La chiesa di San Francesco d'Assisi è un luogo di culto cattolico di Brescia che sorge in pieno centro storico, tra corso Palestro e l'inizio di via S. Francesco d'Assisi, in corrispondenza appunto di piazzetta san Francesco d'Assisi. Si tratta di uno dei primi esempi, se non addirittura il primo, di architettura francescana in territorio lombardo..
La chiesa è stata edificata a partire dal 1254 su un terreno donato dal comune di Brescia ai frati francescani come ringraziamento per aver pacificato dei dissidi interni al comune.. Soggetta a rifacimenti e ad ampliamenti in età moderna, la chiesa è scrigno di diverse e significative opere d'arte. Tra Settecento e Ottocento tuttavia il luogo di culto è stato rimodernato dall'architetto Rodolfo Vantini secondo il gusto neoclassico dell'epoca. A partire dall'inizio del XX secolo diversi interventi strutturali, finalizzati al recupero dell'edificio a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, hanno riportato alla luce le forme architettoniche medievali della chiesa.
Al luogo di culto è affiancato un antico convento francescano risalente al XIV secolo e composto da più chiostri, da sempre dimora dei Frati Minori Conventuali e sede del loro Postulato per il Nord Italia.
Storia
La chiesa tra Duecento e Trecento I lavori di costruzione della chiesa vengono avviati a partire dal 1254 e terminati in soli nove anni, concludendosi quindi nel 1265... Le motivazioni che avrebbero portato alla fondazione di questo edificio, secondo la tradizione, sarebbero da ricondurre alla pacificazione delle continue lotte intestine tra guelfi e ghibellini bresciani: lo stesso Fè d'Ostiani, a tal proposito, riporta che la città di Brescia avrebbe comprato, nel corso del 1254, quattordici terreni nella zona dei Campi Bassi, dove sarebbe poi sorta appunto la chiesa di San Francesco e l'attiguo convento francescano.
Questo primo luogo di culto, tuttavia, non doveva avere ancora le grandi dimensioni che invece sono state raggiunte solo dall'età moderna in poi: infatti, già nel corso del XV secolo, la navata centrale viene alzata ulteriormente inserendovi un ampio rosone in facciata, dotandola inoltre di una copertura a carena lignea. I rifacimenti d'età moderna Nondimeno, è solo dal 1463 che vengono commissionati i rifacimenti più consistenti della chiesa, voluti dal padre generale Francesco Sansone con la supervisione dell'architetto Antonio Zurlengo.. La zona del presbiterio viene infatti ampliata in questi anni con la creazione di un nuovo coro e chiuso da un'abside poligonale. In questa fase, alla struttura originaria dell'edificio, fatta con conci di medolo, vengono aggiunti mattoni che, a contrasto con gli stessi conci, creano un motivo alternato e un effetto suggestivo di chiaroscuro.
Nel 1477, invece, viene realizzata la cappella dell'Immacolata Concezione, ossia la quarta nella navata di sinistra. Pochi anni dopo lo stesso Antonio Zurlengo, coadiuvato dall'architetto Filippo da Caravaggio, si occupa della costruzione del primo e del settimo altare delle navate di sinistra. Lo stesso Filippo, invece, è incaricato da solo della realizzazione della sagrestia nel 1483, del refettorio nel 1488 e di alcune cappelle laterali della navata di destra. Alla fine del secolo risale la costruzione delle cappelle Calzaveglia e Brunelli, ossia la quinta e sesta nella navata sinistra: entrambe, tra l'altro, sono dotate di cupolette ottagonali.
Al periodo barocco può essere ascritta la realizzazione di molti affreschi, dorature e stucchi delle cappelle laterali: esse, infatti, vengono modificate continuamente nel corso dei secoli. Sempre in questa fase viene rifatta la copertura a botte della volta.. Nella seconda metà del XVII secolo viene peraltro abbattuto l'antico protiro gotico della chiesa,. che proteggeva diverse arche funebri di nobili bresciani. Tali cambiamenti strutturali, in effetti, proseguono anche per tutto il secolo e coinvolgono, per esempio, la cappella dell'Immacolata Concezione, che arriva ad assumere a seguito di tali modifiche un linguaggio spiccatamente barocchetto..
