Le armi da assedio d'epoca romana (in latino apparata oppugnandarum urbium) rappresentarono una componente fondamentale nell'organizzazione dell'esercito romano. Si trattava di tutta una serie di macchine adatte a scardinare o a superare le mura delle città nemiche degli assediati, oltre ad una serie di congegni di artiglieria, in parte ereditati dai Greci della vicina Magna Grecia (v.si armi d'assedio greche).
Tipologia delle armi impiegate
Macchine d'assedio In origine l'arte dell'assedio consisteva nel raggiungere gli spalti grazie a scale, oltre alla demolizione delle mura avversarie attraverso tutta una serie di macchine adatte a ciò. Questo è quanto accadde durante il periodo regio e buona parte della Repubblica, almeno fino a quando i Romani non vennero in contatto con la Magna Grecia, e tutta una serie di strumenti di artiglieria. Gli strumenti che qui andremo ad analizzare in questa sezione non riguarderanno pertanto armi da lancio.
Ariete
Uno dei primi utilizzi di quest'arma da parte dell'esercito romano avvenne nel 250 a.C., durante l'assedio di Lilibeo, dove i legionari impiegarono con grande perizia tutte le tecniche d'assedio, apprese durante le guerre pirriche degli anni 280-275 a.C., tra cui le torri d'assedio, gli arieti e le vinea..
Quest'arma veniva utilizzata per sfondare le porte di accesso degli oppida e delle fortezze, o le stesse mura quando non erano particolarmente spesse, praticandovi delle brecce. Era costituita essenzialmente da una grossa trave, solitamente ricavata dal fusto di un albero, con una estremità rinforzata da una calotta di metallo. La calotta spesso aveva la forma di una testa di ariete, da cui il nome della macchina. Era utilizzata facendo cozzare la testa della macchina con forza e ripetutamente contro il bersaglio fino a distruggerlo, appendendo l'ariete ad un castelletto (muscolo o testuggine), mentre il movimento del tronco era generato spesso dall'impiego di funi, agganciate nella parte posteriore.Apollodoro di Damasco, Poliorcetica, 154. In un primo tempo queste venivano tirate in modo tale da portare indietro l'ariete; successivamente, raggiunto l'angolo massimo di trazione del tronco sul castelletto, venivano rilasciate così che la testa dell'arma colpisse il bersaglio con quanta più veemenza possibile. Gli arieti più leggeri erano imbracciati a mano da un nutrito numero di armati, in altri casi erano montati su carri e lanciati contro le strutture degli assediati, altre volte ancora erano montati in macchine d'assedio complesse come torri mobili, anche di grandi dimensioni. Questa la descrizione che fa Flavio Giuseppe di un ariete al tempo dell'assedio di Iotapata:
Gli arieti, in certi casi, potevano raggiungere dimensioni ragguardevoli come ci racconta Procopio di Cesarea durante le guerre gotiche degli anni 535-553 ai tempi di Giustiniano. Egli descrive un gigantesco ariete azionato da 50 uomini,Procopio di Cesarea, Guerra gotica, I, 21. mentre Vitruvio ne descrive un altro a cui erano preposti ben 100 soldati.Vitruvio, De architectura, IV, 14.
Falce murale
La falce murale (in latino Falx muralis) era una macchina d'assedio utilizzata dall'esercito romano, come ci raccontano lo stesso Cesare nel suo Commentarii de bello Gallico e Vegezio: essa consisteva in una lunga pertica o asta, a cui era fissato un grosso uncino di ferro tagliente. Il veloce movimento rotatorio (sia in senso longitudinale, che trasversale) della falce con l'ausilio di corde, permetteva di togliere la calce tra i mattoni o tra i massi delle mura della città assediate, agganciando e demolendo le strutture difensive lungo il parapetto delle mura degli assediati,Vegezio, Epitoma rei militaris, IV, 14. oppure di scalfire le travi di legno delle palizzate degli accampamenti. Famoso resta il suo utilizzo durante gli assedi di Avarico,Gaio Giulio Cesare, Commentarii de bello Gallico, VII, 22. e AlesiaGaio Giulio Cesare, Commentarii de bello Gallico, VII, 84. del 52 a.C., ma anche nel corso del 54 a.C., quando un legato di Cesare, Quinto Tullio Cicerone, dovette difendersi a Namur, dall'assedio di Ambiorige.Gaio Giulio Cesare, Commentarii de bello Gallico, V, 42.
Muscolo
Il muscolo era una struttura più resistente e pesante rispetto alle vinea. Era spesso montata su ruote o rulli per permettere agli assalitori di posizionarsi sotto le mura e cominciare la demolizione delle stesse in sicurezza, protetti da questa struttura estremamente resistente e mobile. Poteva essere anche utilizzato prima di una torre d'assedio, quando doveva essere colmato un fossato o costruita una rampa d'assedio.Vegezio, Epitoma rei militaris, IV, 16. Doveva pertanto poter resistere sotto i colpi degli assediati, come grossi macigni o liquidi bollenti come la pece incendiata. Era pertanto dotata di una copertura molto resistente formata da uno strato di mattoni cementati tra loro con della malta, sopra il quale era sistemato uno strato di pelli di cuoio, ed uno come se fosse un grande "materasso" al fine di affievolire i colpi dei macigni che venivano gettati sullo stesso. Sappiamo da Cesare che durante l'assedio di Marsiglia ne furono impiegati alcuni, le cui dimensioni erano di circa 60 piedi di lunghezza (pari a circa 18 metri).Gaio Giulio Cesare, Commentarii de bello civili, II, 10.
