Rutigliano (Retegghiéne in dialetto rutiglianese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia.

La cittadina, posta nel sud-est barese, è famosa per la produzione di uva da tavola e per la tradizionale attività figulina, praticata sin dal neolitico, ed oggi legata ai tegami di creta per la cottura di vivande e la produzione dei tipici "fischietti" in terracotta (finissime opere d'arte artigiana). Ad essi è dedicata la tradizionale "fiera del Fischietto in terracotta Città di Rutigliano" che si tiene il 17 gennaio di ogni anno in occasione della festa liturgica di sant'Antonio abate. Dal 2010 Rutigliano è stata riconosciuta "città d'arte" in virtù del suo patrimonio storico-artistico-architettonico.

Geografia fisica Territorio L'abitato di Rutigliano è situato a circa 20 km a sud-est del capoluogo pugliese, sui primi rilievi delle Murge a circa 100–200 m s.l.m.

Il territorio rutiglianese è geologicamente caratterizzato dalla presenza di affioramenti rocciosi che risalgono al Cretacico, ricchi di testimonianze fossili, come i resti di pesce vissuti 90 milioni di anni fa rinvenuti nella contrada Annunziata. Il contado è ricco di terre rosse, suoli residuali, con presenza accentuata di frazione calcarea ed argillosa particolarmente utile all'agricoltura. I cospicui affioramenti e l'estrazione della stessa hanno consentito, fin dalle epoche più antiche, lo sviluppo dell'artigianato e di una raffinata arte fittile, come dimostrano i reperti archeologici e l'ancora praticata attività figulina (sofisticata lavorazione di contenitori in terra cotta e fischietti).

Clima

Storia

Rutigliano, come molti centri meridionali, nasce, in epoca altomedievale, da quel fenomeno chiamato sinecismo, per il quale la popolazione dispersa nelle campagne, o in villaggi insediatisi principalmente lungo le lame, si coagula intorno a siti caratterizzati da una qualche forma di autorità, laica o religiosa. Molti villaggi come Bigetti, Timine, Casilia, Cabiano, Minerva, furono abbandonati per dar vita al "loco Rutiliano". Successivamente i Normanni, con i loro feudatari, daranno vita alla svolta che trasformerà la città da locus a castellum Rutiliani.

Significativa è l'ubicazione degli insediamenti preesistenti: quello peuceta di Azetium (in contrada Castiello) e quello di Bigetti (in contrada Purgatorio) su Lama Giotta e quello di Minerva (contrada Annunziata) su Lama San Giorgio. I due solchi torrentizi Lama San Giorgio e Lama Giotta attraversano parallelamente il territorio in direzione nord-sud e in passato assolvevano al ruolo di vie di comunicazione tra l'entroterra e la costa.

Anche il borgo medievale si colloca, non casualmente, su un sito di altura, lambito da un canale di deflusso secondario denominato "Lama della Corte". Alla metà dell'XI secolo, esso si presentava raccolto attorno a una primitiva fortificazione di epoca probabilmente bizantina, poi ristrutturata e ampliata dai Normanni.

Il 24 agosto 1059 papa Niccolò II emanò una bolla che riconosceva a Rutigliano il particolare status di nullius dioecesis, cioè territorio non soggetto a nessun vescovo e dipendente direttamente da Roma. Era infatti l'arciprete della chiesa di Santa Maria della Colonna, nominato direttamente dal papa, ad esercitare funzioni quasi-vescovili. Tale privilegio fu abrogato solo nel 1662, quando Rutigliano fu sottoposta all'autorità del vescovo di Conversano.

Primo conte di Rutigliano fu il normanno Ugo Bassavilla (intorno al 1108) che probabilmente fece costruire la torre normanna e ampliò la chiesa di Santa Maria della Colonna, dove è conservata una lapide con lo stemma del casato e l'iscrizione UGO FIL.US ASGOT DINASTA FUNDATUR (Ugo figlio di Asgot fondatore della dinastia)

Nel 1194 subentrarono gli Svevi e in seguito gli Angioini nel 1266. Carlo II d'Angiò nel 1304 donò metà feudo al Real Capitolo di San Nicola di Bari e l'altra metà a Giovanna di Anselmo de Chanbros. Vari feudatari si susseguiranno nei secoli seguenti. Gli Orsini del Balzo, i Filomarino, i d'Azzia, gli Acquaviva, la regina Bona Sforza di Polonia, i Brancaccio, i Pappacoda, i Carafa di Noja e i Lamberti-de Bellis di Bari, fino all'abolizione della feudalità del 1806.