L'arrivo dei giacobini e le vicende contemporanee della chiesa
A seguito dell'invasione francese e dell'arrivo dei giacobini, la chiesa di San Francesco viene sconsacrata e chiusa al culto religioso,. con i chiostri adiacenti convertiti in depositi e fornerie militari:.. tali ambienti del convento, tra l'altro, manterranno la stessa funzione almeno fino al 1926.
In ogni caso, è solo dal 1838 che si decide di intraprendere una sistematica ristrutturazione della chiesa e degli spazi conventuali attigui: infatti, viene incaricato l'architetto Rodolfo Vantini, già attivo nel contesto cittadino per il restauro dell'antica chiesa di San Clemente. Analogamente a quest'ultima, anche la chiesa di San Francesco viene riadattata al gusto neoclassico dell'epoca: non a caso, le volte del coro vengono cambiate nel loro assetto, sono aperte nuove finestre semicircolari nelle navate ed è applicata una mano di intonaco sia sui piloni che sulle murature del luogo di culto...
Le vicende di inizio XX secolo vedono la riappropriazione del complesso religioso da parte dei Francescani, a cui viene restituito appunto nel 1926. In seguito si procede con l'intenzione di riportare alla luce le originarie strutture architettoniche dell'abside e delle navate, intervenendo anche per recuperare quanto rimasto delle opere pittoriche della chiesa. In aggiunta, durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale l'edificio viene gravemente danneggiato: si decide perciò di intervenire con significativi interventi strutturali per ripristinare l'originaria copertura a carena dell'edificio di culto. Tra l'altro, viene restituito alla chiesa il suo aspetto originario tramite il ripristino dell'antico e originario piano di calpestio..
Descrizione Esterno
La facciata della chiesa si presenta a capanna: in particolare, essa è costituita da regolari conci in medolo ed è scandita in tre sezioni da due sottili paraste. Il tutto è coronato in sommità da un fregio in cotto ad archetti pensili, che poi prosegue anche lungo la fascia centrale. Lo scomparto centrale della facciata, inoltre, è piuttosto ricco ed è caratterizzato da un portale strombato con capitelli a crochet che si ripetono anche ai lati: al centro della facciata troneggia un rosone policromo. Nei due scomparti laterali, inoltre, si aprono due oculi a giorno e tale soluzione verrà successivamente adottata in diverse chiese lodigiane e cremonesi, e due lunghe monofore trilobate. Il tutto presenta soluzioni stilistiche e architettoniche che, seppure non ancora pienamente gotiche, vanno «ben oltre le forme del romanico»..
Il campanile esterno, contemporaneo alla costruzione della chiesa, poggia direttamente sull'ultima e più esterna cappella di destra: lo stesso campanile, tra l'altro, è arricchito da due ordini di bifore sovrapposte: in particolare, esse sono a tutto sesto nel livello inferiore, mentre si presentano ogivali e lobate in quello superiore. Nondimeno, la parte superiore del campanile è stata ricostruita nel 1945, a seguito dei gravi danni riportati nei bombardamenti alleati su Brescia.
