Il Palazzo della Loggia, più semplicemente conosciuto come la Loggia o Loggia,. è un palazzo rinascimentale di Brescia. Edificato e rimaneggiato in diverse fasi a partire dal 1492, anno di avvio della fabbrica, si configura come uno dei principali edifici storici cittadini ed anche come il maggiore esempio dell'architettura rinascimentale bresciana, costituendo inoltre uno dei principali simboli della città di Brescia. Il palazzo sorge nel contesto della rinascimentale piazza della Loggia, più precisamente sul lato occidentale della stessa.

Voluto e commissionato dalle autorità comunali per ospitare gli uffici delle magistrature cittadine, è stato ideato e progettato nel tempo da svariati e rinomati architetti, tra i quali figurano Jacopo Sansovino, Tommaso Formenton, Giovanni Antonio Rusconi, Andrea Palladio e Luigi Vanvitelli. La grande sala di cui era dotato al piano superiore, decorata dalle tre Allegorie di Brescia dipinte dal Tiziano, sono andate perdute a seguito di un rovinoso incendio nel 1575, che ne ha compromesso sia la copertura sia appunto il piano superiore.La copertura originale era infatti a forma di carena di nave rovesciata ed è stata ripristinata solo nel primo quarto del XX secolo, sostituendo l'attico ideato e fatto costruire nel corso del Settecento dall'architetto Luigi Vanvitelli. Per approfondire si veda in .

L'edificio risulta avere una storia tribolata e complessa, dal momento che la sua costruzione è stata interrotta da eventi politici e militari, che ne hanno rallentato o addirittura fermato i cantieri in più occasioni. Tale fabbrica e costruzione ricalcano in effetti le vicende della stessa storia di Brescia. A partire dal Novecento il palazzo rinascimentale funge da sede della giunta comunale di Brescia. Storia

Una prima Loggia nella nuova piazza

Nel corso del XV secolo Brescia si presentava come una città priva di una pubblica piazza, vista la mancanza di uno spazio funzionale alle adunanze pubbliche.. L'immagine che emergeva del capoluogo lombardo era dunque «deformata et inordinata»,. e l'inaugurazione di una nuova piazza «avrebbe dovuto costituire ad un tempo il luogo di rappresentanza del governo veneziano ed il nuovo centro urbano»..

Dopo aver liberato lo spazio precedentemente occupato, in piazza della loggia, da viuzze e casupole, le autorità cittadine vollero dotare la stessa piazza di nuovi edifici,. tra i quali sarebbe stato primario per importanza una loggia, su modello di altre città italiane. Una prima struttura loggiata fu eretta nel 1436, su disegno dell'architetto ducale Niccolò Lupo... Questo primo palazzo era dotato di affreschi esterni raffiguranti i vescovi bresciani Filastrio ed Apollonio, realizzati dal pittore Alessandro d'Ardesio. La struttura, inoltre, era coronata da una statua raffigurante san Marco, evidente omaggio alla signoria della Serenissima.

Già a partire dagli anni '60 del Quattrocento si era manifestata la necessità, per le autorità cittadine, di riunirsi in un ambiente sufficientemente grande e che fosse conforme, per decoro e sfarzo, alle cariche che avrebbe dovuto ospitare.. Per questo motivo, dunque, fu deliberato il 8 luglio 1467 affinché fosse costruita una sala sopra la preesistente loggia e sopra il corso del fiume Garza: questo ambiente, utilizzato dai vari Consigli del caso una volta riunitisi, ospitò appunto gli uffici della Cancelleria, della Ragioneria e della Masseria..