Toponimo Riguardo al toponimo sono state avanzate due ipotesi: dal nomen della gens Rutilia, una famiglia di Roma antica. dall'aggettivo latino rutilus che significa "fulvo, rossiccio". Nel secondo caso, "rutilus", con l'aggiunta del suffisso " -anus ", donde "Rutilianum" (come dai documenti antichi) riporterebbe al plausibile significato di Città della terra rossa come spesso è definita la cittadina per via della singolare composizione pedologica.

Simboli Lo stemma comunale riprende lo stemma araldico di Ugo Bassavilla, primo feudatario normanno di Rutigliano: di rosso ai due grifoni con le ali spiegate d'oro confrontati e controrampanti una colonna dello stesso, sormontata da globo imperiale cimato di una croce, il tutto poggiato su una terrazza d'oro.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture militari Castello Normanno

Il castello di Rutigliano ebbe origine da successivi ampliamenti e riarticolazioni di una più antica torre di guardia che dapprincipio si ergeva solitaria sul punto più alto della collinetta su cui sorge l'abitato. Il baluardo fu eretto presumibilmente in epoca bizantina (X secolo) a difesa del primitivo insediamento rutiglianese, che è citato per la prima volta (in qualità di loco Rutiliano) in un documento del 1044, compreso nelle pergamene del Codice Diplomatico Barese.

Alla metà dell'XI secolo, con l'avvento dei Normanni, l'antica rocca, situata sulla sommità della collinetta su cui si stabilì l'insediamento, venne riedificata secondo gli stilemi architettonici dei dominatori nordici e assunse le fattezze che ha mantenuto sino ai giorni nostri. Il maschio così riedificato andò a costituire la torre maestra del maniero normanno, indicata ancora oggi per antonomasia come Torre Normanna. Attorno ad essa si avvitò il primitivo nucleo del borgo medievale, con andamento a schema focalizzato.

Al principio del XII secolo, contemporaneamente all'ampliamento planimetrico del borgo (a schema radiale), all'epoca in cui era feudatario di Rutigliano Ugo di Asgot (menzionato nel 1108 e in altre pergamene coeve), alla torre maestra fu aggiunta una seconda torre di guardia, che si ipotizza fosse inizialmente della medesima altezza della maggiore, e un terzo baluardo angolare posto a nord. Quest'ultimo, attualmente non distinguibile in quanto stretto fra diversi corpi di fabbrica di età moderna, dovette fungere da elemento di raccordo fra la cintura del castello e le mura urbane che vennero contestualmente innalzate nel corso del XII secolo. Dal 1108 in avanti, l'insediamento rutiglianese risulta citato non più come locum, bensì elevato al rango di castellum Rutiliani, indice dell'avvenuto completamento del processo di incastellamento e del compimento della prima fortificazione materiale del borgo. All'iniziativa dei primi feudatari normanni documentati (Maureliano nel 1089, Ugo di Asgot nel 1108, Ruggiero Arenga prima del 1123) è possibile associare le evidenze monumentali del castellum Rutiliani: il castello, munito di tre torri (Torre Maestra, Torre di Cinta, Baluardo) con muraglia di raccordo le mura di cinta di perimetrazione del borgo (di altezza compresa fra 7 e 10 m) le tre porte urbiche (Porta Castello ad est, Porta di Bari a nord e Porta Siconis a sud).

Al di là del circuito murario, ad ulteriore difesa dell'abitato fortificato, pochi anni dopo il 1123, sarebbe stato scavato un fossato (tuttora conservato in alcune porzioni di giardini urbani, posti a quota altimetrica inferiore fra le ultime abitazioni del borgo antico e i primi fabbricati dell'extramurale). Per la realizzazione del fossato che correva tutt'intorno alle mura della città, si rese necessario l'abbattimento di parte delle pertinenze del monastero benedettino di San Tommaso. Il cenobio benedettino rutiglianese di S. Thomae era stato fondato soltanto qualche tempo prima dal feudatario Ruggiero Arenga (ante 1123) e collocato presso le mura di mezzogiorno del borgo.