Osservatorio
Durante i numerosi assedi sostenuti dagli eserciti romani nel corso dei secoli, fu necessario l'utilizzo di queste strutture chiamate osservatorii. Si trattava in sostanza di un posto di osservazione molto elevato, costruito con il medesimo principio delle scale moderne, ovvero in più tronconi tra loro congiungibili, in modo da allungarsi a piacimento. Tale strumento permetteva di valutare i movimenti della città assediata, lo spessore delle mura, l'entità delle truppe assediate, ecc. I particolari costruttivi sono elencati da Apollodoro di Damasco nella sua opera, Poliorcetica.Apollodoro di Damasco, Poliorcetica, 162.
Pluteo
Il pluteo era un piccolo riparo mobile, dotato di tre ruote, che poteva avere forma ad angolo retto o ricurva. Era normalmente in legno, ricoperto da pelli per limitare al minimo il rischio di incendiarsi.Vegezio, Epitoma rei militaris, IV, 15. Le tre ruote davano, quindi, a questo strumento di difesa per gli assedianti, la possibilità di una grande manovrabilità, con spostamenti repentini verso le mura avversarie, riparati dallo stesso, come ci racconta Cesare nell'assedio di Marsiglia del 49 a.C. durante la guerra civile.Cesare, Commentarii de bello civili, II, 9. La loro funzionalità era quella di aiutare ad avvicinare macchine d'assedio più grandi ed importanti ai fini dello sfondamento o assalto delle mura nemiche. In alcuni casi potevano diventare validi ripari fissi come accadde durante la conquista della Gallia, descritti da Cesare nel corso delle campagne del 51 a.C., quando lo stesso generale puntò verso la regione che era appartenuta ad Ambiorige, per devastarla e far razzie,Gaio Giulio Cesare, Commentarii de bello Gallico, VIII, 24-25. oppure a protezione del porto di Brindisi nel tentativo di bloccarvi Gneo Pompeo Magno.Cesare, Commentarii de bello civili, I, 25.
Rampa d'assedio
I Romani cominciarono ad utilizzare la rampa d'assedio già nella tarda Repubblica, tutte le volte che le città nemiche erano poste in luoghi particolarmente elevati. Era una rampa costituita da tronchi di legno, pietre e terra, con la quale si raggiungeva l'altezza delle mura. Su questa rampa potevano essere poi trascinate le torri d'assedio per attaccare le mura della città nemica.
A tal proposito vale la pena ricordare una delle rampe d'assedio più famose nella storia romana, come quella costruita ad Avarico nel 52 a.C. Qui Gaio Giulio Cesare, giunto in prossimità dell'oppidum gallico e posto il campo baseIl campo di Cesare fu posto molto probabilmente fra Les Aix-d'Angillon e Rians, come sostiene L.A.Constans (in Guide illustre des campagnes de Cesar, Parigi 1989, p.70). di fronte a quella parte della città dove alcuni fiumiSi trattava dei fiumi Yèvre e Yèvrette che confinavano con la città di Avarico a nord, e del fiume Auron ad ovest, e che con le paludi, cingevano tre lati su quattro, la città. e la palude lasciavano uno stretto passaggio, cominciò a costruire un terrapieno (o rampa d'assedio) di fronte alle mura (il cosiddetto Murus gallicus) dell'oppidum gallico, ad avvicinare le vineae ed a costruire due torri d'assedio. La natura del luogo impediva, infatti, di cingere la città con una linea fortificata continua, come fece più tardi ad Alesia. Sebbene vi fossero continui attacchi da parte di Galli, i legionari, pur ostacolati dal freddo e dalle frequenti piogge, riuscirono a superare tutte le difficoltà ed a costruire nei primi venticinque giorni di assedio, un terrapieno largo quasi 100 metri ed alto quasi 24 metri, di fronte alle due porte della cittadella. Cesare, era così riuscito a raggiungere il livello dei contrafforti, tanto da renderli inutili per la difesa degli assediati.
Un altro esempio di rampa d'assedio è quella descritta a Masada dove Flavio Giuseppe ci racconta che per raggiungere la fortezza, ne fu costruita una gigantesca, alta 200 cubiti tra terra e pietre, oltre a 50 cubiti di una piattaforma in legno (per un totale di oltre 110 metri), e larga 50,Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, da VII, 8, 5, 306-307. a sua volta sormontata da un'imponente torre d'assedio.
Sambuca
Sembra che uno dei primi utilizzi di questo strumento d'assedio (una scala mobile) da parte dei Romani sia stato negli anni 214-212 a.C., durante il lungo assedio di Siracusa operato dal console Marco Claudio Marcello, che si dovette scontrare con le tecniche innovative difensive adottate da Archimede.. Si racconta che i Romani diedero l'assalto alle mura siracusane con tutti i mezzi a loro disposizione, tra cui torri d'assedio, arieti, vineae e proprio le sambuche. Ecco come ce lo racconta Polibio:
La sambuca era in sostanza una macchina da guerra ereditata dai Greci, con la forma di un ponte volante (una specie di ponte levatoio mobile, manovrato da corde), atta a scalare le mura avversarie. Fu inventata da Eraclide di Taranto attorno al III secolo a.C. Ed i Romani ne appresero l'utilizzo subito dopo le guerre pirriche degli anni 280-275 a.C. Venne chiamata sambuca in quanto una volta innalzata, assomigliava in qualche modo allo strumento musicale sambuca.
Scala d'assedio
Le scale d'assedio furono usate dai Romani fin dai primi assedi alle città nemiche, come quello di Suessa Pometia del 502 a.C.,Livio, Ab Urbe condita libri, II, 7. di Fidene del 436 a.C.,Livio, Ab Urbe condita libri, IV, 22. e di Veio del 406-396 a.C.Livio, Ab Urbe condita libri, V, 8-25. Polibio scriveva, raccontando degli assedi durante la seconda guerra punica: