Le elezioni presidenziali in Romania del 2009 si tennero il 22 novembre (primo turno) e il 10 dicembre (secondo turno) per la scelta del Presidente, eletto per un mandato di cinque anni.

Il voto vide la vittoria del presidente uscente Traian Băsescu, sostenuto dal Partito Democratico Liberale, che fu confermato nell'incarico per il secondo mandato consecutivo.

Il suo principale avversario fu il leader del Partito Social Democratico Mircea Geoană che, pur riuscendo a coalizzare contro Băsescu la maggior parte dei partiti d'opposizione, al ballottaggio fu sconfitto per uno scarto di 70.000 voti, pari ad una differenza di 0,5 punti percentuali tra i due candidati.

Accusando delle frodi elettorali, in un primo momento il PSD e i suoi alleati si rifiutarono di riconoscere il risultato del secondo turno e si rivolsero alla Corte costituzionale della Romania chiedendo la ripetizione del voto. Dopo il ricalcolo dei voti nulli, il 14 dicembre 2009 i giudici respinsero il ricorso e decretarono il successo di Traian Băsescu.

Tra gli altri candidati Corneliu Vadim Tudor si presentava alle elezioni presidenziali per la quarta volta, mentre George Becali per la seconda.

Il primo turno si tenne in concomitanza con due referendum costituzionali, convocati dal capo di Stato per la riduzione del numero dei parlamentari da 417 a 300 e per l'introduzione di un parlamento monocamerale.

Sistema elettorale Come conseguenza della riforma costituzionale del 2003, che aveva esteso il mandato del presidente da quattro a cinque anni, nel 2009 per la prima volta nella storia della Romania democratica le elezioni presidenziali erano disgiunte da quelle parlamentari, che avevano avuto luogo nell'anno precedente.

Il voto era regolato dalla legge 370/2004 e dalle prescrizioni dell'art.81 della costituzione.

L'elezione del presidente della Romania si svolgeva su due turni. Il ballottaggio tra i due candidati più votati era previsto solamente nel caso in cui nessuno dei due avesse ottenuto il 50% + 1 dei voti degli iscritti alle liste elettorali al primo turno. Per candidarsi alla funzione di presidente della Romania era necessario possedere la cittadinanza romena, aver compiuto 35 anni d'età (art. 37 della costituzione) e presentare all'Ufficio elettorale centrale le firme di almeno 200.000 sostenitori. Avevano diritto al voto i cittadini di almeno 18 anni d'età.

Il 2 settembre 2009 il governo adottò l'ordinanza d'urgenza n. 95, che esplicitava la possibilità per più partiti di sostenere un unico candidato costituendo una coalizione elettorale.

Il voto si svolgeva nella fascia oraria tra le 7:00 e le 21:00.

Quadro politico Le elezioni presidenziali del 2004 videro il successo di Traian Băsescu e della formazione di centro-destra che lo sosteneva, Alleanza Giustizia e Verità, coalizione composta da Partito Nazionale Liberale (PNL) e Partito Democratico (PD). Băsescu, proveniente dal PD, si insediò quale presidente della Romania, mentre il leader il leader del PNL Călin Popescu Tăriceanu assunse la guida del governo. Il rapporto tra le due cariche dello Stato fu caratterizzato da continui contrasti, emersi nell'estate del 2005 dopo il rifiuto del premier di dare le dimissioni per consentire la celebrazione di elezioni anticipate.

Al culmine delle dispute con il presidente della Romania, nell'aprile 2007 Tăriceanu decise di espellere il PD dal governo e di formare insieme all'UDMR un nuovo esecutivo che non godeva della maggioranza parlamentare, ma sostenuto esternamente e in modo discontinuo dal maggior gruppo di opposizione, il Partito Social Democratico (PSD) di Mircea Geoană, che ottenne ampie concessioni politiche.

Nel maggio 2007 il PNL si unì ai partiti di opposizione, fatta esclusione del PD, nell'appoggiare una proposta di impeachment contro Băsescu, ritenuto reo di aver violato la costituzione e il principio di imparzialità della sua funzione. Il referendum del 19 maggio per la sua destituzione, tuttavia, non raggiunse il quorum e il presidente poté rientrare in carica dopo una breve sospensione.

In seguito al risultato equilibrato delle elezioni parlamentari del 2008 il capo di Stato favorì la nascita di un governo di grande coalizione tra Partito Democratico Liberale (partito successore del PD) e PSD. Quale primo ministro fu incaricato il leader del PDL Emil Boc. Il funzionamento della maggioranza fu costantemente compromesso da dissensi interni a causa di profonde divergenze ideologiche, mentre i due partiti concorsero da rivali alle elezioni europee del 7 giugno 2009. Nell'ottobre 2009, dopo le critiche rivolte agli alleati da parte del ministro degli interni in area PSD Dan Nica, che accusava il PDL di preparare una frode elettorale per consentire la rielezione di Băsescu a presidente della Romania, si aprì una crisi di governo che portò il PSD a uscire dalla maggioranza.

Il 13 ottobre il governo Boc fu costretto alle dimissioni da una mozione di sfiducia appoggiata da PSD, PNL, UDMR e partiti delle minoranze etniche, che sostenevano l'ipotesi di un nuovo esecutivo guidato da Klaus Iohannis (PNL). Nonostante le proteste dell'opposizione, il 15 ottobre Băsescu incaricò del ruolo di premier designato l'economista Lucian Croitoru, la cui nomina fu bocciata dal parlamento il successivo 4 novembre 2009. Il capo di Stato, quindi, il 6 novembre optò per Liviu Negoiță (PDL), la cui proposta non arrivò mai in discussione alle camere a causa delle imminenti elezioni presidenziali. Il presidente in carica biasimò i partiti d'opposizione di impedire una soluzione alla crisi politica in un momento economico delicato. La tornata elettorale, infatti, si celebrò nel contesto della grande recessione globale, mentre a livello istituzionale il paese era condotto da un governo ad interim.

Per tutto il mandato, tra il 2004 e il 2009, l'opposizione si scontrò con Băsescu a causa del suo stile presidenziale incline al protagonismo politico, riassunto nell'espressione di "presidente giocatore". Il capo di Stato, infatti, pur al costo di prolungati conflitti istituzionali, utilizzò al massimo le proprie attribuzioni, facendo continuo ricorso alle prerogative riconosciutegli dalla costituzione, quali la sospensione dei ministri, il rifiuto di nomina di nuovi membri del governo, la convocazione di referendum consultivi, la negazione della promulgazione delle leggi e l'appello alla Corte costituzionale contro l'attività di governo e parlamento.

Campagna elettorale Come notato da diversi osservatori, le elezioni presidenziali del 2009 furono caratterizzate dalla polarizzazione della lotta politica tra i sostenitori di Băsescu e i suoi oppositori. Per tale motivo nel corso della campagna elettorale il dibattito sui programmi e sull'andamento dell'economia passò in secondo piano.

Traian Băsescu

Il presidente uscente presentò la candidatura all'Ufficio elettorale centrale il 21 ottobre 2009.. Il capo della campagna elettorale fu Gheorghe Flutur, che fu assistito dal portavoce ufficiale del presidente, Sever Voinescu, e dal responsabile della comunicazione tra lo staff per la campagna del candidato e il PDL, Sulfina Barbu. Gli slogan principali furono «Băsescu per la Romania» («Băsescu pentru România») e «Băsescu lotta per te» («Băsescu luptă pentru tine»)..

Il 9 novembre 2009 il PDL strinse un accordo con la fazione del Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNȚCD) guidata da Marian Petre Miluț, che prevedeva il sostegno del partito alla candidatura di Băsescu e una futura fusione tra i due gruppi.

La campagna elettorale sul territorio fu caratterizzata da eventi di livello regionale nelle grandi città (Iași, Bacău, Craiova, Brăila, Cluj-Napoca e Sibiu), fatta esclusione della capitale Bucarest..

