Matino è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecce in Puglia, nel Salento sud-occidentale.
Geografia fisica Territorio
Matino sorge sulle ultime propaggini delle serre salentine a , a dalla costa ionica e a dall'estrema punta della penisola salentina rappresentata dal Capo di Leuca. Il centro storico si estende sulla collina detta di Sant'Ermete adagiata fra due canaloni preistorici (gravine carsiche) denominati rispettivamente "Universo" sul lato nord e "Reale" sul lato sud.
Il territorio, fortemente carsico, è privo di corsi d'acqua di superficie ma ricchissimo di corsi d'acqua sotterranei alimentati dalle cosiddette Vore, inghiottitoi naturali delle acque pluvie situati in depressioni naturali del terreno.
Il comune, che si estende su una superficie di , raggiunge i di altezza minima e i di altezza massima. La cittadina domina la vallata denominata di Taviano-Matino che rappresenta una delle zone più fertili del Salento. Le colture predominanti sono l'ulivo e la vite ma con ampi spazi dedicati ai seminativi e alle colture in serra, in special modo fiori.
Negli ultimi anni l'infestazione degli splendidi olivi secolari del territorio matinese da parte del batterio Xylella fastidiosa e la conseguente disastrosa moria degli olivi, ed in misura minore ma comunque significativa, gli attacchi del Rhynchophorus ferrugineus ai tanti palmizi del territorio, ha provocato un radicale cambiamento del panorama delle campagne matinesi.
Molto frequenti sono le masserie, grandi costruzioni rurali che insistevano su ampi latifondi, frutto del notevole impulso dato alla produzione agricola nel periodo Borbone (1724-1860), ad oggi in disuso salvo qualche esempio di riutilizzazione in chiave agrituristica. Abbastanza diffusi sono anche i cosiddetti caseddhi, o pajare (pagliai) tipico esempio di edilizia rurale, derivante da antiche tecniche costruttive di provenienza magnogreca. Diffusissima l'edilizia rurale di tipo moderno a testimonianza di un attaccamento alla terra delle popolazioni locali e di un vivacissimo mercato agrituristico.Il territorio del comune confina a nord con il comune di Parabita, a est con il comune di Collepasso, a sud con i comuni di Casarano, Melissano e Taviano, a ovest con i comuni di Gallipoli e Alezio.
Clima Secondo la stazione meteorologica di Lecce Galatina e la stazione meteorologica di Santa Maria di Leuca Matino (che rientra nel territorio del basso Salento) presenta clima mediterraneo con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai , con minime assolute che molto raramente scendono sotto lo zero, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui . con massime che possono arrivare anche vicine ai . Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai , presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno.Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle serre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da sud-est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola.
Origini del nome
Che il toponimo di Matino derivi dalla radice linguistica osca Mat che significa "terreno coltivato" o "terreno fertile" o in alcuni casi "altopiano" o "pianura", come sostenuto da diversi studiosi è una tesi piuttosto dubbia in quanto l'osco, una lingua pre-romana diffusa dall'Abruzzo fino alla Calabria, non penetrò mai nel Salento meridionale del quale Matino fa parte linguisticamente, sebbene il poeta Quinto Ennio (originario di Rudiae presso Lecce) affermasse di padroneggiarlaCelebre è l'affermazione riportata da Aulo Gellio in Noctes Atticae 17.17: Quintus Ennius tria corda habere sese dicebat, quod loqui Graece et Osce et Latine sciret ("Quinto Ennio diceva di avere tre anime in quanto parlava greco, osco e latino").. Non vi sono tracce della lingua osca in nessun ritrovamento archeologico o iscrizione in nessun sito salentino. D'altra parte quasi tutti i toponimi salentini hanno origini messapiche (Ugento, Alezio, Otranto), greche (Gallipoli, Galatone) o latine (Casarano, Taviano), ma non osche.L'indipendenza linguistica del Salento è fondamentalmente dovuta al fatto che sul suo dialetto non giunse l'influenza della lingua osca che, fondendosi poi con il latino, diede origine ai dialetti latino-volgari dell'Italia Meridionale. Tali dialetti sono basati su nove vocali mentre nel Salento sono sette, mancando la distinzione fra breve e lunga della I e della U; inoltre il Salentino pronuncia chiaramente le vocali finali. Luciano Milo su Apulia I trimestre 1979 Peraltro denominare un paese con un nome di origine osca intorno all'anno mille, quando cioè i dialetti osci sono scomparsi da almeno 6 secoli, sembrerebbe un'ipotesi poco probabile. Questa constatazione avvalorerebbe la tesi dello storico locale Carlo Coppola, circa le origini in quanto il toponimo si spiegherebbe solo con una derivazione dal nome "Matini" o Matinates ex Gargani come li cita Plinio. A loro volta i Matinates derivavano il proprio nome dal culto della Dea romana dell'aurora "Mater Matuta".
Anche l'ipotesi di un'origine del toponimo dalla storpiatura della parola mattino è abbastanza debole e sembra priva di fondamento dal punto di vista dell'analisi linguistico-semantica.
Storia
Paleostoria Il territorio risulta essere stato abitato già dal Paleolitico medio, evenienza testimoniata dai ritrovamenti di manufatti risalenti a questo periodo presso la Grotta di Sant'Ermete.
La frequentazione umana del sito sembra continuare fino all'Età del bronzo e si inserisce nel contesto della Cultura Romanelliana e rupestre localizzata nelle Serre Salentine.
Le origini
Alcuni storici cittadini fanno risalire l'origine della cittadina alla distruzione delle città messapiche di Alezio e la presunta Bavota, l'attuale Parabita, da parte dei Saraceni, secondo questa tesi avvenuta nei secoli IX e X e ad un relativo insediamento dei profughi nella zona della Matino odierna.
L'ipotesi, non suffragata peraltro da alcun documento o riferimento storico, è contraddetta da diverse circostanze:D'altronde lo storico Schivani, autore di una Cronaca di Matino datata 1763 e fonte molto interessante per la descrizione di usi e tradizioni locali, risulta invece molto inattendibile ed impreciso per i dati cronologici e storiografici e anche padre Tommaso Leopizzi, nei suoi scritti, riprende le tesi di Schivani senza ulteriori e specifiche indagini.
La marcata differenza dei dialetti parlati nelle presunte città fondanti e Matino stessa, che fanno presumere le 3 cittadine appartenenti a matrici culturali diverse. L'esistenza stessa di una città denominata Bavota in una posizione geografica collocata fra le attuali Alezio e Parabita, è stata smentita da eminenti studiosi negli ultimi anni e sembra essere dovuta ad una cattiva trascrizione di un copiatore. È altresì probabile che la fondazione di Parabita sia posteriore a quella di Matino La stessa Alezio nel periodo di fondazione di Matino non esisteva come centro abitato o al massimo poteva essere un piccolo casale semiabbandonato.
Altri autori ritengono invece più probabile una fondazione della Matino moderna da parte di profughi provenienti dalla Matino antica.
L'antica Matino era un popoloso centro situato sulle coste del Gargano, fondato intorno al 1000 a.C. e denominato Apeneste in periodo magno-greco e poi Matinum in periodo romano. Il toponimo Apeneste significa in greco antico "che nasce" oppure "che sorge" con chiaro riferimento al sole. Anche la versione latina Matinum conserva la medesima accezione di significato. Potrebbe quindi non essere un caso che lo stemma di Matino nuova, adottato in epoca normanna e quindi poco dopo l'anno 1000 d.C., rappresenti proprio un sole che sorge tra due colline.
I Matinates ex Gargani come li cita Plinio il Vecchio ed altri autori classici ovvero gli abitanti dell'antica Matino, erano un piccolo popolo di stirpe greco-dauno-japigia stanziatosi nella Puglia settentrionale fra il IX e il VII sec. a.C. in seguito alla grande migrazione verso le coste adriatiche proveniente da est e sud-est che porta sui lidi pugliesi prima popolazioni illiriche e poi a distanza di circa 2 secoli, coloni greci. Questa tribù fondò la città che divenne un centro marinaro e commerciale di notevole importanza fino al periodo tardo romano e di cui si hanno notizie certe fino al 980 d.C., probabile anno della sua distruzione della quale non si hanno notizie certe se non che scompare da ogni documento.
La fondazione dell'odierna Matino sarebbe avvenuta in seguito alla scomparsa di questo centro avvenuta nel periodo fra il 971-980 d.C. forse per un terremoto-maremoto, dato che parte delle rovine dell'antica Matino sono ad oggi sommerse dall'Adriatico, oppure procurata dalla serie di incursioni saracene che devastarono il territorio matinese e l'intero Meridione d'Italia intorno a quegli anni, molto probabilmente per ambedue le evenienze. In ogni caso la circostanza che la data di distruzione della Matino antica e quella della fondazione della Matino nuova coincidano rappresenta, insieme all'analisi linguistica del toponimo - altrimenti inspiegabile - se non una prova, un indizio di sicura rilevanza circa le origini del paese.
Il primo documento attestante l'esistenza di Matino è del 1099 "(…) offero primis deo et monasterio sancte marie de nerito hoc est enim unum oratorium nostrum quod est ecclesia sanctae Anastasiae de Matino cum putheo domibus, olivis et omnibus terris suis, quae est comitatus nostri Neritoni, ut in perpetuum maneat sub potestate de praedicto monasterio Sanctae Mariae…"Patente Normanna presso la Curia vescovile di Nardò gennaio 1099, ind. VII (tr. Offro innanzitutto a Dio e quindi al monastero di S. Maria di Nardò, perché questo è il nostro unico luogo di preghiera, la chiesa di S. Anastasia di Matino, con case, ulivi e tutte le sue terre, la quale si trova nella nostra contea di Nardò, affinché rimanga per sempre sotto l'autorità del predetto monastero di S. Maria).
Con detto documento Goffredo Conte di Nardò fa dono a Everardo, Priore di S.Maria di Nardò, del Monastero di Santa Anastasìa che doveva essere molto grande tanto da essere dotato di un proprio mulino e con tutti i suoi possedimenti che dovevano essere ben estesi, certificando al tempo stesso l'esistenza del casale di Matino ed è quindi plausibile che la sua fondazione risalga ad almeno un secolo prima, dove un manipolo di esuli dell'antica Matino potrebbero aver dato vita ad una nuova patria.
Periodo Normanno-Svevo: il casato dei De Persona Nel periodo normanno, il territorio matinese venne infeudato, fra il 1190 e il 1192, da Tancredi di Lecce a favore della Famiglia De Persona. Il feudo comprendeva oltre al casale di Matino anche i territori di Tuglie e Seclì.
Il primo barone di Matino fu Filippo de Persona a cui succedette nel periodo fra il 1221 e il 1241 il figlio Ruggero de Matino assumendo come da tradizione normanna nel proprio nome quello del feudo. Fu quindi feudatario intorno al 1245 Gervasio di Matino (Gervasio de Persona) e quindi il di lui figlio Glicerio (o Gligisio) di Matino (Glicerio de Persona) premorto di qualche mese al padre in quanto torturato e impiccato a Brindisi dagli angioini per aver comandato lo sfortunato Assedio di Gallipoli del 1268-1269.