Fra XIII e XIV secolo (per altri sul finire del XV secolo) di fronte alla torre di cinta, a maggiore difesa della prima porta del borgo (Porta Castello), venne eretto un torrione semicircolare successivamente inglobato in un palazzo rinascimentale, appartenuto ai nobili de Franceschis (oggi di proprietà Moccia).

L'assetto del castello normanno fu pesantemente manomesso tra basso medioevo ed età moderna, allorché il feudo rutiglianese fu amministrato dai priori del Capitolo della Basilica di San Nicola di Bari i quali, in qualità di baroni, detennero la giurisdizione sull'intero territorio rutiglianese dal 1306 sino all'abolizione della feudalità (1806).

Dell'originario complesso castellare sopravvivono oggi due delle maestose torri quadrangolari (di cui una quasi del tutto intatta) ed un terzo baluardo. Rimane ancora integro il portale di accesso alla corte interna, del resto parecchio rimaneggiata nel corso dei secoli.

La Torre Maestra si compone di più piani sovrapposti e termina con un terrazzo con cornicione aggettante a beccatelli munito di bertesca per la difesa piombante. Le due torri superstiti e il baluardo settentrionale sono tutte di proprietà privata. La torre maestra (o Torre Normanna) appartiene alla famiglia Antonelli, per eredità ricevuta dalle estinte famiglie Torres e Ribera che la incamerarono all'epoca dell'abolizione della feudalità. La Torre di Cinta e il terzo baluardo sono comprese nelle proprietà immobiliari, rispettivamente, delle famiglie Colamussi e Poli.

Architetture civili Palazzi Palazzo Arcipretale edificato nel XVIII secolo Palazzo Settanni edificato nel XIX secolo Palazzo Messeni-Localzo edificato nel XIX secolo Palazzo de Cannetis-Pappalepore-Moccia edificato nei secoli XVII-XVIII Palazzo Moccia dell'Erba edificato nel XVII secolo Palazzo del Catapano- de Franceschis- Moccia edificato nei secoli XV-XVIII Palazzo Colamussi I edificato nel XVIII secolo Palazzo Colamussi II edificato nel XVIII secolo Palazzo Trojano I edificato nel XVIII secolo Palazzo Chiaia edificato nel XIX secolo Palazzo Suglia edificato nel XIX secolo Palazzo Trojano II edificato nel XIX secolo Palazzo Losito-Trojano edificato nel XIX secolo Palazzo Antonelli edificato nei secoli XVI-XVIII Palazzo Guarnieri edificato edificato nel XVII secolo Palazzo Poli edificato nel XIX secolo Palazzo Suglia Passeri nel XIX secolo Palazzo de Bellis edificato nel XIX secolo Palazzo Severini edificato nel XVI secolo Palazzo D'Onofrio Scarpa edificato nel XVIII secolo Palazzo Antonelli Campanella nel XIX secolo Palazzo Renna edificato nel XIX secolo Palazzo Pappalepore edificato nel XIX secolo Palazzo Dalena edificato nel XVIII secolo Palazzo Dellairo edificato nel XVIII secolo Palazzo Nakerlilla edificato nei secoli XVII-XVIII Palazzo de Gonnella edificato nel XVI secolo Palazzo Da Ponte edificato nel XVII secolo

Masserie Le campagne rutiglianesi sono disseminate di masserie, alcune delle quali di origine antica. Si segnalano, fra le altre, la singolare masseria fortificata Panicelli del XV secolo, la quale appare in forma di castello per i suoi quattro bastioni perimetrali a scarpa, l'accesso ai vani signorili con scala che ha sostituito il ponte levatoio. Notevoli e storiche pure: la Masseria San Martino sull'omonima contrada; la Masseria della Madonna, raggiungibile da via Adelfia; Masseria Purgatorio in contrada Bigetti; Masseria Ciacci sull'omonima contrada; Masseria le Monache sull'omonima contrada e le altre Masseria San Nicola, Masseria Pagnotta, l'antica Masseria De Bellis (Don Ciccio), Masseria Favale.

Architetture religiose Chiesa Matrice Santa Maria della Colonna e San Nicola di Bari