I chiostri È da riportare, inoltre, la presenza di alcuni chiostri:
il chiostro Grande o Maggiore, addossato al fianco occidentale della chiesa, è stato progettato ed eretto da Guglielmo da Frisone da Campione nel 1394, come riportato in un'iscrizione scolpita nella colonna angolare di nord-ovest ... Il complesso del chiostro è di forma rettangolare, scandito da arcate ogivali e da sottili colonne in marmo rosso di Verona, appoggiate su basamenti fogliati: i capitelli marmorei di queste stesse colonne sono sia decorati con motivi floreali sia con figure antropomorfe e, tra l'altro, si distinguono per il loro colore biancastro. Il cornicione, che corre orizzontalmente al di sopra del colonnato, è in cotto ed è arricchito da una doppia fascia a dente di sega.. La copertura interna di questo chiostro maggiore, peraltro, era in origine a travatura lignea ed è stata rimaneggiata alla fine del XV secolo, trasformandola in volte a crociera: nel corso del Seicento, questi stessi spazi sono stati decorati da Antonio Gandino e Camillo Rama, anche se sono andati perduti nel periodo in cui questi ambienti furono convertiti a panificio militare, funzione che mantennero tra il 1797 e il 1928. Il chiostro minore, detto della Madonnina per la presenza di una statua nella fontana centrale, è risalente invece al XV secolo e quindi alla fase rinascimentale del complesso: di forma quadrata e di dimensione ridotta, è sostenuto da due archi a tutto sesto per lato e da due colonne semplici con capitelli classicheggianti.. Le pareti di questo chiostro, decorate in varie fasi ed epoche, sono state affrescate nel Cinquecento da Pietro Marone nelle lunette, di cui sono rimaste in effetti poche tracce e lacerti. Altri due chiostri minori, di difficile accesso e non visitabili, sono situati nella parte occidentale del complesso e separati da un corpo loggiato e colonnato. Sono stati realizzati a partire dal 1511 dall'architetto Tommaso Falnetti di Franciacorta. Interno
L'interno della chiesa si presenta con un tradizionale impianto basilicale, ossia a tre navate: queste ultime sono delimitate grazie a sei colonne per lato sormontate da capitelli fogliati e da archi a sesto acuto. La stessa navata centrale presenta una copertura di gusto veneziano a carena trilobata, mentre quelle laterali sono a cassettoni. Le altezze delle diverse coperture, pressoché simili, e l'ampiezza degli intercolumni creano l'effetto di una vasta aula unica.
Al termine delle navate, in origine, c'era la presenza di un transetto che, tuttavia, è andato perduto a seguito di interventi architettonici successivi: dall'epoca moderna, invece, si staglia imponente nel presbiterio il coro con volte a costoloni, fiancheggiato da una cappella sul lato sinistro e da due su quello destro. Le pareti della chiesa, affrescate a partire dall'ultimo decennio del Duecento, hanno subito nel tempo diverse modifiche per l'apertura di cappelle e la costruzione di altari laterali.
Navata di destra
Nel registro superiore della navata destra, tra il secondo e il terzo altare, così come tra il terzo e il quarto, è affrescata una Teoria di Angeli e Santi: tale affresco, tra l'altro, è databile al 1290 e doveva fare parte di un ciclo decorativo molto più grande che raffigurava il tema del Giudizio Universale; da un punto di vista artistico presenta influenze veneziane e bizantine ed è accostabile a soggetti analoghi della chiesa degli Eremitani a Padova...
Nel registro mediano è riscontrabile la presenza di un affresco indicato di solito come Scuola Francescana, anche se l'identificazione è incerta a causa delle ampie porzioni mancanti: sulla scena, delimitata da alberi fioriti (simili a quelli di San Pietro in Mavino a Sirmione), si riuniscono un gran numero di frati appartenenti a vari ordini e giovani studenti. Nell'opera è riscontrabile una rigorosa resa spaziale, unita ad una ricerca di naturalismo nella resa degli abiti e dei volti. La gamma cromatica dai toni smorzati, unita all'allungamento delle figure, da ricondurre ad influssi della miniatura bolognese, concorrono ad una datazione attorno al 1320.
Nella parte inferiore è invece riscontrabile un altro lacerto di affresco, la Deposizione di Cristo, sì asportato ma ricollocato dove si doveva trovare in origine. Esso, in particolare, è stato messo in correlazione con lo stesso soggetto dipinto a Padova da Giotto, anche se nel caso della chiesa bresciana di san Francesco le figure sono molto più statiche e prive di particolare elaborazione compositiva, suggerendo una matrice artistica di ambito veronese..