Le fondamenta sul fiume Garza

Furono poi cominciati i lavori che, sulla base dei progetti dell'allora ingegnere ducale e di altri tecnici ed architetti, avrebbero portato in seguito alla posa di alcune pietre sul letto del fiume Garza, in modo da potervi erigere, al di sopra, un'eventuale fabbrica molto più grande e stabilizzarla. il 15 dicembre 1477, a tal proposito, fu posta la prima pietra sul letto del medesimo fiume Garza.. Baldassare Zamboni, tra l'altro, testimonia che:

In ogni caso, le pietre poste in questa occasione sarebbero servite solamente come supporto, come già chiarito precedentemente. Infatti, sempre basandosi sulla testimonianza fornita dallo Zamboni, così viene detto:

Sembra che, tuttavia, i lavori per la costruzione della volta sopra al Garza fossero interrotti da una grave epidemia di peste scoppiata nel 1478.. A seguito di questo rallentamento dei lavori, quindi, il Consiglio Generale era incerto circa le eventuali soluzioni da adottare per il cantiere del palazzo. È solo dal 1489 in poi che fu ribadita la decisione già precedentemente adottata, ossia di collocare la fabbrica dell'edificio sul lato occidentale della piazza e al di sopra dello stesso Garza.

La prima progettazione del palazzo: Donato Bramante e Tommaso Formenton

A questo punto, dunque, i deputati vollero accuratamente selezionare, tra i vari progetti presentati, il disegno che più fosse ritenuto idoneo per erigere il palazzo:. tra le fonti antiche, a tal proposito, l'erudito Baldassare Zamboni avanzò nel corso del Settecento l'ipotesi secondo la quale il progetto dell'erigenda Loggia sarebbe attribuibile al Bramante...

Questa attribuzione risulta sostenuta da una tradizione critica piuttosto antica, addirittura riconducibile al XVI secolo,.Supportano questa versione anche altri studiosi bresciani, quali Giulio Antonio Averoldi nel Libro delle Scelte Pitture di Brescia. anche se al riguardo non esiste unanimità di opinioni. Ad onor del vero, anche lo stesso Zamboni avanza nella sua opera dubbi non trascurabili circa la presunta paternità del Bramante, visto che le presunte lettere, inviate dall'architetto urbinate alle autorità bresciane, non sono mai state rinvenute.. Nondimeno, è da segnalare l'innegabile convergenza delle fonti moderne e degli studiosi, se non alla figura diretta del Bramante, perlomeno ad una cerchia di suoi fedeli....

Stando alle fonti, in ogni caso, pare che il primo progetto per l'erigendo palazzo consistette in un modellino in legno e venne presentato dall'architetto vicentino Tommaso Formenton, autore tra l'altro delle logge archiacute del palazzo della Ragione di Vicenza. Il medesimo consiglio bresciano, in data 6 agosto 1489, deliberò affinché fosse inviato in città il modello ligneo idea dal già citato architetto: oltre a questa disposizione, pare che lo stesso Formenton fosse propenso a venire di persona in città, affinché potesse illustrare ancora più chiaramente le sue idee circa il cantiere del palazzo pubblico...

È solo nel novembre del medesimo anno, tuttavia, che viene deciso dalle autorità municipali di visionare direttamente il modello dell'architetto vicentino: infatti, in data 6 novembre 1489, viene registrata la disposizione di condurre da Vicenza a Brescia il plastico in questione. Lo stesso Formenton, tra l'altro, si premurò di portare in prima persona il modello ligneo, trasportandolo da Vicenza con un carro trainato da quattro cavalli e accompagnato da un fante ed un aiutante. Per ripagarlo del viaggio e del vitto e alloggio, le autorità bresciane fecero preparare per l'architetto la somma di quaranta ducati d'oro.

La preparazione della fabbrica e l'inaugurazione dei lavori

A questo punto, come testimoniato ancora una volta dall'erudito Baldassare Zamboni, il consiglio generale cittadino si riunì molte volte e, anche alla luce del progetto presentato dal Formenton, fu ribadita all'inizio del 1490 la decisione di erigere la fabbrica del palazzo sul lato occidentale della piazza, al di sopra del Garza:Lo stesso Zamboni fa infatti riferimento all'archivio delle Provvisioni, menzionando le Provvisioni del 4 febbraio 1490. finalizzato a ciò, dunque, va inteso il grande progetto promosso dalle autorità municipali, secondo il quale furono comprate un gran numero di case ed abitazioni adiacenti alla vecchia Loggia, risalente infatti al XV secolo. La somma stanziata per tale scopo sembra che superasse i 3114 ducati d'oro, una cifra piuttosto alta e riportata sempre nella cronaca dello Zamboni..