In seguito al fallimento del referendum per il suo impeachment del 2007, Băsescu rafforzò i proclami contro i partiti che avevano votato per la sua destituzione, percepiti come corrotti, antiriformisti e guidati dagli interessi occulti dei magnati del mondo dei media. La campagna elettorale si basò su una serie di messaggi giustizialisti e populisti, che sottolineavano le colpe dei parlamentari per il degrado politico e per la povertà della popolazione e che invocavano la necessità di fare ordine nella classe politica. L'obiettivo retorico era quello di rendere il sistema politico efficiente e responsabile di fronte ai cittadini. Su questo punto nella stessa giornata del voto presidenziale, Băsescu convocò un referendum per l'introduzione di un parlamento monocamerale composto da trecento membri.

Pur da presidente in carica, Băsescu provò a presentarsi come un contendente esterno che si ribellava ai soprusi dei partiti parlamentari che gli si opponevano. Il messaggio del candidato sostenuto dal PDL creava volontariamente una dicotomia tra due sistemi di valori contrapposti, cioè la presunta genuinità e onestà del popolo, che contrastava la «partitocrazia finanziata da oligarchie mediatiche che vogliono spartirsi le risorse del paese», come definita dallo stesso Băsescu nel corso di un meeting elettorale tenutosi a Iași il 1º novembre 2009. Băsescu pretendeva di rappresentare la voce del popolo contro partiti e oligarchi, al di sopra degli interessi e della corruzione nella politica.

Fece spesso ricorso in termini negativi ai concetti di "322", in riferimento al numero di parlamentari che nel 2007 aveva approvato il rapporto della commissione istituita per il suo impeachment, e di "moghul", cioè i ricchi e controversi proprietari di emittenti televisive che lo contestavano e che avevano influenza sulla vita politica ed economica del paese. Băsescu accusò ripetutamente il candidato del PSD Mircea Geoană di essere una marionetta nelle mani dei cosiddetti "moghul" o di più carismatici personaggi politici del passato, quali l'ex presidente Ion Iliescu..

Pur risultando in vantaggio nei sondaggi prevoto per il primo turno, nel corso del 2009 si ritrovò a far fronte a un calo della propria popolarità (passò dal 57% del mese di gennaio al 33% di settembre). Tra le motivazioni indicate dagli analisti vi fu l'eccessiva vicinanza al PDL, di cui aveva appoggiato le iniziative di governo e il cui programma politico del 2008 si era rivelato inapplicabile a causa della crisi economica. I suoi detrattori lo accusavano di una falsa retorica riformista volta a rafforzare il proprio potere. Nel 2009 l'opposizione si unì per contrastarlo e crebbe fino a includere un cospicuo gruppo di intellettuali e oltre l'80% dei media del paese.

Stampa e televisioni private, i cui esempi più lampanti erano le emittenti Antena 3 di Dan Voiculescu e Realitatea TV di Sorin Ovidiu Vântu, portarono avanti delle campagne aggressive contro il presidente della Romania, sostenendo apertamente i candidati dei partiti d'opposizione.. La televisione di Stato, la TVR, seguì la stessa linea editoriale.

Un moderato calo di circa il 5% si verificò anche nelle aree della Transilvania ad elevato popolamento di cittadini di etnia ungherese. Negli anni precedenti il discorso anticorruzione del presidente aveva attirato le simpatie delle ali radicali dell'Unione Democratica Magiara di Romania formatesi intorno alla figura di László Tőkés. Nel corso del mandato presidenziale, tuttavia, prese posizione contro il riconoscimento del Kosovo, che deluse gli elettori che speravano in una maggiore autonomia per la Terra dei Siculi. Pur indebolito, rimaneva il candidato favorito nella regione. In Transilvania si presentò con lo slogan in lingua ungherese «Uno per tutti» («Egy mindenkiért»).

Tra i punti del programma elettorale si annoveravano la continuazione dell'ammodernamento del paese, il mantenimento della flat tax sui redditi al 16%, l'efficientamento della spesa pubblica, l'attuazione di una legge di bilancio pluriannuale, il varo di un "Codice per l'assistenza sociale" che avrebbe dovuto ridurre il numero di atti legislativi in campo sociale..

Mircea Geoană