte di Federico (in quel periodo nell'Italia settentrionale) e chiese il permesso di continuare la redazione delle Gesta, secondo le istruzioni dello stesso Ottone..
Radevico viveva di una prebenda del capitolo della cattedrale di Frisinga. Era forse originariamente di condizione servile. Egli non poteva pretendere di avere accesso all'Imperatore come era stato per Ottone. Rimase a corte fino alla primavera del 1159, cercando di ottenere materiali dai prelati che avevano accesso al sovrano. La sua fonte principale fu in quel periodo il protonotario Enrico di Würzburg. Nei due libri che finirà per aggiungere alle Gesta, Radevico si rivolgerà direttamente a Federico in una sola occasione, a testimonianza della condizione radicalmente differente rispetto a quella del maestro. Egli ebbe però modo di vederlo in persona e la sua descrizione (come anche quella di Acerbo Morena) permette di ipotizzare che la cosiddetta Testa di Cappenberg, un reliquiario in bronzo dorato in cui Ottone di Cappenberg porrà dei capelli dell'apostolo Giovanni (reliquia che aveva ottenuto dal duca Federico II), raffiguri il Barbarossa. In particolare, Radevico descrive il Barbarossa attribuendogli capelli biondi e una barba "rossastra". La descrizione, però, sembra ricalcare quella che Apollinare Sidonio fece di Teodorico II e quella che Eginardo fece di Carlomagno. La descrizione di Acerbo è più succinta e non menziona la barba rossastra..
In generale, Radevico è una fonte molto meno affidabile rispetto ad Ottone, senza contare che un quarto del suo testo è occupato da citazioni e parafrasi dalla Bibbia. La sua biografia si ferma al febbraio 1160, con il riconoscimento dell'antipapa Vittore IV al concilio di Pavia. Probabilmente interruppe la propria opera perché Enrico di Würzburg aveva lasciato la corte per una missione diplomatica a Costantinopoli..