Alla luce dell'ingente quantità di denaro appena spesa, dunque, va contestualizzata la ricerca di ulteriori risorse economiche delle autorità bresciane. Sempre nel 1491, infatti, vengono registrate molte altre riunioni del consiglio generale, che tuttavia non furono risolutive in tal senso.. La questione trovò finalmente una risoluzione adeguata solo quando fu disposto che, per volontà unanime, fosse emessa una taglia semestrale di duemila ducati per due anni, decisione poi ratificata dallo stesso consiglio a fine agosto 1491. In tal modo fu dunque arginata la mancanza di capitali per finanziare i lavori del palazzo.

L'avvio del cantiere fu inaugurato durante una solenne manifestazione pubblica, appositamente organizzata per celebrare la fabbrica dell'erigendo palazzo: infatti, alla presenza dell'allora vescovo di Brescia, Paolo Zane, così come alla presenza di molti membri del clero, dei rettori della città, delle magistrature e di un gran numero di cittadini, fu posata la prima pietra e poi benedetta dallo stesso vescovo, in data 5 marzo 1492.. Così, appunto, viene narrato dal cronista Elia Capriolo:

L'arrivo di Gasparo Cairano e le sculture della Loggia

Il 30 agosto 1493 parte a pieno regime la produzione scultorea di Gasparo Cairano per il rivestimento esterno del costruendo palazzo della Loggia, con la consegna di "capita 5 imperatorum romanorum", ossia di cinque busti per il ciclo dei trenta Cesari, tra le massime opere della sua carriera artistica.. La produzione dei busti si può ricondurre, a livello generale, a una rielaborazione moderna della ritrattistica antica e delle fonti che la rappresentavano, anche in modo indiretto: nei busti più antichi, ossia quelli affacciati sulla piazza, si notano somiglianze con il ritratto di Bartolomeo Colleoni nel suo monumento di Andrea del Verrocchio a Venezia. (il primo a sinistra), con una nota e molto diffusa effigie di Antonino Pio. e con un ritratto di profilo di Nerone, a sua volta molto celebre all'epoca e qui riproposto in tre dimensioni.

Da notare come il ciclo dei Cesari non abbia eguali nella precedente produzione scultorea rinascimentale sul tema delle effigi imperiali e non solo per l'entità numerica, ma anche per le notevoli dimensioni di ogni esemplare.. Gasparo Cairano, attraverso la produzione di questi Cesari e dei successivi ornati architettonici del palazzo, diventa quindi l'artefice di un desiderio comune alla committenza pubblica e privata bresciana, ossia tradurre nella pietra il proprio vanto per la discendenza storica dalla Roma antica e cavalcando così il fervore rinascimentale locale...

Attorno al 1497, mentre prosegue a intervalli regolari la consegna dei Cesari, Gasparo esegue in collaborazione con la sua bottega anche le cinque chiavi di volta per il portico del palazzo, raffiguranti Sant'Apollonio, San Faustino, San Giovita, la Giustizia e la Fede.. Tra il 1499 e il 1500 vengono consegnati i due grandi Trofei posti agli angoli dell'ordine superiore del palazzo, sul fronte rivolto alla piazza, mentre tra il 1493 e il 1505 Cairano partecipa al compimento delle varie protomi leonine, dei capitelli, delle candelabre e dei fregi sullo stesso ordine.. L'impronta lasciata dall'artista alla produzione del cantiere risulta evidentissima e influenza in generale tutte le opere decorative scultoree eseguite per il palazzo in quegli anni.

Il monopolio dei Cesari viene interrotto solamente durante una breve estemporanea del Tamagnino a Brescia, reclutato nel cantiere della Loggia probabilmente per la fama acquisita nei lavori alla certosa di Pavia, tra la fine del 1499 e l'inizio del 1500.. Lo scultore esegue sei Cesari e diverso altro materiale lapideo, senza tuttavia ottenere alcuna affermazione in un panorama artistico sempre più egemonizzato da Cairano: il Tamagnino, ulteriormente scornato da un freddo riconoscimento delle sue capacità nei confronti dell'avversario, abbandona infine il cantiere e la città, probabilmente senza farvi più ritorno..